Il pagellone del week end sportivo. Di Paolo Marcacci

10) Roger Federer
Con campioni come lui, si scrive la storia nel momento stesso in cui si stila la cronaca. Non troveremo mai gli aggettivi appropriati per descrivere una leggenda.

9) Lewis Hamilton
Eguagliati Prost e Clark sul tracciato di casa sua: nell’era contemporanea è lui il re di Silverstone. Condotta di gara di concentrazione assoluta, dopo una straripante sessione di qualifiche. Nelle ultime gare è stato lui il quid grazie al quale la Mercedes ha rovesciato i pronostici sul mondiale di F1.

8) Sky
Intesa come squadra di Chris Froome, riportato nel gruppo dei migliori da Kwiatowski e Landa dopo una foratura che poteva costare carissima.

7) Kimi Raikkonen
Stavolta, foratura maledetta a parte, ha interpretato la gara con il piglio giusto e lo pneumatico anteriore sinistro lo ha privato crudelmente del gradino intermedio del podio, podio sul quale è riuscito comunque a salire. Quando le sue prestazioni sono queste, la Ferrari può contare sui punti per la classifica costruttori, Vettel su un efficiente scudiero.

6) Niko Hülkenberg
Onorevole sesto posto in una grande classica del Circus, per onorare in maniera degna il quarantennale della Renault in Formula Uno.

5) Astana
Quello che Froome ottiene dalla sua squadra, Fabio Aru deve spesso sudarselo da solo, questa l’impressione dopo la prima parte del Tour de France; indicazione di cui tener conto anche in chiave pronostici.

4) Mercato Fiorentina
Kalinic…Bernardeschi…intasato il casello viola in uscita. Sempre più in basso gli umori, al pari delle ambizioni.

3) Daniil Kvyat
Un altro disastro in partenza: stavolta ne fa le spese il compagno di squadra Carlos Sainz; in Austria ci avevano rimesso Verstappen e Alonso. Comprensibili le perplessità in seno alla Toro Rosso.

2) La pausa-sigaretta di Walter Sabatini in conferenza
Comportamento diseducativo, fastidioso – per sua stessa ammissione – e barocco, già visto altre volte. Chissà come lo giudicherebbero gli etruschi, quelli veri, di cui si definisce discendente residuale.

1) Gli insulti al figlio di Bonucci
È il sonno della ragione, che genera mostri più numerosi nell’era dei social. Barbarie da tastiera, virale idiozia.