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Serie A

Serie A: L’Inter sorpassa la Juve, la Lazio travolge l’Udinese. Il Milan vince a Parma

Lautaro Martinez (doppietta) trascina i nerazzurri in vetta alla classifica. Un prodigioso Turati frena i bianconeri, al terzo pari stagionale. I biancocelesti ingranano la sesta di fila e consolidano la terza piazza. I rossoneri ritrovano i tre punti grazie al terzino ex Real Madrid

14^ GIORNATA, IL PUNTO – Dalla Champions al campionato, quella dell’Atalanta del Gasp è stata la settimana perfetta: se i tre punti conquistati con la Dinamo Zagabria sono serviti per tenere ancora in corsa la Dea per la qualificazione agli Ottavi della Coppa dalle grandi orecchie, il largo successo nel derby con il Brescia ha rilanciato gli orobici nella corsa verso un piazzamento nell’Europa del domani (agganciate momentaneamente al quarto posto Cagliari e Roma). Un tris, quello rifilato alle “Rondinelle” di Grosso (per lui tre sconfitte su tre da quando si è seduto sulla panchina dei lombardi), che ha ribadito ancora una volta lo strapotere tecnico e tattico dei nerazzurri (68,2% di possesso palla, 24 tiri in porta di cui 10 nello specchio), ormai entrati di diritto nell’élite del calcio italiano.

Ieri i 18 punti che dividono le due compagini in classifica si sono visti tutti: da una parte i padroni di casa con le idee molto confuse, sempre incerti sul da farsi e sempre in attesa della giocata risolutiva di Balotelli (per lui solo una sfortunata traversa), rientrato tra gli 11 titolari dopo lo stop imposto dalle scelte dettate dal giovane tecnico romano ed ex terzino Campione del Mondo 2006; dall’altra un gruppo di giocatori che hanno ormai imparato a giocare a memoria. E’ stata la partita di Pasalic e Ilicic, entrambi in rete, e di tutto il collettivo bergamasco. La sensazione è che il Brescia, in mancanza di un vero leader, sia una squadra non all’altezza del massimo campionato e che l’ultimo posto in graduatoria rispecchi pienamente il percorso fatto fino a questo momento.

Nel sabato calcistico da segnalare il blitz del Toro in casa di un Genoa sempre più in crisi. Senza il bomber Belotti (in attacco spazio all’inedita coppia Berenguer-Verdi), i granata soffrono a lungo le iniziative del “Grifone” rossoblù, bello, sfortunato e infine anche contestato (a fine gara i giocatori di Thiago Motta sono stati letteralmente respinti dalla Curva Nord e insultati per gli scarsi risultati). Agudelo e Favilli colpiscono il legno e gli ospiti siglano la rete vincente solo a un quarto d’ora dal termine grazie all’incornata di un difensore, Bremer (77’). Come dire: massimo risultato col minimo sforzo. Tant’è… si tratta dell’ennesima resurrezione di una squadra ancora troppo discontinua e al quale i tre punti servivano per risalire la china e rincorrere un piazzamento europeo.

Anche a Firenze alla squadra di casa è stato riservato lo stesso trattamento dopo l’ennesima sconfitta rimediata dalla Viola. Pioggia di fischi sono stati riservati dagli oltre 30.000 del “Franchi” soprattutto nei confronti della nuova dirigenza guidata dall’italo-americano Rocco Commisso (presente allo stadio e quasi incredulo per la contestazione…). La Fiorentina, infatti, è uscita con le ossa rotte dalla sfida contro il neo promosso Lecce (14 punti, agganciata l’Udinese, fuori dalla zona retrocessione). Si è trattato del terzo ko consecutivo per l’undici di Montella (ora fortemente a rischio esonero) che sembra aver imboccato un lungo tunnel dal quale non si riesce ad intravedere più la luce. Ancora più grave il dato che vede i toscani aver subìto due ko su tre per mano di formazioni tornate solo quest’anno nel massimo campionato (Hellas Verona e lo stesso Lecce).

La Fiorentina non vola più anche perché è rimasta senza ali: con un Chiesa ancora fuori causa – e sempre più al centro delle voci di mercato che lo vedono nei progetti futuri di Inter e Juve – e un Ribery azzoppato verso la fine della prima frazione per un intervento a tenaglia di Tachtsidis e costretto per questo ad abbandonare il terreno di gioco anzitempo (interessata la caviglia destra, i primi esami effettuati hanno riscontrato una lesione di primo/secondo grado del collaterale mediale, si prevede un lungo stop ndr), diventa ancora più complicato raggiungere risultati ambiziosi. Il gruppo di Montella è ripiombato nelle stesse difficoltà riscontrate nel finale della scorsa stagione. Ai toscani, ora, sembra mancare tutto: i giocatori di maggior qualità, una precisa identità di gioco e, appunto, le soluzioni che possano riattivare l’orgoglio Viola (quali possono essere le alternative al collaudato 3-5-2 ora che mancano gli esterni offensivi? All’ex tecnico di Siviglia e Milan l’ardua sentenza…). La svolta appare ancora molto lontana.

LE GARE DI GIORNATA – Un Sassuolo che non ti aspetti strappa il pareggio nella tana della capolista e frena la corsa dei bianconeri, reduci da 4 vittorie consecutive. Nel match dell’ora di pranzo, la Juventus incappa nel terzo pari stagionale – dopo quelli di Firenze e Lecce, è il primo al “J Stadium” – e perde la testa della classifica. Questa volta le reti di Bonucci (20’) e Cristiano Ronaldo (su rigore al 68’) non bastano alla “Vecchia Signora” per superare la squadra di De Zerbi, capace di non mollare nonostante il valore dell’avversario di turno. Sono proprio i neroverdi, anzi, a sfiorare l’impresa se solo il neo entrato Dybala (in sostituzione di un evanescente Bernardeschi dopo 9’ della ripresa) non si fosse procurato il rigore trasformato da CR7 (fallo di Romagna).

Il resto lo ha fatto il giovanissimo portiere degli emiliani, Turati, autore di alcune parate davvero miracolose e che hanno permesso al Sassuolo di uscire imbattuto dal rettangolo verde torinese. Giornata storta invece per il veterano Buffon, che prima si fa beffare dal cucchiaio di Boga e poi incappa in una vera e propria papera non degna del suo nome sulla non irresistibile conclusione di Caputo. Al di là di quello che può essere il braccio di ferro o meno a distanza tra Inter e Juve, rispetto allo scorso campionato, le partite da vincere per le grandi che vogliono ambire al titolo e alle posizioni che valgono la Champions sono molto più difficili da conquistare. Lo dimostra proprio il Sassuolo, pareggiando a Torino, e lo dimostra anche la Spal a San Siro nonostante la sconfitta finale.

Uno scatenato Lautaro Martinez, con la sua doppietta, trascina la truppa di mister Conte in vetta alla classifica, nonostante un po’ di sofferenza riscontrata nel quarto d’ora finale e probabilmente dovuta agli sforzi in Champions. Bella la rete della bandiera estense firmata da Valoti con un’azione personale, ma inutile sotto il profilo del risultato. Dopo vari tentativi, dunque, il sorpasso in testa si è concretizzato alla 14esima.

Non sbaglia neanche la Lazio di Inzaghi che travolge con un netto 3-0 la malcapitata Udinese e infila la sesta vittoria consecutiva in campionato. Ad aprire le danze è il capocannoniere Immobile che replica su rigore: con i 17 gol finora realizzati e con una media pazzesca, il bomber di Torre Annunziata può davvero mettere nel mirino le 36 reti di Higuain della stagione 2015-2016. Luis Alberto (Man of the Match dell’incontro) chiude la pratica già prima dell’intervallo (46’). Ritorna al successo anche il Milan, vittorioso nella trasferta di Parma. A decidere la partita del “Tardini”, nei minuti finali, è un difensore: il terzino di scuola Real Madrid, Theo Hernandez. Altra prova negativa di Piatek, irriconoscibile rispetto alla scorsa stagione. Queste le sintesi di tutte le gare disputate nel pomeriggio:              

INTER-SPAL 2-1
(16’ e 41’ Lautaro Martinez, 50’ Valoti)

L’Inter di Antonio Conte, grazie ad un Lautaro Martinez spietato in zona-gol, supera di misura la Spal a San Siro e scavalca in testa alla classifica la Juventus (+1). Nerazzurri in vantaggio dopo un quarto d’ora: l’attaccante argentino sfrutta l’intuizione di Brozovic che, a centrocampo, va a disturbare Valdifiori e innesca subito un contropiede che il numero 10 di Bahia Bianca chiude con un diagonale perfetto. Lo stesso Martinez si rende protagonista di una doppietta con il colpo di testa vincente su assist di Candreva al 41’ (ottavo centro in A). Nella ripresa, lo scatenato Lautaro si divora l’occasione del terzo gol. La partita si riapre dopo 5’ dall’intervallo, con un’azione personale di Valoti. Il risultato, comunque, non cambia fino al triplice fischio che sancisce la fine delle ostilità e il sorpasso interista sugli eterni rivali bianconeri.

LAZIO-UDINESE 3-0
(9’ e 36’ su rig. Immobile, 46’ Luis Alberto su rig.)

Sesta vittoria consecutiva in campionato per i biancocelesti di Simone Inzaghi. Il 3-0 ai danni dell’Udinese fa capire come la gara dell’Olimpico non ha praticamente avuto mai storia, con un’unica protagonista in campo. Il vantaggio di Immobile al 9’ e il raddoppio dello stesso capocannoniere di A al 36’ su calcio di rigore (17 gol per lui, con questa media pazzesca potrebbe addirittura superare le 36 reti di Higuain nella magica stagione napoletana 2015-2016), spianano la strada alla formazione di casa. Al termine della prima frazione trova spazio anche il penalty del definitivo 3-0 trasformato dal migliore in campo, Luis Alberto. Ripresa giocata a ritmi bassissimi, con la Lazio in facile controllo e con i friulani mai veramente pericolosi. I capitolini consolidano la terza posizione in classifica, alle spalle di Inter e Juve (30 punti).

PARMA-MILAN 0-1
(89’ Theo Hernandez)

I rossoneri meneghini s’impongono al “Tardini” solo nei minuti finali con il gol del terzino Theo Hernandez (89’). Un jolly pescato dopo una partita ricca di possesso palla milanista (70%). I ducali resistono per quasi l’intero arco del match (senza soffrire tantissimo in verità), ma la squadra di Pioli, con pazienza, riesce poi a costruire questa vittoria capitata per un pasticcio difensivo dei gialloblù. Tre punti che permettono al Milan di arrivare a quota 17 e agganciare così il Torino. Per il Parma da sottolineare la solita solidità difensiva, a parte la sola sbavatura che è costata cara. Questa volta deludono Kulusevski e Gervinho. Il ritorno nella sua città natale ha portato fortuna al tecnico milanista Pioli.

Emanuele Tocchi

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