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	<title>kop &#8211; Football-Magazine &#8211; Tutta l&#039;attualità dello sport</title>
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	<description>Tutto il calcio di Serie A, B, Champions League, Europa League e calciomercato. Le notizie su MotoGP, Formula 1. Foto e video di sport</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2015 11:46:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Klopp for the Kop &#8211; Dal Dortmund ai Reds, ecco chi è Jurgen Klopp</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/klopp-for-the-kop-dal-dortmund-ai-reds-ecco-chi-e-jurgen-klopp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 11:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Offside]]></category>
		<category><![CDATA[allenatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><strong>Prologo -</strong> Se avete avuto il privilegio di assistere a un match casalingo del Liverpool, ad Anfield, di sicuro sarà capitato anche voi; nel caso in cui, invece, non abbiate ancora avuto la possibilità di vivere quest’esperienza, beh fidatevi di chi scrive: per vissuto personale vi possiamo assicurare che qualunque sia il settore nel quale abbiate avuto la fortuna di accaparrarvi un biglietto, qualunque esso sia, il primo punto dello stadio verso il quale, una volta entrati all’interno, rivolgerete lo sguardo, attirati da una calamitante, inspiegabile forza magnetica, sarà quella tribuna con la grossa scritta bianca, LFC; una tribuna famosa in tutto il mondo, per eccellenza il cuore pulsante del tifo “red”; perchè è inutile negarlo, la KOP non è una curva come le altre; la KOP di Anfield è un posto speciale per qualsiasi appassionato di football. In fondo chi non ne ha mai sentito parlare? E chi non si è emozionato almeno un po’ ascoltando quell’inno, lo “You’ll never walk alone”, cantato a squarciagola dai tredici mila che la occupano, quella tribuna, durante le partite della loro squadra? Perchè ve ne parliamo? Beh la risposta è semplice; perchè da un paio di settimane a questa parte, quei tredicimila cantano ancora più forte, cantano ancora più convinti; ed il merito è tutto suo, di un allenatore, venuto dalla Germania, capace di risvegliare ancora una volta il ruggito di quella famosa tribuna; di stiamo parlando? Ma ovviamente, di Jürgen Klopp, il nuovo manager del Liverpool Football Club. Ma andiamo con ordine amici di Football Magazine, perchè bontà vostra, dovete lasciarci un paio di righe per spendere due parole su chi Klopp, lo ha preceduto; perchè nonostante il freddo benservito ricevuto dalla società all’indomani del fiacco pareggio con i cugini dell’Everton, Brendan Rodgers, manager del club di Anfield fino al 4 di ottobre, due parole se le merita per davvero; non fosse altro perchè il buon Brendan, se non ci fosse stato quel grottesco scivolone di Gerrard nella partita persa contro il Chelsea dell’aprile del 2014, forse, quasi certamente, sarebbe stato meritevole di un destino diverso. Le sarte del Merseyside erano già a buon punto: alcuni supporters della KOP avevano già ordinato uno stendardo tutto per lui, col suo bel faccione sopra, da sventolare prima di ogni gara tra quello di Bill Shankly e quello di Bob Paisley. Poi quella caduta del capitano, fragorosa, inattesa, dolorosissima e tutto che sfuma e va gambe all’aria. All’aria il titolo, all’aria le speranze, all’aria lo stendardo. Il calcio sa essere tanto genoroso, quanto crudele, si sa, ed è evidente che da quel momento in poi, al povero Brendan non ne è andata più una per il verso giusto: due sessioni di mercato al limite della schizofrenia, una stagione (e mezza) da dimenticare e infine l’esonero.</p>
<p><strong>Un Dottore per il Liverpool:</strong> Klopp for the KOP - Non ce ne voglia Rodgers, ma quel che si deve dire va detto: al momento del suo addio il manager nordirlandese lascia una squadra in preda a una crisi di nervi, senza prospettive, senza gioco e, peggio ancora, senza identità. Una squadra senz’ombra di dubbio malata, afflitta da una patologia incomprensibile che lascia sgomento l’accademico mondo degli esperti di calcio. Ecco dunque che dalle parti di Anfield ci si è messi a caccia di una soluzione adeguata: serviva un buon dottore, che si prendesse cura del malato Liverpool; e, neanche a farlo apposta, il mercato offriva un pezzo da novanta, un primario del calcio internazionale che non si poteva lasciarsi scappare: un luminare tedesco, con un curriculum, a dire poco, invidiabile. Da parte sua il dottor Klopp non ci ha messo poi tanto ad accettare l’incarico: qualche giorno per limare i dettagli del contratto, annuncio ufficiale e presentazione: Klopp for the Kop! Il ritornello è già da hit parade, in una città che di musica se ne intende abbastanza.</p>
<p><strong>Jürgen Klopp: bigino bibliografico</strong> - Ma chi è il “Dottor” Jürgen Klopp? I più attenti vi diranno che è uno che ama le tifoserie di un certo “spessore” (dopo il “muro giallo” del Signal Iduna Park adesso la Kop di Anfield… verrebbe da dire che scelga le squadre in base alla qualità del tifo!), uno che pratica la terapia del pressing forsennato e delle verticalizzazioni rapide e ovviamente uno che conosce a memoria quell’inno di cui parlavamo poc’anzi (lo “You’ll never walk alone” lo cantano anche i tifosi gialloneri a ogni gara casalinga). Fate i complimenti a chi vi risponderà in questa maniera, perchè tutto sommato non è andato troppo lontano dal fornirvi un ritratto più che veritiero dell’individuo in questione, anzi, ad essere onesti, non è esagerato dire che c’ha preso in pieno. Il Dottor Klopp, pardon, Jürgen Klopp prima di diventare allenatore si difendeva benissimo anche in campo. O meglio difendeva benissimo la porta del Mainz, la sua unica squadra da calciatore, in cui ha militato per 11 anni, come difensore centrale vecchio stampo, col vizio del gol; non rinnegando mai i suoi inizi da attaccante, infatti, alla fine della sua carriera potrà vantare la bellezza di 52 gol messi a segno in 337 partite giocate. Appese le scarpette al chiodo non passa molto tempo perchè Jürgen si dedichi a ciò che gli riuscirà meglio nel mondo del football, fare l’allenatore. Il primo club a dargli fiducia è proprio il suo Mainz, che nel febbraio del 2001, gli affida la guida della prima squadra, ruolo che ricoprirà, addirittura, per sette stagioni. Sette stagioni tra alti (qualificazione nel 2004 in Coppa UEFA) e bassi (retrocessione in seconda divisione nel 2007); sette stagioni, che però, lo lanciano nel grande calcio europeo e concentrano su di lui le attenzioni dei maggiori club del vecchio continente. A convincerlo a lasciare l’amata Magonza, ci riesce il Borussia Dortmund, nel 2008, all’epoca un altro paziente bisognoso delle sue cure. Reduci da un distastroso 15o posto in Bundesliga, i gialloneri scommetteno su Jürgen e vengono ripagati ben oltre le più rosee aspettative: due campionati vinti, consecutivamente nel 2011 e nel 2012, 3 Supercoppe di Germania e 2 DFB Pokal. In più una finale di Champions League, persa a Wembley contro il Bayern, che il club del WestfalenStadion non giocava da quindici anni. Una storia d’amore quella con le “vespe”, dunque, costellata da un successo dietro l’altro; almeno fino alla scorsa stagione, iniziata male, con una serie di risultati negativi e finita peggio, con la sconfitta in finale di coppa nazionale, per mano del Wolfsburg.</p>
<p>Ma tutto questo rappresenta ormai il passato: il Dottor Klopp ora ha un nuovo soggetto di cui occuparsi, questa volta lontano dalla madrepatria, in terra di Albione. L’esordio da manager del Liverpool è roba di una settimana fa, a White Hart Lane, sul campo del Tottenham; uno 0-0, senza infamia e senza lode, in cui, tuttavia, già si intravedono i primi sintomi di guarigione; d’altronde è noto che i pazienti reagiscano in maniera soggettiva alla somministrazione dei farmaci. Tempo al tempo. Nel frattempo le sarte del Merseyside sono di nuovo all’opera: la KOP potrebbe avere bisogno presto di un nuovo stendardo da sventolare… facciano pure gli scongiuri i tifosi dei Reds, ma se il buongiorno si vede dal mattino ne vedremo delle belle!</p>
<p><em><strong>PIERLUIGI DE ASCENTIIS</strong></em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/klopp-for-the-kop-dal-dortmund-ai-reds-ecco-chi-e-jurgen-klopp/">Klopp for the Kop &#8211; Dal Dortmund ai Reds, ecco chi è Jurgen Klopp</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><strong>Prologo -</strong> Se avete avuto il privilegio di assistere a un match casalingo del Liverpool, ad Anfield, di sicuro sarà capitato anche voi; nel caso in cui, invece, non abbiate ancora avuto la possibilità di vivere quest’esperienza, beh fidatevi di chi scrive: per vissuto personale vi possiamo assicurare che qualunque sia il settore nel quale abbiate avuto la fortuna di accaparrarvi un biglietto, qualunque esso sia, il primo punto dello stadio verso il quale, una volta entrati all’interno, rivolgerete lo sguardo, attirati da una calamitante, inspiegabile forza magnetica, sarà quella tribuna con la grossa scritta bianca, LFC; una tribuna famosa in tutto il mondo, per eccellenza il cuore pulsante del tifo “red”; perchè è inutile negarlo, la KOP non è una curva come le altre; la KOP di Anfield è un posto speciale per qualsiasi appassionato di football. In fondo chi non ne ha mai sentito parlare? E chi non si è emozionato almeno un po’ ascoltando quell’inno, lo “You’ll never walk alone”, cantato a squarciagola dai tredici mila che la occupano, quella tribuna, durante le partite della loro squadra? Perchè ve ne parliamo? Beh la risposta è semplice; perchè da un paio di settimane a questa parte, quei tredicimila cantano ancora più forte, cantano ancora più convinti; ed il merito è tutto suo, di un allenatore, venuto dalla Germania, capace di risvegliare ancora una volta il ruggito di quella famosa tribuna; di stiamo parlando? Ma ovviamente, di Jürgen Klopp, il nuovo manager del Liverpool Football Club. Ma andiamo con ordine amici di Football Magazine, perchè bontà vostra, dovete lasciarci un paio di righe per spendere due parole su chi Klopp, lo ha preceduto; perchè nonostante il freddo benservito ricevuto dalla società all’indomani del fiacco pareggio con i cugini dell’Everton, Brendan Rodgers, manager del club di Anfield fino al 4 di ottobre, due parole se le merita per davvero; non fosse altro perchè il buon Brendan, se non ci fosse stato quel grottesco scivolone di Gerrard nella partita persa contro il Chelsea dell’aprile del 2014, forse, quasi certamente, sarebbe stato meritevole di un destino diverso. Le sarte del Merseyside erano già a buon punto: alcuni supporters della KOP avevano già ordinato uno stendardo tutto per lui, col suo bel faccione sopra, da sventolare prima di ogni gara tra quello di Bill Shankly e quello di Bob Paisley. Poi quella caduta del capitano, fragorosa, inattesa, dolorosissima e tutto che sfuma e va gambe all’aria. All’aria il titolo, all’aria le speranze, all’aria lo stendardo. Il calcio sa essere tanto genoroso, quanto crudele, si sa, ed è evidente che da quel momento in poi, al povero Brendan non ne è andata più una per il verso giusto: due sessioni di mercato al limite della schizofrenia, una stagione (e mezza) da dimenticare e infine l’esonero.

<strong>Un Dottore per il Liverpool:</strong> Klopp for the KOP - Non ce ne voglia Rodgers, ma quel che si deve dire va detto: al momento del suo addio il manager nordirlandese lascia una squadra in preda a una crisi di nervi, senza prospettive, senza gioco e, peggio ancora, senza identità. Una squadra senz’ombra di dubbio malata, afflitta da una patologia incomprensibile che lascia sgomento l’accademico mondo degli esperti di calcio. Ecco dunque che dalle parti di Anfield ci si è messi a caccia di una soluzione adeguata: serviva un buon dottore, che si prendesse cura del malato Liverpool; e, neanche a farlo apposta, il mercato offriva un pezzo da novanta, un primario del calcio internazionale che non si poteva lasciarsi scappare: un luminare tedesco, con un curriculum, a dire poco, invidiabile. Da parte sua il dottor Klopp non ci ha messo poi tanto ad accettare l’incarico: qualche giorno per limare i dettagli del contratto, annuncio ufficiale e presentazione: Klopp for the Kop! Il ritornello è già da hit parade, in una città che di musica se ne intende abbastanza.

<strong>Jürgen Klopp: bigino bibliografico</strong> - Ma chi è il “Dottor” Jürgen Klopp? I più attenti vi diranno che è uno che ama le tifoserie di un certo “spessore” (dopo il “muro giallo” del Signal Iduna Park adesso la Kop di Anfield… verrebbe da dire che scelga le squadre in base alla qualità del tifo!), uno che pratica la terapia del pressing forsennato e delle verticalizzazioni rapide e ovviamente uno che conosce a memoria quell’inno di cui parlavamo poc’anzi (lo “You’ll never walk alone” lo cantano anche i tifosi gialloneri a ogni gara casalinga). Fate i complimenti a chi vi risponderà in questa maniera, perchè tutto sommato non è andato troppo lontano dal fornirvi un ritratto più che veritiero dell’individuo in questione, anzi, ad essere onesti, non è esagerato dire che c’ha preso in pieno. Il Dottor Klopp, pardon, Jürgen Klopp prima di diventare allenatore si difendeva benissimo anche in campo. O meglio difendeva benissimo la porta del Mainz, la sua unica squadra da calciatore, in cui ha militato per 11 anni, come difensore centrale vecchio stampo, col vizio del gol; non rinnegando mai i suoi inizi da attaccante, infatti, alla fine della sua carriera potrà vantare la bellezza di 52 gol messi a segno in 337 partite giocate. Appese le scarpette al chiodo non passa molto tempo perchè Jürgen si dedichi a ciò che gli riuscirà meglio nel mondo del football, fare l’allenatore. Il primo club a dargli fiducia è proprio il suo Mainz, che nel febbraio del 2001, gli affida la guida della prima squadra, ruolo che ricoprirà, addirittura, per sette stagioni. Sette stagioni tra alti (qualificazione nel 2004 in Coppa UEFA) e bassi (retrocessione in seconda divisione nel 2007); sette stagioni, che però, lo lanciano nel grande calcio europeo e concentrano su di lui le attenzioni dei maggiori club del vecchio continente. A convincerlo a lasciare l’amata Magonza, ci riesce il Borussia Dortmund, nel 2008, all’epoca un altro paziente bisognoso delle sue cure. Reduci da un distastroso 15o posto in Bundesliga, i gialloneri scommetteno su Jürgen e vengono ripagati ben oltre le più rosee aspettative: due campionati vinti, consecutivamente nel 2011 e nel 2012, 3 Supercoppe di Germania e 2 DFB Pokal. In più una finale di Champions League, persa a Wembley contro il Bayern, che il club del WestfalenStadion non giocava da quindici anni. Una storia d’amore quella con le “vespe”, dunque, costellata da un successo dietro l’altro; almeno fino alla scorsa stagione, iniziata male, con una serie di risultati negativi e finita peggio, con la sconfitta in finale di coppa nazionale, per mano del Wolfsburg.

Ma tutto questo rappresenta ormai il passato: il Dottor Klopp ora ha un nuovo soggetto di cui occuparsi, questa volta lontano dalla madrepatria, in terra di Albione. L’esordio da manager del Liverpool è roba di una settimana fa, a White Hart Lane, sul campo del Tottenham; uno 0-0, senza infamia e senza lode, in cui, tuttavia, già si intravedono i primi sintomi di guarigione; d’altronde è noto che i pazienti reagiscano in maniera soggettiva alla somministrazione dei farmaci. Tempo al tempo. Nel frattempo le sarte del Merseyside sono di nuovo all’opera: la KOP potrebbe avere bisogno presto di un nuovo stendardo da sventolare… facciano pure gli scongiuri i tifosi dei Reds, ma se il buongiorno si vede dal mattino ne vedremo delle belle!

<em><strong>PIERLUIGI DE ASCENTIIS</strong></em><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/klopp-for-the-kop-dal-dortmund-ai-reds-ecco-chi-e-jurgen-klopp/">Klopp for the Kop &#8211; Dal Dortmund ai Reds, ecco chi è Jurgen Klopp</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<title>Il cuore di Gerrard&#8230;il sogno della Kop</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/il-cuore-di-gerrard-il-sogno-della-kop/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 14:26:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio Estero]]></category>
		<category><![CDATA[gerrard]]></category>
		<category><![CDATA[kop]]></category>
		<category><![CDATA[liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[premier league]]></category>
		<category><![CDATA[slide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>di Raniero <strong>MERCURI</strong> | 15 aprile 2014</p>
<p><i>L’incredibile rush finale per il titolo in Premier regala una domenica da brividi forti ad Anfield, dove i “reds” s’impongono per tre a due sul City di Pellegrini, al termine di una gara meravigliosa. Decide Coutinho (ex Inter) al 77’ con un destro imprendibile. Al termine è festa grande sotto la Kop, tutti intorno ad un commosso Gerrard, che arringa i suoi con l’infinito carisma di un capitano.</i></p>
<p>Ventiquattro anni. Tanto è passato dall’ultima volta che i rossi di Liverpool hanno potuto ammirare dall’alto tutte le rivali a fine stagione. Era il titolo numero diciotto. I “reds” di mister Kenny Dalglish, dell’estremo difensore Bruce Grobbelaar (ricordato alle nostre latitudini per il famoso “balletto” durante i rigori della finale di Coppa dei Campioni disputata contro la Roma nel maggio dell’84), di McMahon e del bomber Barnes. E di Ian Rush. Si proprio lui, il campione gallese che segnò un’epoca a suon di golsulle rive del Mersey. Indimenticabile l’aneddoto, ormai leggendario, che rende al meglio l’idea di quanto fosse grande tra i tifosi la passione per il centravanti gallese, che a volte varcava quasi i confini dell’“ossessione”: Chiesa nel cuore della città, su un muro adiacente campeggia in bella mostra la dicitura “Dio salva”, e fin qui nulla da eccepire. Poco più sotto una scritta… ”…e Rush segna su respinta”. Non serve aggiungere altro.</p>
<p>Ora quel sogno sembra tornare più vivo che mai dalle parti di Anfield, quando mancano soli quattro giri di giostra ai titoli di coda di una Premier fantastica, che quasi ci vergognamo a paragonarla alla nostra decadente Serie A. Ammettiamolo, domenica scorsa il telecomando sapeva già da solo su che canale posizionarsi poco prima delle ore quindici; forse un minimo dubbio ci sarà venuto, perché no: Napoli-Lazio? Sampdoria-Inter? Si, forse qualche secondo di titubanza lo abbiamo avuto. Giusto una manciata di secondi però. E’ bastato vedere le prime immagini di un Anfield stracolmo e festante sotto le struggenti note dell’eterno “You’llneverwalk alone”, cantato a squarciagola dalla Kop per fugare ogni residuo dubbio.</p>
<p>Scelta ripagata: Liverpool e City danno vita ad uno spettacolo avvincente, ricco di gol, magie e colpi di scena. Pronti via e il Liverpool è scatenato, prima un guizzo dell’indemoniato Sterling, poi un colpo di testa di Skrteldagli sviluppi di un corner, portano i padroni di casa sul due a zero tra il delirio. Partita chiusa direste. Macchè. Il City scialbo ed impalpabile della prima frazione di gara cede il posto ad un undici evidentemente rivitalizzato nell’intervallo da Pellegrini. Dentro Milner, fuori JesusNavas, ed è proprio un’incursione in areadell’ala destra inglese a riaccendere le speranze dei “citizens”, tap-in di Silva e uno a due. Da questo momento gli ospiti spingono forte, costringendo l’ottimo Mignolet agli straordinari. Al 63’ è ancora Silva a scatenare il panico davanti il portiere belga, tocco dentro e Johnson la devia dalla parte sbagliata per il classico degli autogol. E’ due a due. Cala il gelo sulla Kop. Ma il destino evidentemente ha deciso che diciotto anni sono troppi per smettere di sognare così presto. E quando ormai il pari sembra il giusto epilogo ad una partita combattuta, ecco che Coutinho trova il jolly: tiro di prima intenzione, coordinazione ai limiti della perfezione e palla all’angolino alla sinistra di Hart, vanamente proteso in volo. Tre a due e gioia irrefrenabile sulle tribune (e poi ci si chiede perché la gente ami così tanto questo sport: c’è qualcosa di più bello di un abbraccio nei secondi appena seguenti un gol così importante?).</p>
<p>Fischio finale. Scena madre: Gerrard visibilmente commosso va a complimentarsi coni compagni di squadra, poi, dirigendosi tutti insieme verso la Kop, si fermano, si mettono in cerchio abbracciati intorno al loro capitano e ascoltano il suo monologo, le sue parole, la sua carica. Quelle di un autentico leader che invita con orgoglio i compagni ad un ultimo sforzo, a completare in trionfo una stagione finora superba e allo stesso tempo sorprendente, quasi miracolosa.</p>
<p>Inoltre, la gara col City assumeva un’importanza ancora maggiore non solo per i tifosi del Liverpool ma per tutti gli sportivi. Si commemorava, a venticinque anni di distanza, la tremenda tragedia dell’HillsboroughStadium di Sheffield, dove il 15 aprile del 1989, in occasione della semifinale di FA Cup tra Nottingham Forest e Liverpool, novantasei tifosi dei “reds” persero la vita a seguito di inadempienze da parte della polizia. Steve Gerrardin quel maledetto giorno perse il cugino, come lui ancora bambino. Le lacrime di domenica assumono così per il capitano di mille battaglie un valore ancora più intenso e profondo, la dedica scontata.</p>
<p>Chissà se toccherà proprio a lui siglare il gol che vale un sogno, magari sotto la Kop. Già, pensate: tira Suarez, para il portiere. E Gerrard segna su respinta. Come ride Ian Rush.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/il-cuore-di-gerrard-il-sogno-della-kop/">Il cuore di Gerrard&#8230;il sogno della Kop</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>di Raniero <strong>MERCURI</strong> | 15 aprile 2014

<i>L’incredibile rush finale per il titolo in Premier regala una domenica da brividi forti ad Anfield, dove i “reds” s’impongono per tre a due sul City di Pellegrini, al termine di una gara meravigliosa. Decide Coutinho (ex Inter) al 77’ con un destro imprendibile. Al termine è festa grande sotto la Kop, tutti intorno ad un commosso Gerrard, che arringa i suoi con l’infinito carisma di un capitano.</i>

Ventiquattro anni. Tanto è passato dall’ultima volta che i rossi di Liverpool hanno potuto ammirare dall’alto tutte le rivali a fine stagione. Era il titolo numero diciotto. I “reds” di mister Kenny Dalglish, dell’estremo difensore Bruce Grobbelaar (ricordato alle nostre latitudini per il famoso “balletto” durante i rigori della finale di Coppa dei Campioni disputata contro la Roma nel maggio dell’84), di McMahon e del bomber Barnes. E di Ian Rush. Si proprio lui, il campione gallese che segnò un’epoca a suon di golsulle rive del Mersey. Indimenticabile l’aneddoto, ormai leggendario, che rende al meglio l’idea di quanto fosse grande tra i tifosi la passione per il centravanti gallese, che a volte varcava quasi i confini dell’“ossessione”: Chiesa nel cuore della città, su un muro adiacente campeggia in bella mostra la dicitura “Dio salva”, e fin qui nulla da eccepire. Poco più sotto una scritta… ”…e Rush segna su respinta”. Non serve aggiungere altro.

Ora quel sogno sembra tornare più vivo che mai dalle parti di Anfield, quando mancano soli quattro giri di giostra ai titoli di coda di una Premier fantastica, che quasi ci vergognamo a paragonarla alla nostra decadente Serie A. Ammettiamolo, domenica scorsa il telecomando sapeva già da solo su che canale posizionarsi poco prima delle ore quindici; forse un minimo dubbio ci sarà venuto, perché no: Napoli-Lazio? Sampdoria-Inter? Si, forse qualche secondo di titubanza lo abbiamo avuto. Giusto una manciata di secondi però. E’ bastato vedere le prime immagini di un Anfield stracolmo e festante sotto le struggenti note dell’eterno “You’llneverwalk alone”, cantato a squarciagola dalla Kop per fugare ogni residuo dubbio.

Scelta ripagata: Liverpool e City danno vita ad uno spettacolo avvincente, ricco di gol, magie e colpi di scena. Pronti via e il Liverpool è scatenato, prima un guizzo dell’indemoniato Sterling, poi un colpo di testa di Skrteldagli sviluppi di un corner, portano i padroni di casa sul due a zero tra il delirio. Partita chiusa direste. Macchè. Il City scialbo ed impalpabile della prima frazione di gara cede il posto ad un undici evidentemente rivitalizzato nell’intervallo da Pellegrini. Dentro Milner, fuori JesusNavas, ed è proprio un’incursione in areadell’ala destra inglese a riaccendere le speranze dei “citizens”, tap-in di Silva e uno a due. Da questo momento gli ospiti spingono forte, costringendo l’ottimo Mignolet agli straordinari. Al 63’ è ancora Silva a scatenare il panico davanti il portiere belga, tocco dentro e Johnson la devia dalla parte sbagliata per il classico degli autogol. E’ due a due. Cala il gelo sulla Kop. Ma il destino evidentemente ha deciso che diciotto anni sono troppi per smettere di sognare così presto. E quando ormai il pari sembra il giusto epilogo ad una partita combattuta, ecco che Coutinho trova il jolly: tiro di prima intenzione, coordinazione ai limiti della perfezione e palla all’angolino alla sinistra di Hart, vanamente proteso in volo. Tre a due e gioia irrefrenabile sulle tribune (e poi ci si chiede perché la gente ami così tanto questo sport: c’è qualcosa di più bello di un abbraccio nei secondi appena seguenti un gol così importante?).

Fischio finale. Scena madre: Gerrard visibilmente commosso va a complimentarsi coni compagni di squadra, poi, dirigendosi tutti insieme verso la Kop, si fermano, si mettono in cerchio abbracciati intorno al loro capitano e ascoltano il suo monologo, le sue parole, la sua carica. Quelle di un autentico leader che invita con orgoglio i compagni ad un ultimo sforzo, a completare in trionfo una stagione finora superba e allo stesso tempo sorprendente, quasi miracolosa.

Inoltre, la gara col City assumeva un’importanza ancora maggiore non solo per i tifosi del Liverpool ma per tutti gli sportivi. Si commemorava, a venticinque anni di distanza, la tremenda tragedia dell’HillsboroughStadium di Sheffield, dove il 15 aprile del 1989, in occasione della semifinale di FA Cup tra Nottingham Forest e Liverpool, novantasei tifosi dei “reds” persero la vita a seguito di inadempienze da parte della polizia. Steve Gerrardin quel maledetto giorno perse il cugino, come lui ancora bambino. Le lacrime di domenica assumono così per il capitano di mille battaglie un valore ancora più intenso e profondo, la dedica scontata.

Chissà se toccherà proprio a lui siglare il gol che vale un sogno, magari sotto la Kop. Già, pensate: tira Suarez, para il portiere. E Gerrard segna su respinta. Come ride Ian Rush.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/il-cuore-di-gerrard-il-sogno-della-kop/">Il cuore di Gerrard&#8230;il sogno della Kop</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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