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Serie A

Serie A: Il Napoli non sbaglia a Parma, il Genoa cala il poker

I liguri infliggono una severa lezione alla matricola calabrese, in rete anche i due nuovi acquisti: Zappacosta e Pjaca. I partenopei impiegano un tempo prima di piegare la resistenza del Parma, in rete i due “folletti” ma decisivo è l’ingresso in campo di Osimhen. Insigne festeggia la presenza numero 350 in maglia azzurra

1^ GIORNATA IL PUNTO – Gli anticipi di Firenze e Verona hanno tolto ufficialmente i veli alla stagione 2020-2021 di Serie A. Si ricomincia a giocare, dunque, ma è un po’ come se non si è smesso mai. Perché indubbiamente abbiamo ancora negli occhi i minuti finali della stagione passata, quella interrotta a lungo durante il lockdown, ripresa solo in piena estate e, infine, terminata lo scorso 2 agosto: sono trascorsi appena 48 giorni da allora, poco più di un mese. Ma è la pandemia, oggi, a dettare l’agenda e le regole del gioco, è il calcio nell’era del Covid-19. Il campionato è ripartito accompagnato sempre da una buona dose di dubbi, incertezze e polemiche. La voglia di rivedere i propri beniamini in campo è stata soddisfatta, ma ciò che ancora manca è la piena normalità. La normalità di rivedere gli stadi pieni di tifosi, ad esempio.

A questo proposito, l’incontro tra la Conferenza delle Regioni e il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, ha stabilito di riportare sugli spalti 1.000 tifosi almeno per dare una parvenza di normalità in una situazione, però, che normale non potrà mai essere. Sarà così almeno fino al 7 ottobre, giorno in cui scadrà l’ultimo dpcm del Governo. Poi si dovrà trovare sicuramente un’altra soluzione (virus e numero di contagi permettendo…). Nell’attesa, come si diceva, i primi 90’ del nuovo torneo sono stati disputati al “Franchi” di Firenze, dove i padroni di casa guidati da Iachini hanno imposto la loro legge contro il rinnovato Torino di Marco Giampaolo. A deciderla è stata un’azione sviluppata sull’asse Chiesa-Castrovilli, non a caso i due giovani di maggior talento dell’intera rosa, con il primo a servire l’assist e con il secondo a realizzare (78’). Un successo meritato, visto che la Viola già nel primo tempo avrebbe dovuto arrivare all’intervallo in vantaggio.

Il dominio atletico, fisico e tecnico della Fiorentina si è concretizzato nei secondi 45’ ed è terminata con un solo gol di scarto solo per le solite prodezze dell’esperto Sirigu, che ha tolto praticamente due reti già fatte a Kouame. Proprio Castrovilli non poteva certo immaginare miglior debutto con indosso la maglia numero 10, un numero, questo, che a Firenze è entrato nell’immaginario collettivo grazie al talento di veri campioni del passato più o meno lontano come Montuori, Antognoni, Baggio, Rui Costa e Mutu. Servirà ancora del tempo, invece, alla squadra granata per assimilare i nuovi dettami tecnico-tattici (si è passati dal 3-5-2 di Mazzarri, al rivoluzionario 4-3-1-2 di Giampaolo) di un allenatore al quale, solo una stagione fa, del tempo non gli è stato concesso da parte della dirigenza milanista (la sua esperienza da tecnico rossonero durò appena sette gare).

Falsa partenza, invece, per la Roma di scena al “Bentegodi”. Nonostante numerose occasioni capitate ad entrambe le compagini nel corso dei 90’, il primo posticipo serale della nuova stagione si è chiuso a reti inviolate. Una gara contrassegnata da una vera e propria sagra dei legni (due traverse e un palo colpiti dagli scaligeri e una traversa per i giallorossi). Ad aver sorpreso, semmai, sono state alcune scelte di formazione di Paulo Fonseca, scelte dettate un po’ da motivi tecnici e senz’altro da pazze logiche di un mercato ancora aperto (lo sarà ancora fino al 5 ottobre) e che ha regalato fino a qui pochi colpi ad effetto (i tempi che corrono dove molti bilanci piangono, non permettono certamente spese eccessive). Nella prima uscita stagionale dei capitolini è emerso soprattutto un dato: questa squadra così com’è è ancora incompleta.

A rincuorare i tifosi della Lupa a poco potrà servire la presenza fisica dei nuovi padroni americani (Dan e Ryan Friedkin erano seduti in tribuna ad assistere al match), perché a tenere banco è stato sempre il caso-Dzeko, tenuto ostaggio dal mancato incastro di punte: il bomber bosniaco, di fatto già promesso alla Juve, non potrà lasciare la Capitale fin quando non verrà sostituito da Milik, anch’esso tenuto in scacco da un Napoli che prova in tutte le maniere di far valere le pendenze con l’attaccante polacco. In quest’ottica, il tecnico lusitano ha schierato una formazione con Mkhitaryan “falso nove”, supportato da Pellegrini e dal neo acquisto Pedro. Il tentativo è stato quello di non dare punti di riferimento alla retroguardia gialloblù e di andare spesso al tiro (21 ad 8 in favore degli ospiti) con il fraseggio e gli scambi nello stretto, cosa che effettivamente è riuscita. Quello che è mancato, tuttavia, è stato il gol ed è evidente che senza un centravanti di riferimento tutto diventa molto più complicato. Scelta senz’altro più difficile da comprendere è stata, invece, quella di preferire adattare Cristante al centro della difesa e, di conseguenza, non puntare subito sull’ex Kumbulla (prestito oneroso a 3 milioni con obbligo di riscatto fissato a 22). Ci sarà tempo per raddrizzare la rotta, ma urgono subito certezze: se la Roma resterà a lungo un cantiere aperto, la stagione si trasformerà presto in una montagna difficile da scalare.

LE GARE DI GIORNATA – Parte subito forte il campionato del Napoli che, nel “Tardini” riempito dai primi 1.000 tifosi, supera per 2-0 il Parma “americano” affidato alla guida tecnica di Fabio Liverani. Entrambe le reti maturano nel corso della ripresa ad opera dei “soliti” Mertens e Insigne. Dopo un primo tempo avaro di emozioni, la formazione ospite effettua il cambio di marcia nel secondo tempo, grazie anche all’ingresso in campo di Osimhen (l’attaccante di origini nigeriane è stato l’acquisto più caro nella storia del club) e al conseguente cambio di modulo (dal 4-3-3 al 4-2-3-1, utilizzato dal tecnico calabrese per esaltare la velocità e la tecnica del nuovo arrivato).

Derivano, dunque, sostanzialmente dalle scelte di Gattuso i primi tre punti del Napoli. Parte ancora meglio il Genoa di Rolando Maran, che affonda per 4-1 la matricola Crotone. Nel tabellino dei marcatori entrano anche due nuovi acquisti, il terzino Zappacosta e il centrocampista di vocazione offensiva Pjaca, a dimostrazione che è stato fatto un buon lavoro da parte del ds Faggiano (ex Parma). La gara del “Ferraris” viene praticamente già chiusa nella prima frazione che termina sul 3-1 per i rossoblù liguri: a segno con Destro, Pandev (delizioso pallonetto) e Zappacosta. Nella ripresa il poker è ad opera del croato ex di Juventus e Fiorentina. Di seguito le sintesi delle partite:

PARMA-NAPOLI 0-2
(64’ Mertens, 77’ Insigne)

C’è grande attesa da parte del popolo partenopeo di vedere all’opera il funambolo Osimhen, protagonista assoluto del precampionato napoletano, ma mister Gattuso inizialmente preferisce andare sul sicuro proponendo fin dal primo minuto l’affiatata coppia Mertens-Insigne. Per lo “scugnizzo di Frattamaggiore” si tratta della 350.ma presenza in maglia azzurra. Protagonista del primo tempo è il gran caldo che frena l’esuberanza delle due compagini. Di fatto c’è ben poco da annotare nei primi 45’. Ad inizio ripresa sono i ducali a rendersi pericolosi due volte con Kucka. Chiave del match, tuttavia, diventa ben presto l’ingresso in campo del neo-acquisto nigeriano. L’ex attaccante proveniente dal Lilla, con la sua velocità apre spazi importanti in favore dei suoi compagni e a trarne vantaggio sono soprattutto Mertens ed Insigne. A sbloccarla è proprio il numero 14 belga al 64’. Il raddoppio di “Lorenzino” si celebra al 77’. Politano sfiora la terza marcatura, ma per la formazione di casa sarebbe stata una sconfitta davvero troppo severa.

GENOA-CROTONE 4-1
(6’ Destro, 9’ Pandev, 28’ Riviere, 34’ Zappacosta, 75’ Pjaca)

I “Grifone” batte il neopromosso Crotone con un perentorio 4-1, anche se in verità la truppa di mister Stroppa si fa apprezzare nel gioco più di quanto non dica il parziale. Ambientamento onorevole quello della squadra calabrese in questo nuovo debutto nella massima categoria e il risultato è decisamente più severo rispetto a quello che si vede effettivamente in campo. Ovviamente da sottolineare i punti a favore di questo Genoa: il cinismo in attacco nel concretizzare le occasioni e fare gol (cosa che nella scorsa stagione era diventato il grosso problema dei liguri).

Avvio strepitoso da parte dei padroni di casa, che già dopo soli 9’ sono sopra per 2-0: lo svarione di Mazzotta innesca Ghiglione che serve un assist al bacio per Mattia Destro; Pandev, invece, delizia i 1.000 del “Ferraris” con una palombella che beffa il portiere Cordaz. La reazione ospite non si fa attendere molto: dopo un’occasione divorata da Simy è Riviere a riportare i suoi in partita (28’). A ripristinare le debite distanze è Zappacosta con un’azione personale al 34’. La ripresa vede un Genoa in totale gestione del risultato e, anzi, sarà un altro neo acquisto, il croato ex Juventus e Fiorentina, Pjaca a calare il poker finale grazie ad un preciso diagonale (75’).

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