CARDIFF, WALES - MARCH 26: Amar Memic of Bosnia and Herzegovina battles for possession with Neco Williams and David Brooks of Wales during the FIFA World Cup 2026 European Qualifiers KO play-off match between Wales and Bosnia and Herzegovina at Cardiff City Stadium on March 26, 2026 in Cardiff, Wales. (Photo by Harry Murphy - UEFA/UEFA via Getty Images)

Italia, attenzione alla Bosnia: ecco i segreti di Dzeko e co

Sarà la Bosnia l’avversaria dell’Italia nella gara di martedì 31 marzo, passaggio decisivo per gli Azzurri verso la qualificazione al Mondiale 2026, in programma dal 10 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico.

L’Italia arriva alla sfida dopo aver eliminato l’Irlanda del Nord, mentre la Bosnia ha conquistato il pass superando il Galles guidato da Craig Bellamy. In panchina c’è Sergej Barbarez, 54 anni, ex attaccante con un lungo passato in Bundesliga, dove detiene il primato di straniero con più presenze. Nato a Mostar, a circa 120 chilometri da Sarajevo, è commissario tecnico della nazionale bosniaca dall’aprile 2024. Il suo bilancio conta 6 vittorie, 5 pareggi e 8 sconfitte in 20 partite.

Come gioca la Bosnia

La Bosnia è una nazionale costruita su fisicità, intensità nei duelli e sviluppo del gioco in verticale. Con un’altezza media di 1,85 metri, la squadra punta molto sui colpi di testa, sulla presenza nei contrasti e sulla capacità di attaccare rapidamente dopo il recupero del pallone.

L’idea di calcio di Barbarez si basa su una manovra veloce, con riconquista immediata e verticalizzazioni rapide per trasformare l’azione difensiva in offensiva nel minor tempo possibile. Il sistema più utilizzato è il 4-4-2, ma durante la partita può evolversi in un 3-5-2, soprattutto per aumentare densità in mezzo al campo e copertura sulle corsie.

Un ruolo centrale è affidato ai centrocampisti interni, chiamati a garantire equilibrio, corsa e pressione costante. Nella formazione tipo emergono Benjamin Tahirovic, ex Roma oggi al Brondby, e Armin Gigović dello Young Boys. A entrambi viene chiesto lavoro senza palla, intensità e capacità di sostenere le due fasi.

Bosnia, i giocatori da tenere d’occhio

Il primo nome resta quello di Edin Dzeko. A 40 anni, l’ex attaccante di Roma e Inter continua a essere il punto di riferimento offensivo della Bosnia. È stato lui a firmare il gol all’89’ che ha portato la partita contro il Galles ai supplementari, prima della qualificazione ai rigori. Oggi gioca con lo Schalke in seconda divisione tedesca e, dopo l’arrivo a gennaio, ha già collezionato 6 gol e 3 assist in 8 partite.

Attenzione anche a Kerim Alajbegovic, esterno offensivo classe 2007, impiegato preferibilmente sulla fascia sinistra. Il suo nome è salito alla ribalta per il rigore decisivo contro il Galles, ma il talento del giovane bosniaco era già sotto osservazione. Cresciuto nel Salisburgo, si sta mettendo in evidenza nel campionato austriaco e rappresenta uno dei profili più interessanti della nuova generazione.

Nella rosa bosniaca figurano inoltre due giocatori che conoscono bene il calcio italiano: Sead Kolasinac, oggi all’Atalanta, e Tarik Muharemovic del Sassuolo. Due elementi che aggiungono esperienza, struttura fisica e conoscenza tattica a una squadra che punta a mettere in difficoltà l’Italia soprattutto sul piano dell’intensità e delle palle alte.

Italia-Bosnia, cosa aspettarsi

La sfida del 31 marzo metterà di fronte un’Italia chiamata a completare l’ultimo tratto verso il Mondiale 2026 e una Bosnia organizzata, aggressiva e pericolosa nelle transizioni. Per gli Azzurri sarà fondamentale gestire il ritmo, limitare l’impatto fisico degli avversari e controllare uomini chiave come Dzeko e Alajbegovic.

In palio c’è molto più di una semplice vittoria: Italia-Bosnia rappresenta un passaggio determinante nel cammino verso la prossima Coppa del Mondo.

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