Il clamoroso ritorno di Jack! Raspadori all’Atalanta per 23 milioni

Dopo il poco spazio trovato all’Atlético, l’addio con effetto: mossa a sorpresa dei bergamaschi che soffiano l’attaccante alla concorrenza

Credit Getty Images for FIGC

La parabola di Giacomo Raspadori a Madrid è durata il tempo di una vacanza estiva spagnola: torrida, piena di fascino, ma finita in un acquazzone di gennaio. Arrivato sotto il sole agostano per una cifra tra i 22 e i 26 milioni di euro (più bonus), il “Jack” nazionale sembrava destinato a diventare il jolly perfetto per il Cholo Simeone: intelligenza tattica da trequartista, piedi buoni da seconda punta, duttilità da esterno; in più, uno spagnolo già fluente dai tempi della scuola. L’aria frizzante della capitale e il mito del Kun Aguero, suo idolo dichiarato, a dare una cornice internazionale all’operazione. Invece, dopo cinque mesi e mezzo, il ragazzo di Bentivoglio è già tornato in Italia, direzione Zingonia passando per Bergamo. Mossa fulminea della società di Percassi che si assicura, a sorpresa, le prestazioni di Jack a titolo definitivo per 22 milioni più uno di bonus. Un copione che, per certi versi, ricorda quello di Alessio Cerci, passato da Madrid senza lasciare il segno, se non per la sfortunata uscita sul “calcio che conta”. Ma forse stavolta il riscatto sarà immediato.

L’arrivo: il sogno del Mondiale e il richiamo del Cholo

Raspadori non è partito da Napoli per capriccio. Dopo due scudetti (uno con Spalletti, uno con Conte) e 109 presenze con 18 gol in azzurro partenopeo, voleva un posto centrale e un’esperienza nuova in vista del Mondiale 2026. Gattuso lo segue con attenzione, e Jack sa che il pass per l’America si conquista sul campo, non in panchina. L’Atletico Madrid, con il suo mix di fisicità e verticalità, sembrava il posto ideale: Griezmann invecchia (ormai 35 anni suonati), Julián Álvarez era reduce da un’annata altalenante, Sørloth e gli altri colleghi di reparto non chiudevano il discorso. Simeone lo ha voluto espressamente, convinto che Jack potesse aggiungere qualità tra le linee e soluzioni diverse negli ultimi metri. All’inizio, in effetti, qualcosa si è intravisto. Gol in Champions contro l’Eintracht da centravanti vero, di rapina (quello del 5-1 al debutto europeo), assist preziosi (a Llorente ad Anfield, a Griezmann contro Girona e Getafe), un coinvolgimento diretto in gol ogni 80 minuti circa.

Il muro del Cholo: la concorrenza e la filosofia colchonera

Ma il Metropolitano non è il Maradona, e Simeone non è Conte. Il tecnico argentino premia la continuità, la il “carácter”, e l’adattabilità al 4-4-2. La concorrenza è a dir poco spietata: Álvarez e Sørloth intoccabili, Griezmann (ancora graffiante nonostante, o forse proprio a causa dell’età) primo rincalzo, Baena, Nico González e Simeone jr (ahi, il nepotismo) sulle fasce. Raspadori? Spesso esterno mancino, a volte falso nueve, raramente centravanti puro. Un quesito tattico mai veramente risolto, alla soglia dei 26 anni e con una qualificazione mondiale alle porte: ma tu, Jack, esattamente, cosa sei? Il Cholo, evidentemente, non tarda a rendersi conto. In Liga, su 11 presenze, zero gol e qualche assist; appena 226 minuti giocati, quasi mai da titolare da titolare (4-5 gettoni). A nessuno piace essere una seconda scelta, un ripiego, diceva Russell Crowe in A beautiful mind. E “Raspa” è sostanzialmente d’accordo. L’Atletico è terzo in Liga, competitivo in Champions, ma il turnover è minimo: i titolari storici restano titolari, i nuovi entrano col contagocce. Jack, con i suoi 172 cm e il suo stile da artista degli spazi, non incarna il prototipo colchonero del “guerrero” che lotta sul pallone e spezza l’azione. È bravo a inventare, non a distruggere. E non ha la personalità di chi aspetta paziente il suo turno dalla panchina, in attesa che scocchi il 70’, o più tardi, per subentrare.

La panchina in Supercoppa contro il Real, nonostante lo svantaggio dal primo minuto, è stato l’ultimo atto. Non è un fallimento personale, è realismo: a Madrid rischiava di diventare l’ennesimo “talento italiano sprecato all’estero”, peraltro senza l’alibi degli infortuni, ma con la consapevolezza di essere un passo indietro rispetto ad altri, al momento più pronti per giocare a certi livelli.

Il ritorno in Italia: orgoglio, pragmatismo e effetto sorpresa

Da qui il rebus di gennaio. Dopo giorni in cui il mantra “oggi è quello buono per il sì alla Roma” circolava in loop in tutte le redazioni, la bomba sganciata in anteprima da Gianluca Di Marzio per Sky: all’Atalanta a titolo definitivo. Il club giallorosso aveva trovato l’accordo con i colchoneros per il prestito, il diesse Massara aveva formulato al giocatore un’offerta al rialzo sullo stipendio, mister Gasperini si fregava le mani per avere a disposizione il giocatore già richiesto in estate. Ma Jack tentennava, non era convinto al 100%, ha preso altro tempo in attesa di altre offerte più congrue. La trattativa lampo, condotta evidentemente lontano dai riflettori, ha portato alla sorpresa finale: Palladino avrà un nuovo trequartista, primo acquisto della sua gestione. Stesso modulo di Gasperini, possibilità di rimanere in Champions almeno per altri tre incontri, stessa folta concorrenza. In attesa delle prossime mosse dirigenziali (Maldini e forse Lookman, di ritorno dalla campagna d’Africa, sono in uscita), troverà come compagni di reparto un De Ketelaere in stato di grazia, Zalewski adattato in posizione offensiva e Samardzic come riserva. Non è da escludere che grazie alla sua duttilità possa anche avere spazio come prima punta, in alternativa al duo Scamacca-Krstović. Le prossime settimane diranno se la promessa della titolarità perduta ha avuto un ruolo fondamentale nel buon esito dell’affare.

La storia personale del bolognese, fin qui, è singolare: il ragazzo vince ovunque (Sassuolo, Napoli, Europeo con Mancini), ma sempre brillando di luce riflessa, senza riuscire a splendere. Madrid gli ha offerto un palcoscenico enorme, ma quasi tutto occupato. Ora la possibilità di ritagliarsi un ruolo di primo piano in uno stadio famoso per la presenza del “dodicesimo uomo” sugli spalti, in una squadra in netta crescita, con un allenatore giovane e fresco. Chissà se, vedendolo esultare sotto la curva abbracciato dai tifosi, qualcuno inizierà a parlare di promessa mantenuta.

 

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