Donnarumma non rinnova: vince Mino, perde il calcio

Troppo insensata la scelta di dire addio al Milan per pensare che l’abbia presa Gigio. Raiola si conferma il vero burattinaio del calciomercato: dopo Pogba altra commissione record?

Negativo o positivo che sia, un momento storico vissuto da vicino è qualcosa di unico. Tra maggio e giugno, appassionati e storici del calcio hanno potuto ammirarne due agli antipodi. L’esplosione d’amore per Francesco Totti, alla sua ultima stagione con la Roma, è uno. Lo sfruttamento del lavoro (non più da qualche mese) minorile, con Gigio Donnarumma ostaggio di Mino Raiola, è l’altro.

La morte della tenera età Bisogna andare sempre molto cauti nei giudizi. Soprattutto quando si parla del magico mondo fatato del calcio ad alti livelli. Tuttavia, proprio perché a 18 anni il mondo è ancora tutto da scoprire, è difficile credere che alcune, difficili, decisioni vengano prese in totale autonomia.
I ragazzi ragionano molto più d’istinto, è risaputo. Dunque, di pancia, qualsiasi ragazzo che si affaccia – seppur ormai già affermato – alla serie A in una delle società che ha fatto la storia del calcio mondiale, avrebbe detto si alla faraonica offerta del nuovo Milan.

Cattivi esempi Spesso però, i bambini, così volenterosi di crescere in fretta, scimmiottano i grandi. Nel comportamento di Donnarumma c’è qualcosa che non appartiene ad un ragazzo di poco più di 18 anni. C’è quel cinismo, quella freddezza e quell’arrivismo che appartiene agli adulti. Ai professionisti.  Ai “negrieri” – il termine è forte ma rende bene l’idea – che, con la tratta degli schiavi, vendevano i diritti umani delle persone. Ad ammorbidire la situazione, ci sono i milioni che faranno contenti procuratore ed assistito. Cifre talmente lontane da chi vive il paese reale che, forse, starne alla larga è solo un bene.

Luca Villari