di Andrea Rescalli
L’ingegno e la fantasia più spiccata sono due caratteristiche antropologicamente insite nel nostro DNA di italiani, un marchio di fabbrica dell’italiano medio ma non solo, di cui andare fieri, delle volte, non sempre. Abbiamo talmente tanta fantasia di riserva che, giusto per non risparmiarla e lasciarla in disparte, siamo riusciti, lato calcistico, ad alimentare le tradizionali e autoctone polemiche arbitrali anche contro un computer! Ebbene sì, per chi si era illuso che, con l’avvento della tecnologia in campo (LA chiacchieratissima VAR…) avremmo assistito ad un esodo dei moviolisti e ad una fine automatica di proteste, recriminazioni e complotti, ci sono brutte notizie: NON È CAMBIATO NULLA!
Attenzione, è cambiato tutto in realtà, perché in campo la VAR sta indiscutibilmente funzionando secondo quello che è il regolamento previsto; gli episodi fino ad oggi ricaduti sotto la lente della tecnologia si sono rivelati corretti per, approssimerei, il 99 percento. Rigori giustamente assegnati dopo un’occhiatina al replay, fuorigioco fischiati successivamente all’utilizzo della tecnologia, tutto appare limpido e, a mio avviso, pur trattandosi di una sperimentazione, molto, molto funzionante e funzionale. Eppure, signori miei, c’è ancora chi protesta: “questa VAR non va bene…” “questa VAR non funziona…” “questa VAR fa durare le partite troppo…” “è la regola che è sbagliata…”. Intanto, credo sia il caso di ripetere in maniera “easy” il principio alla base di questo nuovo strumento: che sia utilizzabile solo per determinati episodi penso sia chiaro a tutti (non interverrà mai su una rimessa laterale sbagliata per intenderci), ciò che non entra in testa ai più (ahimè anche ad “opinionisti” tv) è la ratio con la quale viene chiamata in causa o meno la VAR stessa; è fondamentale comprendere che questa non va a sostituire il direttore di gara! (altrimenti sarebbero stati licenziati, risparmiando stipendi e calzettoni gialli), l’arbitro è ancora in campo per prendere decisioni ma con la differenza che viene supportato da una tv, dai replay che vediamo noi dal divano; quindi quando può intervenire la tv? Dunque: se l’arbitro prende una vera e propria “cantonata”, i suoi assistenti di fronte ad uno schermo si accorgono della “cantonata” e avvertono l’amico e collega: “Hei, mi sa che hai visto male, vieni a vedere!” A quel punto l’arbitro, come abbiamo visto spesso in queste giornate si reca a bordo campo e se, effettivamente, si accorge dell’errore, torna sui suoi passi e annulla il gol, il fuorigioco o quello che è. Ma se l’arbitro interviene assegnando un fallo (parliamo sempre di rigore ad esempio) e anche dal replay che i suoi assistente immediatamente rivedono, non emerge un lampante e palese abbaglio, non devono necessariamente richiamare l’attenzione del direttore di gara, il quale ha deciso autonomamente di fischiare e porta dunque avanti la sua scelta, assegnando il rigore di turno. Avete capito?
Bisogna entrare nell’ottica che, nonostante l’aiuto della tecnologia (importantissimo e da sostenere tutta la vita, a mio parere), stiamo sempre parlando di uno sport dove la soggettività delle decisioni, specialmente per quelle particolarmente insidiose e di dubbia interpretazione, non potrà mai venire meno! La VAR ha senso di esistere ed è nata per risolvere e azzerare gli errori veri! Quelli madornali (pensate anche alla “goal line tech”). Questo sta funzionando senza alcun dubbio e anche parecchio bene.
Ci siamo? Le situazioni limite ci saranno sempre; ma scusate: si sono riempite trasmissioni e giornali nel discutere per anni (non giorni) episodi di campo che, anche rivedendo seicento volte il replay, non si riesce e non si è riusciti a giungere ad un verdetto unanime, o mi sbaglio? Se per l’arbitro è rigore e per l’assistente a bordo campo no, come si fa? Semplice, decide l’arbitro! E se secondo il vostro (sempre sacrosanto) parere, quella decisione è sbagliata, sappiate che non è “colpa della VAR che non funziona” ma è il libero arbitrio arbitrale (scusate la licenza) che, nonostante l’ingresso della tecnologia, esiste ancora. Non stiamo parlando di scienza ma di un gioco dove esseri umani prendono a calci una sfera, mai ci saranno solo episodi indiscutibilmente giudicabili in una maniera univoca.
Fa sorridere pensare che, anche dinnanzi alla sentenza delle immagini, si abbia ancora il simpatico coraggio di metterle in discussione, quasi per il gusto di farlo sembra, forse la nostalgia verso “l’attacco all’arbitro del lunedì mattina” è troppo forte, con qualcuno bisogna pur prendersela e allora ecco che il regolamento della VAR non va bene, ecco che la VAR “ci sta svantaggiando…” (ma com’è possibile?!). Un nuovo colpevole è stato nominato. Moviolisti scampati all’estinzione dunque, nessun allarme! Per noi un calcio senza polemiche è come un cappuccino senza schiuma, cosi è e così sarà per sempre, anche nel 2070.
Andrea Rescalli







