Serie A, il regno dell’equilibrio. Altrove è già tutto scritto

di Andrea Rescalli

Inghilterra; Guardiola e il suo City hanno già archiviato la pratica Premier, lo United di José dista 13 lunghezze e a meno di eventi extra terreni, del tipo che dei marziani decidano di invadere la Gran Bretagna per schierarsi al fianco dei diavoli rossi, la faccenda Premier League sembra chiara e ad appannaggio di Aguero e Co. La terza (Liverpool) e la quarta (Chelsea) della classe sono rispettivamente a 18 e 19 punti di distanza; siamo a febbraio e la lotta per il campionato non esiste difatti più (se mai è esistita).
Germania; l’esonero per sfizio di Carletto Ancelotti non ha mutato il ritornello che da anni risuona in Bundesliga, il Bayern Monaco reduce dal successo esterno contro il Mainz, veleggia incontrastato verso l’ennesimo successo tricolore, 18 punti lo separano dall’inseguitrice, se di inseguitrice si può parlare, che per la cronaca è il Bayer Leverkusen, 35 punti, gli stessi del Milan (ottavo in serie A). Per Heynckes si prospettano tanti fruttuosi allenamenti per la Champions League da qui in avanti.

Spagna; 9 punti di vantaggio per il Barcellona sull’ostinato e costante Atletico Madrid, l’ultimo mezzo passo falso dei blaugrana nel derby con l’Espanyol ha permesso a Simeone di “accorciare” ma il gap è ancora ampio, difficile immaginare altri stop da parte del Barca, che non ha ancora perso una gara da inizio stagione, 9 lunghezze sono 3 sconfitte e aldilà della matematica speranza, anche la Liga spagnola appare in ghiaccio o quanto meno vicina al frigorifero. Valencia e soprattutto il Real hanno abdicato da diverse giornate e lo strapotere di Messi e Suarez sembra offrire poche chance di rientro per le concorrenti. Altro sipario da calare con largo, larghissimo anticipo.

Francia; Per quello che è lo scarto tecnico e di monte ingaggi tra Paris Saint-Germain e il resto della Ligue1, è già tanto che la seconda in classifica, il Marsiglia, sia a “soli” 11 punti. Il destino di questo campionato era già scritto ad agosto ma per rispetto dei partecipanti e soprattutto dei tifosi francesi, è stato giusto voler certificare il tutto dando il via al torneo. Il PSG ha già incassato, virtualmente, il campionato, nonostante 2 sconfitte e 2 pareggi è al primo posto e potrà passare una primavera in solitaria senza eccessivi affanni, Cavani e Neymar potranno inseguire record nella classifica marcatori e pensare all’Europa, vero obbiettivo della dirigenza parigina.

Olanda; anche in Eredivisie è scattata la fuga del PSV, avanti 7 punti sugli storici rivali dell’Ajax, il margine è meno clamoroso dei restanti esempi ma è comunque più che solido e per una formazione esperta come quella di Cocu, non difficile da proteggere e mantenere fino a maggio; campionato indirizzato, possiamo dire.

Questi, i 5 campionati europei più blasonati e mediaticamente di spicco, al cui appello manca la nostra Serie A. Già, la bistrattatissima Serie A, povera di veri campioni, noiosa, non spettacolare e chi più ne ha più ne metta, ma che grazie a Napoli e Juventus, 60 e 59 punti, mantiene vivo e incerto l’esito finale, fino a prova contraria. È vero, negli ultimi anni il nostro torneo ha sofferto un calo di spettatori e in particolare di estimatori a livello europeo, frutto di un mero aspetto economico, vedi la crisi delle milanesi, il dominio della Juventus e il conseguente gap con le cosiddette piccole. Oggi però, bisogna discutere e fare i conti con un dato di fatto: che emerge sonoramente da un semplice sguardo alle classifiche sopra menzionate; l’unico campionato ancora in discussione, quindi ancora competitivo, è quello italiano. Com’è questa storia? Fatto cento che il divario tecnico tra le BIG e le più scarse, passatemi il termine, è un fenomeno inevitabile e presente in tutte le leghe, visto che Benevento e Crotone ci sono anche in Spagna: Las Palmas e Malaga, ci sono anche in Inghilterra: West Bromwich e Stoke City e via dicendo, il focus va necessariamente puntato su quanto invece sia equilibrata la bagarre in alta classifica, è qui che si gioca la vera discriminante sull’interesse che può suscitare o meno un campionato. A questo giro di giostra, l’unico torneo ancora in bilico e che meriterebbe uno sguardo più attento, perché ancora non già, praticamente, dal risultato certo, è proprio quello nostrano. Napoli e Juve stanno marciando ai ritmi di Barcellona, City e Bayern e lo stanno facendo a braccetto, le scommesse sono ancora aperte.

L’annoso luogo comune sulla scarsa spettacolarità del nostro campionato, oltre ad aver stancato, è oggettivamente ingiusto. Va detto sicuramente che, rispetto ai primi anni duemila, il parco dei top player nella nostra serie si è ridimensionato, principalmente per ragioni economiche, le nostre società non hanno i quattrini su cui i nostri vicini europei possono invece contare; in Inghilterra, per fare un esempio su tutti, le prime 6 della classifica hanno proprietà molto più ricche rispetto alle nostre corrispettive prime sei; vi è poi un discorso di strutture di proprietà, stadi, sponsor e di conseguenza di ingresso di liquidità maggiore, la parentesi sarebbe troppo ampia ma il concetto è risaputo: nel nostro calcio in pochi, specialmente imprenditori italiani, scelgono di “buttarci” soldi e chi da fuori decide di farlo, non ci va poi così pesante (vedi i cinesi di Inter e Milan).

Tutto questo è fattuale. Ma se parliamo di spettacolarità, passione e prestigio il nostro campionato non è, non è stato e non sarà mai secondo a nessuno. Tatticamente punto di riferimento stabile per gli addetti ai lavori, allenatori e calciatori, stracolmo di avvicendamenti e sfide cittadine dal sapore storico inimitabile e seppur con minor frequenza, meta di giocatori di livello internazionale. Le ultime tre finali di Champions League hanno visto una nostra squadra protagonista per 2 volte e una certa Atalanta ha dispensato lezioni di calcio a Londra e a Lione nel girone di Europa League, per non parlare della Lazio di Simone Inzaghi, reduce da annate di assoluto livello, anche e specialmente a livello europeo. Possono dirci che è un torneo difficile, tosto, dove nessuna formazione ti regala niente (tutti aspetti positivi tra l’altro) ma non che manchi lo spettacolo.

Se la bellezza di un campionato è data da quanto questo sia combattuto ed equilibrato, a mio parere si, allora 1 + 1 fa due, la Serie A fino ad oggi è il torneo più bello e interessante, la cui sorte è ancora da scoprire, attraverso partite all’italiana, magari sorbendosi qualche bel catenaccio, sicuramente grandi giocate, che saranno non solo belle ma soprattutto decisive. Perché in fin dei conti aveva ragione Abatantuono: “Qua’è il campionato più bello del mondo? se non quello italiano…”

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