ROME, ITALY - NOVEMBER 12: Head coach of Italy Roberto Mancini attends before the 2022 FIFA World Cup Qualifier match between Italy and Switzerland at Stadio Olimpico on November 12, 2021 in Rome, Italy . (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

La Serie A riscopre i giovani italiani: il futuro della Nazionale è già in campo

C’è un numero che, in mezzo al solito lamento sugli italiani troppo pochi (solo il 30% dopo otto partite), riesce a far sorridere. Tredici. Tredici calciatori con passaporto azzurro nati dal 2006 in avanti sono già scesi in campo nella prima giornata di Serie A. Undici di loro dal primo minuto. Che il campionato italiano abbia svoltato, e non sia più un paese per vecchi? Non è ancora rivoluzione, ma è un segnale. E in un campionato che sembra sempre più cosmopolita, dopo la terza estate di fila passata a guardare gli altri sgolarsi di tifo al Mondiale, questi nomi vanno guardati con attenzione.

Partiamo dai più chiacchierati. Alphadjo Cissé del Milan: diciannove anni, trevigiano di San Liberale, già con qualche minuto alle spalle a Verona e una stagione a farsi le ossa a Catanzaro (insieme all’ex compagno rossonero Liberali). Amorim lo butta dentro da titolare, preferendolo a Saelemakers e Pulisic, e lui risponde con un gol da urlo: stop di coscia, tiro a giro, 1-0 a Torino. Esultanza vera, quella di chi non ci credeva fino in fondo. «Non pensavo di segnare all’esordio», ha detto dopo. E invece, esordio con goal è stato. Ovviamente, con tanto di trofeo MVP portato a casa. Un talento puro, duttile, con la fame giusta. Se continua così, a San Siro se lo tengono stretto. Nel Como dominato dagli stranieri ha finalmente esordito la stellina del mercato Liberali, entrato al 70’ con l’ingrato compito di raddrizzare una partita più storta del previsto e subito resosi protagonista di due belle giocate, che lasciano intravedere tutto il bagaglio tecnico di un giocatore spesso accostato ai più leggendari fantasisti della storia azzurra (parole al miele di Fàbregas nei confronti del ragazzo, considerato il primissimo sostituto di Baturina e Paz).

Poi c’è il Monza di Juric, che sembra un laboratorio di giovani italiani che tanto piacerebbe al coordinatore FIGC Zola. Adam Bakoune, classe 2006, terzino destro cresciuto nel Milan, esordio da titolare a San Siro. Settanta minuti di grinta e personalità. Accanto a lui Mathis Mout, 2007, trequartista puro, assist per il gol di Varela e tanta qualità tra le linee. E non dimentichiamo Eddy Kouadio, il centrale prestato dalla Fiorentina: già con qualche presenza alle spalle con la Fiorentina, ma a Monza sta trovando continuità. Tre ragazzi in una sola squadra: non è poco. Il test era proibitivo, nella tana dei campioni in carica, le prossime gare ci diranno di più sull’effettiva solidità dei giovanissimi biancorossi.

Allo stadio Tardini invece gli spettatori hanno ammirato il secondo goal della parata di giovani. Sotto gli occhi vigili e speranzosi di Mancini e Bonucci, Alessandro Romano, nato nel 2006, cresciuto nella Roma e passato dallo Spezia, entra nella storia della prima giornata firmando l’1-0 decisivo del Cagliari contro il Parma. Sinistro potente da fuori area, freddezza da veterano. Nato in Svizzera, passaporto italiano, continua a giocare con le giovanili elvetiche. La porta alla Nazionale del paese di origine dei nonni non è affatto chiusa. Ct e assistente hanno preso nota, se continua su questa strada si dovrà fare i conti anche con lui per irrobustire il centrocampo. Nella stessa partita ha esordito in massima serie Simone Lontani, classe 2008, attaccante ex Milan capace di impressionare mister Cuesta già dal pre-campionato: titolare contro il Cagliari, 75 minuti e già una doppietta in Coppa Italia nelle gambe. La personalità non gli manca, ha l’argento vivo addosso, un biglietto da visita niente male per avere appena 18 anni.

Diego Mascardi tra i pali del Torino, esordio assoluto a 19 anni: non è stato una serata facile contro il Milan (incolpevole sui due goal, prestazione attenta e sicura, specie con la palla fra i piedi), ma il coraggio di Abate di lanciarlo dice tanto. Probabilmente non sarà titolare quando il tanto atteso estremo difensore esperto arriverà, ma avrà comunque modo di mettersi in mostra. Matteo Palma all’Udinese, 2008, difensore centrale di 1,94: già qualche presenza alle spalle, ma a 18 anni giocare titolare in Serie A non è scontato. Molto meno scontata la sua convocazione in azzurro, possedendo il passaporto tedesco (è nato a Berlino da padre italo-austriaco e madre tedesca-camerunese), ma si sa che a volte il fascino italiano fa miracoli. E poi Seydou Fini a Frosinone, Macchioni e Cinquegrano al Sassuolo, Fortini e Cacciamani a Torino. Nomi ancora da scoprire, ma già in campo. Logicamente, non tutti sono fenomeni e nessuno ha il talento smisurato di coetanei come Cubarsì e Yamal.

Qualcuno ha giocato poco, qualcuno ha sofferto. Ma il messaggio è chiaro: le società, almeno alcune, stanno iniziando a dare loro lo spazio di cui hanno bisogno per crescere. Monza, Cagliari, Parma, Torino, Frosinone. Non solo le grandi. E questo, in un’epoca in cui si preferisce spesso il trentenne straniero “già rodato”, è una boccata d’ossigeno e un’inversione di tendenza che stupisce in positivo. La Nazionale Under 21 e la maggiore guardano. Mancini ha bisogno di sangue nuovo, di ragazzi che non abbiano paura della maglia azzurra. Questi tredici non risolveranno tutto da soli. Ma se anche solo tre o quattro di loro riusciranno a consolidarsi, il futuro azzurro avrà qualche certezza in più. La prima giornata ha detto questo: i giovani italiani ci sono. Adesso tocca a loro non farsi scappare l’occasione. E alle società continuare a crederci e a tutelare i loro gioiellini. Perché il talento, se non lo usi, prima o poi se ne va altrove. E i casi di Tresoldi e Samuele Inacio devono rimanere isolati.

 

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