Roger e Rafa: È un tennis per “vecchi”!

Se torniamo con la memoria a luglio 2016, l’immagine più limpida che abbiamo è quella di un campo da tennis verde, a Londra, a Wimbledon. E di Roger Federer pancia a terra infortunato e sconfitto per mano di Raonic. Era la semifinale dei Championship e lo svizzero ne usciva a pezzi, in tutti i sensi; un crack al ginocchio a 35 anni è una condanna per chiunque, dicevano i più (anche io, anche i tifosi più caldi), e poi che altro vuole vincere, ha già battuto ogni record esistente, dicevano ancora. Più o meno nello stesso periodo, un altro signore (del tennis) e collega di tante carinissime (per non dire epiche, mozzafiato e da mostrare in un museo) sfide con l’elvetico, di nome Rafael Nadal, non se la passava proprio benissimo, anche lui alle prese con qualche guaio fisico di troppo e dichiarato (anche da me e anche da chi di tennis ci capisce), in piena fase calante e destinato a poche altre soddisfazioni importanti; insomma, il finale di stagione della “Fedal” (Federer, Nadal, per i non praticanti) lasciava supporre tutto tranne che un 2017 particolarmente entusiasmante. Beh, eccoci qua, settembre 2017, vi riassumo un secondino chi ha vinto i 4 Slam dell’anno: Australian Open, Roger Federer – Roland Garros, Rafa Nadal – Wimbledon. Roger Federer – US Open, Rafa Nadal. I due vecchietti, si fa per dire, hanno saccheggiato a mani basse i 4 appuntamenti più preziosi, spartendoseli (quasi fossero d’accordo), come a dire: “Dai Rafa, facciamogli vedere di che pasta siamo fatti, altro che finiti…”.

Eh sì, non c’è niente di più pericoloso che dire ad un campione che ormai è meglio che tagli la corda e si ritiri in campagna, è proprio a quel punto che tira fuori le unghie, attenzione! Nemmeno il signore che scommise sulla vittoria del Leicester credo avrebbe potuto pronosticare un dominio assoluto dei due ritrovati ragazzini; eppure a scalpitare di giovani “veri” ce ne erano eccome, Kyrgios: bravissimo ma pazzissimo, Zverev: bravissimo e sponsorizzatissimo, ma ancora lontano dal timbrare il torneo che conta, Dimitrov: il nuovo Gasquet, talentuoso ma non fenomeno assolutamente. E poi, passando ai volti più noti, Andy Murray, quell’Andy Murray numero 1 al mondo fino a poche settimana fa, incapace di dire la sua nonostante il fantasma di Novak Djokovic, altro grande assente di questa stagione, il serbo paga senza dubbio le recenti stagioni a mille all’ora, quando riponi tante, troppe speranze sul tuo fisico, il rischio di dover rallentare c’è. E invece l’esperienza dei nostri due vecchietti ha pagato, la capacità di programmare alla perfezione il calendario ha pagato, la strategia e la gestione del fisico ha pagato; la scelta di Federer di saltare quasi a piè pari la stagione sul rosso (Parigi compresa) fece storcere il naso ad alcuni addetti, prima di rivelarsi scelta azzeccatissima per arrivare a Londra al Top e portarsi a casa l’ottavo titolo.

Per non parlare delle scelte di campo, lo svizzero ha cambiato stile di gioco, questo già dalla scorsa stagione, compreso l’evolversi di un tennis sempre più fisico e pesante, non lo ha assecondato ma al contrario si è fatto a sua volta più aggressivo, forte di un talento puro irraggiungibile da qualsiasi altro giocatore, è tornato a rete, punti rapidi, rovescio dei tempi d’oro, tanto lavoro tattico evidente, grazie anche al determinante Ivan Ljubicic. E Rafa? A ricominciato a correre da un angolo all’altro come quando indossava i bermuda e la bandana; la professionalità e la tenacia con cui si è rimesso in gioco, probabilmente punto sull’orgoglio da chi già lo cestinava, è tipica del guerriero che tutti hanno potuto conoscere. Con il successo agli US Open, 16esimo slam in bacheca, visto anche il decimo successo parigino (altro record mostruoso), il maiorchino rimpingua una bacheca pazzesca che lo avvicina ai 19 slam del suo rivale/amico Roger. 2018? Pronostici? Io punto ancora su di loro, ancora una volta…

Andrea Rescalli

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