Mister, fai entrare il ragazzino…

24 anni fa l’esordio in seria A di Francesco Totti: passato, presente e futuro del 10 più amato da Roma.

 28 marzo 1993: allo stadio Rigamonti di Brescia la Roma di Boskov è avanti di due reti, siamo alle battute finali. “Mister, fai entrare il ragazzino”: è Sinisa Mihajlovic che parla, rivolgendosi all’allenatore, così viene chiamato un sedicenne incredulo a prendere il posto di Rizzitelli, di nome fa Francesco, di cognome Totti. Accadeva 24 anni fa. In mezzo è tutta magia.

Nell’era dei miliardi pappa tutto e delle clausole “minacciose” di presidenti timorosi di vedersi scippare il proprio campione; celebrare un mito di questo tenore è bello. E’ bello perché, parliamoci chiaro, Francesco Totti rappresenta quel qualcosa che solo pochi calciatori hanno regalato a questo sport: l’amore. L’amore per una maglia, l’amore incondizionato per dei colori, per una città, per i tifosi e i tifosi sono il calcio. Si forse direte: “Erano tempi diversi, oggi anche lui sarebbe andato in Cina ad arricchirsi”; mah, non ci metterei la mano sul fuoco, anche perché il signor Totti di tentazioni ne ha sventate parecchie durante il suo trascorso giallorosso, all’apice della sua carriera di offerte “irrinunciabili” ne ha di certo ricevute, sponda Madrid e non solo; Milan, Inter, Juve, credete forse che non lo abbiano mai corteggiato? Almeno prima che diventasse incorteggiabile.

24 calendari dopo, “Er Pupone” ha collezionato in serie A 594 presenze e 244 reti, sempre e solo con la stessa casacca, tanta roba insomma! Uno scudetto, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane e un Campionato del Mondo da protagonista con la nazionale Italiana nel 2006. Avrebbe potuto mettere in bacheca più trofei probabilmente, ma avrebbe sacrificato ciò che oggi lo rende agli occhi dei suoi tifosi e non solo, una leggenda e un esempio. Per l’amor del cielo, non è che restando nella capitale abbia condotto una vita di stenti, parliamo sempre di una persona privilegiata come tutti i suoi colleghi, ma siccome la moda del finto moralismo è molto noiosa, ci si limita a sottolineare la grande coerenza e l’immenso affetto dimostrato da un campione per la sua città. Il cuore di chi ama il calcio lo si conquista cosi, prendi nota caro Gigio. Ha scelto di restare rinunciando al palmares, ma ha vinto molto di più di tanti altri.

Un talento finissimo e un fantasista straordinario, con Gianni Rivera e Roberto Baggio è senza ombra di dubbio tra i più grandi giocatori della storia italiana, se non il migliore. Classe divina abbinata ad una capacità realizzativa impressionante, rigorista impeccabile e dotato di una visione di gioco sovrumana, qualche occhio sulle spalle deve averlo per forza. Francesco Totti ha fatto innamorare gli esteti di questo sport attraverso giocate al limite tra poesia e scienza, il tutto espresso con la semplicità di un pittore che scarabocchia sovrappensiero su di una tela, ha segnato e ha fatto segnare, ha saputo imparare dai grandi maestri e ha saputo insegnare alle nuove leve. Un ragazzo semplice, timido, non una cima ma lui gioca a calcio non deve parlare di economia, un serio professionista e atleta impeccabile, non arrivi a 40 anni a questi livelli altrimenti; fuori dalle righe in qualche occasione quando il suo animo romanesco ha avuto la meglio, ma nel complesso un personaggio positivo e parecchio attento e generoso verso le cause sociali.

Oggi gioca poco nella sua Roma ma non si sente ancora di appendere quella “10”, il presidente Pallotta lo vorrebbe dirigente, mister Spalletti non vuole essere quello “che ha fatto smettere Totti”, di certo vestire un’altra maglia è cosa impensabile. Alla fine dovrà e deciderà Francesco se proseguire coi tacchetti o indossare una cravatta; deciderà lui come ha fatto quel 28 marzo 1993 quando, possiamo giurarci, entrando al posto di Rizzitelli sapeva che quel numero dieci se lo sarebbe tenuto sulla pelle per sempre.

ANDREA RESCALLI

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