Ciao Aldo, se ne va un pezzo di calcio popolare…

Nato a Larino, Molise, il 26 novembre 1930, Aldo Biscardi si è spento ieri mattina a Roma, all’età di 86 anni. Icona del giornalismo sportivo trash anni ’80, creatore del celebre “Processo di Biscardi” che, per 36 edizioni ha occupato un ruolo indimenticabile, seppur spesso criticato, nel palinsesto televisivo italiano. Giornalista dal 1952 per la carta stampata, entra in RAI nel 1979, nel 1980 nasce da una sua idea “Il processo del lunedì”, che va in onda su rai 3, solo nel 1983 si occupa anche della conduzione. Nei primi anni ’90 la trasmissione, nel frattempo rinominata “Il Processi di Biscardi”, viene trasmessa sulla neonata Pay tv TELE +, per poi passare nel 2001 su LA7, canale nato dall’ex Telemontecarlo. Con la nascita del digitale terreste Biscardi diventa direttore della testata giornalistica sportiva di LA7 ma nel 2006, a seguito dello scandalo calciopoli e di un suo presunto coinvolgimento, lascia LA7 e il Processo si sposta sugli schermi di 7Gold per poi passare su T9 e dal 2015 su Sport 1.

Un personaggio che ha colorato a pieno titolo le disavventure calcistiche italiane per tanti anni, troppi per non meritare un silenzioso ma rispettoso ricordo. Infondo, “IlProcessoDiBiscardi”, è una singola parola, forse non lo è per i profani del mestiere del pallone, ma per noi incalliti pallonari meriterebbe di finire di diritto nello Zanichelli della lingua italiana.

Si magari il buon Aldo non si esprimeva al pari di suoi colleghi più eruditi, ma il moviolone no, questo loro non lo hanno inventato, lui sì. L’accento propriamente Oxfordiano non era tra i suoi punti di forza ma il sondaggio e gli “sgub” sono farina del suo sacco cari miei; il lunedì sera è stato per anni di suo indiscusso monopolio; chi di noi non lo attendeva per i suoi ospiti sopra le righe e le “bombe” di mercato, per i suoi scontri dialettici non proprio politicamente corretti ma tanto pop! Per assistere ai mitici collegamenti da Roma scontrarsi con Milano, sfidando il ritardo in cuffia e il sovrapporsi di mille voci. Ma che TV era? Era il calcio da bar, senza nulla togliere alla professionalità dei suoi storici protagonisti, ripreso da una telecamera, il trionfare della polemica più sottile e insignificante che animava però migliaia di telespettatori, era Elio Corno contro Tiziano Crudeli, Maurizio Mosca e i suoi improbabili colpi di mercato (mai una volta ci avesse azzeccato), erano le vallette da 5 parole a serata: “e ora, linea alla pubblicità!”, erano le anteprime in super esclusiva che solo il Processo aveva, anche se poi tanto anteprime non erano, ma a chi importa, noi aspettavamo finisse lo spot per sapere di che si trattava, erano “grandi” momenti di televisione dove anche la parolaccia veniva sdoganata con una risata e ripresa il martedì sera dalla Gialappas Band, senza scandalo e senza storcere il naso. Era un’area franca dove tutto valeva, persino le liti storiche tra Sgarbi e ospiti vari.

Messa così lo so, appare come un grande calderone di spicciolo intrattenimento, ma invece no, il “Processo” è stato, nel bene e nel male, un appuntamento di rilievo, perché lo dicono i numeri, del panorama sportivo e televisivo italiano; e il merito va attribuito in gran parte a questo signore, il suo inventore, capace di intercettare al volo il cambiamento del modo di fare un certo genere di TV e di calarsi nei meandri del popolo calcistico più verace e contorto, riuscendo a proporre qualcosa di sfacciato forse, ma quanto mai vero, nuovo, genuino, divertente e assieme di informazione sportiva non di scarso spicco. Si dice che solo il tempo rivela il vero successo, Aldo Biscardi di tempo sulle nostre reti ne ha passato tanto, ci ha fatto compagnia ogni maledetto lunedì post campionato, entrando in scivolata nelle nostre case di sportivi e strappandoci in un modo o nell’altro una bellissima risata; credo abbia compreso il trucco per entrare furtivamente ma con il nostro permesso nei nostri salotti, non è poco per chi si occupa di televisione. Ha conquistato la simpatia di tanti, il suo cognome sarà, nel suo piccolo, ricordato di certo da chi ama questo sport. Ciao Aldo e: “Lunga vita al Processo!

Andrea Rescalli