Siamo giunti al capolinea di questo splendido viaggio nel tempo, che ci ha portato, vi ha portato, a scovare aneddoti, curiosità ed i grandi cambiamenti generazionali delle rosee decadi passate.
Ci siamo proposti l’obiettivo, tramite la narrazione dei tratti che hanno caratterizzato la storia del nostro sport, di proporre ai nostri lettori e mettere in evidenza alcuni dei nomi che potranno (dovranno) dare vita ad una nuova era, costellata di giocate tanto sublimi quanto appassionanti. Si badi bene, però, che non è richiesto un secondo Sampras, Federer, Agassi, McEnore o chi per loro. Campioni di questo calibro nascono una volta sola e, ahinoi, non è ancora stata inventata una scienza in grado di clonarli. In una delle più appassionanti ed avvincenti epoche di sempre, in cui spiccano fenomeni assoluti in grado di incidere il proprio nome a fuoco nella storia, stanno emergendo piano piano, punto dopo punto, torneo dopo torneo, prospetti molto interessanti, su cui è e sarà necessario tenere un occhio di riguardo.
1989, 1990, 1991. Possono sembrare tre semplici date, inserite casualmente in un contesto in cui non assumono significato alcuno. Così non è. Giappone, Montenegro e Bulgaria, nell’ordine, hanno visto nascere, proprio negli anni sopra citati, i talenti che stanno mettendo in crisi i fab four, che a suon di ace, dritti vincenti e recuperi sensazionali si stanno facendo strada iniziando ad attirare l’attenzione di colleghi, addetti ai lavori e grande pubblico. E anche la nostra. Kei Nishikori, Milos Raonic e Grigor Dimitrov, affacciatisi sui palcoscenici che contano davvero da qualche anno, sono riusciti ad effettuare il definitivo salto di qualità a cavallo tra la fine della scorsa stagione e l’inizio di quella in corso.
Gli esperti e i grandi appassionati definiscono il nipponico il “nuovo Agassi”; se ci si riflette bene è evidente come questa denominazione sia quantomai adatta e calzi alla perfezione. Tennis aggressivo, piedi piantati sulla riga di fondo e rovescio bimane molto incisivo sono le armi di Kei, attorno alle quali ruota il suo gioco e la sua striscia di grandi successi. Prima della storica finale raggiunta (e poi persa per problemi fisici) a Madrid il giapponese aveva infilato una striscia di tredici vittoria consecutive, che prese il via durante il torneo di Miami. Nishikori, che ha appena raggiunto la nona posizione del ranking ATP che rappresenta il suo piazzamento migliore, è determinato e pronto per raggiungere traguardi importanti, direttamente proporzionali al talento di cui è stato dotato dalla dea bendata.
Servizio, servizio, servizio. Così appare agli occhi dei più, semplici osservatori del nobile sport, Milos Raonic. “Come fa a tirare così forte il servizio?”, “io non ho visto la pallina”, “secondo me lascia un buco sul campo” sono le frasi più comuni che si sentono sulle tribune durante un match che vede protagonista il canadese nato a pochi passi dai Balcani. Servizio, sì, ma anche tanto altro. Testa, prima di tutto. Sotto l’ala protettiva di Ivan Ljubicic e Riccardo Piatti, il gigante ha effettuato dei progressi sensazionali sotto il punto di vista mentale. Sempre pronto a reagire dopo un punto perso, determinato nel raggiungere i propri obiettivi, mai una racchetta sbattuta per terra, non una parola fuori posto, Raonic è uno dei principali candidati per la prima poltrona mondiale al termine dell’era Nadal-Federer.Djokovic. I colpi da fondo campo hanno trovato maggiore precisione e sicurezza, con cui Milos può chiuedere la maggior parte dei colpi. Ipotizzare un grande risultato sui prati di Wimbledon non dovrebbe essere così strano. Sognare, si sa, non costa nulla.
Erano anni, forse secoli, che la Bulgaria non aveva un posto riservato nell’elitè tennistica, ma grazie a Dimitrov questo problema può e deve essere rapidamente archiviato. Cresciuto seguendo le orme di Federer, Grigor ha cercato di imitare il suo idolo in tutto e per tutto, prendendo spunto dal campione elvetico per migliorare servizio, rovescio ad una mano e la sensibilità sotto rete. Il “baby Roger”, come amano chiamarlo i suoi tifosi, sta capendo di poter essere grande tra i grandi e, dal momento che è in ballo, sta ballando. Bene, mi sento di aggiungere. I risultati recenti dimostrano la sua definitiva consacrazione, ma guai a dare qualcosa per scontato. Nel tennis contano i particolari, le sottigliezze, la cura del dettaglio e tutto deve essere affrontato alla perfezione. Grigor ce la sta mettendo tutta e non abbiamo alcun dubbio sulla sua carriera che verrà. Il tempo è dalla loro parte, il pubblico si aggrappa a loro per continuare a vivere di tennis anche quando i Grandi “non ci saranno più”.
di Matteo Venuta – Tribunaitalia.it







