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La visualizzazione ideomotoria

“La mental imagery nel mondo calcistico”

Nel mondo sportivo come in quello calcistico l’utilizzo di strumenti scientifici/psicologici per valutare le prestazioni dell’atleta sono elementi predittivi della sua stessa performance.

La psicologia sportiva in questo aspetto ha sviluppato e dato vita a potenti strumenti in grado di analizzare dal punto di vista fisiologico e motorio ogni singolo movimento e azione dell’atleta.

Uno degli strumenti fondamentali per valutare la prestazione sportiva del calciatore/trice soprattutto durante la sessione di allenamento e prima di un importante match è la visualizzazione ideomotoria, conosciuta con il nome di IMAGERY. Essa consiste nella riproduzione mentale volontaria di un movimento senza l’esecuzione pratica effettiva del gesto atletico (movimento del corpo) da parte del giocatore. L’imagery, nel campo delle neuroscienze cognitive, è conosciuta come immaginazione e visualizzazione motoria volta ad analizzare i singoli micromovimenti dell’atleta nell’ottica della prestazione completa.

L’immaginazione visuomotoria è fortemente connessa al tema della concentrazione, sincronia mente e corpo e attenzione selettiva del giocatore perché è fortemente connessa alla mappatura cognitiva che il giocatore/trice crea nel momento in cui deve affrontare una prestazione sportiva particolarmente impegnativa.

Esistono due modi diversi da parte del giocatore per sviluppare l’imagery: la visual motor imagery legata alla riproduzione mentale di una specifica rappresentazione visiva del movimento; questo tipo di immagine è legata al processo visivo ed è un’immagine vista in terza persona dal giocatore stesso o vista dall’esterno (proiezione esterna del giocatore). Accanto alla prima visualizzazione motoria visiva esiste la kinetic motor imagery, che consiste nella riproduzione mentale di un gesto atletico/motorio usando le sensazioni cinestesiche del movimento; si tratta di immagini viste dall’interno o in prima persona, sviluppate dall’insieme di sensazioni e percezioni del corpo dell’atleta.

I due tipi di Motor Imagery attivano diverse aree cerebrali del giocatore; la kinetic imagery attiva molte delle stesse regioni motorie e sensoriali utilizzate durante il movimento evidente, mentre, la visual imagery attiva le regioni legate al processo visivo. Entrambe hanno una forte connessione bidirezionale tra la corteccia premotoria e i lobi parietali superiori (aree 6 e 7 di Brodmann immaginando il sistema cerebrale dell’atleta), in particolare la kinet imagery attiva le regioni della corteccia implicate nel controllo della fase tonica del movimento.

L’utilizzo dell’imagery è fondamentale per calciatori/trici che vogliono migliorare il loro stato prestazionale dal punto di vista emotivo, riducendo lo stato ansiogeno, sviluppando maggiore autoefficacia, metabolizzando la sconfitta e gestendo anche un possibile trauma da infortunio; per pianificare e preparare sotto tutti i punti di vista la prestazione (analizzando anche i possibili imprevisti); per aumentare il livello di competenza motoria cognitiva (cosa fare) e associativa (come fare) e per cercare di recuperare abilità motorie perdute a seguito di stop prolungati o infortuni che hanno ridotto la prestanza fisica.

E’ fondamentale il ruolo dell’allenatore all’interno di questo processo poiché la visualizzazione mentale necessita di continuo allenamento e reiterazione da parte di figure tecniche (mister o figure di staff) che possano sviluppare dei cambiamenti e degli accorgimenti continui verso il giocatore; spesso i diversi club utilizzano video registrazioni di sessioni singole o di gruppo di allenamento permettendo al giocatore di rivedersi in campo attraverso la proiezione del filmato, aspetto che permette al mister di spiegare il gesto tecnico, di farlo reiterare mentalmente all’atleta (almeno 3,4 volte) e di permettere al giocatore stesso di eseguirlo per poter apportare successivamente correzioni e cambiamenti nel gesto motorio.

Questo permette al calciatore/trice di attivare anche quell’insieme di sensazioni ed emozioni che oltre a preparare fisicamente il corpo all’esecuzione migliore gli permettano di sviluppare uno stato mentale ottimale per la performance finale.

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