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Da Italia-Svezia ad oggi, il Rinascimento azzurro

Il 13 novembre di tre anni fa, la Nazionale italiana viveva il momento più buio della sua storia

Roberto Mancini come Leonardo da Vinci e Michelangelo. Tra il Quattrocento e il Cinquecento, l’Italia, Firenze in particolare, visse un periodo di nuovo splendore culturale e artistico, dopo gli anni bui del Medioevo. Il 13 novembre di tre anni fa, la Nazionale italiana viveva il momento più buio della sua storia. Lo 0-0 contro la Svezia a San Siro condannò gli azzurri, sconfitti a Stoccolma pochi giorni prima, a non partecipare al mondiale russo.

Finì malissimo il regno di Gian Piero Ventura alla guida della Nazionale, di fatto esautorato dai senatori della squadra; la partita di Milano mise la parola fine ad un ciclo, non solo quello del CT, ma anche di alcuni giocatori. Si aprì un dibattito sui troppi stranieri nel campionato italiano e sulla mancanza di giovani pronti per essere protagonisti di un nuovo ciclo azzurro.

Torniamo a Mancini e alla nostra digressione storica. Dopo aver preso la guida della Nazionale, l’allenatore jesino ha saputo creare un gruppo coeso, affidandosi ad alcuni giocatori più esperti come Chiellini e Bonucci, ma, soprattutto, ha lanciato e dato consapevolezza a molti giovani come Chiesa, Zaniolo e Barella, senza dimenticare Donnarumma, Kean, Locatelli e molti altri. Grazie a Roberto Mancini, l’Italia sta vivendo un nuovo Rinascimento. Se nel Quattrocento tutto partiva da Firenze, il centro di questo periodo di nuovo splendore calcistico si è spostato di pochi chilometri, a Coverciano.

L’Italia gioca le sue partite con un atteggiamento sempre propositivo e mette in mostra un gioco offensivo e piacevole, ma il grande merito di Mancini è aver cambiato la mentalità, poiché la Nazionale, adesso, gioca sempre con la consapevolezza di poter vincere. Ora manca un sigillo importante per consacrare il lavoro fatto in questi mesi: vincere l’Europeo sarebbe come dipingere “La Gioconda” o “Il Giudizio universale”.

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