Dybala non si può spiegare, lo si può solo ammirare

Tre gol, due assist e sei partite su sei in campionato giocate da titolare.

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Secondo il romanzo più famoso di J. K. Rowling – Harry Potter – Lumos è quell’incantesimo che serve ad accendere la punta della bacchetta come se fosse una torcia. Nelle pellicole – addirittura – vengono esplicate altre varianti come Lumos Solem e Lumos Maxima per ottenere una potenza ancora superiore. Traslate il tutto sul rettangolo verde e scambiate quella bacchetta con una sfera. Paulo Dybala è in grado di accendere una semplice partita danzando su quel pallone.

Un personaggio di Oscar Wilde in grado di avere sempre un viso giovane da bambino ma con la maturità di chi ormai è un uomo. Occhi glaciali, capelli sempre in ordine e barba mai presente. Quel tatuaggio sul braccio, come il segno dei guerrieri antichi. Roma cercava un gladiatore, una figura in grado di estirpare qualsiasi rovo gli si presentasse davanti. Per anni si è vissuto all’ombra del leader arcigno con un look trasandato che profumava di vita ma adesso la musica è cambiata.

Dybala non si può spiegare lo si può solo ammirare. Paulo ha ritrovato il sorriso, sorseggiare del mate nella Capitale non è poi così male. Asado ed empanadas possono essere sostituiti anche da carbonara e saltimbocca. Dribbling, traversoni, interno piede e quel mancino che sa di calcio. Ogni manovra offensiva, qualsiasi costruzione intelligente passa per i suoi piedi. Quando segna è una delizia, la standing ovation è doverosa per chi ha preso per mano la Roma. Numero 21 e la prima volta – davanti i suoi nuovi tifosi – seduto ad ammirare tutta la passione della gente, la sua gente. Sorride Paulo, tornato leader in campo. Sorride la Roma. Sorridono i tifosi.

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Bruno Bertucci

Serie A - Roma