Crisi Juve, i giorni decisivi. Spalletti e Comolli a rischio?

Galatasaray e Roma diranno molto sullo stato dei bianconeri. Poi per la proprietà sarà tempo di valutazioni, nessuno escluso

Luciano Spalletti head coach of Juventus FC during Coppa Italia 2025/26 match between Juventus FC and of Udinese Calcio at Allianz Stadium on December 02, 2025 in Turin, Italy - ph Giuliano Marchisciano

Una settimana per giocarsi la riconferma. La situazione attuale di Luciano Spalletti e Damien Comolli dalle parti della Continassa rappresenta uno di quei casi in cui il calcio italiano, con la sua consueta eleganza, trasforma un progetto ambizioso in una storia degna di Camilleri, ma con meno arancini e più… autogol al primo tiro in porta. La classifica piange, con la qualificazione alla prossima Champions che appare sempre più una lotta all’ultimo punto, e i soldi spesi per il mercato estivo cominciano a gridare vendetta, tra promesse non realizzate e difficoltà a ritrovarsi negli schemi.

Partiamo da Spalletti, chiamato a rimpiazzare Tudor nell’autunno 2025 con il classico entusiasmo toscano e un contratto fino a giugno 2026 (con opzione legata alla qualificazione in Champions). All’inizio sembrava il classico “innesto di personalità”: ha dato un’identità tattica alla squadra, ha fatto respirare ossigeno a un ambiente reduce da anni di transizione tormentata, e in certi momenti (soprattutto in Champions tra gennaio e febbraio 2026) ha fatto intravedere sprazzi di quella Juventus a cui i tifosi sono storicamente abituati. Poi, però, arriva la seconda parte del mese: tre sconfitte in una settimana, compreso il tonfo casalingo di ieri contro il Como di Cesc Fàbregas (squadra che, parole testuali di Spalletti, «è al nostro livello»). Con il consueto approccio filosofico alle conferenze stampa, il tecnico di Certaldo spiega: stiamo giocando come se avessimo le pile scariche, e la colpa è un po’ di tutti, ma soprattutto nostra. Ha persino aperto alla possibilità di un rinnovo anticipato («si può sistemare anche subito»), ma solo con garanzie di mercato serie: un portiere adatto a rimpiazzare le amnesie di “Digre”, Bernardo Silva in pole position tra i sogni, più un bomber vero per non dipendere eternamente dalla condizione fisica di Vlahovic né dagli sprazzi del tandem Openda/David. La società, per ora, vorrebbe blindarlo indipendentemente dall’esito della stagione (parole di fonti vicine alla Continassa). Merito suo? O semplicemente perché cambiare allenatore a questo punto sarebbe come cambiare il capitano del Titanic dopo lo scontro con l’iceberg? Nel frattempo, Big Luciano ha già stilato una lista di almeno sei esuberi per il 2026/27, segno che (se conferma sarà) vuole fare sul serio. Ma con quale budget e con quale pazienza da parte di una tifoseria che inizia a scaricarlo pure sui social?

Passiamo a Damien Comolli, il francese che nel giugno 2025 è arrivato come General Manager e poi è diventato CEO in un battito di ciglia (o di dimissioni altrui). L’uomo del “data-driven”, del Moneyball applicato al calcio, del “vinciamo con l’innovazione”, il rivoluzionario dalla lunghissima esperienza internazionale. Ha portato avanti progetti come il Forward Squad (startup che collaborano con il club, perché evidentemente a Torino mancava), ha messo gli occhi sul settore giovanile e sta cercando di dare una struttura moderna a un club che negli ultimi anni sembrava fermo al 2017. Peccato che il suo momento clou del 2026 sia stato durante e dopo il Derby d’Italia di San Siro: scontro nel tunnel, confronto acceso con l’arbitro La Penna, sospetto tentativo di contatto fisico (secondo il giudice sportivo), inibizione fino al 31 marzo 2026 + multa da 15.000 euro, parole infuocate dette in inglese a favor di microfoni, che ai vertici di A non sono piaciute. Mentre Chiellini se l’è cavata con “solo” fino al 27 febbraio, Comolli ha preso il pacchetto da dirigente che vuole far sentire la propria voce… troppo da vicino. Risultato: al momento è fuori dai campi, dalle riunioni di Lega e da qualsiasi attività sportiva ufficiale. Non proprio l’immagine del manager freddo e analitico che la Juve voleva proiettare. Eppure è lui l’uomo che dovrà gestire il mercato estivo 2026, che dovrà decidere se accontentare Spalletti (o il suo eventuale successore), e dovrà spiegare ai tifosi perché una squadra con rosa dal valore di 400 milioni inciampa contro il Como e perde palloni banali. In sintesi: Spalletti sta cercando di tenere in piedi un progetto con le mani legate dalla mancanza di certezze mentali e tecniche, chiedendo tempo e rinforzi; Comolli sta cercando di modernizzare una macchina che però continua a fare corto circuito nei momenti chiave, finendo per collezionare squalifiche invece di punti in classifica. Questa settimana cruciale (Galatasaray in Champions e trasferta a Roma in campionato) dirà molto. In caso di doppio successo, entrambi possono salvarsi la stagione e forse anche la faccia. Se invece si replica quanto visto dal rosso a Kalulu in poi, il rischio che Spalletti finisca di nuovo in “gardening” sulle colline toscane e Comolli torni a fare il guru dei dati in qualche club francese meno stressante inizierà a prendere piede. Nel frattempo, il patron Elkann attende, tra un «manca convinzione» e un «siamo al livello del Como», chiedendosi se questo matrimonio tra tattica passionale e management data-driven sia destinato a durare… o se sia già pronto per l’ennesimo “è finita come al solito”.

 

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