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	<title>Grandi Storie &#8211; Football-Magazine &#8211; Tutta l&#039;attualità dello sport</title>
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	<description>Tutto il calcio di Serie A, B, Champions League, Europa League e calciomercato. Le notizie su MotoGP, Formula 1. Foto e video di sport</description>
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	<title>Grandi Storie &#8211; Football-Magazine &#8211; Tutta l&#039;attualità dello sport</title>
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		<title>Grandi Storie &#8211; Lo Sheffield F.C</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-lo-sheffield-wednesday-f-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2018 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<category><![CDATA[ultime1]]></category>
		<category><![CDATA[Hillsborough]]></category>
		<category><![CDATA[Milan Mandarić]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><span id="more-16712"></span></p>
<p>Sheffield è famosa nel mondo per essere la città dell’acciaio, luogo simbolo della Rivoluzione Industriale, sede delle brulicanti fabbriche che in quel periodo diedero alla luce innovazioni straordinarie come l’acciaio inossidabile e il crogiolo. Fatta questa doverosa premessa, ci si aspetterebbe sulla carta una città grigia, piena zeppa di capannoni e stabilimenti dai fumosi comignoli, e invece no, cari amici di FM, perché Sheffield, che sorge nella valle del fiume Don e dei suoi affluenti, è addirittura la città europea col più alto rapporto di alberi rispetto alle persone. Non è dunque un caso che una città che possiede tre quarti del suo territorio ricoperti di spazi verdi, parchi, boschi, giardini fosse particolarmente predisposta per ospitare dei campi da calcio! “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio” dice Jorge Luis Borges; la storia del calcio, quello giocato tra due squadre su un rettangolo verde con un pallone di cuoio dalle vistose cucitore inizia, però, sul serio, nel 1857, quando Nathaniel Creswick e William Prest danno vita al primo Club della Storia: lo Sheffield Football Club! Nulla ha a che vedere lo Sheffield FC con i più conosciuti, almeno dagli appassionati contemporanei, Sheffield Wednesday e Sheffield United; il club fondato da Creswick e Prest, che qualche tempo dopo scriveranno le celeberrime Sheffield Rules, le regole del gioco del calcio, diventa membro della neonata Football Association nel 1863, quando le Sheffield Rules vengono integrate con alcune, fondamentali, specifiche tecniche, le più celebre delle quali sono sicuramente il perfezionamento dell’off side, la regola del fuorigioco e l’introduzione della traversa di legno tra i due pali.</p>
<p>La vita del sodalizio scorre serena fino ad un evento che ne decreta l’inizio del crepuscolo: siamo nell’estate del 1885 quando nel mondo del football viene introdotto il professionismo. I club dilettantistici di Sheffield, lo Sheffield FC, ma anche l’Hallam FC, sodalizio nato qualche anno dopo lo Sheffield e suo grande rivale all’epoca, non riescono a sostenere la concorrenza delle squadre pro, come l’Aston Villa di Birmingham o il Forest e il County di Nottingham. La soluzione, comunque, non tarda ad arrivare e, proprio su suggerimento del club di Creswick e Prest, la Football Association crea la FA Amateur Cup, manifestazione che lo Sheffield vince nel 1904, battendo nella finale giocata al Valley Parade di Bradford, l’Ealing. È questo l’unico successo nella storia dei granata che torneranno a giocare una finale solo nel 1977, nel FA Vase, a Wembley contro il Billericay, perdendo per due reti a una. Nel 2007, lo Sheffield FC ha festeggiato il suo 150° anniversario, con una amichevole giocata contro l’Inter alla presenza, nientemeno che di Pelè; oggi il Club gioca nella Northern Premier League, settimo livello della piramide calcistica inglese, disputando le sue gare interne nell’iconico Coach and Horses Ground, impianto da 2.089 posti, di cui 250 a sedere.<br />
Il nostro grande viaggio tra le Grandi Storie del football, dunque, non poteva che incominciare da qui, perché se è vero che la storia del calcio ricomincia ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa, se a Sheffield 160 anni fa non fosse nato lo Sheffield Football Club, il bimbo di cui sopra sarebbe solo un maleducato scansafatiche anziché un simbolo supremo di passione e meraviglia.</p>
<p><strong>Palmarès</strong><br />
1 FA Amateur Cup<br />
(1903-04)<br />
1 Yorkshire League Cup<br />
(1977-78)<br />
2 Northern Counties East League Cup<br />
(2000-01; 2004-05)<br />
5 Sheffield & Hallamshire Senior Cup<br />
(1993–94, 2004–05, 2005–06, 2007–08, 2009–10)</p>
<p><em>Pierluigi De Ascentiis</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-lo-sheffield-wednesday-f-c/">Grandi Storie &#8211; Lo Sheffield F.C</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><span id="more-16712"></span>

Sheffield è famosa nel mondo per essere la città dell’acciaio, luogo simbolo della Rivoluzione Industriale, sede delle brulicanti fabbriche che in quel periodo diedero alla luce innovazioni straordinarie come l’acciaio inossidabile e il crogiolo. Fatta questa doverosa premessa, ci si aspetterebbe sulla carta una città grigia, piena zeppa di capannoni e stabilimenti dai fumosi comignoli, e invece no, cari amici di FM, perché Sheffield, che sorge nella valle del fiume Don e dei suoi affluenti, è addirittura la città europea col più alto rapporto di alberi rispetto alle persone. Non è dunque un caso che una città che possiede tre quarti del suo territorio ricoperti di spazi verdi, parchi, boschi, giardini fosse particolarmente predisposta per ospitare dei campi da calcio! “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio” dice Jorge Luis Borges; la storia del calcio, quello giocato tra due squadre su un rettangolo verde con un pallone di cuoio dalle vistose cucitore inizia, però, sul serio, nel 1857, quando Nathaniel Creswick e William Prest danno vita al primo Club della Storia: lo Sheffield Football Club! Nulla ha a che vedere lo Sheffield FC con i più conosciuti, almeno dagli appassionati contemporanei, Sheffield Wednesday e Sheffield United; il club fondato da Creswick e Prest, che qualche tempo dopo scriveranno le celeberrime Sheffield Rules, le regole del gioco del calcio, diventa membro della neonata Football Association nel 1863, quando le Sheffield Rules vengono integrate con alcune, fondamentali, specifiche tecniche, le più celebre delle quali sono sicuramente il perfezionamento dell’off side, la regola del fuorigioco e l’introduzione della traversa di legno tra i due pali.

La vita del sodalizio scorre serena fino ad un evento che ne decreta l’inizio del crepuscolo: siamo nell’estate del 1885 quando nel mondo del football viene introdotto il professionismo. I club dilettantistici di Sheffield, lo Sheffield FC, ma anche l’Hallam FC, sodalizio nato qualche anno dopo lo Sheffield e suo grande rivale all’epoca, non riescono a sostenere la concorrenza delle squadre pro, come l’Aston Villa di Birmingham o il Forest e il County di Nottingham. La soluzione, comunque, non tarda ad arrivare e, proprio su suggerimento del club di Creswick e Prest, la Football Association crea la FA Amateur Cup, manifestazione che lo Sheffield vince nel 1904, battendo nella finale giocata al Valley Parade di Bradford, l’Ealing. È questo l’unico successo nella storia dei granata che torneranno a giocare una finale solo nel 1977, nel FA Vase, a Wembley contro il Billericay, perdendo per due reti a una. Nel 2007, lo Sheffield FC ha festeggiato il suo 150° anniversario, con una amichevole giocata contro l’Inter alla presenza, nientemeno che di Pelè; oggi il Club gioca nella Northern Premier League, settimo livello della piramide calcistica inglese, disputando le sue gare interne nell’iconico Coach and Horses Ground, impianto da 2.089 posti, di cui 250 a sedere. 
Il nostro grande viaggio tra le Grandi Storie del football, dunque, non poteva che incominciare da qui, perché se è vero che la storia del calcio ricomincia ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa, se a Sheffield 160 anni fa non fosse nato lo Sheffield Football Club, il bimbo di cui sopra sarebbe solo un maleducato scansafatiche anziché un simbolo supremo di passione e meraviglia.

<strong>Palmarès</strong>
1 FA Amateur Cup 
(1903-04)
1 Yorkshire League Cup 
(1977-78)
2 Northern Counties East League Cup 
(2000-01; 2004-05)
5 Sheffield & Hallamshire Senior Cup 
(1993–94, 2004–05, 2005–06, 2007–08, 2009–10)

<em>Pierluigi De Ascentiis</em><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-lo-sheffield-wednesday-f-c/">Grandi Storie &#8211; Lo Sheffield F.C</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<item>
		<title>Grandi Storie: Il Borussia Dortmund</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-borussia-dortmund/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2015 09:47:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<category><![CDATA[borussia drotmund]]></category>
		<category><![CDATA[grandi storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>di Pierluigi DE ASCENTIIS</p>
<p><em>Il sorteggio di Nyon ha deciso che l’unica squadra italiana rimasta in corsa in Champions League, la Juventus, dovrà vedersela negli ottavi di finale con il Borussia Dortmund: questa settimana, allora, tanto per entrare subito nel giusto clima, facciamo tappa in Germania, per andare alla scoperta della grande storia di questa gloriosa società!</em></p>
<p>Il Ballspiel-Verein Borussia 09 e. V. Dortmund viene fondato il 19 dicembre del 1909; i membri fondatori sono dei giovani calciatori stufi dei pessimi risultati ottenuti dalla loro squadra, la Dreifaltigkeits-Jugend. Questa, sostenuta dalla comunità religiosa locale, non riesce in nessun modo a ingranare la marcia giusta e, alcuni dei suoi componenti, decidono di tagliare la testa al toro e mettersi in proprio, dando vita ad un nuovo sodalizio nuovo di zecca. Superate le avversità iniziali (la leggenda vuole che Padre Dewald, uno dei preti della parrocchia tentò addirittura di boicottare le loro riunioni) per i giovani giunge il momento di scegliere un nome: e scelgono Borussia, che altro non è che il nome della vicina birreria, di fronte la quale si svolgevano i primi incontri. Durante i primi decenni della sua esistenza la storia del Borussia si intreccia a più riprese con la Storia della Germania. E sono intrecci violenti e bagnati dal sangue: durante il periodo del Terzo Raich, infatti, l’allora presidente del club rifiuta di aderire al partito nazista; come lui altri membri del sodalizio, che vengono condannati e giustiziati. Superata questa fase assai turbolenta, per il Borussia è giunto il momento di pensare, finalmente, solo al calcio giocato; assunta l’attuale denominazione di BVB, il club partecipa ai campionati locali, che permettono l’accesso delle migliori compagini, alle finali nazionali.</p>
<p>Fin da subito nasce un’accesa rivalità con l’altro club della zona, lo Schalke 04, che all’epoca domina il calcio tedesco. Ancora oggi Borussia-Schalke, il cosiddetto Derby della Ruhr, è una gara sentitissima, la più attesa dalle due tifoserie; nonché uno dei match più seguiti dagli appassionati di tutto il mondo. Le vespe si fanno notare particolarmente alla fine degli anni quaranta, quando raggiungono per la prima volta l’ultimo atto del torneo nazionale, uscendo però sconfitti dalla sfida col Mannheim; la gioia della prima vittoria importante, però, è soltanto rimandata di qualche anno: è infatti il 1956, quando il Borussia, battendo in finale il Karlsruhe, diventa per la prima volta Campione di Germania. Impresa che riesce anche l’anno successivo e nel campionato 1963, l’ultimo prima dell’istituzione del nuovo campionato nazionale la Bundesliga, cui il club partecipa da campione in carica. Non tarda ad arrivare nemmeno la prima affermazione in campo internazionale: reduci da brillanti apparizioni in Coppa dei Campioni, i giallo-neri, nella stagione 1965-66, sono qualificati per la Coppa delle Coppe: l’anno prima, infatti, hanno vinto per la prima volta la coppa di Germania, vittoria che permette loro di poter prendere parte alla competizione. Ed è una partecipazione a dir poco trionfale! Durante il torneo eliminano tutte le avversarie, tra cui gli inglesi del West Ham United, detentori del trofeo, e arrivano fino alla finalissima, che si gioca a Glasgow, il 5 maggio del 1966; l’avversaria è ancora un’inglese, il Liverpool, che viene sconfitto nei tempi supplementari, grazie alle reti di Held e Libuda. L’ascesa del club sembra inarrestabile: l’anno seguente, però, perde il campionato nelle ultime giornate, e da lì inizia un lungo periodo buio, in cui conosce anche l’onta della retrocessione in Regionalliga, dove rimane per ben quattro anni.</p>
<p>Tornato in massima divisione, i risultati scarseggiano, fino a quando nell’estate del 1991, viene chiamato alla guida della squadra, una vera leggenda del calcio tedesco, l’allenatore Ottmar Hitzfeld. Con lui il club centra subito un secondo posto in campionato e si assicura di nuovo la partecipazione alle coppe europee, nello specifico si guadagna un posto per la coppa UEFA 1992-93, dove fa la prima conoscenza con la Juventus; i giallo-neri la incontrano dopo una trionfante cavalcata, nella doppia finale, in cui rimediano un imbarazzante 1-6 complessivo. Tuttavia, la metà e la fine degli anni novanta, rappresentano un periodo di grande splendore per il club, che dopo il ritorno alla vittoria in Bundes, centra il primo grande successo continentale della sua storia: nella stagione 1996-97, la squadra raggiunge per la prima volta la finale della Champions League. Di fronte ancora la Juve, favoritissima, detentrice del trofeo e autentica corazzata alla sua seconda finale consecutiva. Contro ogni pronostico, i giallo-neri giocano, a Monaco di Baviera, il 28 di maggio, una gara praticamente perfetta e alla fine, si portano a casa la Coppa. Finisce 3 a 1, quel match, il Borussia è Campione d’Europa. L’opera si completa il 2 dicembre, a Tokio, dove, dopo aver battuto il Cruzeiro in finale di Coppa Intercontinentale, il club si laurea Campione del Mondo. A questa luminosa fase, segue nuovamente un periodo nero, cui pone termine l’arrivo in panchina di un altro giovane allenatore tedesco: Jurgen Klopp. Con lui arrivano due titoli consecutivi, nel 2011 e nel 2012. È il preludio a una nuova entusiasmante stagione europea, che le vespe vivono nel corso dell’annata 2012/2013; il percorso in Champions è devastante nella prima fase: superano il girone con Real, Manchester City e Ajax, eliminano poi lo Shakhtar Donetsk e il Malaga (dopo un finale thriller) e giungono in semifinale dove tramortiscono in casa il Real Madrid con un secco 4 a 1, figlio della suprema prestazione del bomber della squadra Robert Lewandowski, autore di tutte e quattro le reti; la finale è una sfida tutta tedesca col Super-Bayern di quell’anno, che nella gara, disputata a Wembley, s’impone per 2 a 1 e pone fine al sogno giallo-nero.</p>
<p>Una delle componenti che fanno del Borussia Dortmund uno dei club calcistici più conosciuti al mondo, è sicuramente l’impianto nel quale la squadra gioca le sue gare casalinghe: il Signal Iduna Park, conosciuto ai più come Westfalenstadion. Qui risiede una delle tifoserie più calde al mondo che trova posto nello stadio nella Südtribüne, una enorme gradinata da 25000 posti, capienza che fa di essa la più grande tribuna al mondo. Una vera e propria arma in più per i giallo-neri, un vero e proprio dodicesimo uomo in campo; un avversario in più per i Bianconeri… impossibile da marcare!</p>
<p><strong>PALMARÉS</strong></p>
<p>Campionato Tedesco: 8<br />
1955/56; 1956/57; 1962/63; 1994/95; 1995/96; 2001/02; 2010/11; 2011/12</p>
<p>Coppa di Germania: 3<br />
1964/5; 1988/9; 2011/12</p>
<p>Supercoppa di Germania: 5<br />
1989; 1995; 1996; 2013; 2014</p>
<p>Champions League: 1<br />
1996/97</p>
<p>Coppa delle Coppe: 1<br />
1965/66</p>
<p>Coppa Intercontinentale: 1<br />
1997</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>di Pierluigi DE ASCENTIIS

<em>Il sorteggio di Nyon ha deciso che l’unica squadra italiana rimasta in corsa in Champions League, la Juventus, dovrà vedersela negli ottavi di finale con il Borussia Dortmund: questa settimana, allora, tanto per entrare subito nel giusto clima, facciamo tappa in Germania, per andare alla scoperta della grande storia di questa gloriosa società!</em>

Il Ballspiel-Verein Borussia 09 e. V. Dortmund viene fondato il 19 dicembre del 1909; i membri fondatori sono dei giovani calciatori stufi dei pessimi risultati ottenuti dalla loro squadra, la Dreifaltigkeits-Jugend. Questa, sostenuta dalla comunità religiosa locale, non riesce in nessun modo a ingranare la marcia giusta e, alcuni dei suoi componenti, decidono di tagliare la testa al toro e mettersi in proprio, dando vita ad un nuovo sodalizio nuovo di zecca. Superate le avversità iniziali (la leggenda vuole che Padre Dewald, uno dei preti della parrocchia tentò addirittura di boicottare le loro riunioni) per i giovani giunge il momento di scegliere un nome: e scelgono Borussia, che altro non è che il nome della vicina birreria, di fronte la quale si svolgevano i primi incontri. Durante i primi decenni della sua esistenza la storia del Borussia si intreccia a più riprese con la Storia della Germania. E sono intrecci violenti e bagnati dal sangue: durante il periodo del Terzo Raich, infatti, l’allora presidente del club rifiuta di aderire al partito nazista; come lui altri membri del sodalizio, che vengono condannati e giustiziati. Superata questa fase assai turbolenta, per il Borussia è giunto il momento di pensare, finalmente, solo al calcio giocato; assunta l’attuale denominazione di BVB, il club partecipa ai campionati locali, che permettono l’accesso delle migliori compagini, alle finali nazionali.

Fin da subito nasce un’accesa rivalità con l’altro club della zona, lo Schalke 04, che all’epoca domina il calcio tedesco. Ancora oggi Borussia-Schalke, il cosiddetto Derby della Ruhr, è una gara sentitissima, la più attesa dalle due tifoserie; nonché uno dei match più seguiti dagli appassionati di tutto il mondo. Le vespe si fanno notare particolarmente alla fine degli anni quaranta, quando raggiungono per la prima volta l’ultimo atto del torneo nazionale, uscendo però sconfitti dalla sfida col Mannheim; la gioia della prima vittoria importante, però, è soltanto rimandata di qualche anno: è infatti il 1956, quando il Borussia, battendo in finale il Karlsruhe, diventa per la prima volta Campione di Germania. Impresa che riesce anche l’anno successivo e nel campionato 1963, l’ultimo prima dell’istituzione del nuovo campionato nazionale la Bundesliga, cui il club partecipa da campione in carica. Non tarda ad arrivare nemmeno la prima affermazione in campo internazionale: reduci da brillanti apparizioni in Coppa dei Campioni, i giallo-neri, nella stagione 1965-66, sono qualificati per la Coppa delle Coppe: l’anno prima, infatti, hanno vinto per la prima volta la coppa di Germania, vittoria che permette loro di poter prendere parte alla competizione. Ed è una partecipazione a dir poco trionfale! Durante il torneo eliminano tutte le avversarie, tra cui gli inglesi del West Ham United, detentori del trofeo, e arrivano fino alla finalissima, che si gioca a Glasgow, il 5 maggio del 1966; l’avversaria è ancora un’inglese, il Liverpool, che viene sconfitto nei tempi supplementari, grazie alle reti di Held e Libuda. L’ascesa del club sembra inarrestabile: l’anno seguente, però, perde il campionato nelle ultime giornate, e da lì inizia un lungo periodo buio, in cui conosce anche l’onta della retrocessione in Regionalliga, dove rimane per ben quattro anni.

Tornato in massima divisione, i risultati scarseggiano, fino a quando nell’estate del 1991, viene chiamato alla guida della squadra, una vera leggenda del calcio tedesco, l’allenatore Ottmar Hitzfeld. Con lui il club centra subito un secondo posto in campionato e si assicura di nuovo la partecipazione alle coppe europee, nello specifico si guadagna un posto per la coppa UEFA 1992-93, dove fa la prima conoscenza con la Juventus; i giallo-neri la incontrano dopo una trionfante cavalcata, nella doppia finale, in cui rimediano un imbarazzante 1-6 complessivo. Tuttavia, la metà e la fine degli anni novanta, rappresentano un periodo di grande splendore per il club, che dopo il ritorno alla vittoria in Bundes, centra il primo grande successo continentale della sua storia: nella stagione 1996-97, la squadra raggiunge per la prima volta la finale della Champions League. Di fronte ancora la Juve, favoritissima, detentrice del trofeo e autentica corazzata alla sua seconda finale consecutiva. Contro ogni pronostico, i giallo-neri giocano, a Monaco di Baviera, il 28 di maggio, una gara praticamente perfetta e alla fine, si portano a casa la Coppa. Finisce 3 a 1, quel match, il Borussia è Campione d’Europa. L’opera si completa il 2 dicembre, a Tokio, dove, dopo aver battuto il Cruzeiro in finale di Coppa Intercontinentale, il club si laurea Campione del Mondo. A questa luminosa fase, segue nuovamente un periodo nero, cui pone termine l’arrivo in panchina di un altro giovane allenatore tedesco: Jurgen Klopp. Con lui arrivano due titoli consecutivi, nel 2011 e nel 2012. È il preludio a una nuova entusiasmante stagione europea, che le vespe vivono nel corso dell’annata 2012/2013; il percorso in Champions è devastante nella prima fase: superano il girone con Real, Manchester City e Ajax, eliminano poi lo Shakhtar Donetsk e il Malaga (dopo un finale thriller) e giungono in semifinale dove tramortiscono in casa il Real Madrid con un secco 4 a 1, figlio della suprema prestazione del bomber della squadra Robert Lewandowski, autore di tutte e quattro le reti; la finale è una sfida tutta tedesca col Super-Bayern di quell’anno, che nella gara, disputata a Wembley, s’impone per 2 a 1 e pone fine al sogno giallo-nero.

Una delle componenti che fanno del Borussia Dortmund uno dei club calcistici più conosciuti al mondo, è sicuramente l’impianto nel quale la squadra gioca le sue gare casalinghe: il Signal Iduna Park, conosciuto ai più come Westfalenstadion. Qui risiede una delle tifoserie più calde al mondo che trova posto nello stadio nella Südtribüne, una enorme gradinata da 25000 posti, capienza che fa di essa la più grande tribuna al mondo. Una vera e propria arma in più per i giallo-neri, un vero e proprio dodicesimo uomo in campo; un avversario in più per i Bianconeri… impossibile da marcare!

<strong>PALMARÉS</strong>

Campionato Tedesco: 8
1955/56; 1956/57; 1962/63; 1994/95; 1995/96; 2001/02; 2010/11; 2011/12

Coppa di Germania: 3
1964/5; 1988/9; 2011/12

Supercoppa di Germania: 5
1989; 1995; 1996; 2013; 2014

Champions League: 1
1996/97

Coppa delle Coppe: 1
1965/66

Coppa Intercontinentale: 1
1997<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-borussia-dortmund/">Grandi Storie: Il Borussia Dortmund</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Grandi Storie: Il Vicenza</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-vicenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2015 08:14:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><strong><em>di Pierluigi De Ascentiis</em></strong></p>
<p><em>Dall’Emilia Romagna al Veneto, dalla Spal al Vicenza; un’altra grande storia (di provincia) del nostro calcio; dall’epopea della Lanerossi, alla Coppa Italia con Guidolin, dalle reti di Pablito Rossi alla speranza di tornare, magari già dalla prossima stagione, a giocare in Serie A; Grandi Storie in questa puntata fa tappa al Romeo Menti, per andare alla scoperta del Vicenza Calcio!</em></p>
<p>La grande storia di una delle “provinciali” più famose e vincenti del calcio italiano inizia nel lontano 1902; è il 9 marzo di quell’anno, quando vede la luce l’Associazione Calcio Vicenza; il primo presidente è Tito Buy. Il debutto nel campionato nazionale avviene in trasferta qualche anno più tardi, il 12 di febbraio del 1911: a Bologna, il Vicenza batte i rossoblù per 4 reti a 0. Il primo decennio di vita del club, che all’epoca si suole chiamare Acivi (acronimo di Associazione Calcio Vicenza) si conclude con il titolo di Prima Divisione sfumato solo in finale, con i biancorossi sconfitti dalla Pro Vercelli, dominatrice assoluta in quegli anni. Il Vicenza, comunque, mano a mano che passano le stagioni assume un ruolo sempre più da protagonista nel panorama calcistico della penisola, giungendo spesso, negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, a giocarsi il titolo nazionale con le più quotate e famose Juventus, Milan, Inter, Bologna. Proprio il primo conflitto mondiale decreta l’inizio di un periodo assai duro e complesso nelle vicende della squadra biancorossa; molti giocatori, chiamati alle armi, non tornano più dal fronte (ancora oggi sono ricordati da una lapide all’esterno dello Stadio Menti, che commemora tutti i caduti del Vicenza nei conflitti mondiali) e dopo la guerra la squadra è praticamente decimata, costretta a rimettersi in piedi tra mille difficoltà.</p>
<p>Dopo tre retrocessioni, che la vedono cadere fino alla Quarta Divisione, e dopo aver finalmente compreso in che modo affrontare il passaggio al professionismo del calcio italiano, arriva negli anni 30 il momento della riscossa: nel 1933, la squadra è promossa in Serie B; vi resterà per due stagioni, beneficiando anche di un ripescaggio, nella stagione ’33/’34. <span style="line-height: 1.6em;">All’inizio degli anni 40, è ancora una promozione nel campionato cadetto che porta il club all’onore delle cronache sportive nazionali; è una promozione storica quella, ottenuta grazie alle strepitose prestazioni di una serie di talenti che il club alleva e fa crescere nel suo settore giovanile; nell’undici che centra la promozione in Serie B, nella stagione ’39/’40, milita gente del calibro di Romeo Menti, “Neno” Rossi, Bruno Camolese, Luigi Chiodi, Giovanni Costa, Pietro Spinato; quest’ultimo, ancora oggi, detiene il record di marcature segnate con la maglia biancorossa. Sull’onda dell’entusiasmo ritrovato, di lì a breve, il Vicenza centra anche la prima, storica, promozione in Serie A. Stagione 1942/43, linea mediana composta da Fattori, Santagiuliana e Abeni; promozione assicurata! La prima stagione in massima serie è discreta; la squadra non brilla ma riesce a salvarsi andando a conquistarsi l’obiettivo in casa della Juventus, sconfitta 6-2 a Torino, all’ultima giornata.</span></p>
<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel ’47 l’Acivi gioca ancora in Serie A prima di fare ritorno in cadetteria; qualche anno più tardi, nel 1953, ecco l’evento che cambia per sempre la storia della società: l’Acivi viene rilevata dal colosso della lana di Schio, Lanerossi; è l’inizio di un binomio, Lanerossi e Vicenza, destinato a lasciare una traccia profonda nella storia del calcio italiano. La società diventa una costola dell’azienda, assume la sua denominazione, il suo logo compare sulle magliette: una “R” quella che viene cucita sulle maglie biancorosse, destinata a segnare un’epoca. Gli investimenti sono ingenti, non soltanto sulla prima squadra (che infatti fa il suo immediato ritorno in Prima Divisione), ma anche sulla Primavera, che nel 1955, vince il prestigioso Torneo di Viareggio. Ad accogliere al ritorno in città i vincitori (tra cui spicca il nome di Azelio Vicini, futuro commissario tecnico della Nazionale Italiana), ventimila persone che affollano le vie principali e le colorano di bianco e di rosso. Quella squadra Primavera forma l’ossatura della prima squadra che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, centra diverse salvezze e numerosi piazzamenti in massima serie. In Serie A, il Lanerossi resta fino al 1975.</p>
<p>Il club ha ormai una filosofia ben precisa: attenzione ai bilanci, nucleo fisso di senatori e lancio nel grande calcio di giocatori giovani e promettenti. Giovane è anche l’ala destra che il settore giovanile sforna sul finire degli anni settanta, il toscano di Prato, Paolo Rossi; Mister Fabbri, l’allenatore della squadra in quel periodo, per la stagione ’76/’77, ha per lui in mente un cambio di ruolo: Rossi è bravo, coi piedi ci sa fare, ma Fabbri all’ala non lo vede granchè bene; decide allora di spostarlo più avanti; il più avanti possibile: Paolo Rossi per la stagione ’76/’77 sarà il centravanti della squadra. I risultati di quell’intuizione di Giovan Battista Fabbri sono Storia, con la S maiuscola. La stagione ’77, iniziata senza grandi ambizioni, si conclude con la promozione del Lanerossi in Serie A; Paolo Rossi vince il titolo di capocannoniere del campionato cadetto. Quello che accade la stagione seguente ha dell’incredibile; le prime cinque giornate non sono positive; dalla sesta in poi il cammino dei biancorossi è travolgente: alla fine del campionato il Vicenza chiude secondo, dietro solo alla Juventus. Si conquista così la qualificazione alla Coppa Uefa e realizza, quello che tutt’ora è un record per il campionato italiano: nessuna neopromossa ha mai fatto meglio in Serie A del Lanerossi Vicenza ’77/’78. Paolo Rossi, prima di andare ai Mondiali in Argentina e diventare per tutti Pablito, vince anche quell’anno il titolo di capocannoniere, con la bellezza di 24 reti realizzate. Sembra un sogno quello del Vicenza, un sogno però destinato a morire con la stessa celerità con cui è nato. Paolo Rossi è in comproprietà con la Juventus. Per stabilirne la destinazione finale si va alle buste: il presidente Farina spende per acquistarlo definitivamente 2 miliardi e 600 milioni di Lire. Una cifra enorme per le casse del club, che al termine della stagione deve incassare l’onta di una retrocessione tanto assurda quanto inattesa.</p>
<p>Al termine del campionato Paolo Rossi se ne va, in prestito, al Perugia. Inizia un lungo periodo di difficoltà, in cui i biancorossi retrocedono anche in Serie C, che pare terminare nel 1985: il Lanerossi ha una squadra costruita bene, molto bene, in cui splende la stella nascente del giovanissimo Roberto Baggio; quella squadra, dopo lo spareggio promozione contro il Piacenza raggiunge la promozione in Serie B. La stagione seguente va ancora meglio: alla fine del campionato il Lanerossi è terzo e può festeggiare il ritorno in massima serie. La CAF però rovina tutto e a causa dello scandalo calcio scommesse la promozione è annullata. All’inizio degli anni Novanta l’epopea Lanerossi finisce: il club viene rilevato da Pieraldo Delle Carbonare e abbandona la storica denominazione. Il Lanerossi Vicenza non esiste più. Nasce il Vicenza Calcio. Non esiste più il Lanerossi, ma il Vicenza continua la sua storia da “Nobile Provinciale”. Nel 1994, infatti, con Renzo Ulivieri in panchina, torna in Serie B. A Ulivieri l’anno dopo subentra Francesco Guidolin: una scelta a dir poco azzeccata che cambia radicalmente le prospettive del club; con lui in panchina i biancorossi, costruiti per centrare una tranquilla salvezza, al termine di una stagione esaltante, vengono promossi in Serie A; poi nel 1997 vincono anche la Coppa Italia: nella doppia finale perdono l’andata 1-0 al San Paolo contro il Napoli, ma al ritorno al Menti non ce n’è, 3-0: i ragazzi di Mister Guidolin alzano la coppa e passano definitivamente alla storia.</p>
<p>E’ un momento magico, quello che il club vive alla fine degli anni ’90. Il Vicenza diventa l’ammazza-grandi; nel novembre del 1996, dopo aver sconfitto la Reggiana, sale addirittura al primo posto della classifica della Serie A. Nel 1998, si rende protagonista di una strepitosa cavalcata nella Coppa delle Coppe: raggiunge addirittura le semifinali, in cui viene eliminato dopo il doppio confronto con gli inglesi del Chelsea. Il nuovo periodo d’oro finisce al termine della stagione 2000/2001, con la retrocessione in Serie B, da cui il Vicenza, ad oggi, non è più riuscito a risalire. Ma attenzione: il Vicenza (sulle cui maglie dalla stagione 2006/2007 è tornato a campeggiare il logo della Lanerossi) quest’anno è giunto terzo nel campionato di Serie B, e ha raggiunto i playoff, dove debutterà direttamente nelle semifinali, essendosi qualificato come terzo classificato della stagione regolare. Ovviamente non sappiamo se i ragazzi di Mister Marino riusciranno a dare di nuovo vita al sogno biancorosso, ma qualora dovessero riuscirvi, pensiamo di parlare a nome di tutti gli appassionati di calcio, quando diciamo che sarebbe davvero bello tornare a vedere sui campi della Serie A, le storiche maglie biancorosse, con quella “R” sul petto, tanto romantiche e tanto affascinanti!</p>
<p>PALMARÈS</p>
<p>Coppa Italia: 1<br />
1996/97</p>
<p>Campionato di Serie B: 3<br />
1954/55; 1976/77; 1999/2000</p>
<p>Campionato di Serie C: 1<br />
1939/40</p>
<p>Coppa Italia di Serie C: 1<br />
1981/82</p>
<p>Torneo di Viareggio: 2<br />
1954; 1955</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><strong><em>di Pierluigi De Ascentiis</em></strong>

<em>Dall’Emilia Romagna al Veneto, dalla Spal al Vicenza; un’altra grande storia (di provincia) del nostro calcio; dall’epopea della Lanerossi, alla Coppa Italia con Guidolin, dalle reti di Pablito Rossi alla speranza di tornare, magari già dalla prossima stagione, a giocare in Serie A; Grandi Storie in questa puntata fa tappa al Romeo Menti, per andare alla scoperta del Vicenza Calcio!</em>

La grande storia di una delle “provinciali” più famose e vincenti del calcio italiano inizia nel lontano 1902; è il 9 marzo di quell’anno, quando vede la luce l’Associazione Calcio Vicenza; il primo presidente è Tito Buy. Il debutto nel campionato nazionale avviene in trasferta qualche anno più tardi, il 12 di febbraio del 1911: a Bologna, il Vicenza batte i rossoblù per 4 reti a 0. Il primo decennio di vita del club, che all’epoca si suole chiamare Acivi (acronimo di Associazione Calcio Vicenza) si conclude con il titolo di Prima Divisione sfumato solo in finale, con i biancorossi sconfitti dalla Pro Vercelli, dominatrice assoluta in quegli anni. Il Vicenza, comunque, mano a mano che passano le stagioni assume un ruolo sempre più da protagonista nel panorama calcistico della penisola, giungendo spesso, negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, a giocarsi il titolo nazionale con le più quotate e famose Juventus, Milan, Inter, Bologna. Proprio il primo conflitto mondiale decreta l’inizio di un periodo assai duro e complesso nelle vicende della squadra biancorossa; molti giocatori, chiamati alle armi, non tornano più dal fronte (ancora oggi sono ricordati da una lapide all’esterno dello Stadio Menti, che commemora tutti i caduti del Vicenza nei conflitti mondiali) e dopo la guerra la squadra è praticamente decimata, costretta a rimettersi in piedi tra mille difficoltà.

Dopo tre retrocessioni, che la vedono cadere fino alla Quarta Divisione, e dopo aver finalmente compreso in che modo affrontare il passaggio al professionismo del calcio italiano, arriva negli anni 30 il momento della riscossa: nel 1933, la squadra è promossa in Serie B; vi resterà per due stagioni, beneficiando anche di un ripescaggio, nella stagione ’33/’34. <span style="line-height: 1.6em;">All’inizio degli anni 40, è ancora una promozione nel campionato cadetto che porta il club all’onore delle cronache sportive nazionali; è una promozione storica quella, ottenuta grazie alle strepitose prestazioni di una serie di talenti che il club alleva e fa crescere nel suo settore giovanile; nell’undici che centra la promozione in Serie B, nella stagione ’39/’40, milita gente del calibro di Romeo Menti, “Neno” Rossi, Bruno Camolese, Luigi Chiodi, Giovanni Costa, Pietro Spinato; quest’ultimo, ancora oggi, detiene il record di marcature segnate con la maglia biancorossa. Sull’onda dell’entusiasmo ritrovato, di lì a breve, il Vicenza centra anche la prima, storica, promozione in Serie A. Stagione 1942/43, linea mediana composta da Fattori, Santagiuliana e Abeni; promozione assicurata! La prima stagione in massima serie è discreta; la squadra non brilla ma riesce a salvarsi andando a conquistarsi l’obiettivo in casa della Juventus, sconfitta 6-2 a Torino, all’ultima giornata.</span>

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel ’47 l’Acivi gioca ancora in Serie A prima di fare ritorno in cadetteria; qualche anno più tardi, nel 1953, ecco l’evento che cambia per sempre la storia della società: l’Acivi viene rilevata dal colosso della lana di Schio, Lanerossi; è l’inizio di un binomio, Lanerossi e Vicenza, destinato a lasciare una traccia profonda nella storia del calcio italiano. La società diventa una costola dell’azienda, assume la sua denominazione, il suo logo compare sulle magliette: una “R” quella che viene cucita sulle maglie biancorosse, destinata a segnare un’epoca. Gli investimenti sono ingenti, non soltanto sulla prima squadra (che infatti fa il suo immediato ritorno in Prima Divisione), ma anche sulla Primavera, che nel 1955, vince il prestigioso Torneo di Viareggio. Ad accogliere al ritorno in città i vincitori (tra cui spicca il nome di Azelio Vicini, futuro commissario tecnico della Nazionale Italiana), ventimila persone che affollano le vie principali e le colorano di bianco e di rosso. Quella squadra Primavera forma l’ossatura della prima squadra che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, centra diverse salvezze e numerosi piazzamenti in massima serie. In Serie A, il Lanerossi resta fino al 1975.

Il club ha ormai una filosofia ben precisa: attenzione ai bilanci, nucleo fisso di senatori e lancio nel grande calcio di giocatori giovani e promettenti. Giovane è anche l’ala destra che il settore giovanile sforna sul finire degli anni settanta, il toscano di Prato, Paolo Rossi; Mister Fabbri, l’allenatore della squadra in quel periodo, per la stagione ’76/’77, ha per lui in mente un cambio di ruolo: Rossi è bravo, coi piedi ci sa fare, ma Fabbri all’ala non lo vede granchè bene; decide allora di spostarlo più avanti; il più avanti possibile: Paolo Rossi per la stagione ’76/’77 sarà il centravanti della squadra. I risultati di quell’intuizione di Giovan Battista Fabbri sono Storia, con la S maiuscola. La stagione ’77, iniziata senza grandi ambizioni, si conclude con la promozione del Lanerossi in Serie A; Paolo Rossi vince il titolo di capocannoniere del campionato cadetto. Quello che accade la stagione seguente ha dell’incredibile; le prime cinque giornate non sono positive; dalla sesta in poi il cammino dei biancorossi è travolgente: alla fine del campionato il Vicenza chiude secondo, dietro solo alla Juventus. Si conquista così la qualificazione alla Coppa Uefa e realizza, quello che tutt’ora è un record per il campionato italiano: nessuna neopromossa ha mai fatto meglio in Serie A del Lanerossi Vicenza ’77/’78. Paolo Rossi, prima di andare ai Mondiali in Argentina e diventare per tutti Pablito, vince anche quell’anno il titolo di capocannoniere, con la bellezza di 24 reti realizzate. Sembra un sogno quello del Vicenza, un sogno però destinato a morire con la stessa celerità con cui è nato. Paolo Rossi è in comproprietà con la Juventus. Per stabilirne la destinazione finale si va alle buste: il presidente Farina spende per acquistarlo definitivamente 2 miliardi e 600 milioni di Lire. Una cifra enorme per le casse del club, che al termine della stagione deve incassare l’onta di una retrocessione tanto assurda quanto inattesa.

Al termine del campionato Paolo Rossi se ne va, in prestito, al Perugia. Inizia un lungo periodo di difficoltà, in cui i biancorossi retrocedono anche in Serie C, che pare terminare nel 1985: il Lanerossi ha una squadra costruita bene, molto bene, in cui splende la stella nascente del giovanissimo Roberto Baggio; quella squadra, dopo lo spareggio promozione contro il Piacenza raggiunge la promozione in Serie B. La stagione seguente va ancora meglio: alla fine del campionato il Lanerossi è terzo e può festeggiare il ritorno in massima serie. La CAF però rovina tutto e a causa dello scandalo calcio scommesse la promozione è annullata. All’inizio degli anni Novanta l’epopea Lanerossi finisce: il club viene rilevato da Pieraldo Delle Carbonare e abbandona la storica denominazione. Il Lanerossi Vicenza non esiste più. Nasce il Vicenza Calcio. Non esiste più il Lanerossi, ma il Vicenza continua la sua storia da “Nobile Provinciale”. Nel 1994, infatti, con Renzo Ulivieri in panchina, torna in Serie B. A Ulivieri l’anno dopo subentra Francesco Guidolin: una scelta a dir poco azzeccata che cambia radicalmente le prospettive del club; con lui in panchina i biancorossi, costruiti per centrare una tranquilla salvezza, al termine di una stagione esaltante, vengono promossi in Serie A; poi nel 1997 vincono anche la Coppa Italia: nella doppia finale perdono l’andata 1-0 al San Paolo contro il Napoli, ma al ritorno al Menti non ce n’è, 3-0: i ragazzi di Mister Guidolin alzano la coppa e passano definitivamente alla storia.

E’ un momento magico, quello che il club vive alla fine degli anni ’90. Il Vicenza diventa l’ammazza-grandi; nel novembre del 1996, dopo aver sconfitto la Reggiana, sale addirittura al primo posto della classifica della Serie A. Nel 1998, si rende protagonista di una strepitosa cavalcata nella Coppa delle Coppe: raggiunge addirittura le semifinali, in cui viene eliminato dopo il doppio confronto con gli inglesi del Chelsea. Il nuovo periodo d’oro finisce al termine della stagione 2000/2001, con la retrocessione in Serie B, da cui il Vicenza, ad oggi, non è più riuscito a risalire. Ma attenzione: il Vicenza (sulle cui maglie dalla stagione 2006/2007 è tornato a campeggiare il logo della Lanerossi) quest’anno è giunto terzo nel campionato di Serie B, e ha raggiunto i playoff, dove debutterà direttamente nelle semifinali, essendosi qualificato come terzo classificato della stagione regolare. Ovviamente non sappiamo se i ragazzi di Mister Marino riusciranno a dare di nuovo vita al sogno biancorosso, ma qualora dovessero riuscirvi, pensiamo di parlare a nome di tutti gli appassionati di calcio, quando diciamo che sarebbe davvero bello tornare a vedere sui campi della Serie A, le storiche maglie biancorosse, con quella “R” sul petto, tanto romantiche e tanto affascinanti!

PALMARÈS

Coppa Italia: 1
1996/97

Campionato di Serie B: 3
1954/55; 1976/77; 1999/2000

Campionato di Serie C: 1
1939/40

Coppa Italia di Serie C: 1
1981/82

Torneo di Viareggio: 2
1954; 1955<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-vicenza/">Grandi Storie: Il Vicenza</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Grandi Storie: La Spal</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-la-spal/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 10:40:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.football-magazine.it/?p=21126</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em></p>
<p><em>Una tappa fondamentale del nostro viaggio tra le “Grandi Storie” del calcio è sicuramente Ferrara, in Emilia Romagna, la città della SPAL! Società dal passato straordinario, la SPAL ha, negli ultimi anni, superato una lunga serie di vicissitudini ma ha adesso una nuova, ambiziosa proprietà, che mira senza indugi a rinverdire i gloriosi fasti del secolo scorso.</em></p>
<p>La SPAL, acronimo di Società Polisportiva Ars et Labora, come società dedita alla pratica del gioco del calcio, viene fondata nel 1912, costola del circolo Ars et Labor istituito dal sacerdote salesiano Pietro Acerbis, nel 1908. Quest’ultimo decide di creare a Ferrara, un circolo religioso e culturale in cui poter praticare diverse attività, dapprima solo artistiche e poi, in seguito, anche sportive. Nel 1919 la sezione calcistica uniforma la sua denominazione a quella della polisportiva, che nel frattempo si è staccata dal circolo di Acerbis, adotta i suoi colori, l’azzurro e il bianco, gli stessi dello stemma dei Salesiani, scelti da Acerbis per il suo circolo e quello stesso anno disputa la sua prima partita ufficiale: il 16 giugno la Triestina batte la Spal 4-1.</p>
<p>Per tutta la prima metà degli anni Venti, la squadra milita nella massima serie del campionato italiano, raggiungendo diversi risultati di rilievo, su tutti una semifinale del campionato nazionale, persa contro la Sampierdanese. Retrocessa nel ’25, la Spal non rientra nel campionato unico di Serie A e viene allora assegnata alla Serie B. Per tutto il decennio che segue, le delusioni sono più delle soddisfazioni: tra retrocessioni, cambi di denominazione e addirittura, per un breve periodo, anche di colori sociali, bisogna attendere il 1951, prima che la Spal possa finalmente disputare il suo storico primo campionato di Serie A. In massima divisione, gli estensi restano fino al 1968, con l’eccezione della stagione 1964/65, in cui, dopo la retrocesione dell’anno prima, giocano in Serie B centrando, comunque, l’immediato ritorno in Serie A. Il campionato 1959/60 è quello del miglior piazzamento dei bianco-azzurri nella massima divisione: la Spal chiude 5a, dietro solo alle super potenze, Juventus, Fiorentina, Milan e Inter. Nel 1962, gli spallini arrivano anche in finale di Coppa Italia: si battono con fierezza ma alla fine la coppa se la prende il Napoli, che vince 2 a 1, grazie ad una rete del friulano Pierluigi Ronzon.</p>
<p>Il presidente della società è in quegli anni Paolo Mazza, il cosidetto “Mago di campagna”. Mazza è a tutti gli effetti un pioniere del talent scouting: scopre una quantità infinita di giovani talenti, che rivende ai club più importanti a delle cifre esorbitanti; tra i tanti “colpi di mercato” del presidente Mazza ricordiamo l’attaccante Mario Astorri, comprato per 25.000 Lire e rivenduto alla Juventus per 2 milioni, così come l’acquisto per poche Lire dalla Fiorentina del centrocampista Egisto Pandolfini, rivenduto poi alla stessa società viola per una cifra stratosferica. Il capolavoro di Mazza, tuttavia, resta l’ingaggio dalla Triestina del centrattacco argentino Oscar Massei: Massei resta a Ferrara 9 stagioni, in cui colleziona la bellezza 52 reti in 244 partite.</p>
<p>Dopo il ritorno in Serie A del ’65, la Spal disputa altre tre stagioni in massima divisione prima di retrocedere prima in cadetteria, e poi addirittura in Serie C. L’era Mazza è destinata a finire da lì a poco tempo. Un nuovo periodo di grande splendore sembra palesarsi per la Spal all’inizio degli anni Novanta: la società viene rilevata dalla cooperativa ferrarese di costruzioni Coopcostruttori; di colpo i mezzi finanziari a disposizione si moltiplicano e l’entusiasmo in città è alle stelle: qualcuno sogna una Spal da coppe europee! Nelle prime due stagioni sotto l’egida della cooperativa il club ottiene una doppia promozione: dalla C2 alla C1, dalla C1 alla Serie B. Ormai tutto è pronto per tentare l’assalto alla massima serie, ma gli errori della società rovinano tutto: il gruppo storico della doppia promozione viene smantellato, vengono acquistati giocatori inadatti e anzichè salire in Serie A, la Spal retrocede in C1, dopo un logorante duello sul finale della stagione con la Fidelis Andria.</p>
<p>A inizio nuovo millennio la proprietà passa di mano: il nuovo patron è Paolo Pagliuso, il nuovo presidente, un suo uomo di fiducia, Lino Di Nardo. La crisi finanziaria che colpisce il club però non è sanabile e nell’estate del 2005, dopo il fallimento societario, la Spal viene esclusa da tutti i campionati professionistici italiani. Un onta quella del fallimento, che la gloriosa Spal vive, come se non bastasse, anche una seconda volta, nel 2013. Oggi, dopo una lunga serie di peripezie, la Spal 2013, nata dalla fusione con la Giacomense (stratagemma questo che ha permesso alla neonata società di ereditare il marchio storico SPAL) milita nel campionato di Lega Pro ed ha un nuovo presidente, Walter Mattioli, che ha più volte sottolineato la sua ambizione di rinverdire i gloriosi fasti del passato. Quest’anno la squadra è giunta al 4o posto del girone B di LegaPro, restando fuori dai playoff per soli 3 punti. Il club disputa le sue gare casalinghe nello Stadio Paolo Mazza, l’impianto storico che ospita la Spal dal 1951 e che, al momento, può ospitare 7000 spettatori circa. Pur non avendo un palmarès da prima della classe e nonostante i tanti problemi vissuti negli ultimi anni, la Spal resta una delle realtà più belle dell’intera storia del calcio made in Italy. Una realtà, che da appassionati di questo sport, ci auguriamo possa trovare presto, di nuovo, un posto all’interno del cosidetto “calcio che conta”.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em>

<em>Una tappa fondamentale del nostro viaggio tra le “Grandi Storie” del calcio è sicuramente Ferrara, in Emilia Romagna, la città della SPAL! Società dal passato straordinario, la SPAL ha, negli ultimi anni, superato una lunga serie di vicissitudini ma ha adesso una nuova, ambiziosa proprietà, che mira senza indugi a rinverdire i gloriosi fasti del secolo scorso.</em>

La SPAL, acronimo di Società Polisportiva Ars et Labora, come società dedita alla pratica del gioco del calcio, viene fondata nel 1912, costola del circolo Ars et Labor istituito dal sacerdote salesiano Pietro Acerbis, nel 1908. Quest’ultimo decide di creare a Ferrara, un circolo religioso e culturale in cui poter praticare diverse attività, dapprima solo artistiche e poi, in seguito, anche sportive. Nel 1919 la sezione calcistica uniforma la sua denominazione a quella della polisportiva, che nel frattempo si è staccata dal circolo di Acerbis, adotta i suoi colori, l’azzurro e il bianco, gli stessi dello stemma dei Salesiani, scelti da Acerbis per il suo circolo e quello stesso anno disputa la sua prima partita ufficiale: il 16 giugno la Triestina batte la Spal 4-1.

Per tutta la prima metà degli anni Venti, la squadra milita nella massima serie del campionato italiano, raggiungendo diversi risultati di rilievo, su tutti una semifinale del campionato nazionale, persa contro la Sampierdanese. Retrocessa nel ’25, la Spal non rientra nel campionato unico di Serie A e viene allora assegnata alla Serie B. Per tutto il decennio che segue, le delusioni sono più delle soddisfazioni: tra retrocessioni, cambi di denominazione e addirittura, per un breve periodo, anche di colori sociali, bisogna attendere il 1951, prima che la Spal possa finalmente disputare il suo storico primo campionato di Serie A. In massima divisione, gli estensi restano fino al 1968, con l’eccezione della stagione 1964/65, in cui, dopo la retrocesione dell’anno prima, giocano in Serie B centrando, comunque, l’immediato ritorno in Serie A. Il campionato 1959/60 è quello del miglior piazzamento dei bianco-azzurri nella massima divisione: la Spal chiude 5a, dietro solo alle super potenze, Juventus, Fiorentina, Milan e Inter. Nel 1962, gli spallini arrivano anche in finale di Coppa Italia: si battono con fierezza ma alla fine la coppa se la prende il Napoli, che vince 2 a 1, grazie ad una rete del friulano Pierluigi Ronzon.

Il presidente della società è in quegli anni Paolo Mazza, il cosidetto “Mago di campagna”. Mazza è a tutti gli effetti un pioniere del talent scouting: scopre una quantità infinita di giovani talenti, che rivende ai club più importanti a delle cifre esorbitanti; tra i tanti “colpi di mercato” del presidente Mazza ricordiamo l’attaccante Mario Astorri, comprato per 25.000 Lire e rivenduto alla Juventus per 2 milioni, così come l’acquisto per poche Lire dalla Fiorentina del centrocampista Egisto Pandolfini, rivenduto poi alla stessa società viola per una cifra stratosferica. Il capolavoro di Mazza, tuttavia, resta l’ingaggio dalla Triestina del centrattacco argentino Oscar Massei: Massei resta a Ferrara 9 stagioni, in cui colleziona la bellezza 52 reti in 244 partite.

Dopo il ritorno in Serie A del ’65, la Spal disputa altre tre stagioni in massima divisione prima di retrocedere prima in cadetteria, e poi addirittura in Serie C. L’era Mazza è destinata a finire da lì a poco tempo. Un nuovo periodo di grande splendore sembra palesarsi per la Spal all’inizio degli anni Novanta: la società viene rilevata dalla cooperativa ferrarese di costruzioni Coopcostruttori; di colpo i mezzi finanziari a disposizione si moltiplicano e l’entusiasmo in città è alle stelle: qualcuno sogna una Spal da coppe europee! Nelle prime due stagioni sotto l’egida della cooperativa il club ottiene una doppia promozione: dalla C2 alla C1, dalla C1 alla Serie B. Ormai tutto è pronto per tentare l’assalto alla massima serie, ma gli errori della società rovinano tutto: il gruppo storico della doppia promozione viene smantellato, vengono acquistati giocatori inadatti e anzichè salire in Serie A, la Spal retrocede in C1, dopo un logorante duello sul finale della stagione con la Fidelis Andria.

A inizio nuovo millennio la proprietà passa di mano: il nuovo patron è Paolo Pagliuso, il nuovo presidente, un suo uomo di fiducia, Lino Di Nardo. La crisi finanziaria che colpisce il club però non è sanabile e nell’estate del 2005, dopo il fallimento societario, la Spal viene esclusa da tutti i campionati professionistici italiani. Un onta quella del fallimento, che la gloriosa Spal vive, come se non bastasse, anche una seconda volta, nel 2013. Oggi, dopo una lunga serie di peripezie, la Spal 2013, nata dalla fusione con la Giacomense (stratagemma questo che ha permesso alla neonata società di ereditare il marchio storico SPAL) milita nel campionato di Lega Pro ed ha un nuovo presidente, Walter Mattioli, che ha più volte sottolineato la sua ambizione di rinverdire i gloriosi fasti del passato. Quest’anno la squadra è giunta al 4o posto del girone B di LegaPro, restando fuori dai playoff per soli 3 punti. Il club disputa le sue gare casalinghe nello Stadio Paolo Mazza, l’impianto storico che ospita la Spal dal 1951 e che, al momento, può ospitare 7000 spettatori circa. Pur non avendo un palmarès da prima della classe e nonostante i tanti problemi vissuti negli ultimi anni, la Spal resta una delle realtà più belle dell’intera storia del calcio made in Italy. Una realtà, che da appassionati di questo sport, ci auguriamo possa trovare presto, di nuovo, un posto all’interno del cosidetto “calcio che conta”.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-la-spal/">Grandi Storie: La Spal</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<title>Grandi Storie: Il Derby County</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-derby-county/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2015 07:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em></p>
<p><em>Si fa presto a dire "squadra leggendaria", "squadra mitica", "squadra dalla storia eccezionale"... Tuttavia se qualcuno descrivesse così la storia del club protagonista questa settimana del nostro viaggio tra le Grandi Storie del calcio mondiale, state pur certi che nessuno avrebbe qualcosa da ridire o da controbattere. Per questa puntata siamo a Derby, Inghilterra, alla scoperta del Derby County Football Club.</em></p>
<p>La leggenda del Derby County Football Club prende vita nel lontano 1884. Quattro anni più tardi il Derby è tra i membri fondatori della Football League. Negli ultimi anni del secolo XIX milita tra le fila della squadra Steve Bloomer, autentica leggenda del calcio inglese, senza dubbio uno dei più grandi centravanti della storia del calcio britannico. In quegli anni Bloomer è il faro della squadra, il suo condottiero e grazie ai suoi gol il Derby arriva per tre volte in pochi anni in finale della FA Cup, pur tuttavia non riuscendo a sollevare il trofeo. Per vincerla il County dovrà attendere il secondo dopoguerra, stagione 1945/46. È inutile nascondere che gli anni che seguono quella prestigiosa affermazione in coppa nazionale, sono per gli Arieti, a dir poco disastrosi.</p>
<p>Retrocessi in Seconda Divisione nel '53, poi addirittura in Terza due anni più tardi. Ma si sa che nella storia di un club c'è sempre un momento di svolta, un momento in cui tutto cambia, un momento in cui tutto va al posto giusto. Al Derby quel momento arriva nel 1967. Il presidente è all'epoca Sam Longson. Il nuovo manager è Brian Howard Clough, insieme a lui, il suo vice e fedele amico Peter Thomas Taylor. Con Clough e Taylor, reduci da due buone stagioni all'Hartlepools United, la prima stagione è un fiasco. Il Derby arriva una posizione indietro a quella dell'anno prima: diciottesimo; tuttavia, è proprio in quella stagione che Clough e Taylor gettano le basi per i successi che verranno. Arrivano in squadra diversi nuovi giocatori, Roy McFarland, John O'Hare, John McGovern, Alan Hinton... La stagione successiva ecco anche Dave Mackay e Willie Carlin. Ed ecco anche la promozione in Prima Divisione. Da Campioni della Seconda Divisione.</p>
<p>La stagione del ritorno in massima serie si chiude con un fantastico quarto posto. Quella dopo il County chiude nono. Eccoci dunque al campionato di Prima Divisione inglese 1971-72. La squadra di Clough e Taylor lotta fin dalle prime giornate per le posizioni di testa. A una dal termine la classifica dice Manchester City 57 punti, Liverpool e Derby 56, Leeds United 55. Il Derby affronta in casa il Liverpool di Bill Shankly e vince 1-0 con una rete di McGovern. Così sale a 58 punti. Il City chiude a 57. Shankly e il Liverpool hanno un match da recuperare, contro l'Arsenal. Il Leeds di Revie anche, con il Wolverhampton. Entrambe nel loro ultimo match di campionato non vincono. Il Derby County è Campione d'Inghilterra. Il titolo vinto vale alla società la sua prima storica qualificazione alla Coppa dei Campioni. Nella stagione'72/'73, il Derby di Clough incanta l'Europa intera: arriva fino alle semifinali, eliminato solo dalla Juventus.<br />
Archiviata l'era Clough, non senza polemiche, il Derby mantiene una posizione di rilievo assoluto nella Prima Divisione. Superati gli iniziali problemi ambientali, dovuti più che altro allo shock figlio dell'addio di Clough, il nuovo manager Dave Mackay conclude la sua prima stagione alla guida del club in terza posizione. La stagione successiva, fa molto meglio: vince il campionato, il secondo e ultimo nella storia del Derby.</p>
<p>Negli anni Ottanta, il County scivola fino alla Terza Divisione. Nell'87 comunque, fa ritorno in First Division. Tra promozioni e retrocessioni varie, gli Arieti restano nelle prime due divisioni della piramide calcistica inglese fino ai giorni nostri; i momenti positivi e quelli negativi si alternano: nel 2007, ad esempio il club si guadagna un posto in Premier League, dopo una bella performance offerta nei playoffs del Championship della stagione precedente. Il campionato 2007/2008 però si rivela un disastro e il Derby è ultimo con soli 11 punti, record negativo per la Premier League. Un nuovo momento di grande entusiasmo coinvolge l'ambiente nella stagione 2009/2010: non tanto per i risultati, piuttosto modesti quell'anno, quanto per la scelta di affidare la panchina di nuovo a un Clough! Questa volta si tratta di Nigel, il figlio del leggendario Brian. La stagione 2010/11 parte con molto ottimismo, ma i Rams finiscono diciannovesimi, salvi per un pelo. Nelle due stagioni successive Clough centra un dodicesimo e un decimo posto. Gli subentra Steve McLaren. Con lui alla guida, il Derby sfiora la promozione nella stagione '13/'14, venendo sconfitto solo nella finale playoff dal QPR. Quest'anno, invece, gli Arieti sono giunti in ottava posizione, non riuscendo a qualificarsi ai playoff per un solo punto.</p>
<p>Oggi il club disputa le sue gare interne al Pride Park Stadium, stadio inaugurato nel luglio del 1997. Tuttavia, quando si parla di Derby e di stadio non si può non menzionare il mitico Baseball Ground, l'impianto che ha ospitato i Rams dal 1895 al 1997, ed è dunque stato il teatro dell'epoca d'oro del County di Clough, e del fortunato periodo con Mackay. Un altro tassello, il Ground, che compone quel meraviglioso puzzle che è la storia di questo club. Una storia che si può e si deve definire, senza paura di essere smentiti, leggendaria, mitica, eccezionale...</p>
<p><strong>PALMARÈS</strong></p>
<p>First Division: 2<br />
1971/72, 1974/75</p>
<p>FA Cup: 1<br />
1945/46</p>
<p>Charity Shield: 1<br />
1975</p>
<p>Second Division: 4<br />
1911/12; 1914/15; 1968/69, 1986/87</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-derby-county/">Grandi Storie: Il Derby County</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em>

<em>Si fa presto a dire "squadra leggendaria", "squadra mitica", "squadra dalla storia eccezionale"... Tuttavia se qualcuno descrivesse così la storia del club protagonista questa settimana del nostro viaggio tra le Grandi Storie del calcio mondiale, state pur certi che nessuno avrebbe qualcosa da ridire o da controbattere. Per questa puntata siamo a Derby, Inghilterra, alla scoperta del Derby County Football Club.</em>

La leggenda del Derby County Football Club prende vita nel lontano 1884. Quattro anni più tardi il Derby è tra i membri fondatori della Football League. Negli ultimi anni del secolo XIX milita tra le fila della squadra Steve Bloomer, autentica leggenda del calcio inglese, senza dubbio uno dei più grandi centravanti della storia del calcio britannico. In quegli anni Bloomer è il faro della squadra, il suo condottiero e grazie ai suoi gol il Derby arriva per tre volte in pochi anni in finale della FA Cup, pur tuttavia non riuscendo a sollevare il trofeo. Per vincerla il County dovrà attendere il secondo dopoguerra, stagione 1945/46. È inutile nascondere che gli anni che seguono quella prestigiosa affermazione in coppa nazionale, sono per gli Arieti, a dir poco disastrosi.

Retrocessi in Seconda Divisione nel '53, poi addirittura in Terza due anni più tardi. Ma si sa che nella storia di un club c'è sempre un momento di svolta, un momento in cui tutto cambia, un momento in cui tutto va al posto giusto. Al Derby quel momento arriva nel 1967. Il presidente è all'epoca Sam Longson. Il nuovo manager è Brian Howard Clough, insieme a lui, il suo vice e fedele amico Peter Thomas Taylor. Con Clough e Taylor, reduci da due buone stagioni all'Hartlepools United, la prima stagione è un fiasco. Il Derby arriva una posizione indietro a quella dell'anno prima: diciottesimo; tuttavia, è proprio in quella stagione che Clough e Taylor gettano le basi per i successi che verranno. Arrivano in squadra diversi nuovi giocatori, Roy McFarland, John O'Hare, John McGovern, Alan Hinton... La stagione successiva ecco anche Dave Mackay e Willie Carlin. Ed ecco anche la promozione in Prima Divisione. Da Campioni della Seconda Divisione.

La stagione del ritorno in massima serie si chiude con un fantastico quarto posto. Quella dopo il County chiude nono. Eccoci dunque al campionato di Prima Divisione inglese 1971-72. La squadra di Clough e Taylor lotta fin dalle prime giornate per le posizioni di testa. A una dal termine la classifica dice Manchester City 57 punti, Liverpool e Derby 56, Leeds United 55. Il Derby affronta in casa il Liverpool di Bill Shankly e vince 1-0 con una rete di McGovern. Così sale a 58 punti. Il City chiude a 57. Shankly e il Liverpool hanno un match da recuperare, contro l'Arsenal. Il Leeds di Revie anche, con il Wolverhampton. Entrambe nel loro ultimo match di campionato non vincono. Il Derby County è Campione d'Inghilterra. Il titolo vinto vale alla società la sua prima storica qualificazione alla Coppa dei Campioni. Nella stagione'72/'73, il Derby di Clough incanta l'Europa intera: arriva fino alle semifinali, eliminato solo dalla Juventus.
Archiviata l'era Clough, non senza polemiche, il Derby mantiene una posizione di rilievo assoluto nella Prima Divisione. Superati gli iniziali problemi ambientali, dovuti più che altro allo shock figlio dell'addio di Clough, il nuovo manager Dave Mackay conclude la sua prima stagione alla guida del club in terza posizione. La stagione successiva, fa molto meglio: vince il campionato, il secondo e ultimo nella storia del Derby.

Negli anni Ottanta, il County scivola fino alla Terza Divisione. Nell'87 comunque, fa ritorno in First Division. Tra promozioni e retrocessioni varie, gli Arieti restano nelle prime due divisioni della piramide calcistica inglese fino ai giorni nostri; i momenti positivi e quelli negativi si alternano: nel 2007, ad esempio il club si guadagna un posto in Premier League, dopo una bella performance offerta nei playoffs del Championship della stagione precedente. Il campionato 2007/2008 però si rivela un disastro e il Derby è ultimo con soli 11 punti, record negativo per la Premier League. Un nuovo momento di grande entusiasmo coinvolge l'ambiente nella stagione 2009/2010: non tanto per i risultati, piuttosto modesti quell'anno, quanto per la scelta di affidare la panchina di nuovo a un Clough! Questa volta si tratta di Nigel, il figlio del leggendario Brian. La stagione 2010/11 parte con molto ottimismo, ma i Rams finiscono diciannovesimi, salvi per un pelo. Nelle due stagioni successive Clough centra un dodicesimo e un decimo posto. Gli subentra Steve McLaren. Con lui alla guida, il Derby sfiora la promozione nella stagione '13/'14, venendo sconfitto solo nella finale playoff dal QPR. Quest'anno, invece, gli Arieti sono giunti in ottava posizione, non riuscendo a qualificarsi ai playoff per un solo punto.

Oggi il club disputa le sue gare interne al Pride Park Stadium, stadio inaugurato nel luglio del 1997. Tuttavia, quando si parla di Derby e di stadio non si può non menzionare il mitico Baseball Ground, l'impianto che ha ospitato i Rams dal 1895 al 1997, ed è dunque stato il teatro dell'epoca d'oro del County di Clough, e del fortunato periodo con Mackay. Un altro tassello, il Ground, che compone quel meraviglioso puzzle che è la storia di questo club. Una storia che si può e si deve definire, senza paura di essere smentiti, leggendaria, mitica, eccezionale...

<strong>PALMARÈS</strong>

First Division: 2
1971/72, 1974/75

FA Cup: 1
1945/46

Charity Shield: 1
1975

Second Division: 4
1911/12; 1914/15; 1968/69, 1986/87<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-derby-county/">Grandi Storie: Il Derby County</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<item>
		<title>Grandi Storie: Il Sao Paolo</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-sao-paolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2015 08:35:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.football-magazine.it/?p=20902</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em></p>
<p><em>Fondato una prima volta nel 1930 e rifondato successivamente cinque anni dopo, il Sāo Paolo Futebol Clube è uno dei club più famosi e prestigiosi del mondo, nonché uno dei più tifati del Sudamerica; questa settimana, la nostra rubrica vi accompagna alla scoperta della sua gloriosa storia.</em></p>
<p>È soprannominato Tricolor per aver ereditato i colori sociali, oltre che dallo Stato di San Paolo, dalle tre principali etnie che vivevano in Brasile all'epoca della sua fondazione; sarà, forse, anche per questo che oggi ben 15 milioni di persone tifano il San Paolo! Assunta la denominazione attuale nel 1935, dopo una lunga serie di fusioni e accorpamenti di diverse società minori della città, il club Tricolor conosce fin dai primi anni della sua storia periodi di grande successo sportivo; negli anni quaranta, ad esempio, il San Paolo, a fronte di enormi spese, costruisce una delle squadre più forti che si siano mai viste in Sudamerica; alla corte del club paulista, arrivano infatti, una sfilza di campioni assoluti, come Leõnidas da Silva, Bauer, Procópio, Rui Campos.. Tra il 1943 e il 1949, quella squadra vince cinque volte il campionato paulista e passa alla storia come "Il rullo compressore"! Il decennio seguente non è, risultati alla mano, all'altezza di quello precedente; a quell'epoca il Santos di Pelé domina in lungo e in largo, ma al San Paolo hanno ben chiara quale sia la giusta strada da seguire per tornare al successo; con una lungimiranza che farebbe invidia al 99% delle società italiane dei giorni nostri, il club decide di costruire un nuovo stadio, che possa con la sua spinta mettere in scacco, anche il talento di Pelé. È il 1960 quando il Tricolor inaugura uno degli stadi più leggendari del mondo: il Morumbi! Non vinse molto in quegli anni il San Paolo, ma al Morumbi, il Santos di Pelé ne prende 4...</p>
<p>Si arriva così agli settanta. Dopo anni di vacche magre per il San Paolo giunge di nuovo il tempo di tornare al successo: nel '71 si porta a casa il Campionato Statale, l'anno seguente arriva secondo a un punto solo dal Palmeiras. Nel 1974, poi, il Tricolor incanta nella Coppa Libertadores, uscendo sconfitto solo nella ripetizione della finale: ad alzare la coppa sono gli argentini dell'Independiente. Vittorie e sconfitte di questo periodo, sono tuttavia il prologo all'incredibile serie di successi che caratterizzano gli anni ottanta e novanta del club. Nel 1985, con Cilinho in panchina, i Menudos do Morumbi danno spettacolo. L'attaccante di quell'undici è Careca, il centrocampista di riferimento, nientemeno che il futuro "Re di Roma" Paulo Roberto Falcao! Titoli e trofei si susseguono uno dopo l'altro. Ma è niente in confronto a quanto il club sarà capace di fare sotto la guida di Telê Santana, l'allenatore della squadra nel quinquennio 1990-1995. Dopo aver battagliato per tutta la stagione con i rivali storici del Corinthias, i São-Paulinos, nel 1991, vincono il Campionato Paulista. La stagione seguente ecco la prima affermazione internazionale: ai calci di rigore, contro il Newell's Old Boys, arriva la prima Coppa Libertadores. La Champions del Sudamerica è ancora Tricolor l'anno dopo. La doppietta continentale assume connotati planetari: per due volte di fila il San Paolo conquista, infatti, il titolo di Campione del Mondo, vincendo due Coppe Intercontinentali consecutive!</p>
<p>Nel '93, a farne le spese il Milan di Fabio Capello, annichilito e sconfitto per 3-2. Nel 1994 il club è ancora, clamorosamente, in finale di Libertadores, questa volta esce però sconfitto dalla doppia sfida col Vélez. Per consolarsi la stagione dopo vince la Coppa del CONMEBOL, l'equivalente dell'europea Coppa UEFA. L'epopea di Telê termina nel 1996. Dopo di lui si susseguono tra il '96 e il 2004, ben 14 allenatori. Il club sforna talenti straordinari: Kakà, Luis Fabiano, Rogerio Ceni, diventano in quel periodo gli idoli del Morumbi. E così eccoci al 2005. Per quella stagione la panchina è affidata a Leão. Con lui il club vince facile il Paulista. Ma Leão non resta per parecchio. Al suo posto subentra ben presto l'ex CT del Perù Paulo Autuori; è lui, insieme ai vari Cicinho, Ceni, Mineiro, Lugano, l'artefice del capolavoro che il Tricolor compie nella Coppa Libertadores di quell'anno: al termine di una cavalcata sensazionale, e dopo aver seppellito l'Atlético Paranaense con quattro reti nella sfida di ritorno della finale, il club è per la terza volta nella sua storia Campione del Sudamerica. Ovviamente a fare da contorno non può mancare il titolo mondiale, che puntuale arriva a dicembre in Giappone. Stavolta a farne le spese è il Liverpool, sconfitto nella finale del Mondiale per Club con una rete di Mineiro al minuto 27.</p>
<p>Nel 2006, nel 2007 e nel 2008 arriveranno ancora tre campionati paulista, il secondo vinto dominando dalla prima all'ultima giornata, con un vantaggio sulla seconda di addirittura 15 punti!<br />
Ancora oggi, il club disputa le sue gare casalinghe nel mitico Morumbi: 80.000 cuori tricolori riempiono puntualmente i suoi spalti in ogni partita e mai come in questo caso è corretto dire che, davvero, in casa, il San Paolo gioca con uomo in più!</p>
<p><strong>PALMARÈS</strong><br />
Campionato Brasiliano: 6<br />
1977, 1986, 1991, 2006, 2007, 2008</p>
<p>Campionato Paulista: 21</p>
<p>Coppa Intercontinentale: 2<br />
1992, 1993</p>
<p>Mondiale per Club:1<br />
2005</p>
<p>Coppa Libertadores: 3<br />
1992, 1993, 2005</p>
<p>Coppa Sudamericana: 1<br />
2012</p>
<p>Coppa CONMEBOL:1<br />
1994</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-sao-paolo/">Grandi Storie: Il Sao Paolo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em>

<em>Fondato una prima volta nel 1930 e rifondato successivamente cinque anni dopo, il Sāo Paolo Futebol Clube è uno dei club più famosi e prestigiosi del mondo, nonché uno dei più tifati del Sudamerica; questa settimana, la nostra rubrica vi accompagna alla scoperta della sua gloriosa storia.</em>

È soprannominato Tricolor per aver ereditato i colori sociali, oltre che dallo Stato di San Paolo, dalle tre principali etnie che vivevano in Brasile all'epoca della sua fondazione; sarà, forse, anche per questo che oggi ben 15 milioni di persone tifano il San Paolo! Assunta la denominazione attuale nel 1935, dopo una lunga serie di fusioni e accorpamenti di diverse società minori della città, il club Tricolor conosce fin dai primi anni della sua storia periodi di grande successo sportivo; negli anni quaranta, ad esempio, il San Paolo, a fronte di enormi spese, costruisce una delle squadre più forti che si siano mai viste in Sudamerica; alla corte del club paulista, arrivano infatti, una sfilza di campioni assoluti, come Leõnidas da Silva, Bauer, Procópio, Rui Campos.. Tra il 1943 e il 1949, quella squadra vince cinque volte il campionato paulista e passa alla storia come "Il rullo compressore"! Il decennio seguente non è, risultati alla mano, all'altezza di quello precedente; a quell'epoca il Santos di Pelé domina in lungo e in largo, ma al San Paolo hanno ben chiara quale sia la giusta strada da seguire per tornare al successo; con una lungimiranza che farebbe invidia al 99% delle società italiane dei giorni nostri, il club decide di costruire un nuovo stadio, che possa con la sua spinta mettere in scacco, anche il talento di Pelé. È il 1960 quando il Tricolor inaugura uno degli stadi più leggendari del mondo: il Morumbi! Non vinse molto in quegli anni il San Paolo, ma al Morumbi, il Santos di Pelé ne prende 4...

Si arriva così agli settanta. Dopo anni di vacche magre per il San Paolo giunge di nuovo il tempo di tornare al successo: nel '71 si porta a casa il Campionato Statale, l'anno seguente arriva secondo a un punto solo dal Palmeiras. Nel 1974, poi, il Tricolor incanta nella Coppa Libertadores, uscendo sconfitto solo nella ripetizione della finale: ad alzare la coppa sono gli argentini dell'Independiente. Vittorie e sconfitte di questo periodo, sono tuttavia il prologo all'incredibile serie di successi che caratterizzano gli anni ottanta e novanta del club. Nel 1985, con Cilinho in panchina, i Menudos do Morumbi danno spettacolo. L'attaccante di quell'undici è Careca, il centrocampista di riferimento, nientemeno che il futuro "Re di Roma" Paulo Roberto Falcao! Titoli e trofei si susseguono uno dopo l'altro. Ma è niente in confronto a quanto il club sarà capace di fare sotto la guida di Telê Santana, l'allenatore della squadra nel quinquennio 1990-1995. Dopo aver battagliato per tutta la stagione con i rivali storici del Corinthias, i São-Paulinos, nel 1991, vincono il Campionato Paulista. La stagione seguente ecco la prima affermazione internazionale: ai calci di rigore, contro il Newell's Old Boys, arriva la prima Coppa Libertadores. La Champions del Sudamerica è ancora Tricolor l'anno dopo. La doppietta continentale assume connotati planetari: per due volte di fila il San Paolo conquista, infatti, il titolo di Campione del Mondo, vincendo due Coppe Intercontinentali consecutive!

Nel '93, a farne le spese il Milan di Fabio Capello, annichilito e sconfitto per 3-2. Nel 1994 il club è ancora, clamorosamente, in finale di Libertadores, questa volta esce però sconfitto dalla doppia sfida col Vélez. Per consolarsi la stagione dopo vince la Coppa del CONMEBOL, l'equivalente dell'europea Coppa UEFA. L'epopea di Telê termina nel 1996. Dopo di lui si susseguono tra il '96 e il 2004, ben 14 allenatori. Il club sforna talenti straordinari: Kakà, Luis Fabiano, Rogerio Ceni, diventano in quel periodo gli idoli del Morumbi. E così eccoci al 2005. Per quella stagione la panchina è affidata a Leão. Con lui il club vince facile il Paulista. Ma Leão non resta per parecchio. Al suo posto subentra ben presto l'ex CT del Perù Paulo Autuori; è lui, insieme ai vari Cicinho, Ceni, Mineiro, Lugano, l'artefice del capolavoro che il Tricolor compie nella Coppa Libertadores di quell'anno: al termine di una cavalcata sensazionale, e dopo aver seppellito l'Atlético Paranaense con quattro reti nella sfida di ritorno della finale, il club è per la terza volta nella sua storia Campione del Sudamerica. Ovviamente a fare da contorno non può mancare il titolo mondiale, che puntuale arriva a dicembre in Giappone. Stavolta a farne le spese è il Liverpool, sconfitto nella finale del Mondiale per Club con una rete di Mineiro al minuto 27.

Nel 2006, nel 2007 e nel 2008 arriveranno ancora tre campionati paulista, il secondo vinto dominando dalla prima all'ultima giornata, con un vantaggio sulla seconda di addirittura 15 punti!
Ancora oggi, il club disputa le sue gare casalinghe nel mitico Morumbi: 80.000 cuori tricolori riempiono puntualmente i suoi spalti in ogni partita e mai come in questo caso è corretto dire che, davvero, in casa, il San Paolo gioca con uomo in più!

<strong>PALMARÈS</strong>
Campionato Brasiliano: 6
1977, 1986, 1991, 2006, 2007, 2008

Campionato Paulista: 21

Coppa Intercontinentale: 2
1992, 1993

Mondiale per Club:1
2005

Coppa Libertadores: 3
1992, 1993, 2005

Coppa Sudamericana: 1
2012

Coppa CONMEBOL:1
1994<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-sao-paolo/">Grandi Storie: Il Sao Paolo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<item>
		<title>Grandi Storie: I New York Cosmos</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-i-new-york-cosmos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2015 09:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.football-magazine.it/?p=20814</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em></p>
<p><em>Il sempre maggior crescente interesse per il calcio made in USA ci porta questa settimana alla scoperta della più famosa franchigia statunitense: il New York Cosmos! Vera e propria istituzione del soccer, i Cosmos possono vantare come presidente onorario una leggenda assoluta del calcio mondiale, nientemeno che il mitico Pelé, e una storia ricca di personalità… fuori dal comune!</em></p>
<p>La storia del New York Cosmos prende vita all’inizio degli anni Settanta grazie all’iniziativa di tre personalità di spicco del mondo dello spettacolo e dell’editoria: i fondatori del club, infatti, sono i fratelli turco-americani Ahmet e Nesuhi Ertegün, proprietari della leggendaria etichetta discografica Atlantic Records e Steve Ross, presidente del colosso editoriale Time Warner. Le enormi quantità di denaro investite dai proprietari, fanno immediatamente della neonata squadra newyorkese, una delle franchigie di spicco del soccer nordamericano: i Cosmos s’iscrivono, infatti, alla NASL, la North American Soccer League nel 1970, e nel 1972 sono già campioni! L’appeal mediatico della franchigia è enorme e non passa molto tempo prima che essa diventi un autentico richiamo per molti calciatori europei e sudamericani vogliosi di terminare la loro carriera negli Stati Uniti con in tasca un vantaggioso contratto. In questo modo la squadra vede crescere in maniera esponenziale il suo livello tecnico; tutto questo grazie anche alle numerose tournée organizzate dalla società, che permettono ai Cosmos di confrontarsi con le migliori squadre al mondo, affrontate in un gran numero di amichevoli nel corso degli anni Settanta e Ottanta.</p>
<p>La vera svolta, comunque, per il club, si materializza nella seconda metà degli anni 70: a New York, infatti, si è decisi a costruire una squadra di livello mondiale e i Cosmos stanno ingaggiando degli autentici fenomeni, vero un po’ in là con gli anni, ma pur sempre autentiche leggende del calcio internazionale; arrivano in squadra gli italiani Chinaglia e Wilson, lo jugoslavo Bogićević, il tedesco Franz Beckenbauer, il brasiliano Carlos Alberto e addirittura il mito vivente Edson Arantes do Nascimento, il mitico Pelé. In panchina viene chiamato un allenatore italiano, Eddie Firmani. Con quella squadra, i Cosmos vincono due campionati consecutivi e nel 1977 celebrano l’addio al calcio del mito brasiliano con un’amichevole giocata e vinta per 2-1 contro il Santos: in quella gara Pelé gioca un tempo con una maglia e uno con l’altra.</p>
<p>Salutato il numero 10 verde-oro, i Cosmos continuano il loro dominio in campionato: fino al 1982 centrano altri 3 titoli nazionali. Tuttavia sulla società si addensano delle nubi che non promettono niente di buono; la controllante Warner rivede i suoi investimenti, a seguito di un’OPA ostile portata avanti dal magnate australiano Rupert Murdoch e decide di tagliare i fondi al club; ogni tentativo fatto per salvare la storica società calcistica della città di New York non ha successo: al termine della stagione 1984 i Cosmos falliscono. Per la rinascita bisogna aspettare addirittura il 2009: una cordata di imprenditori con a capo l’ex vicepresidente del Tottenham, Paul Kemsley, rileva il marchio con l’obiettivo dichiarato di un rilancio del club in grande stile; viene nominato presidente onorario Pelé, ambasciatore Giorgio Chinaglia, direttore tecnico Eric Cantona. Rick Perry e Terry Byrne sono il nuovo amministratore delegato e il nuovo team manager. Allenatore Gio Savarese. Nel 2010 entra in società anche Robert De Niro! Nel 2013 la squadra viene iscritta al nuovo campionato NASL e nel Soccer Bowl di quell’anno si aggiudica di nuovo il titolo, degna chiusura del cerchio dell’operazione rilancio.</p>
<p>Alcuni tra gli stadi più belli e spettacolari del mondo hanno fatto nel corso degli anni da cornice alle gare casalinghe dei New York Cosmos: a cominciare dal leggendario Yankee Stadium, utilizzato per un paio di stagioni nel corso degli anni 70, fino ad arrivare all’altrettanto mitico Giants Stadium, lo stadio che ha accolto le gesta americane di Pelé. Oggi la squadra gioca al James M. Shuart Stadium, un piccolo gioiellino da 12 mila posti. I colori sociali del club sono da sempre il bianco, il verde e il giallo; ogni riferimento, in questo caso, non è puramente casuale: i colori scelti, infatti, richiamano volontariamente il verde-oro delle maglie della nazionale brasiliana, efficace espediente di marketing per rendere i Cosmos più appetibili agli occhi di Pelé! Quanto al nome, esso viene scelto dal primo DG del club, Clive Toye e in se contiene tutte le ambizioni di un club, nato, per conquistare… il cosmo intero!</p>
<p><strong>PALMARÉS</strong></p>
<p>NASL: 5<br />
1972, 1977, 1978, 1980, 1982</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-i-new-york-cosmos/">Grandi Storie: I New York Cosmos</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><em><strong>di Pierluigi De Ascentiis</strong></em>

<em>Il sempre maggior crescente interesse per il calcio made in USA ci porta questa settimana alla scoperta della più famosa franchigia statunitense: il New York Cosmos! Vera e propria istituzione del soccer, i Cosmos possono vantare come presidente onorario una leggenda assoluta del calcio mondiale, nientemeno che il mitico Pelé, e una storia ricca di personalità… fuori dal comune!</em>

La storia del New York Cosmos prende vita all’inizio degli anni Settanta grazie all’iniziativa di tre personalità di spicco del mondo dello spettacolo e dell’editoria: i fondatori del club, infatti, sono i fratelli turco-americani Ahmet e Nesuhi Ertegün, proprietari della leggendaria etichetta discografica Atlantic Records e Steve Ross, presidente del colosso editoriale Time Warner. Le enormi quantità di denaro investite dai proprietari, fanno immediatamente della neonata squadra newyorkese, una delle franchigie di spicco del soccer nordamericano: i Cosmos s’iscrivono, infatti, alla NASL, la North American Soccer League nel 1970, e nel 1972 sono già campioni! L’appeal mediatico della franchigia è enorme e non passa molto tempo prima che essa diventi un autentico richiamo per molti calciatori europei e sudamericani vogliosi di terminare la loro carriera negli Stati Uniti con in tasca un vantaggioso contratto. In questo modo la squadra vede crescere in maniera esponenziale il suo livello tecnico; tutto questo grazie anche alle numerose tournée organizzate dalla società, che permettono ai Cosmos di confrontarsi con le migliori squadre al mondo, affrontate in un gran numero di amichevoli nel corso degli anni Settanta e Ottanta.

La vera svolta, comunque, per il club, si materializza nella seconda metà degli anni 70: a New York, infatti, si è decisi a costruire una squadra di livello mondiale e i Cosmos stanno ingaggiando degli autentici fenomeni, vero un po’ in là con gli anni, ma pur sempre autentiche leggende del calcio internazionale; arrivano in squadra gli italiani Chinaglia e Wilson, lo jugoslavo Bogićević, il tedesco Franz Beckenbauer, il brasiliano Carlos Alberto e addirittura il mito vivente Edson Arantes do Nascimento, il mitico Pelé. In panchina viene chiamato un allenatore italiano, Eddie Firmani. Con quella squadra, i Cosmos vincono due campionati consecutivi e nel 1977 celebrano l’addio al calcio del mito brasiliano con un’amichevole giocata e vinta per 2-1 contro il Santos: in quella gara Pelé gioca un tempo con una maglia e uno con l’altra.

Salutato il numero 10 verde-oro, i Cosmos continuano il loro dominio in campionato: fino al 1982 centrano altri 3 titoli nazionali. Tuttavia sulla società si addensano delle nubi che non promettono niente di buono; la controllante Warner rivede i suoi investimenti, a seguito di un’OPA ostile portata avanti dal magnate australiano Rupert Murdoch e decide di tagliare i fondi al club; ogni tentativo fatto per salvare la storica società calcistica della città di New York non ha successo: al termine della stagione 1984 i Cosmos falliscono. Per la rinascita bisogna aspettare addirittura il 2009: una cordata di imprenditori con a capo l’ex vicepresidente del Tottenham, Paul Kemsley, rileva il marchio con l’obiettivo dichiarato di un rilancio del club in grande stile; viene nominato presidente onorario Pelé, ambasciatore Giorgio Chinaglia, direttore tecnico Eric Cantona. Rick Perry e Terry Byrne sono il nuovo amministratore delegato e il nuovo team manager. Allenatore Gio Savarese. Nel 2010 entra in società anche Robert De Niro! Nel 2013 la squadra viene iscritta al nuovo campionato NASL e nel Soccer Bowl di quell’anno si aggiudica di nuovo il titolo, degna chiusura del cerchio dell’operazione rilancio.

Alcuni tra gli stadi più belli e spettacolari del mondo hanno fatto nel corso degli anni da cornice alle gare casalinghe dei New York Cosmos: a cominciare dal leggendario Yankee Stadium, utilizzato per un paio di stagioni nel corso degli anni 70, fino ad arrivare all’altrettanto mitico Giants Stadium, lo stadio che ha accolto le gesta americane di Pelé. Oggi la squadra gioca al James M. Shuart Stadium, un piccolo gioiellino da 12 mila posti. I colori sociali del club sono da sempre il bianco, il verde e il giallo; ogni riferimento, in questo caso, non è puramente casuale: i colori scelti, infatti, richiamano volontariamente il verde-oro delle maglie della nazionale brasiliana, efficace espediente di marketing per rendere i Cosmos più appetibili agli occhi di Pelé! Quanto al nome, esso viene scelto dal primo DG del club, Clive Toye e in se contiene tutte le ambizioni di un club, nato, per conquistare… il cosmo intero!

<strong>PALMARÉS</strong>

NASL: 5
1972, 1977, 1978, 1980, 1982<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-i-new-york-cosmos/">Grandi Storie: I New York Cosmos</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<title>Grandi Storie: Il Napoli</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 08:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altri Mondi]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi Storie]]></category>
		<category><![CDATA[benitez]]></category>
		<category><![CDATA[higuain]]></category>
		<category><![CDATA[maradona]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p><em><strong>di Pierluigi DE ASCENTIIS</strong></em></p>
<p><em>Non potevamo riprendere la nostra rubrica 'Grandi Storie' senza dedicare una puntata alla squadra che, nelle sue fila, ha annoverato quello che, probabilmente, è stato il più grande calciatore della storia del calcio: questa settimana andiamo alla scoperta della Società Sportiva Calcio NAPOLI.</em></p>
<p>La fondazione della Società Sportiva Calcio Napoli ha luogo nel capoluogo partenopeo nell'estate del 1926, a opera dell'imprenditore napoletano Giorgio Ascarelli, come naturale evoluzione delle precedenti esperienze calcistiche che si erano vissute in città negli anni precedenti. Le prime partecipazioni al Campionato Nazionale sono pressoché fallimentari: nelle due stagioni d'esordio, il Napoli, infatti, retrocede, entrambe le volte dalla Prima alla Seconda Divisione, beneficiando, tuttavia, del ripescaggio deciso in suo favore dalla FIGC; la Lega, infatti, nonostante i pessimi risultati ottenuti, apprezza lo sforzo che gli azzurri compiono per cercare di recuperare il distacco dalla squadre del Nord, fondate molti anni prima e, di conseguenza, decisamente meglio organizzate. Tuttavia, non ci vorrà molto prima che le cose cambino decisamente: con alcune scelte particolarmente azzeccate da parte della società, la squadra svolta; in panchina viene chiamato il pluri-scudettato ex tecnico del Genoa, William Garbutt; in campo le punte di diamante sono Attila Sallusto e Antonio Vojak. Nelle stagioni '32/'33 e '33/'34, il Napoli chiude il torneo al terzo posto, e grazie a questi risultati può fare il suo debutto europeo, partecipando alla Coppa Mitropa, l'antenata dell'odierna Champions League.</p>
<p>Terminata la Seconda Guerra Mondiale, alla presidenza della squadra c'è Achille Lauro, il primo di un terzetto di grandi presidenti che farà la storia della società. Sotto la sua guida il Napoli conquista il primo trofeo importante, la Coppa Italia: è la stagione 1961/62 e grazie a questo successo, gli Azzurri possono fare il loro esordio in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale si distinguono centrando uno storico quarto di finale. Intanto sulla scena societaria sta per fare la sua comparsa una figura destinata a cambiarne per sempre le sorti: è il gennaio del 1969, quando il Napoli viene rilevato dal giovane ingegnere Corrado Ferlaino. La sua gestione si caratterizza fin da subito per i grandi acquisti: arrivano ai piedi del Vesuvio, prima Sergio Clerici, poi Beppe Bruscolotti, poi ancora Tarcisio Burgnich. La squadra è adesso pronta a competere per i traguardi più importanti: centra prima due terzi posti, con in panchina il mago Luis Vinicio, poi vince la seconda coppa nazionale, nel 1976, sfiora infine lo Scudetto nel 1981.</p>
<p>Manca sempre qualcosa per centrare il traguardo più prestigioso della vittoria del campionato; Ferlaino la individua in un attaccante, che possa con il suo estro, far definitivamente fare alla squadra il salto di qualità. Il colpo che il presidente ha in serbo, esplode come un fulmine a ciel sereno nell'estate del 1984: davanti a un San Paolo gremito, Ferlaino presenta alla città, Diego Armando Maradona, fenomeno argentino appena acquistato dal Barcellona, per la stratosferica cifra di 15 miliardi di Lire. A Maradona, il presidente affianca una serie di veri e propri 'top player' come si direbbe oggi: prende Giordano, Careca, Alemão; affida la panchina a Ottavio Bianchi; arrivano due Scudetti, una Coppa Italia, infine il primo successo europeo, la Coppa UEFA, vinta in Germania dopo uno scoppiettante doppio confronto con lo Stoccarda.</p>
<p>È il periodo di massimo splendore per il Napoli, un periodo però destinato a fare da prologo al buio nero che avvolge la società nel decennio successivo. Gli anni Novanta iniziano con l'addio di Maradona, proseguono, poi, con una lunga serie di problemi finanziari, che costringono il club a cedere tutti i migliori giocatori. La squadra retrocede per due volte in cadetteria, la società viene travolta dai debiti e, all'inizio del nuovo millennio, fallisce. Nel 2004, però, viene rilevata dal noto imprenditore cinematografico, Aurelio De Laurentiis. De Laurentiis sistema i conti, ma la sua gestione si caratterizza in particolare per i precoci risultati sportivi ottenuti. Nel giro di tre anni, gli azzurri risalgono dalla Serie C alla Serie A; in panchina si succedono grandi allenatori, Edy Reja prima, Roberto Donadoni poi. A lui subentra, Walter Mazzarri, che riporta, dopo un'assenza di ben 21 anni, i partenopei in Coppa dei Campioni. 22 anni dopo, sotto la sua gestione, il Napoli torna anche a sollevare un trofeo: è la Coppa Italia, vinta a Roma, nel 2012, dopo aver battuto la Juventus per due a zero.</p>
<p>Oggi, sulla panchina azzurra, siede lo spagnolo Rafa Benitez, protagonista delle ultime vittorie in ordine di tempo: un'altra Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, vinta ancora, a spese dei rivali bianconeri.<br />
Il club disputa i suoi match interni allo Stadio San Paolo, impianto capace di ospitare, al momento, fino a 60 mila spettatori, giudicato in lungo e in largo, uno dei più caldi catini al mondo; merito della tifoseria partenopea, che non manca mai di sostenere la squadra, anche nei momenti più difficili (resta celebre l'incredibile numero di 62.058 spettatori accorsi sugli spalti per Napoli-Reggiana, partita valida, nel 2005, per la Serie C1).<br />
Il simbolo della società è sostanzialmente rimasto lo stesso dalla sua fondazione ad oggi (una grande N su sfondo azzurro); tuttavia è curioso sapere che durante la sua primissima stagione, la squadra aveva come logo un cavallo rampante appoggiato su un pallone da calcio. Nessuna variazione si è mai avuta, invece, per quel che riguarda i colori sociali, l'azzurro e il bianco, i colori del cielo e del mare, simboli per eccellenza, insieme al Vesuvio, della città.</p>
<p>PALMARÈS</p>
<p>Scudetti: 2<br />
1986/87, 1989/90</p>
<p>Coppa Italia: 5<br />
1961/62, 1975/76, 1986/87, 2011/12, 2013/14</p>
<p>Supercoppa Italiana: 2<br />
1990, 2014</p>
<p>Coppa UEFA: 1<br />
1988/89</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p><em><strong>di Pierluigi DE ASCENTIIS</strong></em>

<em>Non potevamo riprendere la nostra rubrica 'Grandi Storie' senza dedicare una puntata alla squadra che, nelle sue fila, ha annoverato quello che, probabilmente, è stato il più grande calciatore della storia del calcio: questa settimana andiamo alla scoperta della Società Sportiva Calcio NAPOLI.</em>

La fondazione della Società Sportiva Calcio Napoli ha luogo nel capoluogo partenopeo nell'estate del 1926, a opera dell'imprenditore napoletano Giorgio Ascarelli, come naturale evoluzione delle precedenti esperienze calcistiche che si erano vissute in città negli anni precedenti. Le prime partecipazioni al Campionato Nazionale sono pressoché fallimentari: nelle due stagioni d'esordio, il Napoli, infatti, retrocede, entrambe le volte dalla Prima alla Seconda Divisione, beneficiando, tuttavia, del ripescaggio deciso in suo favore dalla FIGC; la Lega, infatti, nonostante i pessimi risultati ottenuti, apprezza lo sforzo che gli azzurri compiono per cercare di recuperare il distacco dalla squadre del Nord, fondate molti anni prima e, di conseguenza, decisamente meglio organizzate. Tuttavia, non ci vorrà molto prima che le cose cambino decisamente: con alcune scelte particolarmente azzeccate da parte della società, la squadra svolta; in panchina viene chiamato il pluri-scudettato ex tecnico del Genoa, William Garbutt; in campo le punte di diamante sono Attila Sallusto e Antonio Vojak. Nelle stagioni '32/'33 e '33/'34, il Napoli chiude il torneo al terzo posto, e grazie a questi risultati può fare il suo debutto europeo, partecipando alla Coppa Mitropa, l'antenata dell'odierna Champions League.

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, alla presidenza della squadra c'è Achille Lauro, il primo di un terzetto di grandi presidenti che farà la storia della società. Sotto la sua guida il Napoli conquista il primo trofeo importante, la Coppa Italia: è la stagione 1961/62 e grazie a questo successo, gli Azzurri possono fare il loro esordio in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale si distinguono centrando uno storico quarto di finale. Intanto sulla scena societaria sta per fare la sua comparsa una figura destinata a cambiarne per sempre le sorti: è il gennaio del 1969, quando il Napoli viene rilevato dal giovane ingegnere Corrado Ferlaino. La sua gestione si caratterizza fin da subito per i grandi acquisti: arrivano ai piedi del Vesuvio, prima Sergio Clerici, poi Beppe Bruscolotti, poi ancora Tarcisio Burgnich. La squadra è adesso pronta a competere per i traguardi più importanti: centra prima due terzi posti, con in panchina il mago Luis Vinicio, poi vince la seconda coppa nazionale, nel 1976, sfiora infine lo Scudetto nel 1981.

Manca sempre qualcosa per centrare il traguardo più prestigioso della vittoria del campionato; Ferlaino la individua in un attaccante, che possa con il suo estro, far definitivamente fare alla squadra il salto di qualità. Il colpo che il presidente ha in serbo, esplode come un fulmine a ciel sereno nell'estate del 1984: davanti a un San Paolo gremito, Ferlaino presenta alla città, Diego Armando Maradona, fenomeno argentino appena acquistato dal Barcellona, per la stratosferica cifra di 15 miliardi di Lire. A Maradona, il presidente affianca una serie di veri e propri 'top player' come si direbbe oggi: prende Giordano, Careca, Alemão; affida la panchina a Ottavio Bianchi; arrivano due Scudetti, una Coppa Italia, infine il primo successo europeo, la Coppa UEFA, vinta in Germania dopo uno scoppiettante doppio confronto con lo Stoccarda.

È il periodo di massimo splendore per il Napoli, un periodo però destinato a fare da prologo al buio nero che avvolge la società nel decennio successivo. Gli anni Novanta iniziano con l'addio di Maradona, proseguono, poi, con una lunga serie di problemi finanziari, che costringono il club a cedere tutti i migliori giocatori. La squadra retrocede per due volte in cadetteria, la società viene travolta dai debiti e, all'inizio del nuovo millennio, fallisce. Nel 2004, però, viene rilevata dal noto imprenditore cinematografico, Aurelio De Laurentiis. De Laurentiis sistema i conti, ma la sua gestione si caratterizza in particolare per i precoci risultati sportivi ottenuti. Nel giro di tre anni, gli azzurri risalgono dalla Serie C alla Serie A; in panchina si succedono grandi allenatori, Edy Reja prima, Roberto Donadoni poi. A lui subentra, Walter Mazzarri, che riporta, dopo un'assenza di ben 21 anni, i partenopei in Coppa dei Campioni. 22 anni dopo, sotto la sua gestione, il Napoli torna anche a sollevare un trofeo: è la Coppa Italia, vinta a Roma, nel 2012, dopo aver battuto la Juventus per due a zero.

Oggi, sulla panchina azzurra, siede lo spagnolo Rafa Benitez, protagonista delle ultime vittorie in ordine di tempo: un'altra Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, vinta ancora, a spese dei rivali bianconeri.
Il club disputa i suoi match interni allo Stadio San Paolo, impianto capace di ospitare, al momento, fino a 60 mila spettatori, giudicato in lungo e in largo, uno dei più caldi catini al mondo; merito della tifoseria partenopea, che non manca mai di sostenere la squadra, anche nei momenti più difficili (resta celebre l'incredibile numero di 62.058 spettatori accorsi sugli spalti per Napoli-Reggiana, partita valida, nel 2005, per la Serie C1).
Il simbolo della società è sostanzialmente rimasto lo stesso dalla sua fondazione ad oggi (una grande N su sfondo azzurro); tuttavia è curioso sapere che durante la sua primissima stagione, la squadra aveva come logo un cavallo rampante appoggiato su un pallone da calcio. Nessuna variazione si è mai avuta, invece, per quel che riguarda i colori sociali, l'azzurro e il bianco, i colori del cielo e del mare, simboli per eccellenza, insieme al Vesuvio, della città.

PALMARÈS

Scudetti: 2
1986/87, 1989/90

Coppa Italia: 5
1961/62, 1975/76, 1986/87, 2011/12, 2013/14

Supercoppa Italiana: 2
1990, 2014

Coppa UEFA: 1
1988/89<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/grandi-storie-il-napoli/">Grandi Storie: Il Napoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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