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Champions League: Pato tiene in corsa il Milan, il City del Mancio dice addio alla Champions

Di Leonardo FRANCESCHINI

La giornata che segna il giro di boa della fase a gironi di questa Champions League 2012/2013, è stata caratterizzata da fantastici match all’insegna dello spettacolo e si è anche rivelata ricca di accadimenti: Pato è tornato al goal, salvando il Milan sotto per gran parte della gara contro il Malaga di Pellegrini; il Borussia è riuscito ad imporre il proprio calcio “champagne” anche al “Bernabeu” ma è stato comunque rimontato ad un minuto dallo scadere; il Manchester City di Mancini e Balotelli invece, dopo aver subito un doppio svantaggio nei primi 17’ minuti, non è riuscito ad andare oltre il 2-2. Il pareggio per i “Citizens” ha segnato il matematico addio alla stagione europea, con due turni d’anticipo.

Pato ritrova la gioia del goal contro il Malaga

GRUPPO A: IBRA ISPA, IL PSG CALA IL POKER; TRA DYNAMO E PORTO PARI A RETI BIANCHE. Poco da dire, il gruppo A sembrava segnato già dal sorteggio di Monaco. Chi passa ? Porto e Psg, da decidere solamente chi come prima e chi, invece, come seconda. La situazione è rimasta tale ed il Porto, nonostante il tedioso pareggio per 0-0 nella fredda Kiev, rimane saldamente in vetta alla classifica con 10 punti ed è già aritmeticamente agli ottavi. Al “Parc des Princes” il Psg ci teneva a vincere, tanto per togliersi lo sfizio di approdare alla fase ad eliminazione diretta così, con due turni d’anticipo. Nel primo tempo il solo Ibra, schiacciando il piede sull’acceleratore, aveva suonato la carica in maniera convincente. Con lui, Alex. E’ del centrale brasiliano infatti la firma sull’1-0 dei parigini nato da un cross di Ibra ribadito in rete dallo stesso Alex con una goffa ma vincente girata al volo. Nel secondo tempo la banda Ancelotti ha dilagato raggiungendo il 4-0 finale grazie alle marcature di Matuidi, Menez e Hoarau, tutte su assist del totem svedese Zlatan. Dinamo Zagabria inesistente.

GRUPPO B: L’ARSENAL SUBISCE LA RIMONTA DI UNO SCHALKE TUTTO CUORE; GRECO CONQUISTA IL PIREO. L’unica partita a far concorrenza per intensità agli straordinari match del gruppo D è stata, senza ombra di dubbio, Schalke 04 – Arsenal. Dopo un’avvio in sordina i “Gunners” hanno messo in campo l’artiglieria pesante riuscendo addirittura ad accumulare un doppio vantaggio con la strana coppia Walcott-Giroud: il corto ed il lungo. Ma l’offensiva londinese si è rivelata ben presto un fuoco di paglia e dalla mezz’ora in avanti sono stati i minatori di Gelsenkirchen a prendere il sopravvento. Il cacciatore Jan Klass Hunteelar, allo scadere della prima frazione, dopo aver sbagliato un paio di goal banali, ha accorciato le distanze con un sinistro al volo molto preciso. Nella ripresa ancora tanto Schalke intervallato da qualche sporadica ripartenza dell’Arsenal. Al 67’, i padroni di casa hanno fatto nuovamente centro, questa volta con il peruviano Jefferson Farfan che ha fissato il punteggio sul 2-2. Un pareggio che serve a poco se non a rimettere in gioco l’Olympiakos salito a quota 6, ad un punto dagli inglesi, a due dai tedeschi. Sarà battaglia fino all’ultimo. Il girone B rimane ancora aperto in virtù della tenacia dimostrata dai greci dell’Olympiacos spinti alla vittoria da un “Karaiskakis Stadium” davvero rovente. La meteora Montpellier, ancorata in fondo alla classifica con un punto, era l’avversario odierno dei rossi del Pireo. A quattro minuti dal fischio d’inizio, in seguito al rocambolesco goal di Machado favorito da un flipper in area tra deviazioni, pali e rimpalli, la partita sembrava già in discesa per l’Olympiacos. Tutto filava liscio quando, nel secondo tempo, al 66’, l’arbitro ha decretato un penalty per il Montpellier che, senza colpo ferire, si è ritrovato sull’1-1 grazie alla fredda trasformazione del marocchino Belhanda. Ma qui entra in gioco il nostro/loro (loro intesi come tifosi dell’Olympiacos), Leandro Greco. Il flemmatico centrocampista “cacciato” dalla Capitale dopo anni di inspiegabile bivacco in quel di Trigoria, ha tirato fuori dal cilindro uno dei suoi altrettanto inspiegabili colpi ad effetto con il fido sinistro rispedendo al mittente le velleità francesi: 2-1, stadio in visibilio, e partita nuovamente in discesa. Il solito vecchio Mitroglu ha poi chiuso i conti all’82’.

La furente esultanza di Leandro Greco, trascinatore dell’Olympiakos in una pazza notte di Champions

GRUPPO C: MILAN CLAUDICANTE, IL MALAGA ESCE IMBATTUTO DA SAN SIRO; LO ZAR DA CERTALDO CADE ANCHE A BRUXELLES. Al Milan è servita a poco anche l’incombente presenza in tribuna del presidente Silvio Berlusconi utile, nelle intenzioni del patron, a mandare un segnale di fiducia alla squadra dopo la cinquina rifilata al Chievo. La formazioni di Allegri è invece sembrata per lunghi tratti in bambola, non all’altezza della competizione ne, tantomeno, del Malaga, come se fosse lì, a San Siro, in un Martedì di Champions, per puro caso. Nel primo tempo comunque qualche occasione i rossoneri se l’erano creata, soprattutto con Bojan ed Emanuelson, con un tiro dalla distanza il primo, su punizione il secondo, ma entrambi avevano trovato sulla loro strada un’attentissimo Caballero. Inevitabilmente però, per la più dura e vecchia legge del calcio, è arrivato il goal del Malaga. Bellissima la verticalizzazione di Isco, ennesimo gioiellino iberico, per l’ex laziale Eliseu puntale nell’infilare Abbiati incrociando con il piattone destro. Nella ripresa il Milan ha tentato con tutte le sue forze di mettere in atto una reazione quantomeno credibile riuscendo però a trovare unicamente il pari, con Pato, a segno in Champions un anno dopo. La speranza ritrovata con l’1-1 siglato al 73’, ha spinto i rossoneri verso un quarto d’ora di fuoco che si è concretizzato in un nulla di fatto: tanto fumo e niente arrosto. Il Milan, salendo a cinque punti in classifica rimane comunque in corsa per il secondo posto (il Malaga, qualificato agli ottavi, ha il doppio dei punti), ma si vede avvicinare dai belgi dell’Anderlecht che sconfiggendo lo Zenit raggiungono quota 4. Nel match di Bruxelles, lo storico club del Belgio ha agilmente superato uno Zenit di San Pietroburgo irriconoscibile a dispetto dei campioni (o presunti tali ?) schierati da Spalletti. La rete di Mbokani al 17′ ha deciso il match. Lo Zenit rimane a tre punti, fanalino di coda del girone C. Nella prossima partita, quella di San Siro con il Milan, Spalletti si giocherà tutto: permanenza in Champions ed almeno un spicchio della sua panchina.

Real-Madrid-v-B.-Dortmund-2-2

GRUPPO D: IL TRIONFO DELLE IDEE. BORUSSIA ED AJAX METTONO IN CRISI CON IL GIOCO LE CORAZZATE REAL E CITY. Sembrava opportuno dare agli avvenimenti inerenti a questo gruppo un titolo generale, che rispecchiasse quanto accaduto su entrambi i campi. Infatti, sia al “Bernabeu” che al “Etihad Stadium”, si è messo in luce un fattore comune: Borussia Dortmund e Ajax, le sfavorite del girone, soprattutto gli olandesi chiaramente, sono riuscite nel “back-to-back” di Champions a mettere in crisi per la seconda volta (dopo averlo già fatto in casa) rispettivamente i campioni di Spagna e campioni d’Inghilterra con il credo calcistico dei propri allenatori, ed inoltre grazie ad un’anacronistica abnegazione al gruppo, al calcio corale, sacrificando le individualità alle quali invece sono affidate le sorti delle avversarie odierne. Siamo ad un passo dallo sfociare nel populismo, nel qualunquismo, questo è vero: troppo semplice dire Soldi Vs Idee, oppure Cattivi Vs Buoni, ma il messaggio che vorremmo passare è legato alla possibilità di intravedere uno spiraglio di luce che brilla per una linea verde accompagnata da un mentalità “offensivista”, in fondo ad un tunnel fatto di scarsezza di risorse e vecchi “catenacciari”. Qualsiasi riferimento al nostro calcio è puramente casuale. Comunque, tornando al calcio giocato, dopo aver incensato tedeschi ed olandesi, dobbiamo dire del goal di Reus, a Madrid, al quale è seguito il pareggio di Pepe, e poi ancora un’autorete (ingenerosa la Uefa a non assegnare il goal a Goetze) di Arbeloa che ha letteralmente profanato un delizioso tocco morbido di Goetze a scavalcare Casillas in uscita. Ad un minuto dal 90’, il folcloristico portierone del Dortmund, Weidenfeller, ha vanificato quanto di buono fatto fino a quel momento (da segnalare un miracolo, in controtempo, su di un tocco ravvicinato di Ronaldo), lasciandosi superare da una ben piazzata ma lenta punizione di Ozil. A Manchester invece i ragazzi tremendi di “De Boer” hanno decisamente scombinato i piani del City portandosi sul 2-0 dopo 17 minuti di gioco. In entrambi i casi, sempre su calcio d’angolo, il capitano dei “Lancieri” Siem De Jong ha bucato Hart. L’inutile reazione dei “Citizens” è stata affidata a Yaya Toure, in goal al 22’ con una splendida girata da centravanti puro, ed al Kun Aguero, finalmente a segno al 74’ dopo svariati tentativi. Nel finale si sono anche accese le legittime proteste di Mancini e dei calciatori in maglia azzurra a causa di un rigore non concesso a Balotelli vistosamente strattonato in area.

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