ITALIA ‘99 – «Prese un pallone che sembrava stregato, accanto al piede rimaneva incollato; entrò nell’area, tirò senza guardare, ed il portiere lo fece passare» cantava Francesco De Gregori in uno dei suoi più grandi successi. Attraverso questi meravigliosi versi sembra quasi di rivivere il primo gol in Serie A, nel dicembre 2018, di Nicolò Zaniolo: scatto in profondità, discesa palla al piede sul prato dell’Olimpico, sterzata in area, una finta, due, portiere a terra, pallonetto, boato dei tifosi. E pensare che il giovane toscano era stato accolto con malumore dai supporters giallorossi, poichè coinvolto nell’operazione Nainggolan all’Inter; ora, a un anno di distanza dal suo indimenticabile esordio al Santiago Bernabeu, Zaniolo è uno dei pilastri della Roma e uno dei talenti più cristallini dei “ragazzi del ‘99” del nostro calcio, ma di certo non l’unico.
Infatti, anche se ha debuttato in campionato ormai ben cinque stagioni fa, resta pur sempre “ancora” un giovane del 1999 Gianluigi Donnarumma, portiere del Milan lanciato titolare da Mihajlovic nell’ottobre 2015 alla tenera età di 16 anni e 8 mesi; un record solo sfiorato, perché Pacchiarotti, nel lontano 1980, riuscì a far meglio, anche se, più che per l’incredibile primato, ora viene ricordato principalmente per aver subìto il primo gol in Italia di Maradona.
Ma la terribile classe ‘99 non è certamente composta da due soli elementi: negli ultimi Mondiali Under 20 abbiamo infatti potuto ammirare Scamacca e Pinamonti, pionieri dell’attacco azzurro in Polonia, due ragazzi molto promettenti di scuola italiana. Il primo, proveniente dalle giovanili della Roma, ha esordito in Serie A con la maglia del Sassuolo nel 2017, prima di andare a “farsi le ossa” alla Cremonese, al PEC Zwolle in Olanda e, ora, all’Ascoli; il secondo, prodotto del vivaio dell’Inter, con cui ha esordito tra i professionisti a soli 17 anni, ha molta più familiarità con la massima lega calcistica italiana, avendo disputato, lo scorso anno, un’ottima stagione in prestito al Frosinone, conclusa con l’onorevole bottino di 27 presenze e 5 gol; numeri che gli hanno garantito la chiamata del Genoa di Andreazzoli, dove attualmente è la punta titolare.
Una menzione d’onore meritano anche Pellegrini, altro guerriero dell’orgogliosa spedizione in Polonia, di proprietà della Juventus (ma in prestito al Cagliari), Bastoni, scuola Inter, che vanta già dieci presenze con l’Under 21, e Sottil, “figlio d’arte” e neo-esordiente in Serie A, nel quale la Fiorentina ha dimostrato di credere molto.
ITALIA 2000 – «Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore»: forse a queste parole avrà pensato Moise Kean subito dopo l’errore dal dischetto che è costato il campionato Primavera alla Juventus, due anni fa: un cucchiaio, forse troppo arrogante e supponente, finito dritto tra le braccia del portiere. A ben ragione De Gregori cantava che un calciatore non lo si valuta da queste piccole sottigliezze, perché da allora il terribile “millennial” di strada ne ha fatta, sia con i bianconeri che con la Nazionale. Ora l’Everton potrà permettergli di crescere nel campionato più bello del mondo, da cui, si spera, un giorno farà ritorno in Italia.
«Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia» paiono invece le espressioni giuste per descrivere lo stile di gioco di Sandro Tonali, centrocampista del Brescia dal talento sproporzionato, sul quale gravano enormemente i paragoni con Pirlo e Verratti e la speranza di tutto il popolo italiano che possa in futuro prendere in mano le redini della mediana azzurra; nella stessa squadra magari in porta ci saranno Alessandro Plizzari, estremo difensore delle giovanili del Milan, ora in prestito al Livorno, e davanti Millico, Vignato e Montiel, che hanno già fatto vedere di che pasta sono fatti con le maglie di Torino, Chievo e Fiorentina.
Eppure, il titolo di calciatore più giovane ad esordire in Serie A spetta addirittura ad un classe 2001: Pietro Pellegri, che ha debuttato a soli 15 anni in un Torino-Genoa nel dicembre 2016. Chissà che non gli porterà bene quella prima rete in Serie A , segnata nel giorno dell’addio di Francesco Totti; di certo per ora lo ha reso il terzo giocatore più giovane ad aver realizzato un gol nel nostro principale campionato, dopo Amadei e Rivera. Nelle sue grandi potenzialità ha puntato il Monaco, che se lo è assicurato a suon di milioni. E tutta Italia spera sia solo un arrivederci.
MONDO ‘99-2000 – Ma certamente non è solo il nostro paese la fucina dei migliori nuovi astri nascenti. Il panorama internazionale europeo è infatti costellato di talenti nati a cavallo del nuovo millennio. Tra i classe 2000 probabilmente a contendersi la palma di giocatore più promettente ci sono Jadon Sancho e Vinìcius Jùnior, i terribili funamboli che fanno impazzire le difese avversarie e i tifosi di Borussia Dortmund e Real Madrid. Il primo potrebbe rivelarsi, se non lo è già, uno dei più grandi rimpianti del Manchester City, che forse troppo presto l’ha lasciato andare in Germania. Le statistiche dicono che la stella inglese ha già a referto decine di gol con la casacca giallonera e il primato di primo 2000 ad esordire e segnare con la Nazionale maggiore dei Tre Leoni. Dal canto suo, il gioiellino brasiliano, pagato fior di quattrini dal Flamengo, occupa già un posto di rilievo nello scacchiere di Zidane, costituendo infatti il primo cambio di due campioni come Hazard e Bale. Il paragone con Neymar sembra esser solido.
Una citazione particolare meritano Timothy Weah, figlio del grande George, Callum Hudson-Odoi, ala del Chelsea dal futuro assicurato, il talento tedesco del Bayern Monaco Jann-Fiete Arp, primo marcatore del 2000 della Bundesliga, e soprattutto Phil Foden, centrocampista del City sul quale addirittura Guardiola ha speso parole al miele, definendolo il più grande talento mai visto (e Messi?). A proposito di Guardiola e Barcellona, impossibile non nominare Ansu Fati, che ha già addirittura esordito in Champions League. Niente di strano, se solo non fosse un classe 2002!
Tantissimi anche i nati nel 1999 che da giovani talenti in prospettiva si stanno affermando come calciatori di tutto rispetto: tra i difensori quello col nome più altisonante dal punto di vista mediatico si è accasato alla Juventus la scorsa estate: Matthijs De Ligt, roccioso ed elegante centrale olandese scuola Ajax; già da qualche anno una certezza del Dortmund è Dan-Axel Zagadou, proveniente dal vivaio del PSG; restando nel campionato tedesco, la stella più splendente del Bayer Leverkusen è Kai Havertz, il più giovane marcatore della storia del club teutonico, spesso accostato ad un mostro sacro come Ballack. Tra i figli d’arte spicca Justin Kluivert, compagno di Zaniolo alla Roma, mentre tra i nomi di cui sentiremo di certo parlare in futuro figurano Konatè del Lipsia, Mount del Chelsea, Brahim Diaz del Real, Dalot dello United ed il macedone Elmas, neo-acquisto del Napoli.
«Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette; quest’altr’anno giocherà con la maglia numero 7», le parole con cui si chiude l’indimenticabile canzone di De Gregori. Sette, come il numero di maglia dei giocatori più talentuosi ed estroversi della storia del calcio: da Garrincha a Best, da Raul a Shevchenko, da Beckham a Figo. Sette, come il numero di maglia di João Félix, stella portoghese classe 1999 dell’Atletico Madrid; un talento dal potenziale immenso, al quale un altro calciatore portoghese col numero sette ha dato la propria benedizione. E sappiamo tutti chi è.







