Comunicazione e feedback

Accanto al grande tema del Feedback si collega un altrettanto tema di fondamentale importanza nel mondo sportivo: la comuninicazione. La comunicazione è stata sempre oggetto di analisi e indagine psicologica; nel mondo sportivo, come in quello calcistico la comunicazione è l’elemento primario che permette a tutti i componenti di una società, staff o organizzazione di lavorare per poter raggiungere un obiettivo comune. Diversi autori hanno affrontato il tema della comunicazione, dai sociologi agli psicologici, dai ricercatori ai linguisti, e ciò che accomuna le loro ipotesi è che la comunicazione è un vero e proprio processo di scambio di informazioni e d’influenzamento fra due o più persone che avviene in un determinato contesto o situazione (Watzlawick, 1971).

Comunicare significa mettere in comune e in connessione, e se ciò non avviene non si parla di comunicazione.

E’ importante nel mondo sportivo distinguere l’informazione dalla comunicazione: informare significa fornire dei dati e delle conoscenze a senso unico seguendo una modalità unidirezionale, a differenza della comunicazione che implica il condividere e il mettere in congiunzione l’emittente (colui che invia l’input) e il destinatario (colui che riceve l’output).
Tra i vari psicologi esponenti del macro tema della comunicazione, spicca Paul Watzlawick che, assieme ai colleghi Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, pubblica nel 1967 uno dei libri più importanti del tema dove vengono evidenziati i cinque assiomi che rappresentano le proprietà semplici della comunicazione e che hanno fondamentali sviluppi interpersonali. Questi assiomi sono i pilastri che vengono utilizzati anche nel mondo sportivo e in particolare nel mondo del calcio; i grandi club e le grandi società investono costantemente e in modo impliciti sugli assiomi di Watzlawick, ovvero sul concetto che la comunicazione contribuisca in maniera incisiva sul proseguo, sviluppo, incremento e potenzialità di un club piuttosto che di un altro.

Il primo assioma evidenzia che in una relazione all’interno di una squadra non è mai possibile non comunicare, ogni atteggiamento/comportamento o silenzio rappresentano un valore di messaggio e influenzano gli altri compagni, a partire dallo stesso mister, veicolo di interazione nella relazione allenatore-giocatore; nel secondo assioma si evidenziano i tre canali differenti di comunicazione: verbale (attraverso le parole), paraverbale (attraverso i gesti) e non verbale (attraverso l’uso del tono, timbro e ritmo della voce) che coesistono e sono complementari in ogni situazione/contesto (allenamento e partita); nel terzo assioma si evidenzia come la comunicazione presenta sempre due aspetti, uno di contenuto e uno di relazione tra i compagni di squadra: in ogni processo comunicativo è importante non solo quello che si dice (contenuto) ma la modalità di come viene erogato (aspetto di relazione). L’aspetto di relazione chiarisce il significato del contenuto che è espresso non solo a parola ma anche con la comunicazione paraverbale e non verbale; nel quarto assioma si evidenzia come in un team sportivo tutti i membri siano connessi tra di loro diventando causa ed effetto di ciò che accade nel gruppo stesso; nel quinto e ultimo assioma viene evidenziato come gli scambi comunicativi tra i giocatori possono essere simmetrici (basati sull’uguaglianza) o complementari (basati sulla differenza).

Nel primo caso i giocatori si considerano sullo stesso piano e svolgono funzioni comunicative e ruoli sociali analoghi, mentre nel secondo caso si creano due differenti posizioni, superiore (one up) e inferiore (one down), come nella relazione tra mister e calciatore. Ciò è evidente nelle parole di mister Diego Pablo Simeone che parla della comunicazione complementare con i propri giocatori prima di ogni partita e di quanto possa essere importante: “Tratto i giocatori come se fossero i miei figli. Il momento migliore per parlare con i bambini è la notte, quando vanno a dormire. Con i giocatori mi comporto in modo simile. Il momento giusto per rivolgermi a loro è a partire dalle undici di sera. Più o meno a quell’ora io e lo staff cominciamo a far visita ai vari elementi della squadra nelle loro camere, per parlare. Per circa un paio d’ore chiacchieriamo a tu per tu con ogni giocatore e ribadiamo ciò che vogliamo da loro. Sono parole che incidono non solo sull’aspetto professionale, ma anche su quello personale: è il momento in cui sono più ricettivi e assimilano in modo naturale tutto quello che sentono!”

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Silvia Magrone

Rubrica Sport Mind