Fin da subito, cari lettori, devo armarvi di un’essenziale premessa: nella lettura di queste poche righe, per la dolce corsa di un paio di minuti, siate bambini. Sì, sapete come si fa, basta impegnarsi.
Antoine de Saint-Exupéry, celebre autore d’un patrimonio mondiale quale “Il Piccolo Principe”, ha colto nel modo più profondo un luogo comune che oggi ci tocca frequentare: “Tutti i grandi sono stati bambini, un tempo”. Poi ha tristemente aggiunto: “ma pochi di essi se ne ricordano”. Un personaggio assurdo come Ilie Nastase, perchè assurdo è l’aggettivo che meglio ne traccia i vaporosi confini, lo si può comprendere solo con la mente d’un bambino. Sta qui la vera differenza tra grandi e piccoli: “I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico” insegna ancora il francese “mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano <<Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti?>> ma vi chiedono <<Quanti fratelli ha? Quanto guadagna suo padre?>>. E allora, stavolta, non si parlerà di numeri, perchè saremo bambini per davvero: nel raccontarvi del romeno, non vi diremo quanti titoli abbia conquistato, o quante settimane sia stato al vertice della classifica mondiale… Già, perchè Ilie è l’unico pezzo da museo divenuto tale per ciò che è stato, non per quello che ha vinto: cuore focoso e spirito esuberante di bambino, di chi ha tutto da scoprire e ben poco da spiegare.
Nato a Bucarest, coetaneo della Repubblica italiana, ben presto ha sfoggiato il suo talento, levandosi le prime soddisfazioni nel massimo circuito. Pian piano, prima, e incontenibilmente, poi, nasceva e maturava il personaggio “Nastase”. Per chi non lo conoscesse, basta ricordare quel Wimbledon edizione 1974, in cui Ilie decise che si sarebbe potuto giocare anche sotto la pioggia torrenziale: Dall’ altra parte della rete c’è Dick Stockton, che ora si appresta a prendere la sacca e dirigersi negli spogliatoi. Ma Nastase è di tutt’altro avviso: “prende in prestito” un ombrello da uno spettatore, reggendolo con una mano, mentre con l’altra impugna la racchetta; poi, sotto un diluvio d’acqua e di risate, si posiziona in risposta per giocare il punto. Inutile dire che la partita è stata sospesa. Come, del resto, ha evidenziato Gianni Clerici, lui si è distinto per aver introdotto nel tennis lo spettacolo teatrale. Poi, ahinoi, ritiratosi dai giochi, è come se l’avesse portato via con sé; perché Nastase è un pezzo unico della collezione, e se non fosse esistito – come dire– avremmo dovuto inventarlo. Oggi, quella vulcanicità fa sentire la propria mancanza, essendo il massimo che ci si possa attendere un’imitazione della Sharapova, o di Nadal che si sistema la mutanda.
Due anni dopo: ancora a Londra, nella finale contro Borg, Ilie dà in escandescenza, e decide di fermarsi per discutere con un “sir” seduto in tribuna, a ridosso del campo. Il giudice di sedia, l’autorevole Jeremy Shales, lo intima a riprendere posizione, chiamandolo “solo” per cognome. Lui, allora, va sotto al seggiolone e, con una faccia più tosta che mai, gli punta contro l’indice ponendosi così: “First of all, don’t call me Nastase, you call me Mister Nastase!”. Questo lato, se vogliamo, barocco del campione romeno non era piaciuto ad un pubblico istituzionale come quello londinese. Ben presto, infatti, Ilie viene soprannominato “Nasty” (cattivo) ma non darà mai al grande pubblico modo di ricredersi: Artur Ashe, tennista di colore, viene soprannominato “Negroni”, e Hans Pohmann (di nazionalità tedesca), gettatosi a terra in un match a causa dei crampi, secondo Nastase è “un bastardo in malafede che si comporta come un nazista”.
“Io non sono affatto cattivo” avrà modo di replicare “ma nessuno mi capisce. Per voi intelligenti è facile essere intelligenti. Allora provate a immaginare com’è facile per me, un balordo, essere un balordo!”. E quanto sia balordo lo sa bene Panatta… …In un’estiva serata monegasca, Ilie è insieme ad Adriano e Gaetano Caltagirone. L’auto degli italiani inchioda, al che Nastase scende dal proprio abitacolo per sincerarsi delle condizioni dell’amico. Panatta aveva visto attraversare davanti a se un gatto nero, e, per superstizione, non voleva più proseguire. “Sfortuna volle –ha ricordato il romeno in un intervista– che di lì non passava nessuno, e fummo costretti a fare una deviazione di trenta chilometri per andare a cena”. Questo fatto lo colpì oltre misura: quando, pochi mesi dopo, al Roland Garros, Nastase e Tiriac sfidarono sul centrale proprio Panatta, che faceva coppia con Bertolucci, Ilie diede cento dollari a un bambino perché trovasse un gatto nero. Poi lo fece sedere in prima fila… L’epilogo? «A un certo punto il gatto corse in campo e si diresse verso Adriano. Lui cominciò a urlarmi contro impazzito: <<sei un bandito romeno>>. Il pubblico morì dalle risate. Noi vincemmo facile in tre set: 6-1/6-1/6-0. Peccato che da quel giorno la federazione francese mi impedì di tornare sul centrale».
Ma si dia Cesare quel che è di Cesare: Nastase era anche un fenomeno della racchetta. La sua classe immensa lasciò di stucco persino Borg, che, per sua stessa ammissione, non seppe mai che palla attendersi da un talento così limpido e poliedrico. Il suo tennis, difatti, non si è mai trovato sul banco degli imputati. L’immagine sì, spesso e volentieri, ma non la sua classe: Ilie era un giocatore a tutto campo, capace di esprimere il proprio miglior tennis su ogni superficie e contro ogni avversario; un piacevole connubio di forza fisica e fantasia di gioco. Sarebbe come sommare Courier a McEnroe, per intenderci. E poi, Nastase aveva l’arma in più: si dice che in questo sport sia essenziale l’aspetto mentale. Bene, lui sapeva come far uscire di testa ogni avversario; anche quelli più pacati. E se ciò non fosse bastato, avrebbe fatto diventare matto anche l’arbitro. In molte parti del mondo, infatti, l’istituzione tennistica propose la squalifica a vita per il “Bucarest buffoon”. Il problema, però, si fece piuttosto serio quando le autorità si accorsero che, se da un lato Ilie avvertiva quel bisogno smodato di dare spettacolo, per un altro verso, lo spettacolo aveva sempre più bisogno di lui. E di spettacolo si deve parlare, perché non si renderebbe, altrimenti, l’idea di quanto quel folle sapesse coinvolgere anche il pubblico. Persino gli anglosassoni, che tanto l’avevano criticato, in ultima istanza si dovettero ricredere: ecco che Nastase divenne “Nasty…but nice!”.
Oggi, i suoi sessantotto anni li dimostra tutti, apostrofati –forse– da quel “filo” di pancia che lo accompagna fedelmente ovunque vada. Ma in fondo, ne sono certo, Ilie non è mai cresciuto… Dopo il ritiro, ha tentato l’ascesa politica, entrando prima in parlamento, poi candidandosi a sindaco di Bucarest. Il suo programma era semplice ed efficace: “Nelle vie della città, ci sono cinque buche e un solo lampione; io voglio invertire i valori”. Peccato, però, che lo slogan non convinse: la sconfitta fu inequivocabile e piuttosto amara… …Non prendertela Ilie, ancora una volta non ti hanno capito; tutto qua. D’altronde, la politica, si sa, è roba da grandi.
di Tommaso Buda – Tribunaitalia.it







