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Vlahovic sta diventando grande

Dusan Vlahovic, numero 9 e terminale offensivo della Fiorentina di Cesare Prandelli, sta diventando grande e si sta caricando sulle spalle il triste andamento stagionale della squadra viola a suon di goal e di prestazioni rabbiose: tanto carattere ma anche tanta qualità, per un attaccante classe 2000 che dopo un inizio di carriera interlocutorio sta ora dimostrando di avere le carte giuste per esplodere.

L’attaccante serbo, portato nella Primavera della Fiorentina da Pantaleo Corvino nel 2018, in questa stagione ha già realizzato sei goal in Serie A, cinque nelle ultime sei partite, da quando Cesare Prandelli ha messo stabilmente il centravanti come titolare del proprio undici: la Fiorentina è ancora una squadra altamente convalescente, come dimostrano le scommesse sportive che ancora indicano una salvezza difficoltosa per il club toscano, ma sta trovando in Vlahovic una delle certezze cui aggrapparsi per uscire a suon di risultati dall’aurea mediocritas in cui riversa da troppo tempo.


Dopo aver esordito nella stagione 2018\19 in Serie A con dieci presenze e zero goal, la stagione successiva sembrava poter essere quella giusta per attendersi l’esplosione del classe 2000, che seppur ancora a secco di goal aveva dimostrato scampoli di grande classe nelle prime apparizioni nel massimo campionato italiano. La stagione 2019\20 non ha invece rispettato le attese, semplicemente perchè la stessa Fiorentina ha avuto un andamento assai altalenante e insufficiente: le prime diciassette partite di A regalano ben otto sconfitte alla squadra di Vincenzo Montella, che viene sostituito da Beppe Iachini, sotto la cui gestione la situazione non cambia di certo, ma quantomeno la Fiorentina riesce a conquistare una salvezza in maniera abbastanza tranquilla. Vlahovic chiude il bottino stagionale con trenta presenze e sei reti: poche per un attaccante partito spesso da titolare, alternandosi con Cutrone.

L’alternanza con gli altri attaccanti in rosa prosegue anche all’inizio della stagione in corso: una partita lui, una partita Kouamè. I risultati della Fiorentina però non migliorano, per giunta dopo una campagna estiva che ha visto ingenti investimenti da parte del club di Rocco Commisso (Amrabat, Martinez Quarta, Kouamè, Callejon): dopo poche partite, l’aridità tecnica che la squadra mostra nonostante un tasso qualitativo sulla carta non indifferente suggerisce un nuovo cambio in panchina, da Beppe Iachini a Cesare Prandelli.

 

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Con l’ex tecnico della Nazionale non migliorano granché: eccezion fatta per la vittoria episodica ottenuta sul terreno della Juventus, la Fiorentina sta continuando a faticare in termini di risultati e soprattutto in termini di produzione di gioco. Ribery sta mostrando il proprio valore a sprazzi, Castrovilli non ha ancora la maturità per caricarsi sulle spalle la squadra, e il resto dei giocatori non riescono a fare la differenza nelle varie fasi di gioco. In questa desolazione, ecco che Prandelli ha rispolverato Vlahovic con continuità: una mossa che sta funzionando, con il centravanti serbo che dopo il goal contro il Sassuolo a metà dicembre non si è più fermato. A suon di goal e prestazioni, e a dispetto di un età ancora giovane, Dusan si è incaricato di trascinare la Fiorentina fuori dalle sabbie mobili.

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