Napoli, cent’anni di storia e Maradona come testimonial digitale

In attesa di scendere il campo, presentata la maglietta celebrativa. Il campionissimo ritorna in una veste tutta nuova: modello generato dall’IA

Once upon a time, c’era una volta il calcio con le maglie sudate, i peli sulle braccia e i geni veri. Poi è arrivato il centenario del Napoli e la società ha deciso di celebrarlo stando al passo coi tempi: una presentazione in pompa magna, luci al neon, codone di giornalisti a seguito, droni e, soprattutto, Diego Armando Maradona generato dall’intelligenza artificiale. Perché pagare diritti d’immagine a un mito quando puoi clonarlo in 4K?

La nuova maglia del centenario, pronta a essere esibita in campionato e Champions, è stata svelata nella mattinata di oggi in un evento che sembrava il matrimonio tra un videogioco di FIFA e una puntata di Black Mirror (solo l’anticipo delle celebrazioni, che dureranno tutta la stagione dei 100 anni. Se il buongiorno si vede dal mattino…). Sul maxischermo, un Pibe de Oro anni ‘80 perfettamente ricostruito – riccioli folti e nerissimi, sguardo da scugnizzo di quartiere, mano de Dios inclusa – in posa rilassata sugli spalti del San Paolo (scusate, Diego Armando Maradona) con indosso la nuova casacca. Il pubblico in delirio. Qualcuno ha pianto. Altri hanno controllato sul telefono se fosse un deepfake o se finalmente il Pibe de Oro fosse tornato per davvero.

La maglia: azzurro intenso come il mare di Posillipo nelle giornate buone, con inserti bianchi e oro che richiamano lo stemma storico del 1926. Sul petto campeggia un “100” incorniciato da uno stemma stilizzato forse disegnato da un calligrafo sotto effetto di caffè napoletano, sormontato anche dal simbolo dell’infinito, allegoria del tifo per la società campana destinato a durare per sempre. Perfino gli sponsor sembrano d’epoca. Le maniche hanno un sottile pattern a scacchi che omaggia le vecchie divise anni ’80, mentre sul collo a V compare un colletto azzurro. “Pe’ cient’anne” il lemma che l’accompagna.

Il vero Diego si sarebbe commosso, come tutti i tifosi nostalgici del calcio che fu. Quello artificiale sembra uscito da un allenamento con Cristiano Ronaldo: fisico scolpito, zero sigarette, zero birre. Troppo sano per essere vero. Le reazioni social: tra gli appassionati la divisione è netta. I tifosi più romantici hanno inondato i feed di cuori e lacrime: «È come se fosse qui». I più cinici (e numerosi) hanno scritto: «Complimenti, avete sostituito il più grande di sempre con un algoritmo. Prossimo passo? Far giocare a Insigne l’IA di Maradona nella prossima amichevole?». Il presidente Aurelio De Laurentiis, vulcanico e istrionico come sempre, intervistato a margine dell’evento mentre firmava autografi su maglie con QR code, è stato lapidario: «Volevamo portare Diego nel futuro. E l’abbiamo fatto. Letteralmente». Traduzione: costava meno generarlo che trovare i diritti per le immagini d’archivio. Nemmeno lui, come la leggenda argentina, sente il peso degli anni che passano. Fonti interne al club raccontano che inizialmente si era pensato di far indossare la maglia a un ex giocatore in carne e ossa, ad accompagnare capitan Di Lorenzo, lui sì fisicamente presente per lo shooting fotografico. Poi però si è capito che Ciro Ferrara costa, Marek Hamsik è in Slovacchia e Lorenzo Insigne… vabbè, lasciamo stare. Meglio l’IA: non chiede aumenti, non si rende irreperibile senza motivo e non posta storie su Instagram mentre dovrebbe allenarsi. In attesa di presentare alla stampa mister Allegri, nonché i successivi eventi culturali per ricordare i primi cent’anni di storia, Napoli si gode l’entusiasmo ritrovato.

Il bello è che la maglia è davvero riuscita. È possibile che diventi una delle più vendute della storia recente azzurra. I tifosi la compreranno, la indosseranno con orgoglio e, sotto sotto, penseranno tutti la stessa cosa: «Bella, eh. Però il Diego vero era un’altra cosa». Perché alla fine è questo il paradosso del calcio moderno. Si celebra il centenario di un club fondato nel 1926, si omaggia un genio arrivato nel 1984, ma lo si fa con la tecnologia del 2026.

 

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