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Mamafrica: Gli attaccanti africani che hanno cambiato il calcio

Siamo abituati a vedere il football come uno sport di livello mondiale nel quale però, a contendersi lo scettro di Campione del Mondo, sono spesso le solite europee o sudamericane: Italia, Francia, Germania, Olanda, Inghilterra, Spagna da una parte; Brasile, Argentina e Uruguay dall’altra. Sin dall’istituzione del primo Mondiale, nel lontano 1930, per ben ventuno edizioni queste nove squadre soltanto si sono infatti spartite la vittoria finale.

Le rappresentative asiatiche, nordamericane e oceaniche raramente hanno avuto un posto di rilievo nella storia della Coppa del Mondo; ebbene, lo stesso non si può dire per le Nazionali africane, che, nell’ultimo trentennio, sono cresciute costantemente, mettendo spesso in difficoltà compagini più quotate e portando sotto i riflettori illustri campioni del proprio paese.

La favola africana comincia nel 1982, quando il Camerun diventa la prima Nazionale del continente a uscire imbattuta da un Mondiale, un record storico per il quale la squadra guadagna il titolo onorifico di “Leoni indomabili”; nell’edizione di Italia ‘90, capitanati dall’infinito Roger Milla, gli indomabili arrivano addirittura a migliorare il proprio score, uscendo a testa altissima solo dopo la lotteria dei rigori con l’Inghilterra di Lineker.

Le due edizioni successive sono caratterizzate dall’ascesa della Nigeria di Okocha e Amunike, piegata agli ottavi di finale dall’Italia prima (anzi, da Baggio) e dalla Danimarca poi; persino meglio riescono a fare Senegal e Ghana, che raggiungono l’incredibile traguardo dei quarti di finale, rispettivamente nel 2002 e nel 2010; quest’ultima, tra l’altro, è stata la prima edizione svoltasi in un paese sub-sahariano, il Sudafrica, ulteriore conferma di come il calcio africano sia decisamente in via di sviluppo.

Sempre più cospicuo è infatti il numero di giocatori del “continente nero” che riescono a ritagliarsi pagine nell’infinita Bibbia del calcio, imponendosi nei più prestigiosi campionati europei. E se l’attaccante è il ruolo per il quale i bambini iniziano a toccare il pallone, se il fare goal è l’essenza di questo meraviglioso sport, andiamo a vedere quali sono stati gli attaccanti africani che hanno inciso maggiormente nella storia del calcio.

PASSATO RECENTE – Sempre lui, meravigliosamente, straordinariamente”: chi non ha letto queste parole con la voce dello storico commentatore Marianella probabilmente è un inguaribile mentitore, proprio come chi ancora non ha capito di chi si sta parlando: ovviamente di Didier Drogba, semplicemente due volte Pallone d’Oro africano (2006 e 2009), due volte capocannoniere della Premier, primo africano di sempre a segnarvi 100 goal, primatista di reti con la Costa d’Avorio e quasi 400 presenze con i Blues condite da 164 gol, che sono più di 300, considerando l’intera carriera.

Drogba è stato così decisivo e influente nel calcio europeo che l’IFFHS (International Federation of Football History and Statistics) l’ha votato miglior bomber del ventunesimo secolo. E pensare che l’ivoriano è scoppiato solo a 24 anni, quando ha trascinato il Marsiglia fino alla finale di Coppa Uefa, un trionfo europeo allora sfiorato, ma poi ottenuto con il Chelsea, dove è l’assoluto protagonista della conquista della Champions League 2011/2012, guidando la rimonta con il Napoli, firmando la vittoria col Barcellona e annientando poi il Bayern Monaco in finale; semplicemente, meravigliosamente, Didier Drogba.

Negli stessi anni in cui l’ivoriano annichiliva i difensori avversari, un altro africano, in altri campionati, scriveva pagine e pagine di storia calcistica; uno da quattro Palloni d’Oro africani (2003, 2004, 2005 e 2010) e quattro Champions League, nonché unico giocatore a vincere il Triplete per due stagioni consecutive (2008/2009 e 2009/2010): Samuel Eto’o, secondo alcuni il miglior calciatore africano di sempre.

Il palmarès del camerunese parla da sé: tre campionati spagnoli, una Serie A, una Coppa del Mondo per club e svariati trofei nazionali fanno da corollario a straordinari record individuali, tra cui l’essere il miglior goleador di sempre con la Nazionale, il capocannoniere della storia della Coppa d’Africa (vinta due volte, 2000 e 2002) e il giocatore africano con più presenze in Liga (oltre 300). Il più indomabile tra i leoni forse, uno da 129 gol in 199 presenze con il Barcellona e 53 in 102 con l’Inter, dove, all’occorrenza, agiva persino da terzino, dimostrando serietà, professionalità e abnegazione.

ANNI ‘70, ‘80 e ‘90 – Eto’o, tuttavia, non è l’unico camerunese presente nella suddetta classifica IFFHS, anzi, prima di lui troviamo Roger Milla, l’eroe delle cavalcate dei Leoni ai Mondiali 1982 e 1990, l’anno in cui il camerunese ottiene il suo secondo Pallone d’Oro africano (l’altro vinto nel 1976). Un caso strano, perché a Italia ‘90 Milla neanche doveva esserci, essendosi ritirato dalla Nazionale in seguito alla conquista della sua seconda Coppa d’Africa nel 1988 (la prima nel 1984), ma, si sa, nel calcio non esiste certezza; il destino ha voluto che, a suon di gol e di balli di Makossa (una danza popolare camerunese), il Leone tornasse a ruggire e portasse il Camerun ai quarti di finale, traguardo storico per una compagine africana.

E per lui non si trattò neanche dell’ultimo Mondiale, dato che, con il gol segnato ad Usa 1994, Milla è diventato, a 42 anni, il giocatore più in là con l’età a realizzare una rete nella Coppa del Mondo. Un totale di 846 presenze in carriera e 431 reti, siglate per lo più tra Nazionale, squadre francesi (Bastia, Saint-Étienne e Montpellier) ed una delle più prestigiose squadre del suo paese: il Tonnerre Yaoundé, casualmente una delle squadre dove ha militato un altro fenomeno africano: George Weah, uno da tre Palloni d’Oro africani, di cui l’ultimo vinto nel 1995, insieme al Pallone d’Oro di France Football (primo non europeo a vincerlo) ed al Fifa World Player. “In Africa, che tu sia leone o gazzella, devi cominciare a correre”; un diktat sposato in pieno da Weah, un ghepardo che, quando partiva, era semplicemente un’ira di Dio; un giocatore inarrestabile, prototipo del nuovo tipo di centravanti, sviluppatosi negli anni ‘90 e portato al compimento definitivo da Ronaldo, che agisce spesso fuori dall’area e punta la porta palla al piede sfidando gli avversari.

Come dimenticare l’urlo di gioia e incredulità del cronista di fede milanista Tiziano Crudeli, per un suo gol fatto cavalcando dalla propria area di rigore e arando tutto il campo. Sicuramente il liberiano, chiamato al Milan per non far rimpiangere troppo sua maestà Van Basten, ha saputo sostenere degnamente un’eredità pesantissima, facendo letteralmente innamorare i tifosi del Diavolo e non solo.

SUPER NIGERIA – Il nome di Weah figura nella “FIFA 100”, la lista dei migliori giocatori di sempre stilata dalla Fifa in collaborazione con Pelé, nella quale è presente anche il celebre “Maradona africano”, forse il dribblatore più forte di tutti: Jay-Jay Okocha, che di certo non era un bomber, ma probabilmente incarnava la figura del fantasista nel senso più vero del termine. Ne sa qualcosa il povero Oliver Kahn, non proprio il primo che capita, che da Okocha è stato ridicolizzato insieme a tutta la difesa del Karlsruhe in uno dei gol più memorabili del funambolo nigeriano. Jay-Jay è stato però decisivo anche e soprattutto in Nazionale, avendo trascinato le “Super Aquile” alla vittoria della Coppa d’Africa del 1994 e delle Olimpiadi di Atlanta 1996.

In tandem con lui, a guidare l’attacco di quella super Nigeria, c’era un gigante di 1,97 metri, due volte Pallone d’Oro africano (1996 e 1999): Nwankwo Kanu, uno dei più grandi rimpianti della storia del calcio; uno da maree di gol all’Ajax, dove ha vinto praticamente tutto, prima di doversi fermare per una disfunzione cardiaca appena trasferitosi all’Inter. Il fatto che l’intervento chirurgico sia stato pagato di tasca propria da Massimo Moratti rende bene l’idea su che tipo di uomo e giocatore fosse Kanu, che tra l’altro, dopo l’operazione, è ritornato a sfondare le porte avversarie con la maglia dell’Arsenal, confermando che un vero bomber il vizio del gol non lo perde mai.

UN GRADINO SOTTO – Non avranno la stessa risonanza mediatica e non saranno stati decisivi quanto Drogba, Eto’o o Weah, ma anche altri calciatori del recente passato meritano una citazione d’onore: il togolese Adebayor, giocatore africano dell’anno nel 2008, miglior marcatore della storia del Togo e bomber di Arsenal, Manchester City e Tottenham; il maliano Kanouté, pivot offensivo del Siviglia delle Coppe Uefa consecutive, che, insieme a Luis Fabiano, ha formato una delle coppie più prolifiche di sempre; il ghanese Asamoah Gyan, primatista di gol e presenze in Nazionale, protagonista del famoso Ghana 2010 e bomber giramondo (ha giocato in Italia, Francia, Inghilterra, Cina, Arabia e Turchia).

Il senegalese Diouf, pioniere dell’attacco di quel meraviglioso Senegal che nel 2002 ha sfiorato la semifinale; infine l’algerino Madjer, l’uomo del “Tacco di Allah”, il gol pazzesco con cui ha regalato al Porto la Coppa Campioni 1987 ai danni del Bayern Monaco, che certamente ha influito sul conferimento del Pallone d’Oro africano, che non poteva che essere assegnato a lui.

PRESENTE – Madjer era il capitano della squadra che vinse la Coppa d’Africa del 1990, un successo bissato nell’edizione di quest’anno. Per un curioso parallelismo, il capitano della vincente spedizione algerina in Egitto di qualche mese fa è uno dei protagonisti del panorama internazionale attuale e, probabilmente, l’algerino più forte di sempre insieme a Madjer: Riyad Mahrez, l’ala del City che con le sue giocate sensazionali ha portato sul tetto d’Inghilterra il Leicester di Ranieri, allenatore ex Roma, una delle squadre in cui ha militato Gervinho, la “Freccia nera”, l’ivoriano imprendibile nelle sue progressioni, come ben sanno anche i tifosi di Lille, Arsenal e Parma. In generale, a discapito di bomber d’area di rigore, in questo momento sono le ali offensive i principali rappresentanti dell’Africa nel calcio europeo.

Basti pensare che due dei tre tenori della squadra campione d’Europa, il Liverpool, provengono dal continente nero: l’egiziano Mohamed Salah ed il senegalese Sadio Mané, lo scorso anno capocannonieri della Premier League insieme ad un terzo giocatore, Pierre-Emerick Aubameyang, provenienza: Gabon. Saranno semplici coincidenze oppure forse dovremmo finalmente ammettere che l’Europa, anche per quanto riguarda il mondo del calcio, deve ringraziare ed essere enormemente riconoscente alla MamAfrica?

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