Grandi Storie: Il Benfica

di Pierluigi DE ASCENTIIS

Grandi allenatori, straordinari giocatori, un luogo di culto e una maledizione: la storia del Benfica sembra un romanzo, che non può mancare nel nostro grande viaggio tra le Grandi Storie del calcio.

Lo Sport Lisboa e Benfica così come lo conosciamo oggi, nasce nel 1908 dalla fusione dello Sport Lisboa, club calcistico della città di Lisbona, e del Grupo Sport Benfica, club polisportivo, sempre della Capitale lusitana, dedito alla pratica del ciclismo, attività sempre più di moda in Portogallo all’inizio del nuovo secolo. La “presenza” dei due sodalizi è ancora oggi ben ravvisabile nei simboli dell’attuale società: il logo della squadra, inaffti, è una combinazione tra una ruota di bicicletta, simbolo del Grupo Sport Benfica, e un’aquila, simbolo dello Sport Lisboa. Inoltre la nuova compagine, al momento della creazione, fa propri anche i colori sociali (rosso e bianco) e il motto (E pluribis unum) del Lisboa, e l’anno di fondazione del Benfica, il 1904. All’epoca, i membri fondatori del club, tra cui il celebre Cosme Damião, di sicuro non avrebbero mai immaginato, che la loro creatura sarebbe, nel corso della sua lunga vita, divenuta la squadra più titolata del paese, con 33 Campionati vinti, 25 Coppe Nazionali, 4 SuperCoppe e 5 Coppe di Lega, nonché una delle più vincenti d’Europa: nella sua ricchissima bacheca, infatti, il club, può vantare 2 Coppe dei Campioni, vinte consecutivamente nel 1960/61 e nel 1961/62, una Coppa Latina, antenata della nobile “coppa dalle grandi orecchie” e un’innumerevole serie di piazzamenti di prestigio, figli di grandi cavalcate interrotte, solo in finale, da un avversario più forte, o da qualcosa di ancora più potente, potente come una maledizione!

È la stagione 1961/62; Béla Guttmann è alla guida della squadra da un paio di anni; accolto con scetticismo dai tifosi, che gli contestano il passato recente come allenatore del Porto, club acerrimo rivale del Benfica, ha già conquistato il loro amore, vincendo subito un titolo nazionale nel 1960 e poi la Coppa dei Campioni, l’anno dopo, battendo in finale, a Berna, il Barcellona, per 3 a 2. Anche in questa stagione, la squadra raggiunge senza troppi affanni la finale, che disputa e vince il 2 maggio, ad Amsterdam, contro il leggendario Real Madrid di Di Stefano, Gento e Puskãs; per Guttmann è giunto il momento di “battere cassa”: vuole un premio dalla dirigenza della squadra, che però, rifiuta. Guttmann, infuriato, si alza dal tavolo e prima di sbattere la porta, lancia un inquietante anatema: senza di lui il Benfica non vincerà mai più una Coppa dei Campioni! Da quel momento, le aquile raggiungeranno altre cinque finali nella competizione, più tre in Coppa Uefa e e due in Coppa delle Coppe, senza mai riuscire a portarsi a casa il trofeo.

Ma la storia degli Encarnados, soprannome dovuto al rosso acceso della prima maglia, è costellata, come abbiamo visto, anche di tantissime vittorie, cui hanno contribuito, nel corso degli anni, alcune tra le figure più leggendarie della storia di questo sport, in campo e in panchina. Su tutte, domina incontrastata, quella agile e snella del mitico centravanti di origine mozambicana Eusébio; con la maglia biancorossa, Eusébio ha realizzato ben 478 reti, che ancora oggi, gli valgono il record di miglior marcatore della storia della squadra. Il legame tra lui e il club è stato davvero speciale: a testimoniarlo ancora una volta, il toccante omaggio che il popolo biancorosso, ha riservato al suo campione nel giorno della morte, quando allo Stadio da Luz, sono accorse più di sessantamila persone a salutarlo.
Ma anche in panchina non sono mancati i grandi nomi. Detto di Guttmann, altri grandi tecnici hanno guidato la squadra: Giovanni Trapattoni, nel 2004, ha riportato, al suo primo anno al Benfica, il club alla vittoria in campionato, che mancava da ben undici anni; Sven-Göran Eriksson dopo aver lasciato la Svezia, ha allenato per la prima volta proprio al Benfica, mentre l’attuale tecnico, Jorge Jesus, è diventato sulla panchina biancorossa, uno dei più vincenti della storia del calcio portoghese, grazie anche al Triplete Domestico conquistato la scorsa stagione, quando le aquile hanno vinto il campionato e le due coppe nazionali.

Autentico simbolo e luogo magico, venerato dai tifosi, era lo stadio in cui la squadra disputava le sue partite casalinghe fino al 2003. L’Estadio da Luz, coi suoi 135.000 posti veniva considerato dai supporter alla stregua di un luogo di culto, tanto da meritarsi l’appellativo di Catedral, soprannome rimasto in voga anche per il nuovo, modernissimo impianto, che lo ha sostituito.
Un’accesissima rivalità, è quella che vede coinvolto il club con il Porto: complice il livello non proprio trascendentale delle altre squadre portoghesi, spesso le sfide tra le due compagini sono state decisive per l’assegnazione di campionati e trofei nazionali. Un forte legame di amicizia, lega invece, i tifosi del Benfica, con quelli del Torino: il Benfica, infatti, è stata l’ultima squadra a giocare contro il Grande Torino, prima della tragedia di Superga; da allora si è creata una forte sinergia tra le due tifoserie, rinnovata in occasione della finale di Europa League dello scorso anno, che le aquile hanno disputato nel capoluogo piemontese.

PALMARÉS

Campionato portoghese: 33

Taça de Portugal: 25

Taça da Liga: 5
2008/2009; 2009/2010; 2010/2011; 2011/12; 2013/14

Taça Ribeiro dos Reis: 3
1963/64; 1965/66; 1970/71

Supertaça Cândido de Oliveira: 4
1985, 1989, 2005, 2014

Coppa Latina: 1
1950

Coppa dei Campioni: 2
1960/61; 1961/62

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