Grandi Storie: Il Vicenza

di Pierluigi De Ascentiis

Dall’Emilia Romagna al Veneto, dalla Spal al Vicenza; un’altra grande storia (di provincia) del nostro calcio; dall’epopea della Lanerossi, alla Coppa Italia con Guidolin, dalle reti di Pablito Rossi alla speranza di tornare, magari già dalla prossima stagione, a giocare in Serie A; Grandi Storie in questa puntata fa tappa al Romeo Menti, per andare alla scoperta del Vicenza Calcio!

La grande storia di una delle “provinciali” più famose e vincenti del calcio italiano inizia nel lontano 1902; è il 9 marzo di quell’anno, quando vede la luce l’Associazione Calcio Vicenza; il primo presidente è Tito Buy. Il debutto nel campionato nazionale avviene in trasferta qualche anno più tardi, il 12 di febbraio del 1911: a Bologna, il Vicenza batte i rossoblù per 4 reti a 0. Il primo decennio di vita del club, che all’epoca si suole chiamare Acivi (acronimo di Associazione Calcio Vicenza) si conclude con il titolo di Prima Divisione sfumato solo in finale, con i biancorossi sconfitti dalla Pro Vercelli, dominatrice assoluta in quegli anni. Il Vicenza, comunque, mano a mano che passano le stagioni assume un ruolo sempre più da protagonista nel panorama calcistico della penisola, giungendo spesso, negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, a giocarsi il titolo nazionale con le più quotate e famose Juventus, Milan, Inter, Bologna. Proprio il primo conflitto mondiale decreta l’inizio di un periodo assai duro e complesso nelle vicende della squadra biancorossa; molti giocatori, chiamati alle armi, non tornano più dal fronte (ancora oggi sono ricordati da una lapide all’esterno dello Stadio Menti, che commemora tutti i caduti del Vicenza nei conflitti mondiali) e dopo la guerra la squadra è praticamente decimata, costretta a rimettersi in piedi tra mille difficoltà.

Dopo tre retrocessioni, che la vedono cadere fino alla Quarta Divisione, e dopo aver finalmente compreso in che modo affrontare il passaggio al professionismo del calcio italiano, arriva negli anni 30 il momento della riscossa: nel 1933, la squadra è promossa in Serie B; vi resterà per due stagioni, beneficiando anche di un ripescaggio, nella stagione ’33/’34. All’inizio degli anni 40, è ancora una promozione nel campionato cadetto che porta il club all’onore delle cronache sportive nazionali; è una promozione storica quella, ottenuta grazie alle strepitose prestazioni di una serie di talenti che il club alleva e fa crescere nel suo settore giovanile; nell’undici che centra la promozione in Serie B, nella stagione ’39/’40, milita gente del calibro di Romeo Menti, “Neno” Rossi, Bruno Camolese, Luigi Chiodi, Giovanni Costa, Pietro Spinato; quest’ultimo, ancora oggi, detiene il record di marcature segnate con la maglia biancorossa. Sull’onda dell’entusiasmo ritrovato, di lì a breve, il Vicenza centra anche la prima, storica, promozione in Serie A. Stagione 1942/43, linea mediana composta da Fattori, Santagiuliana e Abeni; promozione assicurata! La prima stagione in massima serie è discreta; la squadra non brilla ma riesce a salvarsi andando a conquistarsi l’obiettivo in casa della Juventus, sconfitta 6-2 a Torino, all’ultima giornata.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel ’47 l’Acivi gioca ancora in Serie A prima di fare ritorno in cadetteria; qualche anno più tardi, nel 1953, ecco l’evento che cambia per sempre la storia della società: l’Acivi viene rilevata dal colosso della lana di Schio, Lanerossi; è l’inizio di un binomio, Lanerossi e Vicenza, destinato a lasciare una traccia profonda nella storia del calcio italiano. La società diventa una costola dell’azienda, assume la sua denominazione, il suo logo compare sulle magliette: una “R” quella che viene cucita sulle maglie biancorosse, destinata a segnare un’epoca. Gli investimenti sono ingenti, non soltanto sulla prima squadra (che infatti fa il suo immediato ritorno in Prima Divisione), ma anche sulla Primavera, che nel 1955, vince il prestigioso Torneo di Viareggio. Ad accogliere al ritorno in città i vincitori (tra cui spicca il nome di Azelio Vicini, futuro commissario tecnico della Nazionale Italiana), ventimila persone che affollano le vie principali e le colorano di bianco e di rosso. Quella squadra Primavera forma l’ossatura della prima squadra che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, centra diverse salvezze e numerosi piazzamenti in massima serie. In Serie A, il Lanerossi resta fino al 1975.

Il club ha ormai una filosofia ben precisa: attenzione ai bilanci, nucleo fisso di senatori e lancio nel grande calcio di giocatori giovani e promettenti. Giovane è anche l’ala destra che il settore giovanile sforna sul finire degli anni settanta, il toscano di Prato, Paolo Rossi; Mister Fabbri, l’allenatore della squadra in quel periodo, per la stagione ’76/’77, ha per lui in mente un cambio di ruolo: Rossi è bravo, coi piedi ci sa fare, ma Fabbri all’ala non lo vede granchè bene; decide allora di spostarlo più avanti; il più avanti possibile: Paolo Rossi per la stagione ’76/’77 sarà il centravanti della squadra. I risultati di quell’intuizione di Giovan Battista Fabbri sono Storia, con la S maiuscola. La stagione ’77, iniziata senza grandi ambizioni, si conclude con la promozione del Lanerossi in Serie A; Paolo Rossi vince il titolo di capocannoniere del campionato cadetto. Quello che accade la stagione seguente ha dell’incredibile; le prime cinque giornate non sono positive; dalla sesta in poi il cammino dei biancorossi è travolgente: alla fine del campionato il Vicenza chiude secondo, dietro solo alla Juventus. Si conquista così la qualificazione alla Coppa Uefa e realizza, quello che tutt’ora è un record per il campionato italiano: nessuna neopromossa ha mai fatto meglio in Serie A del Lanerossi Vicenza ’77/’78. Paolo Rossi, prima di andare ai Mondiali in Argentina e diventare per tutti Pablito, vince anche quell’anno il titolo di capocannoniere, con la bellezza di 24 reti realizzate. Sembra un sogno quello del Vicenza, un sogno però destinato a morire con la stessa celerità con cui è nato. Paolo Rossi è in comproprietà con la Juventus. Per stabilirne la destinazione finale si va alle buste: il presidente Farina spende per acquistarlo definitivamente 2 miliardi e 600 milioni di Lire. Una cifra enorme per le casse del club, che al termine della stagione deve incassare l’onta di una retrocessione tanto assurda quanto inattesa.

Al termine del campionato Paolo Rossi se ne va, in prestito, al Perugia. Inizia un lungo periodo di difficoltà, in cui i biancorossi retrocedono anche in Serie C, che pare terminare nel 1985: il Lanerossi ha una squadra costruita bene, molto bene, in cui splende la stella nascente del giovanissimo Roberto Baggio; quella squadra, dopo lo spareggio promozione contro il Piacenza raggiunge la promozione in Serie B. La stagione seguente va ancora meglio: alla fine del campionato il Lanerossi è terzo e può festeggiare il ritorno in massima serie. La CAF però rovina tutto e a causa dello scandalo calcio scommesse la promozione è annullata. All’inizio degli anni Novanta l’epopea Lanerossi finisce: il club viene rilevato da Pieraldo Delle Carbonare e abbandona la storica denominazione. Il Lanerossi Vicenza non esiste più. Nasce il Vicenza Calcio. Non esiste più il Lanerossi, ma il Vicenza continua la sua storia da “Nobile Provinciale”. Nel 1994, infatti, con Renzo Ulivieri in panchina, torna in Serie B. A Ulivieri l’anno dopo subentra Francesco Guidolin: una scelta a dir poco azzeccata che cambia radicalmente le prospettive del club; con lui in panchina i biancorossi, costruiti per centrare una tranquilla salvezza, al termine di una stagione esaltante, vengono promossi in Serie A; poi nel 1997 vincono anche la Coppa Italia: nella doppia finale perdono l’andata 1-0 al San Paolo contro il Napoli, ma al ritorno al Menti non ce n’è, 3-0: i ragazzi di Mister Guidolin alzano la coppa e passano definitivamente alla storia.

E’ un momento magico, quello che il club vive alla fine degli anni ’90. Il Vicenza diventa l’ammazza-grandi; nel novembre del 1996, dopo aver sconfitto la Reggiana, sale addirittura al primo posto della classifica della Serie A. Nel 1998, si rende protagonista di una strepitosa cavalcata nella Coppa delle Coppe: raggiunge addirittura le semifinali, in cui viene eliminato dopo il doppio confronto con gli inglesi del Chelsea. Il nuovo periodo d’oro finisce al termine della stagione 2000/2001, con la retrocessione in Serie B, da cui il Vicenza, ad oggi, non è più riuscito a risalire. Ma attenzione: il Vicenza (sulle cui maglie dalla stagione 2006/2007 è tornato a campeggiare il logo della Lanerossi) quest’anno è giunto terzo nel campionato di Serie B, e ha raggiunto i playoff, dove debutterà direttamente nelle semifinali, essendosi qualificato come terzo classificato della stagione regolare. Ovviamente non sappiamo se i ragazzi di Mister Marino riusciranno a dare di nuovo vita al sogno biancorosso, ma qualora dovessero riuscirvi, pensiamo di parlare a nome di tutti gli appassionati di calcio, quando diciamo che sarebbe davvero bello tornare a vedere sui campi della Serie A, le storiche maglie biancorosse, con quella “R” sul petto, tanto romantiche e tanto affascinanti!

PALMARÈS

Coppa Italia: 1
1996/97

Campionato di Serie B: 3
1954/55; 1976/77; 1999/2000

Campionato di Serie C: 1
1939/40

Coppa Italia di Serie C: 1
1981/82

Torneo di Viareggio: 2
1954; 1955