Grandi Storie: La Spal

di Pierluigi De Ascentiis

Una tappa fondamentale del nostro viaggio tra le “Grandi Storie” del calcio è sicuramente Ferrara, in Emilia Romagna, la città della SPAL! Società dal passato straordinario, la SPAL ha, negli ultimi anni, superato una lunga serie di vicissitudini ma ha adesso una nuova, ambiziosa proprietà, che mira senza indugi a rinverdire i gloriosi fasti del secolo scorso.

La SPAL, acronimo di Società Polisportiva Ars et Labora, come società dedita alla pratica del gioco del calcio, viene fondata nel 1912, costola del circolo Ars et Labor istituito dal sacerdote salesiano Pietro Acerbis, nel 1908. Quest’ultimo decide di creare a Ferrara, un circolo religioso e culturale in cui poter praticare diverse attività, dapprima solo artistiche e poi, in seguito, anche sportive. Nel 1919 la sezione calcistica uniforma la sua denominazione a quella della polisportiva, che nel frattempo si è staccata dal circolo di Acerbis, adotta i suoi colori, l’azzurro e il bianco, gli stessi dello stemma dei Salesiani, scelti da Acerbis per il suo circolo e quello stesso anno disputa la sua prima partita ufficiale: il 16 giugno la Triestina batte la Spal 4-1.

Per tutta la prima metà degli anni Venti, la squadra milita nella massima serie del campionato italiano, raggiungendo diversi risultati di rilievo, su tutti una semifinale del campionato nazionale, persa contro la Sampierdanese. Retrocessa nel ’25, la Spal non rientra nel campionato unico di Serie A e viene allora assegnata alla Serie B. Per tutto il decennio che segue, le delusioni sono più delle soddisfazioni: tra retrocessioni, cambi di denominazione e addirittura, per un breve periodo, anche di colori sociali, bisogna attendere il 1951, prima che la Spal possa finalmente disputare il suo storico primo campionato di Serie A. In massima divisione, gli estensi restano fino al 1968, con l’eccezione della stagione 1964/65, in cui, dopo la retrocesione dell’anno prima, giocano in Serie B centrando, comunque, l’immediato ritorno in Serie A. Il campionato 1959/60 è quello del miglior piazzamento dei bianco-azzurri nella massima divisione: la Spal chiude 5a, dietro solo alle super potenze, Juventus, Fiorentina, Milan e Inter. Nel 1962, gli spallini arrivano anche in finale di Coppa Italia: si battono con fierezza ma alla fine la coppa se la prende il Napoli, che vince 2 a 1, grazie ad una rete del friulano Pierluigi Ronzon.

Il presidente della società è in quegli anni Paolo Mazza, il cosidetto “Mago di campagna”. Mazza è a tutti gli effetti un pioniere del talent scouting: scopre una quantità infinita di giovani talenti, che rivende ai club più importanti a delle cifre esorbitanti; tra i tanti “colpi di mercato” del presidente Mazza ricordiamo l’attaccante Mario Astorri, comprato per 25.000 Lire e rivenduto alla Juventus per 2 milioni, così come l’acquisto per poche Lire dalla Fiorentina del centrocampista Egisto Pandolfini, rivenduto poi alla stessa società viola per una cifra stratosferica. Il capolavoro di Mazza, tuttavia, resta l’ingaggio dalla Triestina del centrattacco argentino Oscar Massei: Massei resta a Ferrara 9 stagioni, in cui colleziona la bellezza 52 reti in 244 partite.

Dopo il ritorno in Serie A del ’65, la Spal disputa altre tre stagioni in massima divisione prima di retrocedere prima in cadetteria, e poi addirittura in Serie C. L’era Mazza è destinata a finire da lì a poco tempo. Un nuovo periodo di grande splendore sembra palesarsi per la Spal all’inizio degli anni Novanta: la società viene rilevata dalla cooperativa ferrarese di costruzioni Coopcostruttori; di colpo i mezzi finanziari a disposizione si moltiplicano e l’entusiasmo in città è alle stelle: qualcuno sogna una Spal da coppe europee! Nelle prime due stagioni sotto l’egida della cooperativa il club ottiene una doppia promozione: dalla C2 alla C1, dalla C1 alla Serie B. Ormai tutto è pronto per tentare l’assalto alla massima serie, ma gli errori della società rovinano tutto: il gruppo storico della doppia promozione viene smantellato, vengono acquistati giocatori inadatti e anzichè salire in Serie A, la Spal retrocede in C1, dopo un logorante duello sul finale della stagione con la Fidelis Andria.

A inizio nuovo millennio la proprietà passa di mano: il nuovo patron è Paolo Pagliuso, il nuovo presidente, un suo uomo di fiducia, Lino Di Nardo. La crisi finanziaria che colpisce il club però non è sanabile e nell’estate del 2005, dopo il fallimento societario, la Spal viene esclusa da tutti i campionati professionistici italiani. Un onta quella del fallimento, che la gloriosa Spal vive, come se non bastasse, anche una seconda volta, nel 2013. Oggi, dopo una lunga serie di peripezie, la Spal 2013, nata dalla fusione con la Giacomense (stratagemma questo che ha permesso alla neonata società di ereditare il marchio storico SPAL) milita nel campionato di Lega Pro ed ha un nuovo presidente, Walter Mattioli, che ha più volte sottolineato la sua ambizione di rinverdire i gloriosi fasti del passato. Quest’anno la squadra è giunta al 4o posto del girone B di LegaPro, restando fuori dai playoff per soli 3 punti. Il club disputa le sue gare casalinghe nello Stadio Paolo Mazza, l’impianto storico che ospita la Spal dal 1951 e che, al momento, può ospitare 7000 spettatori circa. Pur non avendo un palmarès da prima della classe e nonostante i tanti problemi vissuti negli ultimi anni, la Spal resta una delle realtà più belle dell’intera storia del calcio made in Italy. Una realtà, che da appassionati di questo sport, ci auguriamo possa trovare presto, di nuovo, un posto all’interno del cosidetto “calcio che conta”.

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