Serie A: Il calcio ripartirà quando qualcuno ci metterà la faccia

Il calcio ripartirà. No, non si tratta di un’informazione presa da chissà quale fonte segreta, ma di una palese realtà. Il calcio ripartirà e molto probabilmente quella del 4 maggio sarà la data che sancirà la messa in moto dell’industria del pallone italiano, un settore che non può assolutamente permettersi di fermarsi.

Perchè la Serie A ha deciso di ripartire

Come neanche una pandemia diffusasi in tutto il mondo sia riuscita a fermare in maniera definitiva la Serie A, intesa come prodotto commerciale, lo ha spiegato in maniera precisa e lineare Luca Pisapia del quotidiano Il Manifesto, nell’edizione del 23 aprile. «La Serie A è un prodotto dell’industria culturale che incide per il 35% sull’intero volume generato dallo spettacolo italiano».

La Serie A ripartirà quindi, perchè a conti fatti non può assolutamente permettersi uno stop forzato. Il top del calcio italiano ha un assoluto bisogno di soldi. Mentre FIGC, Lega di Serie A e il Ministro dello Sport continuano a oltranza in uno scarica barile a suon di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano, Sky e Dazn hanno costretto il campionato a ripartire.

Fino a qualche giorno fa, più di qualche presidente aveva esternato alla stampa le intenzioni di non voler assolutamente tornare in campo. Intenzioni che si sono prontamente impegnati a rivedere dopo il comunicato delle televisioni; in soldoni, i detentori dei diritti televisivi della Serie A hanno fatto sapere che di fronte a un annullamento dell’attuale stagione, si ritroverebbero costretti a chiudere i rubinetti. Ed ecco che in un minuto, tutti i presidenti di Serie A sono arrivati alla decisione unanime di tornare in campo.

Chi si prenderà la responsabilità?

Alla base della scelta di ripartire quindi, non c’è stata una motivazione morale o di salute (che cosa accadrebbe infatti in caso di un altro giocatore positivo?), tutt’altro. L’unica motivazione che sarà in grado di riportare il calcio in televisione sarà il dio denaro. Ma chi si prenderà la responsabilità di tutto ciò?

Malagò, il presidente del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) ha già fatto intendere di non volersi prendere responsabilità sulla vicenda; Gravina, presidente della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), ha dichiarato di voler lasciare al Governo tale decisione; Spadafora, Ministro dello Sport sta cercando, giorno dopo giorno, di guadagnare sempre più tempo.

Insomma, nei palazzi del potere del calcio italiano, nessuno si sta dimostrando all’altezza del proprio compito, e con ogni probabilità la scelta dovrà ricadere direttamente sul Governo, che mai e poi mai si potrà permettere di seguire il “modello olandese”, con il premier olandese Mark Rutte che ha decretato lo stop a ogni manifestazione sportiva fino al prossimo settembre. Tra i danni economici di uno stop prematuro, e quelli di una ripartenza lenta e costosa, il nostro calcio sceglierà la seconda opzione. Resta solo da vedere chi sarà a metterci la faccia.

 

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Matteo Paniccia

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