Road to Brasil: Svizzera 1954

di Davide PITEO

Dopo il secondo conflitto mondiale, la Svizzera ospita la prima edizione dei Mondiali del primo periodo post-bellico

I primi 50 anni della FIFA, nel 1954, alla Federazione sembrò una buona idea tenere i mondiali di quell’anno “in casa propria”: la Svizzera fu così selezionata come paese ospitante. Al Mondiale svizzero parteciparono 16 squadre: l’Italia giocò per la seconda volta le qualificazioni. Esse furono poco più che una formalità, visto che, inserita in un girone a due con l’Egitto, lo sconfisse sia al Cairo che a Milano.

Con essa, presero parte alla fase finale altre 11 nazionali europee, tre americane e un’asiatica, l’esordiente Corea del Sud. Fecero la loro prima apparizione a un campionato mondiale anche la Turchia (che si qualificò a spese della Spagna per sorteggio: a Roma, il 17 marzo, il quattordicenne Luigi Franco Gemma estrasse a caso il nome della Nazionale mediorientale) e la Scozia, escluse a Brasile ’50.

Entrò in gioco per la prima volta la Germania Ovest. Per la prima volta vennero scelte delle “teste di serie”, che influenzarono la composizione e lo svolgimento dei gironi eliminatori: le due squadre considerate le più forti di ogni gruppo non si sarebbero incontrate e, dunque, per ogni girone da quattro squadre ogni nazionale avrebbe giocato solamente due partite, salvo spareggi. Anche questa volta, per l’Italia fu una débâcle.

Inserita in un girone piuttosto difficile, tutto europeo, con la Svizzera, l’Inghilterra e il Belgio, perse a Losanna, all’esordio, contro i padroni di casa. L’arbitraggio del brasiliano Mario Viana (che sarebbe stato in seguito radiato dalla FIFA) fu aspramente contestato dai calciatori italiani, che arrivarono ad aggredirlo nel cammino verso gli spogliatoi; in particolare fu fonte di polemiche l’annullamento di un gol di Lorenzi. Pur superando il Belgio, l’Italia fu costretta allo spareggio, ancora contro gli svizzeri, per staccare il secondo biglietto utile per i quarti di finale (il primo se l’era già assicurato l’Inghilterra).

A Basilea, gli svizzeri si imposero per 4-1 e l’Italia tornò a casa. Chi invece sembrò favorita fu l’Ungheria di Ferenc Puskás e dei giocatori della Honvéd. Superato il girone eliminatorio con 17 reti fatte e 3 subite in due gare, nei quarti e nelle semifinali eliminarono, con lo stesso risultato (4-2), le due finaliste di quattro anni prima, Brasile e Uruguay e in finale si ritrovarono davanti una Germania Ovest già battuta nel primo turno. L’Ungheria vantava la squadra che secondo tutti i pronostici iniziali era la favorita alla vittoria del titolo mondiale. La cosiddetta Aranycsapat – la squadra d’oro – allenata da Gusztáv Sebes e composta da calciatori di grande valore e tecnica, tra i quali Ferenc Puskás, Gyula Grosics, Nándor Hidegkuti, Zoltán Czibor e Sándor Kocsis. Vantava un’imbattibilità in campo di ben 4 anni ed era riuscita a battere l’Inghilterra su suolo britannico, spezzando il cosiddetto “Home record”: l’imbattibilità casalinga di ben 90 anni dell’Inghilterra, che aveva resistito agli assalti dell’Austria e dell’Italia.

Nella fase dei gironi la compagine magiara aveva sconfitto, coi risultati di 8-3 e 9-0, rispettivamente la Germania Ovest e la Corea del Sud. Nei quarti di finale e nella semifinale dovette scontrarsi con Brasile e Uruguay: le due protagoniste della finalissima del Mondiali del 1950. Vinse entrambe le partite, con lo stesso risultato di 4-2, nonostante l’assenza del bomber Puskas. Il giocatore aveva subìto infatti un infortunio durante la partita contro la Germania e dovette rinunciare alle due partite ad eliminazione diretta. Rientrerà solo per la finalissima contro la Germania Ovest, in cui, contrariamente ad ogni pronostico, si realizzerà quello che verrà ricordato come Miracolo di Berna: i tedeschi, sotto di due gol dopo 8 minuti, pareggiarono segnando a loro volta due gol in dieci minuti e, nel finale, passarono in vantaggio, vincendo il titolo. Il 4 luglio del 1954 si giocò la finale tra Ungheria e Germania Ovest.

La squadra tedesca aveva battuto nei quarti di finale la Jugoslavia, con il risultato di 2-0 e in semifinale l’Austria siglando ben 6 reti contro una sola subita. L’Ungheria, dopo solo otto minuti dall’inizio del primo tempo, si era già portata in vantaggio di due reti, messe a segno da Puskas e Czibor. La Germania però reagì e riportò il risultato in pareggio, con i gol di Morlock e Rhan. All’86° il colpo di scena: Rhan evita in dribbling Lorant, tira dai sedici metri e batte sulla destra il portiere ungherese Grosics.

La Germania aveva ribaltato il risultato: non bastarono i minuti finali all’Ungheria, la Germania vinse per 3 reti a 2. Gli ungheresi lamentarono comunque un arbitraggio sfavorevole nei propri confronti e accusarono la squadra avversaria di doping; ipotesi che traeva spunto dalla notizia del ricovero dei componenti della squadra tedesca in ospedale il giorno dopo la finale, per dolori e problemi al fegato. Infine, il quarto di finale disputato a Losanna tra Austria e Svizzera, terminato 7-5: ad oggi rimane la partita dei Mondiali nella quale sono state segnate più reti (12).

Sempre in questa edizione, si disputò anche la seconda partita per numero di gol segnati: nel girone eliminatorio l’Ungheria sconfisse la Germania Ovest per 8-3, per un totale di 11 gol. Nell’edizione del 1982 si aggiunse in questa speciale classifica la partita Ungheria – El Salvador, terminata 10-1 per i magiari.

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