L’estinzione del vero bomber: ne resterà soltanto uno?

L’estate sta finendo, il caldo se ne va, i bikini pure e le bellezze da bagno anche. E mentre il mondo del calcio si evolve, tra marketing, follower e ashtag, la nostalgia canaglia ci assale, rendendo il confronto col passato impietoso: esistono ancora i veri “Bomber”?

Best, George Best. Quando si tratta di bella vita, champagne e mademoiselle prestate al mondo del pallone, l’eletto, il prescelto, è solo lui. È stato e sarà sempre il paradigma di quelli che, al giorno d’oggi, chiamano bomber. Il precursore, il pioniere, l’antesignano del bomberismo, il folletto irlandese che disse: “Ho speso molti soldi per alcool, ragazze e macchine veloci. Il resto l’ho sperperato”. Ancora: “Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita”. Idolo. Per quanto possa essere un mito un alcolizzato donnaiolo ma, è risaputo, il lato oscuro attira più del mestiere di chierichetto (non si offenderà il Papa che è un tipo alla mano: ciao Fra!). Negli ultimi anni, soprattutto con la diffusione dei social network, quella del bomber è una figura che ha avuto una complessa evoluzione. Se prima l’immortalità e la fama dovuta agli stravizi era riservata a pochi, adesso un po’ di superomismo non si nega a nessuno. Basta ostentare. Un ragionamento che ha investito l’intero panorama calcistico.

Bobo e gli altri Vieri. Il bomber per eccellenza, uno degli eroi di quel calcio nostalgico invocato da più parti. Dopo una carriera magnifica, un leggero anonimato ma in questa estate Christian si è ripreso la scena. I suoi balletti con Jazzma, accompagnati dai videomessaggi-catena che han coinvolto i vari Vialli e Borriello, lo hanno reso star del web. Lo stesso Borriello però, ha incarnato – e incarna tutt’ora – quel valore puro e basico che il vero bomber persegue con religiosa costanza: la figa. Il termine è diretto ma ben esprime il concetto. In principio fu Belen Rodriguez a svezzarlo, Izabel Goulart, Madalina Ghenea, Nina Senicar e Camila Morais lo hanno fatto leggenda. Nel novero dei bomber, non può non esserci Ibra, lui si per meriti davvero sportivi. Un semi-dio con manie di grandezza che rasenta quasi la divinità per le sue prodezze calcistiche e la sua sana arroganza. Insomma parliamo di mostri sacri che, per ragioni diverse, si avvicinano al migliore, Best appunto. L’ultimo a provarci è Pablo Daniel Osvaldo che, ormai, sembra vicino al ritiro per dedicarsi alla sua rock band.

L’estinzione L’inflazione, oltre che monetaria, si riversa anche negli usi e costumi e, quindi, nella creazione dei nostri beniamini. Basta un post, una foto, un atteggiamento poco sopra le righe e tutto diventa notizia. L’”ignoranza” perde significato, l’istinto viene sopraffatto dalla voglia di ottenere un “mi piace” o un “retweet”. Il bomber dai capelli unti e il cerchietto, quello di periferia che in gioventù aveva fatto il carpentiere e sapeva cosa significa raggiungere il top non c’è più. Il racconto perde significato. L’inconsapevolezza era la più grande dote di questi eroi del popolo, di quelli che erano “uno di noi”. Personaggi grezzi ma autentici. Come quando, in gioventù, ci vestivamo da cani, senza pensare ad abbinare cintura e scarpe, utilizzando maglioni tre volte più grandi e pettinature illegali. Contava essere noi stessi. Quindi è proprio vero: ma che ne sanno i giovani d’oggi. Ridateci Zemanlandia, Mai Dire Gol e Bruno Pizzul.

Luca Villari