Italia, è tempo di ripartire. Bisogna avere fiducia nel futuro dei giovani talenti

Il movimento calcistico italiano ha bisogno di giovani talenti che possano fare il loro esordio con la maglia azzurra della nazionale dei grandi, ma c’è bisogno che anche il club gli dia fiducia. Chi la ha trovata non ha (quasi mai) deluso

Quando passerà tutta la rabbia e la delusione per la mancata qualificazione al prossimo Mondiale di Russia, arriverà il tempo di ripartire e di ricostruire una squadra che non incappi più in batoste come questa. Per 60 anni l’Italia è sempre stata al via delle Coppe del Mondo, quest’anno invece sarà costretta a guardare gli altri giocare dalla TV, ora per altrettanti anni – se proprio la storia si deve ripetere – ci si augura che questo non deba più accadere. Ma a mente un po’ più fredda, forse, un motivo per abbozzare almeno un mezzo sorriso lo si può trovare. I ragazzi che hanno preso parte a questo biennio sicuramente avranno il morale a pezzi ma dalle cadute si impara e si ci rialza più forti di prima. Mancheranno sicuramente Buffon, Barzagli e De Rossi, che tra le lacrime della disperazione di ieri sera hanno dato il loro addio alla maglia azzurra. E un pensiero sull’addio alla maglia della nazionale lo sta meditando anche Chiellini.
L’abbraccio a fine partita tra i Gianluigi azzurri, Buffon e Donnarumma, è stato l’emblema del cambio generazionale che sta iniziando. La porta azzurra però sembra essere in buone mani, da Gigi a Gigio e se garantisce Buffon possiamo starne certi. Davanti al nuovo numero 1, Darmian potrebbe essere affiancato dalla coppia Romagnoli-Rugani, con Caldara sull’altra fascia. Ma il settore difensivo, che per anni è stato il fiore all’occhiello degli azzurri nel mondo, è ricco di altri giovani talenti: Darmian e Zappacosta, con il secondo che sta conoscendo fortuna con la maglia dei blues, Romagna, Ferrari, Barreca sono pronti a dare il cambio ai compagni. Bonucci e Astori – solo per citarne alcuni – porterebbero quell’esperienza in più.

Due giovani cresciuti nel vivaio viola sono pronti a prendere in mano il centrocampo azzurro. Si tratta di Federico Bernardeschi, superstite di questa sciagurata spedizione ma con pochi minuti nelle gambe, e Federico Chiesa, il cui talento sembra essere più puro di quello del papà. Con loro anche Pellegrini che ha seguito il maestro Di Francesco a Roma e che in maglia giallorossa sta calcando i campi della Champions League. Con loro, Gagliardini, Benassi, Barella, Bonaventura, Cristante, Spinazzola e Conti per garantire al nuovo ct possibilità di scelta di uomini e modulo. Piccoli bomber crescono e Patrick Cutrone scalpita per avere una chance nella nazionale dei grandi. Domenico Berardi, classe 94, da anni talentino neroverde in cerca della tanto agognata consacrazione e Pietro Pellegri, il talentino rossoblù che sta crescendo all’ombra della lanterna. Dalla formazione dell’under 21 sono pronti al grande salto anche Orsolini e Favilli, senza dimenticare Mandragora mandato al Crotone dalla Juventus per farsi le ossa. Talenti da far brillare gli occhi ma c’è il rischio di commettere un grande errore, gettarli nella mischia senza che siano ancora totalmente pronti. E allora ecco che entrano in gioco, in senso figurato e non solo, uomini di esperienza come Bonucci, Marchisio, Verratti, Immobile, Insigne, El Shaarawy e Sirigu. A loro l’arduo compito di formare la nuova ossatura della squadra, di essere l’esempio da seguire come chi li ha preceduti ha fatto con loro.

Diletta Barilla