Il pagellone del week end sportivo. Di Paolo Marcacci

10) Giuseppe Rossi
Celta – Eibar, nuova stazione di un calvario infinito. Mezz’ora e una torsione innaturale, ancora il ginocchio sinistro, ancora il capo tra le mani, ancora il futuro da calciatore che torna a sparire dietro la nebulosa dell’incertezza.
Non è solo un voto d’incoraggiamento, il nostro: vuole essere anche il tributo alla classe di un giocatore che senza infortuni sarebbe stato un faro della nazionale italiana, oltre che un top player.

9) Valentino Rossi
350 gran premi, un secondo posto al termine della spettacolare gara in Argentina, secondo podio stagionale; la consueta, eccelsa classe unita alla capacità, quasi sciamanica, di intuire il momento di difficoltà di qualsiasi avversario. Come se i 38 anni fossero un moltiplicatore del talento.

8) Lipsia
La vittoria colta in extremis e in inferiorità numerica contro il Bayer Leverkusen, vale la vista privilegiata sull’impensabile traguardo della Champions, a maggior ragione perché l’Hoffenheim è inopinatamente caduto ad Amburgo. Il Leicester di Germania (est) si sta prendendo la storia.

7) Malaga
In realtà il voto sarebbe un 8-bis, vista la portata della sorpresa che ha scompaginato i piani degli scommettitori di mezzo mondo e che ne ha resi felicissimi alcuni, quei pochi che hanno osato investire sulla sconfitta di un Barcellona che sarebbe dovuto scendere in campo galvanizzato dal gol con cui Griezmann nel pomeriggio aveva freddato gli entusiasmi del Real Madrid.

6) Pescara
All’orgoglio, che al “Castellani” di Empoli si è tradotto nel pareggio firmato da Caprari; al coraggio di interpretare ogni partita come fosse una finale; alla ricerca sempre e comunque di un progetto di gioco. Il tutto con la firma, inconfondibile, di Zeman.

5) Lazio
Il Napoli di Sarri, quando è in serata di grazia come nel posticipo dell’Olimpico, irretirebbe qualsiasi avversario, o quasi. Però gli uomini di Inzaghi, quasi sempre nei confronti con avversari di rango, hanno palesato una inesperienza di fondo e una carenza di personalità che, da una determinata soglia di classifica e di ambizioni in poi, continuano a fare la differenza in negativo.

4) Inter
Prima di interrogarsi circa la fiducia da concedere a Pioli per l’anno venturo, la nuova e facoltosa dirigenza nerazzurra dovrebbe monitorare le prestazioni di molti, forse troppi suoi giocatori, presunti fuoriclasse.

3) Il “vizietto” del campionato italiano
Nessun sospetto di malaffare, premettiamo a scanso di equivoci. Parliamo di andazzo e mentalità, come ogni volta che i nostri tornei, non solo la Serie A, si inoltrano nella primavera: pareggi e goleade dalla probabilità altissima in partenza, quote che precipitano sin dai giorni precedenti. Fastidioso, più che altro, anche confrontando quote e mentalità degli altri tornei d’Europa.

2) Neymar
Tenuta nervosa carente e ingenuità; caduta sistematica nelle provocazioni. Ha una buona percentuale di colpe nella caduta blaugrana a Malaga.

1) Genoa
Un pubblico impagabile e onnipresente come quello del Grifone non merita una tale caduta di decoro. Da mesi ormai gli uomini di Mandorlini assomigliano a turisti della Serie A. Occhio alla classifica, da ora in poi.

Paolo Marcacci