Il pagellone del week end sportivo. Di Paolo Marcacci

10) Sebastian Vettel
Il voto è da estendere a tutto il team ferrarista, in realtà: partenza perfetta con ritmo incalzante; strategia particolarmente azzeccata per quanto riguarda i pneumatici; affidabilità assoluta della monoposto. Su tutto, però, la sua guida, dalla serenità olimpica in ogni frangente. Si può scommettere su uno spettacolare equilibrio nella sfida con Hamilton per tutto il prosieguo del mondiale.

9) Borussia Dortmund
Alla squadra, alla dirigenza, al pubblico: un afflato d’amore e di appartenenza dopo che il club e la città hanno sfiorato una assurda tragedia. Il Westfalenstadion è diventato la casa dei giusti.

8) Il pubblico del Camp Nou
“Se puede” ritmato e scandito dai tamburi, intervallato al possente canto “Remuntarem”, per chiamare a raccolta l’orgoglio azulgrana in vista del ritorno con la Juventus, durante la sofferta gara contro la Real Sociedad. Questo per tradurre l’ambiente che si sta preparando a Barcellona: resta un’impresa quasi disperata, ma vale la pena puntare su una partita in cui tutta la Catalogna si ritroverà a soffiare sulle vele di Iniesta e compagni.

7) Filippo Inzaghi
Venezia approda di nuovo nel calcio che conta; lui è diventato nel frattempo un vero allenatore, dopo il tirocinio accidentato è prematuro ai tempi del Milan.

6) Valtteri Bottas
Il voto è una media tra l’exploit che sabato gli aveva fruttato la pole position e la sofferta condotta di gara, col ritmo altalenante accusato a causa della strategia riguardante le gomme. La sua faccia, una volta salito sul gradino più basso del podio, tradiva tutta la delusione per la corsa subito sfuggitagli di mano e, immaginiamo, anche per il perentorio ordine di scuderia subito a favore di Hamilton.

5) Paulo Sousa
Charme e aplomb; fascino e imperturbabilità di fronte alle tensioni. Nel frattempo, però, la Fiorentina gli è sfuggita di mano, smarrendo anche la cifra estetica che ne caratterizzava la manovra. Il derby regionale perso contro l’Empoli si è consumato nella giornata in cui gli eventi gli avevano apparecchiato un’occasione succulenta.

4) Luciano Spalletti
Ancora una volta, la qualità di Francesco Totti distillata negli striminziti, irrispettosi cinque minuti che il tecnico toscano gli ha concesso contro l’Atalanta. È diventato un siparietto molto fastidioso, irriguardoso per il più grande calciatore italiano in attività. Come se non bastasse, non ci sono più i risultati a fungere da parafulmine alla sua spietatezza. Check out?

3) Arbitri
Dal cronometro alle diottrie, un sabato da dimenticare, su molti, troppi campi. È giunto il momento di un esame di coscienza a livello dirigenziale.

2) Chievo
Da troppe partite ormai, un atteggiamento rinunciatario, come se i veronesi andassero in campo per onor di firma, troppo tempo prima della fine del torneo. Diventa difficile formulare anche le quote delle loro partite, se questo è l’andazzo.

1) I big match alle 12.30
Le partite di cartello non possono entrare in conflitto con il ragù e con l’arrosto. Non ci si gode né le une, né gli altri. E si ha la sensazione che, su questo può aver ragione Sarri, anche i risultati ne possano in parte venire condizionati.

Paolo Marcacci