Ufficiale: Domenico Tedesco è il nuovo allenatore del Bologna

Staffetta Italiano-Tedesco a Bologna: dal “cuore italiano” di Vincenzo al “cervello tedesco” di Domenico

DUSSELDORF, GERMANY - JULY 01: Domenico Tedesco, Head Coach of Belgium, gestures during the UEFA EURO 2024 round of 16 match between France and Belgium at D?sseldorf Arena on July 01, 2024 in Dusseldorf, Germany. (Photo by Michael Regan - UEFA/UEFA via Getty Images)

Il gioco di parole perfetto era già stato servito, ora è ufficiale: il Bologna chiude un ciclo e ne ufficializza un altro. Dopo Vincenzo Italiano, nato in Germania e cresciuto in Italia, arriva Domenico Tedesco, nato in Italia e formatosi da paisà. Nato a Rossano Calabro nel 1985 ma cresciuto in Germania, ex ingegnere in Mercedes con l’hobby della panchina, Tedesco rappresenta una staffetta ideale: italiano di origine, tedesco di formazione (ma la gag spontanea nel paese teutonico va spiegata), giramondo di esperienza. Troppo appetibile per il diesse Sartori, scelta inevitabile. Battuta la concorrenza di Di Francesco, contratto biennale con opzione per il rinnovo. Un passaggio di testimone perfetto per il calcio moderno: dall’italiano passionale e tatticamente raffinato al tedesco pragmatico, analitico e vincente.

Chi è Domenico Tedesco: la carriera di un overachiever

A 40 anni Tedesco debutta in Serie A con un bagaglio già ricchissimo. Non ha mai giocato a livelli alti, ma ha costruito tutto con studio, laurea in ingegneria e una passione ossessiva per il gioco.

Dopo essersi formato nelle giovanili di Stoccarda e Hoffenheim, muove i primi passi importanti nello Schalke 04: a soli 32 anni prende una squadra in crisi e la porta al secondo posto in Bundesliga, mostrando subito doti da motivatore e gestore di spogliatoio. Tenta poi la fortuna sfidando l’inverno russo, sulla panchina dello Spartak Mosca, dove ottiene un pregevole secondo posto nella stagione 2020-21. Poi il salto di qualità con il RB Lipsia, dove nel 2022 conquista la Coppa di Germania (la prima della storia del club) e arriva in semifinale di Europa League.

In seguito tenta la strada delle nazionali come CT del Belgio (qualificazione perfetta a Euro 2024, deve arrendersi proprio all’Italia in Nations League), e infine il Fenerbahçe, dove ha vinto la Supercoppa turca nel 2026 battendo il Galatasaray nel derby. Ora il ritorno “a casa” in Italia, con un contratto fino al 2028.

Lo stile di Tedesco: intensità, flessibilità e controllo dello spazio

Tedesco è un uomo di mondo, non è cresciuto a Coverciano (in questo delicato momento per il calcio italiano, evidentemente viene considerato un plus). Il suo calcio è ibrido, pragmatico e adattivo. Predilige strutture con tre difensori (3-4-2-1 o 3-5-2) che garantiscono una solida “rest-defence” (protezione in transizione negativa), permettendo alle ali e ai quinti di spingere alti.

In possesso: occupa bene i mezzi spazi, usa rotazioni tra interni e quinti, combina con il terzo uomo e cerca velocità nelle verticalizzazioni. Ama squadre che controllano il gioco ma sono pronte a ripartire.

Senza palla: pressing regolato in altezza (alto, medio o basso a seconda dell’avversario), contro-pressing immediato per saltare addosso al portatore. Non è un “tiki-taka” fine a sé stesso, ma un calcio concreto che “divide bene lo spazio”, come dice lui stesso, paragonandolo a un pugile che non abbassa mai la guardia.

È anche un grande comunicatore: carismatico, parla sei lingue, ascolta i giocatori, li coinvolge nelle scelte e sa motivarli. I suoi ex (da Schalke a Lipsia) lo descrivono come un allenatore che fa sentire ognuno importante, trasformando frustrazioni in energia positiva attraverso analisi video e lavoro individuale. E naturalmente, adora mangiare le tagliatelle e la musica di Lucio Dalla, il che lo ha aiutato a fiondarsi senza pensarci troppo a Casteldebole per iniziare la nuova avventura.

Il Bologna di Italiano era una squadra verticale, aggressiva e coraggiosa. Tedesco manterrà probabilmente l’intensità ma aggiungerà maggiore struttura difensiva in transizione e flessibilità tattica. Con una rosa che mescola giovani di talento ed elementi esperti (in attesa del mercato, il totem difensivo Lucumì andrà via e vi sono altre situazioni da sbrogliare), il suo profilo da “overachiever” (ha sempre ottenuto più del previsto) sembra cucito addosso al progetto rossoblù: ambizioso ma concreto, con l’obiettivo di stabilizzarsi in zona europea. Italiano ha lasciato un’eredità importante; Tedesco ha le qualità per farla crescere. La staffetta italo-tedesca è scattata: ora tocca al campo dire se sarà vincente.

 

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Redazione

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