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	<title>Sport Mind &#8211; Football-Magazine &#8211; Tutta l&#039;attualità dello sport</title>
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	<description>Tutto il calcio di Serie A, B, Champions League, Europa League e calciomercato. Le notizie su MotoGP, Formula 1. Foto e video di sport</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Jul 2021 06:38:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sport Mind &#8211; Football-Magazine &#8211; Tutta l&#039;attualità dello sport</title>
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	<item>
		<title>L&#8217;Energia sportiva</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/lenergia-sportiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 09:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Le emozioni giocano un ruolo importante, se non fondamentale, nella pratica sportiva: emozioni positive e piacevoli sostengono la motivazione e il desiderio di potersi impegnare nella disciplina scelta, ma lo sport in generale così come si accompagna ad emozioni positivi presenta anche emozioni meno stimolanti come la paura, la tensione, la vergogna o la frustrazione.</p>
<p>Le emozioni sono strettamente legate all'<strong>energia</strong>, ovvero all'uso attivo delle forza e della potenza che rappresenta il momento dell'atto operativo e raffigura la potenza dell'organismo nell'aumento dell'azione vitale di una parte del corpo.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno molto complesso che nasce dall'intersezione di vari aspetti, da quelli <em>soggettivi</em>, ovvero come il soggetto esperisce e vive una situazione in base anche ai suoi schemi mentali, a quelli <em>fisiologici</em>, legati all'attivazione del sistema nervoso autonomo e endocrino.</p>
<p>Di fronte all'insorgenza di un'emozione assistiamo a reazioni su diversi livelli che si sviluppano nel giocatore/trice: dalla <strong>sfera fisiologica</strong>, come la pressione sanguigna, la respirazione, la tensione muscolare, le funzioni sensoriali amplificate come la vista o l'udito; sensazioni queste che emergono quotidianamente nei momenti cruciali che stiamo vivendo durante gli Europei 2021; dalla <strong>sfera viscerale </strong>a quella <strong>psicologica</strong> con la riduzione del controllo di sé, le variazioni nella capacità di critica e la difficoltà a coordinare logicamente azioni e pensieri fino ad arrivare alla <strong>sfera espressiva</strong> caratterizzata dalla mimica facciale, dalla gestualità fino ai movimenti corporei.</p>
<p>Diversi autori nel mondo della Psicologia hanno raccontato dell'importanza dell'energia sportiva e di come le emozioni incidano influenzando e agendo su di essa: <em>James William</em> pone l'accento sugli aspetti psicofisiologici affermando come la percezione di una certa situazione provoca delle modificazioni a livello fisiologico che sono lette come emozioni; per <em>Cannon William</em> invece gli atleti sono in grado di provare emozioni pur non ricevendo sensazioni viscerali e le stimolazioni viscerali da sole non sono in grado di provocare alcuna emozione; <em>Fritz Heider</em> sottolinea invece gli aspetti cognitivi che sono in grado di influenzare le emozioni future, quelle che devono ancora emergere,così come la presenza di un'emozione è in grado di alterare le nostre abituali cognizioni; per <em>K.H. Pribram</em> l'atleta mette in atto dei piani di comportamento elaborati dalla mente che vanno ad influenzare le emozioni.</p>
<p>L'emergere e il riconoscimento di uno stato emotivo si sviluppa prevalentemente a livello neurofisiologico, dove ad essere coinvolto maggiormente è il sistema limbico: l'emozione viene avvertita prima che si identifichi la situazione emotigena, successivamente subentra il sistema corticale che, attraverso le aree sensoriali primarie e secondarie, invia, sempre all'amigdala, informazioni più complete dal punto di vista percettivo e del significato, sufficienti a produrre risposte più specifiche.</p>
<p>Il riconoscimento di una situazione emotiva può essere in alcuni casi di derivazione innata, mentre in altri casi si avvarrebbe anche dell'apprendimento e della memoria, pertanto in quest'ultimo caso si necessita di un confronto con le strutture preposte alla memoria, come l'ippocampo. L'elicitazione della risposta, nel giocatore, coinvolge invece l'ipotalamo, che comunica con il sistema neuroendocrino e il sistema nervoso autonomo. A livello comportamentale la risposta sembra essere sollecitata sempre dal sistema limbico, attraverso le sue connessioni con le aree premotorie e motorie e con i centri motori extra - piramidali.</p>
<p>Nello sport, così come per il calcio, l'espressione più ricca di emozioni (positiva o negativa) è amplificata. E'un terreno particolare dove, al di là delle differenze specifiche per ciascuna disciplina, l'elemento comune è costituito dalla sfida del limite, che è fonte principale di emozioni. L'agonismo, la sfida del record da battere, la ricerca della vittoria stimolano l'espressione della massima prestazione. Le emozioni sono informazioni che preparano l'atleta ad agire e le regole sociali (e di gioco!), le propensioni individuali, le espressioni pregresse modulano le reazioni provate dal calciatore/trice alle sensazioni vissute.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/lenergia-sportiva/">L&#8217;Energia sportiva</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Le emozioni giocano un ruolo importante, se non fondamentale, nella pratica sportiva: emozioni positive e piacevoli sostengono la motivazione e il desiderio di potersi impegnare nella disciplina scelta, ma lo sport in generale così come si accompagna ad emozioni positivi presenta anche emozioni meno stimolanti come la paura, la tensione, la vergogna o la frustrazione.

Le emozioni sono strettamente legate all'<strong>energia</strong>, ovvero all'uso attivo delle forza e della potenza che rappresenta il momento dell'atto operativo e raffigura la potenza dell'organismo nell'aumento dell'azione vitale di una parte del corpo.

Si tratta di un fenomeno molto complesso che nasce dall'intersezione di vari aspetti, da quelli <em>soggettivi</em>, ovvero come il soggetto esperisce e vive una situazione in base anche ai suoi schemi mentali, a quelli <em>fisiologici</em>, legati all'attivazione del sistema nervoso autonomo e endocrino.

Di fronte all'insorgenza di un'emozione assistiamo a reazioni su diversi livelli che si sviluppano nel giocatore/trice: dalla <strong>sfera fisiologica</strong>, come la pressione sanguigna, la respirazione, la tensione muscolare, le funzioni sensoriali amplificate come la vista o l'udito; sensazioni queste che emergono quotidianamente nei momenti cruciali che stiamo vivendo durante gli Europei 2021; dalla <strong>sfera viscerale </strong>a quella <strong>psicologica</strong> con la riduzione del controllo di sé, le variazioni nella capacità di critica e la difficoltà a coordinare logicamente azioni e pensieri fino ad arrivare alla <strong>sfera espressiva</strong> caratterizzata dalla mimica facciale, dalla gestualità fino ai movimenti corporei.

Diversi autori nel mondo della Psicologia hanno raccontato dell'importanza dell'energia sportiva e di come le emozioni incidano influenzando e agendo su di essa: <em>James William</em> pone l'accento sugli aspetti psicofisiologici affermando come la percezione di una certa situazione provoca delle modificazioni a livello fisiologico che sono lette come emozioni; per <em>Cannon William</em> invece gli atleti sono in grado di provare emozioni pur non ricevendo sensazioni viscerali e le stimolazioni viscerali da sole non sono in grado di provocare alcuna emozione; <em>Fritz Heider</em> sottolinea invece gli aspetti cognitivi che sono in grado di influenzare le emozioni future, quelle che devono ancora emergere,così come la presenza di un'emozione è in grado di alterare le nostre abituali cognizioni; per <em>K.H. Pribram</em> l'atleta mette in atto dei piani di comportamento elaborati dalla mente che vanno ad influenzare le emozioni.

L'emergere e il riconoscimento di uno stato emotivo si sviluppa prevalentemente a livello neurofisiologico, dove ad essere coinvolto maggiormente è il sistema limbico: l'emozione viene avvertita prima che si identifichi la situazione emotigena, successivamente subentra il sistema corticale che, attraverso le aree sensoriali primarie e secondarie, invia, sempre all'amigdala, informazioni più complete dal punto di vista percettivo e del significato, sufficienti a produrre risposte più specifiche.

Il riconoscimento di una situazione emotiva può essere in alcuni casi di derivazione innata, mentre in altri casi si avvarrebbe anche dell'apprendimento e della memoria, pertanto in quest'ultimo caso si necessita di un confronto con le strutture preposte alla memoria, come l'ippocampo. L'elicitazione della risposta, nel giocatore, coinvolge invece l'ipotalamo, che comunica con il sistema neuroendocrino e il sistema nervoso autonomo. A livello comportamentale la risposta sembra essere sollecitata sempre dal sistema limbico, attraverso le sue connessioni con le aree premotorie e motorie e con i centri motori extra - piramidali.

Nello sport, così come per il calcio, l'espressione più ricca di emozioni (positiva o negativa) è amplificata. E'un terreno particolare dove, al di là delle differenze specifiche per ciascuna disciplina, l'elemento comune è costituito dalla sfida del limite, che è fonte principale di emozioni. L'agonismo, la sfida del record da battere, la ricerca della vittoria stimolano l'espressione della massima prestazione. Le emozioni sono informazioni che preparano l'atleta ad agire e le regole sociali (e di gioco!), le propensioni individuali, le espressioni pregresse modulano le reazioni provate dal calciatore/trice alle sensazioni vissute.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/lenergia-sportiva/">L&#8217;Energia sportiva</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<item>
		<title>La visualizzazione ideomotoria</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/la-visualizzazione-ideomotoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2021 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.football-magazine.it/?p=66657</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Nel mondo sportivo come in quello calcistico l’utilizzo di strumenti scientifici/psicologici per valutare le prestazioni dell’atleta sono elementi predittivi della sua stessa performance.</p>
<p>La psicologia sportiva in questo aspetto ha sviluppato e dato vita a potenti strumenti in grado di analizzare dal punto di vista fisiologico e motorio ogni singolo movimento e azione dell’atleta.</p>
<p>Uno degli strumenti fondamentali per valutare la prestazione sportiva del calciatore/trice soprattutto durante la sessione di allenamento e prima di un importante match è la <em>visualizzazione ideomotoria</em>, conosciuta con il nome di <strong>IMAGERY</strong>. Essa consiste nella riproduzione mentale volontaria di un movimento senza l’esecuzione pratica effettiva del gesto atletico (movimento del corpo) da parte del giocatore. L’imagery, nel campo delle neuroscienze cognitive, è conosciuta come immaginazione e visualizzazione motoria volta ad analizzare i singoli micromovimenti dell’atleta nell’ottica della prestazione completa.</p>
<p>L’<em>immaginazione visuomotoria </em>è fortemente connessa al tema della concentrazione, sincronia mente e corpo e attenzione selettiva del giocatore perché è fortemente connessa alla mappatura cognitiva che il giocatore/trice crea nel momento in cui deve affrontare una prestazione sportiva particolarmente impegnativa.</p>
<p>Esistono due modi diversi da parte del giocatore per sviluppare l’imagery: la <em>visual motor imagery</em> legata alla riproduzione mentale di una specifica rappresentazione visiva del movimento; questo tipo di immagine è legata al processo visivo ed è un’immagine vista in terza persona dal giocatore stesso o vista dall’esterno (proiezione esterna del giocatore). Accanto alla prima visualizzazione motoria visiva esiste la <em>kinetic motor imagery</em>, che consiste nella riproduzione mentale di un gesto atletico/motorio usando le sensazioni cinestesiche del movimento; si tratta di immagini viste dall’interno o in prima persona, sviluppate dall’insieme di sensazioni e percezioni del corpo dell’atleta.</p>
<p>I due tipi di Motor Imagery attivano diverse aree cerebrali del giocatore; la <em>kinetic imagery</em> attiva molte delle stesse regioni motorie e sensoriali utilizzate durante il movimento evidente, mentre, la <em>visual imagery</em> attiva le regioni legate al processo visivo. Entrambe hanno una forte connessione bidirezionale tra la corteccia premotoria e i lobi parietali superiori (aree 6 e 7 di Brodmann immaginando il sistema cerebrale dell’atleta), in particolare la kinet imagery attiva le regioni della corteccia implicate nel controllo della fase tonica del movimento.</p>
<p>L’utilizzo dell’imagery è fondamentale per calciatori/trici che vogliono migliorare il loro stato prestazionale dal punto di vista emotivo, riducendo lo stato ansiogeno, sviluppando maggiore autoefficacia, metabolizzando la sconfitta e gestendo anche un possibile trauma da infortunio; per pianificare e preparare sotto tutti i punti di vista la prestazione (analizzando anche i possibili imprevisti); per aumentare il livello di competenza motoria cognitiva (cosa fare) e associativa (come fare) e per cercare di recuperare abilità motorie perdute a seguito di stop prolungati o infortuni che hanno ridotto la prestanza fisica.</p>
<p>E’ fondamentale il ruolo dell’allenatore all’interno di questo processo poiché la visualizzazione mentale necessita di continuo allenamento e reiterazione da parte di figure tecniche (mister o figure di staff) che possano sviluppare dei cambiamenti e degli accorgimenti continui verso il giocatore; spesso i diversi club utilizzano video registrazioni di sessioni singole o di gruppo di allenamento permettendo al giocatore di rivedersi in campo attraverso la proiezione del filmato, aspetto che permette al mister di spiegare il gesto tecnico, di farlo reiterare mentalmente all’atleta (almeno 3,4 volte) e di permettere al giocatore stesso di eseguirlo per poter apportare successivamente correzioni e cambiamenti nel gesto motorio.</p>
<p>Questo permette al calciatore/trice di attivare anche quell’insieme di sensazioni ed emozioni che oltre a preparare fisicamente il corpo all’esecuzione migliore gli permettano di sviluppare uno stato mentale ottimale per la performance finale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/la-visualizzazione-ideomotoria/">La visualizzazione ideomotoria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Nel mondo sportivo come in quello calcistico l’utilizzo di strumenti scientifici/psicologici per valutare le prestazioni dell’atleta sono elementi predittivi della sua stessa performance.

La psicologia sportiva in questo aspetto ha sviluppato e dato vita a potenti strumenti in grado di analizzare dal punto di vista fisiologico e motorio ogni singolo movimento e azione dell’atleta.

Uno degli strumenti fondamentali per valutare la prestazione sportiva del calciatore/trice soprattutto durante la sessione di allenamento e prima di un importante match è la <em>visualizzazione ideomotoria</em>, conosciuta con il nome di <strong>IMAGERY</strong>. Essa consiste nella riproduzione mentale volontaria di un movimento senza l’esecuzione pratica effettiva del gesto atletico (movimento del corpo) da parte del giocatore. L’imagery, nel campo delle neuroscienze cognitive, è conosciuta come immaginazione e visualizzazione motoria volta ad analizzare i singoli micromovimenti dell’atleta nell’ottica della prestazione completa.

L’<em>immaginazione visuomotoria </em>è fortemente connessa al tema della concentrazione, sincronia mente e corpo e attenzione selettiva del giocatore perché è fortemente connessa alla mappatura cognitiva che il giocatore/trice crea nel momento in cui deve affrontare una prestazione sportiva particolarmente impegnativa.

Esistono due modi diversi da parte del giocatore per sviluppare l’imagery: la <em>visual motor imagery</em> legata alla riproduzione mentale di una specifica rappresentazione visiva del movimento; questo tipo di immagine è legata al processo visivo ed è un’immagine vista in terza persona dal giocatore stesso o vista dall’esterno (proiezione esterna del giocatore). Accanto alla prima visualizzazione motoria visiva esiste la <em>kinetic motor imagery</em>, che consiste nella riproduzione mentale di un gesto atletico/motorio usando le sensazioni cinestesiche del movimento; si tratta di immagini viste dall’interno o in prima persona, sviluppate dall’insieme di sensazioni e percezioni del corpo dell’atleta.

I due tipi di Motor Imagery attivano diverse aree cerebrali del giocatore; la <em>kinetic imagery</em> attiva molte delle stesse regioni motorie e sensoriali utilizzate durante il movimento evidente, mentre, la <em>visual imagery</em> attiva le regioni legate al processo visivo. Entrambe hanno una forte connessione bidirezionale tra la corteccia premotoria e i lobi parietali superiori (aree 6 e 7 di Brodmann immaginando il sistema cerebrale dell’atleta), in particolare la kinet imagery attiva le regioni della corteccia implicate nel controllo della fase tonica del movimento.

L’utilizzo dell’imagery è fondamentale per calciatori/trici che vogliono migliorare il loro stato prestazionale dal punto di vista emotivo, riducendo lo stato ansiogeno, sviluppando maggiore autoefficacia, metabolizzando la sconfitta e gestendo anche un possibile trauma da infortunio; per pianificare e preparare sotto tutti i punti di vista la prestazione (analizzando anche i possibili imprevisti); per aumentare il livello di competenza motoria cognitiva (cosa fare) e associativa (come fare) e per cercare di recuperare abilità motorie perdute a seguito di stop prolungati o infortuni che hanno ridotto la prestanza fisica.

E’ fondamentale il ruolo dell’allenatore all’interno di questo processo poiché la visualizzazione mentale necessita di continuo allenamento e reiterazione da parte di figure tecniche (mister o figure di staff) che possano sviluppare dei cambiamenti e degli accorgimenti continui verso il giocatore; spesso i diversi club utilizzano video registrazioni di sessioni singole o di gruppo di allenamento permettendo al giocatore di rivedersi in campo attraverso la proiezione del filmato, aspetto che permette al mister di spiegare il gesto tecnico, di farlo reiterare mentalmente all’atleta (almeno 3,4 volte) e di permettere al giocatore stesso di eseguirlo per poter apportare successivamente correzioni e cambiamenti nel gesto motorio.

Questo permette al calciatore/trice di attivare anche quell’insieme di sensazioni ed emozioni che oltre a preparare fisicamente il corpo all’esecuzione migliore gli permettano di sviluppare uno stato mentale ottimale per la performance finale.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/la-visualizzazione-ideomotoria/">La visualizzazione ideomotoria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La prestazione sportiva: il fattore ansiogeno</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/la-prestazione-sportiva-il-fattore-ansiogeno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 10:36:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Nel settore sportivo come nel mondo calcistico, abbiamo messo in evidenza come, nello spazio che si viene a sviluppare fra la mente e il corpo del giocatore quando questi due aspetti non agiscono e lavorano all'unisono, si sviluppi un "<em>vuoto</em>" che produce una serie di reazioni psicofisiche che possono sfociare in uno stato d'ansia.</p>
<p>Nel mondo psicologico il fattore ansiogeno è stato oggetto di ricerche e sperimentazioni sul campo durante le prestazioni sportive; L’American Psichiatric Association (1994), la descrive come: "<em>l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno</em>" (APA, 1994; cit. in: Franceschina et al., 2004, p. 213).</p>
<p>Spesso il fattore ansiogeno viene confuso con un'altra forma di reazione somatica che l'atleta vive in situazioni prestazionali particolarmente difficili emotivamente: l'<strong>ansia</strong> viene confusa con la <strong>paura</strong>. La prima è differente dalla seconda poiché la paura è una reazione funzionale finalizzata ad affrontare un pericolo immediato e istantaneo  mentre l’<strong>ansia</strong> si pone come obiettivo predominante lo sfidare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro. Gli psicologi sottolineano questo aspetto di "istantaneità" tipico della paura, in contrasto con l’atto di "anticipazione" che caratterizza l’<strong>ansia</strong>. E' fondamentale sottolineare come l’<strong>ansia</strong><strong> </strong>e la paura non siano necessariamente sensazioni negative, ma al contrario esse hanno un ruolo adattivo e in alcune situazioni anche predominante.</p>
<p>La paura, infatti, è fondamentale nella risposta di "attacco o fuga"che permette di mobilitare tutte le proprie risorse energetiche per affrontare la minaccia/pericolo o  fuggire da essa. Per questo motivo nelle giuste circostanze una reazione di paura può permettere al giocatore/trice di reagire incisivamente sull'azione "emotivamente difficile" per lui/lei. Allo stesso modo, l’<strong>ansia</strong><strong> </strong>ci aiuta ad individuare minacce/difficoltà future e a premunire il giocatore/trice contro di esse, progettando ipotetici scenari o azioni motorie nei quali potrebbero essere coinvolti e, in quel caso, affrontare la situazione tanto temuta. Pertanto l'ansia è uno stato in cui si riuniscono una serie di elementi che spaziano dalle emozioni alle reazioni fisiche fino ad arrivare allo sviluppo di pensieri negative. Per psicologici come Seligman, Walker e Rosenhan l'ansia è caratterizzata da quattro componenti fondamentali che nella prestazione sportiva agonistica sono coinvolte con la stessa intensità: l'<em>aspetto cognitivo</em>, come la percezione o immaginazione di una situazione di difficoltà; l'<em>aspetto somatico</em>, dove l'attivazione del sistema simpatico si presenta come forma di preparazione ad una situazione di difficoltà (aumento della pressione arteriosa o della respirazione nel giocatore/trice); l'<em>aspetto emozionale </em>come i vissuti emotivi negativi e, infine, l'<em>aspetto comportamentale </em>che può essere volontario (trovando una soluzione per risolvere la situazione difficile) o involontario (come le reazioni fisiologiche).</p>
<p>Il giocatore/trice può effettuare prima, durante e dopo la prestazione sportiva delle tecniche specifiche per poter tenere sotto il suo diretto controllo e monitorare lo stato ansiogeno: prima della gara è importante effettuare delle ripetizioni mentali di movimento ovvero ripetere mentalmente il proprio gesto atletico/azione che si andrà a svolgere in quel preciso momento durante la gara/allenamento; è importante sviluppare delle rappresentazioni mentali positive dove l'atleta rivede se stesso in una situazione di vittoria in una determinata situazione di gara fondamentale per lui/lei; riuscire a produrre delle parole stimolo, affermazioni positive e significative come forme di attivazione e incitamento alla gara; l'atleta deve riuscire a tramutare lo stato ansiogeno emergente in adrenalina, eccitazione ed energia; riuscire a sviluppare la "<strong>distrazione creativa</strong>" che permette al giocatore di fuggire dalla situazione ansiogena focalizzando il suo pensiero su altri fattori esterni che gli permettono di non investire tutte le sue energie su elementi "difficoltosi" per lui/lei; riuscire a sviluppare degli obiettivi settoriali e scomporre l'azione da svolgere in piccole tappe, concentrandosi sui micromovimenti di ogni singola azione permettendo al calciatore/tice di non pensare all'azione motoria nella sua totalità (creando così solo dispersione) ma di suddividere le proprie energie in ogni singolo movimento evitando lo sviluppo dello stato ansiogeno.</p>
<p>E' importante per l'atleta riconoscere lo stato ansiogeno come un fattore importante nella prestazione sportiva perché permette al proprio corpo di attivarsi di fronte ad una determinata azione ma è importante riuscire a gestirla quando i suoi livelli superano quelli di <em>positività eccitabile</em>, propedeutica all'attivazione, per raggiungere livelli in grado di inficiare la performance e il risultato finale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/la-prestazione-sportiva-il-fattore-ansiogeno/">La prestazione sportiva: il fattore ansiogeno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Nel settore sportivo come nel mondo calcistico, abbiamo messo in evidenza come, nello spazio che si viene a sviluppare fra la mente e il corpo del giocatore quando questi due aspetti non agiscono e lavorano all'unisono, si sviluppi un "<em>vuoto</em>" che produce una serie di reazioni psicofisiche che possono sfociare in uno stato d'ansia.

Nel mondo psicologico il fattore ansiogeno è stato oggetto di ricerche e sperimentazioni sul campo durante le prestazioni sportive; L’American Psichiatric Association (1994), la descrive come: "<em>l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno</em>" (APA, 1994; cit. in: Franceschina et al., 2004, p. 213).

Spesso il fattore ansiogeno viene confuso con un'altra forma di reazione somatica che l'atleta vive in situazioni prestazionali particolarmente difficili emotivamente: l'<strong>ansia</strong> viene confusa con la <strong>paura</strong>. La prima è differente dalla seconda poiché la paura è una reazione funzionale finalizzata ad affrontare un pericolo immediato e istantaneo  mentre l’<strong>ansia</strong> si pone come obiettivo predominante lo sfidare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro. Gli psicologi sottolineano questo aspetto di "istantaneità" tipico della paura, in contrasto con l’atto di "anticipazione" che caratterizza l’<strong>ansia</strong>. E' fondamentale sottolineare come l’<strong>ansia</strong><strong> </strong>e la paura non siano necessariamente sensazioni negative, ma al contrario esse hanno un ruolo adattivo e in alcune situazioni anche predominante.

La paura, infatti, è fondamentale nella risposta di "attacco o fuga"che permette di mobilitare tutte le proprie risorse energetiche per affrontare la minaccia/pericolo o  fuggire da essa. Per questo motivo nelle giuste circostanze una reazione di paura può permettere al giocatore/trice di reagire incisivamente sull'azione "emotivamente difficile" per lui/lei. Allo stesso modo, l’<strong>ansia</strong><strong> </strong>ci aiuta ad individuare minacce/difficoltà future e a premunire il giocatore/trice contro di esse, progettando ipotetici scenari o azioni motorie nei quali potrebbero essere coinvolti e, in quel caso, affrontare la situazione tanto temuta. Pertanto l'ansia è uno stato in cui si riuniscono una serie di elementi che spaziano dalle emozioni alle reazioni fisiche fino ad arrivare allo sviluppo di pensieri negative. Per psicologici come Seligman, Walker e Rosenhan l'ansia è caratterizzata da quattro componenti fondamentali che nella prestazione sportiva agonistica sono coinvolte con la stessa intensità: l'<em>aspetto cognitivo</em>, come la percezione o immaginazione di una situazione di difficoltà; l'<em>aspetto somatico</em>, dove l'attivazione del sistema simpatico si presenta come forma di preparazione ad una situazione di difficoltà (aumento della pressione arteriosa o della respirazione nel giocatore/trice); l'<em>aspetto emozionale </em>come i vissuti emotivi negativi e, infine, l'<em>aspetto comportamentale </em>che può essere volontario (trovando una soluzione per risolvere la situazione difficile) o involontario (come le reazioni fisiologiche).

Il giocatore/trice può effettuare prima, durante e dopo la prestazione sportiva delle tecniche specifiche per poter tenere sotto il suo diretto controllo e monitorare lo stato ansiogeno: prima della gara è importante effettuare delle ripetizioni mentali di movimento ovvero ripetere mentalmente il proprio gesto atletico/azione che si andrà a svolgere in quel preciso momento durante la gara/allenamento; è importante sviluppare delle rappresentazioni mentali positive dove l'atleta rivede se stesso in una situazione di vittoria in una determinata situazione di gara fondamentale per lui/lei; riuscire a produrre delle parole stimolo, affermazioni positive e significative come forme di attivazione e incitamento alla gara; l'atleta deve riuscire a tramutare lo stato ansiogeno emergente in adrenalina, eccitazione ed energia; riuscire a sviluppare la "<strong>distrazione creativa</strong>" che permette al giocatore di fuggire dalla situazione ansiogena focalizzando il suo pensiero su altri fattori esterni che gli permettono di non investire tutte le sue energie su elementi "difficoltosi" per lui/lei; riuscire a sviluppare degli obiettivi settoriali e scomporre l'azione da svolgere in piccole tappe, concentrandosi sui micromovimenti di ogni singola azione permettendo al calciatore/tice di non pensare all'azione motoria nella sua totalità (creando così solo dispersione) ma di suddividere le proprie energie in ogni singolo movimento evitando lo sviluppo dello stato ansiogeno.

E' importante per l'atleta riconoscere lo stato ansiogeno come un fattore importante nella prestazione sportiva perché permette al proprio corpo di attivarsi di fronte ad una determinata azione ma è importante riuscire a gestirla quando i suoi livelli superano quelli di <em>positività eccitabile</em>, propedeutica all'attivazione, per raggiungere livelli in grado di inficiare la performance e il risultato finale.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/la-prestazione-sportiva-il-fattore-ansiogeno/">La prestazione sportiva: il fattore ansiogeno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sporting self efficacy</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/sporting-self-efficacy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 10:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.football-magazine.it/?p=65471</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Nel mondo dello sport come in quello calcistico abbiamo notato come l’autoefficacia possa essere un elemento predominante e, in alcuni casi, incisivo sulla prestazione sportiva di calciatori e calciatrici.</p>
<p>Abbiamo spiegato come il concetto di <em>self efficacy</em> rappresenti la “<em>convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che incontriamo in modo da raggiungere i risultati prefissati. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano le motivazioni personali e agiscono</em>” (Bandura 1986). Ma come calciatori/trici si costruiscono il proprio senso di autoefficacia?</p>
<p>Le aspettative di Self Efficacy possono svilupparsi attraverso quattro fonti principali: attraverso le <em>esperienze personali</em> o <em>azioni dirette</em>, che costituiscono la fonte più proficua per acquisire un forte senso di autoefficacia e rappresentano la memoria di situazioni passate affrontate con successo. Sono gli indicatori diretti per eccellenza della performance e sono in grado di consolidare le aspettative future. Un altro fattore che incide sullo sviluppo della self efficacy è rappresentato dall’<em>esperienza vicaria</em> fornita dall’osservazione di modelli (processo di modellamento). Vedere colleghi simili a se che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’impegno e l’azione personale incrementa nell’atleta la convinzione di possedere quelle stesse capacità, come nel pensiero di Gennaro Gattuso quando parla del collega Andrea Pirlo: “<em>Quando vedo Pirlo con il pallone tra i piedi, mi chiedo se io posso essere davvero considerato un calciatore</em>”. Ugualmente, vedere colleghi professionisti che falliscono, nonostante l’impegno, indebolisce il proprio senso di efficacia. All’interno di questo aspetto calciatori/trici possono incrementare due forme diverse di apprendimento: il <strong>mastering</strong>, dove l’apprendimento avviene attraverso le indicazioni direttive da parte di un’altra figura (allenatore/assistente tecnico) o attraverso il <strong>coping</strong>, ovvero l’apprendimento avviene attraverso le azioni manifestate e presentate direttamente da un’altra figura (allenatore/assistente tecnico che mostra il gesto atletico richiesto all’atleta stesso).</p>
<p>Un altro elemento importante è rappresentato dalla <em>persuasione verbale</em> che consolida la convinzione di calciatori/trici di essere in possesso di ciò che occorre per riuscire in un evento, quello che si pensa o quello di cui si è consapevoli influenza drasticamente l’autoefficacia e incide sulla percezione delle proprie capacità. Questo aspetto viene descritto profondamente attraverso le parole di Andrea Barzagli che in una delle tante interviste fatte dice: “<em>Ma dove vai con quei piedi? Questa è stata sempre la frase della mia infanzia. Ogni santo giorno, tra porte sbattute in faccia e allenatori che avevo occhi solo per alcuni. Non mollate mai ragazzi, credeteci sempre e comunque. Io ho alzato la Coppa del Mondo, e quel giorno in albergo, nel mio letto, ho pensato a quella frase…ma dove vai con quei piedi?! E ridendo dentro di me ho risposto: ad alzare la Coppa del Mondo!</em>”. Purtroppo, però, le aspettative di efficacia che ne derivano sono meno forti di quelle prodotte dall’esperienza pratica e diretta.</p>
<p>Un ultimo aspetto che incide sul senso di autoefficacia è legato all’insieme degli <em>stati fisiologi e emotivo-affettivi</em>, ovvero sul modo in cui si interpretano e percepiscono le reazioni fisiche e fisiologiche che influenzano la percezione di autoefficacia. Spesso le situazioni di stress e la tensione vengono percepite come il presagio di una cattiva prestazione. Non è l’intensità delle reazioni emotive e fisiche ad essere importante ma piuttosto il modo in cui esse vengono percepite, e ciò è racchiuso nella bellissima frase motivazionale di un giovane Ronaldinho che dice: “<em>Ho imparato tutto sulla vita con una palla ai miei piedi!</em>”. Calciatori/trici che hanno un buon <em>senso di efficacia</em> considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia, mentre quelli sfiduciati vivono lo stato di attivazione fisico-emotivo come debilitante, cioè presagio di un cattivo rendimento e un cattivo risultato. Per un calciatore o una calciatrice sentirsi fisicamente bene equivale a sentirsi psichicamente bene. Ciò dimostra come nello sport così come nel calcio, il corpo e la mente non sono due cose separate e distinte, ma essi sono più vicini di quanto si possa immaginare. Essi sono <em>integrati</em> e vuol dire che non può accadere nulla al corpo che non accada anche alla mente.</p>
<p>accada anche alla mente.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/sporting-self-efficacy/">Sporting self efficacy</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Nel mondo dello sport come in quello calcistico abbiamo notato come l’autoefficacia possa essere un elemento predominante e, in alcuni casi, incisivo sulla prestazione sportiva di calciatori e calciatrici.

Abbiamo spiegato come il concetto di <em>self efficacy</em> rappresenti la “<em>convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che incontriamo in modo da raggiungere i risultati prefissati. Le convinzioni di efficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano le motivazioni personali e agiscono</em>” (Bandura 1986). Ma come calciatori/trici si costruiscono il proprio senso di autoefficacia?

Le aspettative di Self Efficacy possono svilupparsi attraverso quattro fonti principali: attraverso le <em>esperienze personali</em> o <em>azioni dirette</em>, che costituiscono la fonte più proficua per acquisire un forte senso di autoefficacia e rappresentano la memoria di situazioni passate affrontate con successo. Sono gli indicatori diretti per eccellenza della performance e sono in grado di consolidare le aspettative future. Un altro fattore che incide sullo sviluppo della self efficacy è rappresentato dall’<em>esperienza vicaria</em> fornita dall’osservazione di modelli (processo di modellamento). Vedere colleghi simili a se che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’impegno e l’azione personale incrementa nell’atleta la convinzione di possedere quelle stesse capacità, come nel pensiero di Gennaro Gattuso quando parla del collega Andrea Pirlo: “<em>Quando vedo Pirlo con il pallone tra i piedi, mi chiedo se io posso essere davvero considerato un calciatore</em>”. Ugualmente, vedere colleghi professionisti che falliscono, nonostante l’impegno, indebolisce il proprio senso di efficacia. All’interno di questo aspetto calciatori/trici possono incrementare due forme diverse di apprendimento: il <strong>mastering</strong>, dove l’apprendimento avviene attraverso le indicazioni direttive da parte di un’altra figura (allenatore/assistente tecnico) o attraverso il <strong>coping</strong>, ovvero l’apprendimento avviene attraverso le azioni manifestate e presentate direttamente da un’altra figura (allenatore/assistente tecnico che mostra il gesto atletico richiesto all’atleta stesso).

Un altro elemento importante è rappresentato dalla <em>persuasione verbale</em> che consolida la convinzione di calciatori/trici di essere in possesso di ciò che occorre per riuscire in un evento, quello che si pensa o quello di cui si è consapevoli influenza drasticamente l’autoefficacia e incide sulla percezione delle proprie capacità. Questo aspetto viene descritto profondamente attraverso le parole di Andrea Barzagli che in una delle tante interviste fatte dice: “<em>Ma dove vai con quei piedi? Questa è stata sempre la frase della mia infanzia. Ogni santo giorno, tra porte sbattute in faccia e allenatori che avevo occhi solo per alcuni. Non mollate mai ragazzi, credeteci sempre e comunque. Io ho alzato la Coppa del Mondo, e quel giorno in albergo, nel mio letto, ho pensato a quella frase…ma dove vai con quei piedi?! E ridendo dentro di me ho risposto: ad alzare la Coppa del Mondo!</em>”. Purtroppo, però, le aspettative di efficacia che ne derivano sono meno forti di quelle prodotte dall’esperienza pratica e diretta.

Un ultimo aspetto che incide sul senso di autoefficacia è legato all’insieme degli <em>stati fisiologi e emotivo-affettivi</em>, ovvero sul modo in cui si interpretano e percepiscono le reazioni fisiche e fisiologiche che influenzano la percezione di autoefficacia. Spesso le situazioni di stress e la tensione vengono percepite come il presagio di una cattiva prestazione. Non è l’intensità delle reazioni emotive e fisiche ad essere importante ma piuttosto il modo in cui esse vengono percepite, e ciò è racchiuso nella bellissima frase motivazionale di un giovane Ronaldinho che dice: “<em>Ho imparato tutto sulla vita con una palla ai miei piedi!</em>”. Calciatori/trici che hanno un buon <em>senso di efficacia</em> considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia, mentre quelli sfiduciati vivono lo stato di attivazione fisico-emotivo come debilitante, cioè presagio di un cattivo rendimento e un cattivo risultato. Per un calciatore o una calciatrice sentirsi fisicamente bene equivale a sentirsi psichicamente bene. Ciò dimostra come nello sport così come nel calcio, il corpo e la mente non sono due cose separate e distinte, ma essi sono più vicini di quanto si possa immaginare. Essi sono <em>integrati</em> e vuol dire che non può accadere nulla al corpo che non accada anche alla mente.

accada anche alla mente.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/sporting-self-efficacy/">Sporting self efficacy</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gli obiettivi nello sport</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/gli-obiettivi-nello-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 13:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.football-magazine.it/?p=65329</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Il concetto di obiettivo all’interno del mondo sportivo è strettamente legato al grande tema dell’attivazione sportiva e della motivazione dell’atleta.</p>
<p>Pur essendo quello degli obiettivi un tema trasversale a tutti i fattori che incidono sulla prestazione, una buona e corretta formulazione degli stessi sostiene e mantiene nel tempo autoefficacia, temperamento, motivazione e attivazione per ciò che si sta svolgendo, per il proprio programma d’azione sportivo in virtù della meta prefissata che si deve raggiungere. L’impegno da parte di calciatori/trici diventa sempre più intenso e può essere anche piacevole e soddisfacente raggiungere l’obiettivo soprattutto quando è chiaro e semplice; passo dopo passo raggiungendo le varie tappe intermedie, la motivazione e l’entusiasmo possono accrescere, vedendo la meta avvicinarsi.</p>
<p>Se il lavoro non segue un programma preciso e dettagliato, se non è chiaro per il calciatore/trice a cosa esso serve e quale sia l’obiettivo finale di quanto si sta facendo, vi è un grosso rischio di calo della motivazione e di eventuali incomprensioni all’interno della squadra o dello staff che ha elaborato il piano d’azione. La formulazione di obiettivi, detti anche goal setting, rappresenta un momento fondamentale di ogni programmazione sportiva, in qualsiasi contesto o settore esso viene applicato. L’obiettivo consente di individuare precisi riferimenti di confronto e di impegnarsi dettagliatamente per ottenere la padronanza delle competenze necessarie per svolgere il compito, ricavandone sensazioni di successo. Gli obiettivi influenzano la prestazione dirigendo l’attenzione e l’azione su aspetti salienti del compito; aiutano ad attivare, modulare e indirizzare un impegno adeguato al fine; aiutano ad agire non solo sullo sforzo immediato, ma anche sulla persistenza; sollecitano spesso lo sviluppo e impiego di nuovo strategie e metodi di apprendimento e/o di risoluzione del compito.</p>
<p>Per poter pianificare degli obiettivi corretti bisogna, soprattutto da parte del mister oltre che della mission/vision della società, definire l’obiettivo in modo chiaro e preciso, poiché esso stesso è definito come uno specifico standard di abilità da raggiungere in un compito in un determinato limite di tempo; bisogna definire obiettivi soprattutto significativi per il calciatore/trice, focalizzati sul raggiungimento di un risultato; da parte del mister è importante stabilire obiettivi misurabili e specifici, dettagliati e minuziosi ma soprattutto obiettivi prefissati a breve, medio e lungo termine. Un aspetto importante che il mister deve prendere in considerazione è far sviluppare nel calciatore/trice obiettivi non di risultato ma di prestazione, permettendo all’atleta di valutare la propria performance non sulla base dell’esito fine a se stesso ma sulla base del contenuto della prestazione; è importante formulare l’obiettivo in termini positivi e fornire una valutazione e un parametro di giudizio dell’obiettivo raggiunto.</p>
<p>E’ rilevante sviluppare nel calciatore/trice degli obiettivi che siano stimolanti e non difficili; obiettivi non conformi alle competenze e potenzialità dell’atleta possono indurre lo stesso ad un calo della consapevolezza e dell’autostima; è importante sviluppare degli obiettivi graduali di difficoltà, permettendo al calciatore/trice di viverli a pieno in modo invitante. E’ noto che obiettivi stimolanti siano in grado di determinare una prestazione più elevata nell’atleta rispetto alla mancanza di obiettivi o ad una loro formulazione generica; ciò si manifesta anche in termini motivazionali perché obiettivi gradualmente crescenti in termini di sforzi inducono maggiore impegno e concentrazione e la loro specificità assicura che lo sforzo sia indirizzato in maniera appropriata.<br />
Si viene a creare così una relazione ciclica, un meccanismo correlato fra processi cognitivi e motivazionali di calciatori e calciatrici: gli obiettivi, dirigendo l’attenzione su un compito preciso, tendono ad aumentare la motivazione, soprattutto quella intrinseca (legata a fattori personali), che va a stimolare lo sviluppo di vere e proprie strategie cognitive per la ricerca di soluzioni, le quali a loro volta sostengono l’impegno, la resilienza e persistenza nello sforzo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/gli-obiettivi-nello-sport/">Gli obiettivi nello sport</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Il concetto di obiettivo all’interno del mondo sportivo è strettamente legato al grande tema dell’attivazione sportiva e della motivazione dell’atleta.

Pur essendo quello degli obiettivi un tema trasversale a tutti i fattori che incidono sulla prestazione, una buona e corretta formulazione degli stessi sostiene e mantiene nel tempo autoefficacia, temperamento, motivazione e attivazione per ciò che si sta svolgendo, per il proprio programma d’azione sportivo in virtù della meta prefissata che si deve raggiungere. L’impegno da parte di calciatori/trici diventa sempre più intenso e può essere anche piacevole e soddisfacente raggiungere l’obiettivo soprattutto quando è chiaro e semplice; passo dopo passo raggiungendo le varie tappe intermedie, la motivazione e l’entusiasmo possono accrescere, vedendo la meta avvicinarsi.

Se il lavoro non segue un programma preciso e dettagliato, se non è chiaro per il calciatore/trice a cosa esso serve e quale sia l’obiettivo finale di quanto si sta facendo, vi è un grosso rischio di calo della motivazione e di eventuali incomprensioni all’interno della squadra o dello staff che ha elaborato il piano d’azione. La formulazione di obiettivi, detti anche goal setting, rappresenta un momento fondamentale di ogni programmazione sportiva, in qualsiasi contesto o settore esso viene applicato. L’obiettivo consente di individuare precisi riferimenti di confronto e di impegnarsi dettagliatamente per ottenere la padronanza delle competenze necessarie per svolgere il compito, ricavandone sensazioni di successo. Gli obiettivi influenzano la prestazione dirigendo l’attenzione e l’azione su aspetti salienti del compito; aiutano ad attivare, modulare e indirizzare un impegno adeguato al fine; aiutano ad agire non solo sullo sforzo immediato, ma anche sulla persistenza; sollecitano spesso lo sviluppo e impiego di nuovo strategie e metodi di apprendimento e/o di risoluzione del compito.

Per poter pianificare degli obiettivi corretti bisogna, soprattutto da parte del mister oltre che della mission/vision della società, definire l’obiettivo in modo chiaro e preciso, poiché esso stesso è definito come uno specifico standard di abilità da raggiungere in un compito in un determinato limite di tempo; bisogna definire obiettivi soprattutto significativi per il calciatore/trice, focalizzati sul raggiungimento di un risultato; da parte del mister è importante stabilire obiettivi misurabili e specifici, dettagliati e minuziosi ma soprattutto obiettivi prefissati a breve, medio e lungo termine. Un aspetto importante che il mister deve prendere in considerazione è far sviluppare nel calciatore/trice obiettivi non di risultato ma di prestazione, permettendo all’atleta di valutare la propria performance non sulla base dell’esito fine a se stesso ma sulla base del contenuto della prestazione; è importante formulare l’obiettivo in termini positivi e fornire una valutazione e un parametro di giudizio dell’obiettivo raggiunto.

E’ rilevante sviluppare nel calciatore/trice degli obiettivi che siano stimolanti e non difficili; obiettivi non conformi alle competenze e potenzialità dell’atleta possono indurre lo stesso ad un calo della consapevolezza e dell’autostima; è importante sviluppare degli obiettivi graduali di difficoltà, permettendo al calciatore/trice di viverli a pieno in modo invitante. E’ noto che obiettivi stimolanti siano in grado di determinare una prestazione più elevata nell’atleta rispetto alla mancanza di obiettivi o ad una loro formulazione generica; ciò si manifesta anche in termini motivazionali perché obiettivi gradualmente crescenti in termini di sforzi inducono maggiore impegno e concentrazione e la loro specificità assicura che lo sforzo sia indirizzato in maniera appropriata.
Si viene a creare così una relazione ciclica, un meccanismo correlato fra processi cognitivi e motivazionali di calciatori e calciatrici: gli obiettivi, dirigendo l’attenzione su un compito preciso, tendono ad aumentare la motivazione, soprattutto quella intrinseca (legata a fattori personali), che va a stimolare lo sviluppo di vere e proprie strategie cognitive per la ricerca di soluzioni, le quali a loro volta sostengono l’impegno, la resilienza e persistenza nello sforzo.<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/gli-obiettivi-nello-sport/">Gli obiettivi nello sport</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Self Talk</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/self-talk/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2021 13:37:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.football-magazine.it/?p=64822</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Il dialogo intero, conosciuto con il nome di self talk, è tra le realtà psicologiche più studiate non solo nel mondo della psicologia cognitiva ma anche nel mondo sportivo in generale.</p>
<p>Ciascun individuo è più o meno consapevole di mettere in atto un proprio <strong>dialogo "interno"</strong> con se stesso durante un'attività o un compito che sta svolgendo. Si tratta di una modalità riflessiva che può influenzare e anche persuadere il modo in cui andremo ad agire/pensare. Il self talk, nel mondo sportivo come in quello calcistico, traduce spesso in modo fedele le più intime convinzioni rispetto a se stessi, agli altri compagni e al contesto circostante.</p>
<p>La convinzione che il calciatore/trice ha delle proprie competenze e abilità è un elemento cruciale di un modello cognitivo comportamentale nel quale le certezze non influiscono soltanto sugli schemi di rappresentazione (immaginativa e verbale) ma hanno anche una ricaduta sugli stati emotivi. Questi comportamenti, a loro volta, influenzano gli stimoli/fattori ambientali che vengono spesso a riconfermare le convinzioni sviluppate in partenza mantenendo in vita un vero e proprio "circolo vizioso".</p>
<p>Un esempio molto forte traspare attraverso le bellissime parole pronunciate da Cristiana Girelli, attaccante della Juventus e della nostra nazionale femminile, in un lungo post pubblicato su Instagram nel giugno del 2019 durante i Mondiali di Calcio Femminile, dove sono affiorate tutte le forti emozioni e sensazioni che sono andate ad incidere sull'attivazione sportiva e sullo sviluppo di un profondo dialogo interiore: "<em>Tutte le volte che scendi in campo,</em> <em>tutte le volte che calpesti quell’ erba,</em> <em>che senti quel profumo che ti fa sentire dannatamente viva,</em> <em>speri sempre che vada come nel più bello dei sogni.</em> <em>La bellezza del calcio, come quella dei sogni, forse è anche questa: non sai mai come va a finire.</em> <em>Ci sono volte in cui il campo ti restituisce tutto quello che gli hai dato,</em> <em>e a volte, sembra toglierti tutto!</em><em>". </em>Spesso l'aspetto psicologico aiuta il calciatore/trice a prendere coscienza del proprio dialogo interiore e soprattutto a indirizzarne il suo verso; se esso è polarizzato in senso <em>positivo</em> il calciatore/trice tenderà ad accrescere la propria autostima, la propria motivazione intrinseca e la propria concentrazione mentre se il dialogo è polarizzato in senso negativo nuocerà pesantemente sulla prestazione.</p>
<p>L'utilizzo del <em>dialogo interno</em> permette al calciatore/trice di controllare i propri pensieri e di utilizzarli in modo vantaggioso sul raggiungimento degli obiettivi, di fissare aspetti chiave dell'esecuzione motoria attraverso l'utilizzo di parole stimolo (fornite anche dallo stesso mister o da una figura tecnica psicologica presente nello staff come l'esperto in psicologia sportiva) e di correggere gli errori ed effettuare un cambiamento dei movimenti ricostruendo nuove risposte motorie.</p>
<p>Altri aspetti sulla quale il self talk va ad incidere sono il <em>controllo dell'attenzione</em> permettendo al calciatore/trice di acquisire, dirigere e mantenere l'attenzione sugli elementi rilevanti del compito escludendo tutti gli stimoli irrilevanti e distrattivi; il self talk incide anche sullo sviluppo delle <em>emozioni/pensieri positivi ("posso farcela</em>", "<em>devo restare concentrato</em>", "<em>ora respiro profondamente e mi sentirò calmo</em>", "<em>vale la pena di tentare</em>", "ho <em>delle debolezze, ma so quali sono i miei punti di forza</em>") permettendo l'associazione di parole stimolo a sensazioni/emozioni utili alla prestazione sportiva; incide sull'<em>incremento della fiducia </em>facendo avviare nel calciatore/trice una maggiore fiducia nelle potenzialità personali.</p>
<p>Il self talk, agendo sulla fiducia, arriva a lavorare indirettamente anche sull'arresto e il <em>blocco dei pensieri negativi</em> ("<em>manca poco, non riuscirò a recuperare lo svantaggio</em>", "<em>sono ansioso, mi stanno tremando le mani</em>", "<em>è tutto inutile</em>", "<em>il mio avversario è più forte, non riuscirò a batterlo</em>", "<em>non</em> <em>mi sono allenato a sufficienza questa settimana</em>") permettendo al calciatore/trice di controllare e padroneggiare sia durante l'allenamento che durante la prestazione l'emergere inaspettato di pensieri che possono decretare negativamente il risultato di un match. Con l'arresto del pensiero, il self talk permette al calciatore/trice di modificare anche la presenza di <em>pensieri irrazionali</em> cambiando la percezione del contesto e sviluppando una nuova modalità di ristrutturazione della riflessione e dell'immaginazione.</p>
<p>E' fondamentale, così come per il calciatore/trice stesso/a, che anche all'interno della propria organizzazione, staff o società calcistica si possa sviluppare una forte cultura al self talk per rinforzare ed estendere una mentalità vincente solida e concreta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/self-talk/">Self Talk</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Il dialogo intero, conosciuto con il nome di self talk, è tra le realtà psicologiche più studiate non solo nel mondo della psicologia cognitiva ma anche nel mondo sportivo in generale.

Ciascun individuo è più o meno consapevole di mettere in atto un proprio <strong>dialogo "interno"</strong> con se stesso durante un'attività o un compito che sta svolgendo. Si tratta di una modalità riflessiva che può influenzare e anche persuadere il modo in cui andremo ad agire/pensare. Il self talk, nel mondo sportivo come in quello calcistico, traduce spesso in modo fedele le più intime convinzioni rispetto a se stessi, agli altri compagni e al contesto circostante.

La convinzione che il calciatore/trice ha delle proprie competenze e abilità è un elemento cruciale di un modello cognitivo comportamentale nel quale le certezze non influiscono soltanto sugli schemi di rappresentazione (immaginativa e verbale) ma hanno anche una ricaduta sugli stati emotivi. Questi comportamenti, a loro volta, influenzano gli stimoli/fattori ambientali che vengono spesso a riconfermare le convinzioni sviluppate in partenza mantenendo in vita un vero e proprio "circolo vizioso".

Un esempio molto forte traspare attraverso le bellissime parole pronunciate da Cristiana Girelli, attaccante della Juventus e della nostra nazionale femminile, in un lungo post pubblicato su Instagram nel giugno del 2019 durante i Mondiali di Calcio Femminile, dove sono affiorate tutte le forti emozioni e sensazioni che sono andate ad incidere sull'attivazione sportiva e sullo sviluppo di un profondo dialogo interiore: "<em>Tutte le volte che scendi in campo,</em> <em>tutte le volte che calpesti quell’ erba,</em> <em>che senti quel profumo che ti fa sentire dannatamente viva,</em> <em>speri sempre che vada come nel più bello dei sogni.</em> <em>La bellezza del calcio, come quella dei sogni, forse è anche questa: non sai mai come va a finire.</em> <em>Ci sono volte in cui il campo ti restituisce tutto quello che gli hai dato,</em> <em>e a volte, sembra toglierti tutto!</em><em>". </em>Spesso l'aspetto psicologico aiuta il calciatore/trice a prendere coscienza del proprio dialogo interiore e soprattutto a indirizzarne il suo verso; se esso è polarizzato in senso <em>positivo</em> il calciatore/trice tenderà ad accrescere la propria autostima, la propria motivazione intrinseca e la propria concentrazione mentre se il dialogo è polarizzato in senso negativo nuocerà pesantemente sulla prestazione.

L'utilizzo del <em>dialogo interno</em> permette al calciatore/trice di controllare i propri pensieri e di utilizzarli in modo vantaggioso sul raggiungimento degli obiettivi, di fissare aspetti chiave dell'esecuzione motoria attraverso l'utilizzo di parole stimolo (fornite anche dallo stesso mister o da una figura tecnica psicologica presente nello staff come l'esperto in psicologia sportiva) e di correggere gli errori ed effettuare un cambiamento dei movimenti ricostruendo nuove risposte motorie.

Altri aspetti sulla quale il self talk va ad incidere sono il <em>controllo dell'attenzione</em> permettendo al calciatore/trice di acquisire, dirigere e mantenere l'attenzione sugli elementi rilevanti del compito escludendo tutti gli stimoli irrilevanti e distrattivi; il self talk incide anche sullo sviluppo delle <em>emozioni/pensieri positivi ("posso farcela</em>", "<em>devo restare concentrato</em>", "<em>ora respiro profondamente e mi sentirò calmo</em>", "<em>vale la pena di tentare</em>", "ho <em>delle debolezze, ma so quali sono i miei punti di forza</em>") permettendo l'associazione di parole stimolo a sensazioni/emozioni utili alla prestazione sportiva; incide sull'<em>incremento della fiducia </em>facendo avviare nel calciatore/trice una maggiore fiducia nelle potenzialità personali.

Il self talk, agendo sulla fiducia, arriva a lavorare indirettamente anche sull'arresto e il <em>blocco dei pensieri negativi</em> ("<em>manca poco, non riuscirò a recuperare lo svantaggio</em>", "<em>sono ansioso, mi stanno tremando le mani</em>", "<em>è tutto inutile</em>", "<em>il mio avversario è più forte, non riuscirò a batterlo</em>", "<em>non</em> <em>mi sono allenato a sufficienza questa settimana</em>") permettendo al calciatore/trice di controllare e padroneggiare sia durante l'allenamento che durante la prestazione l'emergere inaspettato di pensieri che possono decretare negativamente il risultato di un match. Con l'arresto del pensiero, il self talk permette al calciatore/trice di modificare anche la presenza di <em>pensieri irrazionali</em> cambiando la percezione del contesto e sviluppando una nuova modalità di ristrutturazione della riflessione e dell'immaginazione.

E' fondamentale, così come per il calciatore/trice stesso/a, che anche all'interno della propria organizzazione, staff o società calcistica si possa sviluppare una forte cultura al self talk per rinforzare ed estendere una mentalità vincente solida e concreta.

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		<title>Comunicazione e feedback</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/comunicazione-e-feedback/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 10:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.football-magazine.it/?p=64723</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Accanto al grande tema del Feedback si collega un altrettanto tema di fondamentale importanza nel mondo sportivo: la comuninicazione. La comunicazione è stata sempre oggetto di analisi e indagine psicologica; nel mondo sportivo, come in quello calcistico la comunicazione è l’elemento primario che permette a tutti i componenti di una società, staff o organizzazione di lavorare per poter raggiungere un obiettivo comune. Diversi autori hanno affrontato il tema della comunicazione, dai sociologi agli psicologici, dai ricercatori ai linguisti, e ciò che accomuna le loro ipotesi è che la comunicazione è un vero e proprio processo di scambio di informazioni e d’influenzamento fra due o più persone che avviene in un determinato contesto o situazione (Watzlawick, 1971).</p>
<p>Comunicare significa mettere in comune e in connessione, e se ciò non avviene non si parla di comunicazione.</p>
<p>E’ importante nel mondo sportivo distinguere l’informazione dalla comunicazione: informare significa fornire dei dati e delle conoscenze a senso unico seguendo una modalità unidirezionale, a differenza della comunicazione che implica il condividere e il mettere in congiunzione l’emittente (colui che invia l’input) e il destinatario (colui che riceve l’output).<br />
Tra i vari psicologi esponenti del macro tema della comunicazione, spicca Paul Watzlawick che, assieme ai colleghi Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, pubblica nel 1967 uno dei libri più importanti del tema dove vengono evidenziati i cinque assiomi che rappresentano le proprietà semplici della comunicazione e che hanno fondamentali sviluppi interpersonali. Questi assiomi sono i pilastri che vengono utilizzati anche nel mondo sportivo e in particolare nel mondo del calcio; i grandi club e le grandi società investono costantemente e in modo impliciti sugli assiomi di Watzlawick, ovvero sul concetto che la comunicazione contribuisca in maniera incisiva sul proseguo, sviluppo, incremento e potenzialità di un club piuttosto che di un altro.</p>
<p>Il primo assioma evidenzia che in una relazione all’interno di una squadra non è mai possibile non comunicare, ogni atteggiamento/comportamento o silenzio rappresentano un valore di messaggio e influenzano gli altri compagni, a partire dallo stesso mister, veicolo di interazione nella relazione allenatore-giocatore; nel secondo assioma si evidenziano i tre canali differenti di comunicazione: verbale (attraverso le parole), paraverbale (attraverso i gesti) e non verbale (attraverso l’uso del tono, timbro e ritmo della voce) che coesistono e sono complementari in ogni situazione/contesto (allenamento e partita); nel terzo assioma si evidenzia come la comunicazione presenta sempre due aspetti, uno di contenuto e uno di relazione tra i compagni di squadra: in ogni processo comunicativo è importante non solo quello che si dice (contenuto) ma la modalità di come viene erogato (aspetto di relazione). L’aspetto di relazione chiarisce il significato del contenuto che è espresso non solo a parola ma anche con la comunicazione paraverbale e non verbale; nel quarto assioma si evidenzia come in un team sportivo tutti i membri siano connessi tra di loro diventando causa ed effetto di ciò che accade nel gruppo stesso; nel quinto e ultimo assioma viene evidenziato come gli scambi comunicativi tra i giocatori possono essere simmetrici (basati sull’uguaglianza) o complementari (basati sulla differenza).</p>
<p>Nel primo caso i giocatori si considerano sullo stesso piano e svolgono funzioni comunicative e ruoli sociali analoghi, mentre nel secondo caso si creano due differenti posizioni, superiore (one up) e inferiore (one down), come nella relazione tra mister e calciatore. Ciò è evidente nelle parole di mister Diego Pablo Simeone che parla della comunicazione complementare con i propri giocatori prima di ogni partita e di quanto possa essere importante: “Tratto i giocatori come se fossero i miei figli. Il momento migliore per parlare con i bambini è la notte, quando vanno a dormire. Con i giocatori mi comporto in modo simile. Il momento giusto per rivolgermi a loro è a partire dalle undici di sera. Più o meno a quell’ora io e lo staff cominciamo a far visita ai vari elementi della squadra nelle loro camere, per parlare. Per circa un paio d’ore chiacchieriamo a tu per tu con ogni giocatore e ribadiamo ciò che vogliamo da loro. Sono parole che incidono non solo sull’aspetto professionale, ma anche su quello personale: è il momento in cui sono più ricettivi e assimilano in modo naturale tutto quello che sentono!”</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Accanto al grande tema del Feedback si collega un altrettanto tema di fondamentale importanza nel mondo sportivo: la comuninicazione. La comunicazione è stata sempre oggetto di analisi e indagine psicologica; nel mondo sportivo, come in quello calcistico la comunicazione è l’elemento primario che permette a tutti i componenti di una società, staff o organizzazione di lavorare per poter raggiungere un obiettivo comune. Diversi autori hanno affrontato il tema della comunicazione, dai sociologi agli psicologici, dai ricercatori ai linguisti, e ciò che accomuna le loro ipotesi è che la comunicazione è un vero e proprio processo di scambio di informazioni e d’influenzamento fra due o più persone che avviene in un determinato contesto o situazione (Watzlawick, 1971).

Comunicare significa mettere in comune e in connessione, e se ciò non avviene non si parla di comunicazione.

E’ importante nel mondo sportivo distinguere l’informazione dalla comunicazione: informare significa fornire dei dati e delle conoscenze a senso unico seguendo una modalità unidirezionale, a differenza della comunicazione che implica il condividere e il mettere in congiunzione l’emittente (colui che invia l’input) e il destinatario (colui che riceve l’output).
Tra i vari psicologi esponenti del macro tema della comunicazione, spicca Paul Watzlawick che, assieme ai colleghi Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, pubblica nel 1967 uno dei libri più importanti del tema dove vengono evidenziati i cinque assiomi che rappresentano le proprietà semplici della comunicazione e che hanno fondamentali sviluppi interpersonali. Questi assiomi sono i pilastri che vengono utilizzati anche nel mondo sportivo e in particolare nel mondo del calcio; i grandi club e le grandi società investono costantemente e in modo impliciti sugli assiomi di Watzlawick, ovvero sul concetto che la comunicazione contribuisca in maniera incisiva sul proseguo, sviluppo, incremento e potenzialità di un club piuttosto che di un altro.

Il primo assioma evidenzia che in una relazione all’interno di una squadra non è mai possibile non comunicare, ogni atteggiamento/comportamento o silenzio rappresentano un valore di messaggio e influenzano gli altri compagni, a partire dallo stesso mister, veicolo di interazione nella relazione allenatore-giocatore; nel secondo assioma si evidenziano i tre canali differenti di comunicazione: verbale (attraverso le parole), paraverbale (attraverso i gesti) e non verbale (attraverso l’uso del tono, timbro e ritmo della voce) che coesistono e sono complementari in ogni situazione/contesto (allenamento e partita); nel terzo assioma si evidenzia come la comunicazione presenta sempre due aspetti, uno di contenuto e uno di relazione tra i compagni di squadra: in ogni processo comunicativo è importante non solo quello che si dice (contenuto) ma la modalità di come viene erogato (aspetto di relazione). L’aspetto di relazione chiarisce il significato del contenuto che è espresso non solo a parola ma anche con la comunicazione paraverbale e non verbale; nel quarto assioma si evidenzia come in un team sportivo tutti i membri siano connessi tra di loro diventando causa ed effetto di ciò che accade nel gruppo stesso; nel quinto e ultimo assioma viene evidenziato come gli scambi comunicativi tra i giocatori possono essere simmetrici (basati sull’uguaglianza) o complementari (basati sulla differenza).

Nel primo caso i giocatori si considerano sullo stesso piano e svolgono funzioni comunicative e ruoli sociali analoghi, mentre nel secondo caso si creano due differenti posizioni, superiore (one up) e inferiore (one down), come nella relazione tra mister e calciatore. Ciò è evidente nelle parole di mister Diego Pablo Simeone che parla della comunicazione complementare con i propri giocatori prima di ogni partita e di quanto possa essere importante: “Tratto i giocatori come se fossero i miei figli. Il momento migliore per parlare con i bambini è la notte, quando vanno a dormire. Con i giocatori mi comporto in modo simile. Il momento giusto per rivolgermi a loro è a partire dalle undici di sera. Più o meno a quell’ora io e lo staff cominciamo a far visita ai vari elementi della squadra nelle loro camere, per parlare. Per circa un paio d’ore chiacchieriamo a tu per tu con ogni giocatore e ribadiamo ciò che vogliamo da loro. Sono parole che incidono non solo sull’aspetto professionale, ma anche su quello personale: è il momento in cui sono più ricettivi e assimilano in modo naturale tutto quello che sentono!”<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/comunicazione-e-feedback/">Comunicazione e feedback</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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		<title>Il feedback sportivo</title>
		<link>https://www.football-magazine.it/il-feedback-sportivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Magrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 15:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Mind]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.football-magazine.it/?p=64573</guid>

					<description><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>
<p>Abbiamo potuto notare come un alto senso di autoefficacia sia strettamente collegato con la possibilità di esprimersi al meglio nella propria prestazione sportiva calcistica. Un calciatore/trice più sarà allineato/a con i suoi punti di forza, più sarà in grado di riconoscere ed individuare ciò che sa fare bene e più sarà pronto/a ad esprimere le proprie competenze al meglio.</p>
<p>Se un calciatore/trice non è in grado di riconoscere le proprie abilità non potrà lavorare sulla propria consapevolezza e sulle proprie aree di miglioramento e non sarà in grado di riuscire a sviluppare e rafforzare le capacità già acquisite.</p>
<p>All’interno di queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale l’allenatore che ha il potere di rendere consapevole l’atleta dei suoi punti di forza e delle sue aree di miglioramento attraverso l’utilizzo di una comunicazione efficace ed efficiente; quest’ultima diventa uno strumento cardine per lavorare nella direzione del miglioramento continuo e per favorire la self efficacy. Compito dell’allenatore è di mettere in atto quello che viene definito il concetto di <em>Feedback sportivo, </em>inteso come l’<em>effetto retroattivo </em>di un messaggio o di un'azione su chi li ha promossi (definizione tratta da <em>Oxford Languages</em>).</p>
<p>Una comunicazione efficace si sviluppa sulla base di alcuni punti principali: sull’utilizzo di parole dettagliate, precise e concrete basate sulla descrizione dei micromovimenti osservati durante l’allenamento/partita del singolo calciatore/trice, sull’impiego di gesti e dimostrazioni che precisano e sanciscono le parole che vengono pronunciate, sull’utilizzo di canali comunicativi coerenti e sull’ascolto attivo del proprio giocatore cercando di comprendere il suo punto di vista e aspettando il momento giusto per presentare l’eventuale “critica” da rivolgergli.</p>
<p>Nel mondo sportivo esistono diverse tipologie di feedback, la distinzione più forte è rappresentata dalla forte differenza tra feedback <strong>positivo </strong>e <strong>negativo</strong>: con il primo si fa riferimento ad elogi, complimenti e rinforzi da parte del Mister; con il secondo si fa riferimento, invece, a critiche, rimproveri ed evidenziazioni di limiti e debolezze. A loro volta i feedback positivi/negativi si suddividono in <strong>condizionati</strong> (rivolti al FARE, assumendo un effetto costruttivo) e <strong>incondizionati</strong> (rivolti all’ESSERE, assumendo un effetto distruttivo).</p>
<p>Per dare feedback positivi occorre sottolineare aspetti specifici della prestazione, focalizzarsi sui miglioramenti ottenuti dall’atleta, trasmettere l’idea che le capacità sono acquisibili e attribuire il progresso alle capacità personali; per dare feedback negativi occorre focalizzarsi sul fatto passato o chiedere la messa in atto di comportamenti corretti ma futuri (difficili da valutare).</p>
<p>Altre importanti distinzioni sono tra <strong>feedback intrinseco</strong>, focalizzato su tutte quelle informazioni che si percepiscono da sé, e <strong>estrinseco</strong>, focalizzato sulle informazioni fornite da altre persone esterne; tra <strong>feedback tecnico</strong> basato su tutti quei contenuti che evidenziano carenze, lacune ed errori, e <strong>feedback di proposta</strong> basato su tutti quei contenuti che racchiudono invece nuove soluzioni, proposte di miglioramento e idee innovative.  Nel calcio si parla anche di <strong>feedback di valutazione/confronto</strong> basato su contenuti volti esclusivamente a migliorare i servizi, ad esprimere pareri sul sistema generale, a sviluppare critiche costruttive e confronti diretti. Infine si parla della differenza tra <strong>feedback stretti</strong> che evidenziano i particolari e i dettagli di un’azione (restringimento del campo di analisi) e <strong>feedback larghi</strong> dove l’attenzione si pone solo sugli aspetti generici, valutando il contesto in toto (poco produttivi per la prestazione).</p>
<p>E’ importante che l’allenatore utilizzi soprattutto feedback stretti per poter restringere il suo “zoom visivo” e permettere al calciatore/trice di focalizzarsi solo sulle specifiche aree di miglioramento aiutandolo/a a raggiungere non solo maggiori risultati ma a migliorare qualitativamente la sua prestazione generale.</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/il-feedback-sportivo/">Il feedback sportivo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.football-magazine.it/wp-content/uploads/2022/12/newscalcio-1200x800.jpg"/></p>Abbiamo potuto notare come un alto senso di autoefficacia sia strettamente collegato con la possibilità di esprimersi al meglio nella propria prestazione sportiva calcistica. Un calciatore/trice più sarà allineato/a con i suoi punti di forza, più sarà in grado di riconoscere ed individuare ciò che sa fare bene e più sarà pronto/a ad esprimere le proprie competenze al meglio.

Se un calciatore/trice non è in grado di riconoscere le proprie abilità non potrà lavorare sulla propria consapevolezza e sulle proprie aree di miglioramento e non sarà in grado di riuscire a sviluppare e rafforzare le capacità già acquisite.

All’interno di queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale l’allenatore che ha il potere di rendere consapevole l’atleta dei suoi punti di forza e delle sue aree di miglioramento attraverso l’utilizzo di una comunicazione efficace ed efficiente; quest’ultima diventa uno strumento cardine per lavorare nella direzione del miglioramento continuo e per favorire la self efficacy. Compito dell’allenatore è di mettere in atto quello che viene definito il concetto di <em>Feedback sportivo, </em>inteso come l’<em>effetto retroattivo </em>di un messaggio o di un'azione su chi li ha promossi (definizione tratta da <em>Oxford Languages</em>).

Una comunicazione efficace si sviluppa sulla base di alcuni punti principali: sull’utilizzo di parole dettagliate, precise e concrete basate sulla descrizione dei micromovimenti osservati durante l’allenamento/partita del singolo calciatore/trice, sull’impiego di gesti e dimostrazioni che precisano e sanciscono le parole che vengono pronunciate, sull’utilizzo di canali comunicativi coerenti e sull’ascolto attivo del proprio giocatore cercando di comprendere il suo punto di vista e aspettando il momento giusto per presentare l’eventuale “critica” da rivolgergli.

Nel mondo sportivo esistono diverse tipologie di feedback, la distinzione più forte è rappresentata dalla forte differenza tra feedback <strong>positivo </strong>e <strong>negativo</strong>: con il primo si fa riferimento ad elogi, complimenti e rinforzi da parte del Mister; con il secondo si fa riferimento, invece, a critiche, rimproveri ed evidenziazioni di limiti e debolezze. A loro volta i feedback positivi/negativi si suddividono in <strong>condizionati</strong> (rivolti al FARE, assumendo un effetto costruttivo) e <strong>incondizionati</strong> (rivolti all’ESSERE, assumendo un effetto distruttivo).

Per dare feedback positivi occorre sottolineare aspetti specifici della prestazione, focalizzarsi sui miglioramenti ottenuti dall’atleta, trasmettere l’idea che le capacità sono acquisibili e attribuire il progresso alle capacità personali; per dare feedback negativi occorre focalizzarsi sul fatto passato o chiedere la messa in atto di comportamenti corretti ma futuri (difficili da valutare).

Altre importanti distinzioni sono tra <strong>feedback intrinseco</strong>, focalizzato su tutte quelle informazioni che si percepiscono da sé, e <strong>estrinseco</strong>, focalizzato sulle informazioni fornite da altre persone esterne; tra <strong>feedback tecnico</strong> basato su tutti quei contenuti che evidenziano carenze, lacune ed errori, e <strong>feedback di proposta</strong> basato su tutti quei contenuti che racchiudono invece nuove soluzioni, proposte di miglioramento e idee innovative.  Nel calcio si parla anche di <strong>feedback di valutazione/confronto</strong> basato su contenuti volti esclusivamente a migliorare i servizi, ad esprimere pareri sul sistema generale, a sviluppare critiche costruttive e confronti diretti. Infine si parla della differenza tra <strong>feedback stretti</strong> che evidenziano i particolari e i dettagli di un’azione (restringimento del campo di analisi) e <strong>feedback larghi</strong> dove l’attenzione si pone solo sugli aspetti generici, valutando il contesto in toto (poco produttivi per la prestazione).

E’ importante che l’allenatore utilizzi soprattutto feedback stretti per poter restringere il suo “zoom visivo” e permettere al calciatore/trice di focalizzarsi solo sulle specifiche aree di miglioramento aiutandolo/a a raggiungere non solo maggiori risultati ma a migliorare qualitativamente la sua prestazione generale.

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&nbsp;<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it/il-feedback-sportivo/">Il feedback sportivo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.football-magazine.it">Football-Magazine - Tutta l&#039;attualità dello sport</a>.</p>
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