Pagellone Allenatori Serie A 25/26. Chi sale e chi scende, tra sorprese e delusioni

Archiviata la stagione 2025-26, in attesa di iniziare a programmare il futuro, per le società è tempo di bilanci. Uno sguardo alle 20 panchine di A, per trarre qualche valutazione

Cristian Chivu Head Coach of FC Internazionale looks on during Coppa Italia 2025/26 Semi-Finals 2nd Leg football match between FC Internazionale and Como 1907 at San Siro Stadium in Milan, Italy

Cristian Chivu (Inter): 9.5

Arrivato tra mille perplessità e scetticismi, con un borsino di appena 13 panchine nella massima serie, aveva il compito di rifondare uno spogliatoio devastato dalle fatiche dell’ultima stagione. Campione d’Italia con margine importante (87 punti), doppietta con la Coppa Italia. Gestione eccellente di un gruppo forte, tanti giovani integrati bene. Allenatore emergente di grande personalità. Sempre pungente in sala stampa, ha ereditato il carattere pugnace che aveva da giocatore. MVP della stagione tra i tecnici. Riconfermarsi l’anno prossimo sarà dura.

Antonio Conte (Napoli): 7

Ha portato gli azzurri a un ottimo 2° posto, giocando un calcio pragmatico e vincente. Falcidiato dagli infortuni, spesso ha lamentato la mancanza di buona sorte. Conferma di essere uno dei top in Italia, anche se lo Scudetto è andato all’Inter. Diverso il discorso Champions, dove l’uscita ai gironi contro squadre modeste non è piaciuta a dirigenti e tifosi. Prosegue il trend con le dimissioni di stamattina, non regge più di due stagioni in un club.

Gian Piero Gasperini (Roma): 8

Capolavoro, non il primo della carriera. Ha riportato la Roma in alto (3° posto e Champions). Il suo DNA Atalanta si vede: intensità, gol e mentalità vincente. L’acquisto di Malen rimarrà come uno dei migliori colpi di riparazione del decennio. Ottimo lavoro su una piazza esigente. Peccato per lo screzio con un totem come Ranieri

Cesc Fàbregas (Como): 8.5

Rimasto a Como nonostante la corte delle alte sfere, gestisce un gruppo completamente rinnovato e straripante di giovani talenti. 4° posto e qualificazione Champions, la prima nella storia, per una squadra ambiziosa oltre ogni piano. Idee moderne, bel gioco e risultati concreti. Stagione indimenticabile in riva al Lario.

Massimiliano Allegri (Milan): 4,5

Il perdente dell’anno. Senza palliativi. La sconfitta in casa contro il Cagliari, che costa l’accesso Champions, è solo la punta dell’iceberg. Sa far rendere al massimo rose complicate, ma il gioco a volte troppo rinunciatario non entusiasma. In molti lo vedono già sul viale del tramonto, difficile possa ambire ad una squadra di alto livello. Mezzo voto in più per il girone d’andata e per i due derby vinto

Luciano Spalletti (Juventus): 6

La mancata qualificazione Champions è una macchia pesante, ma con molte attenuanti. Chiamato in corso d’opera a limitare i danni, centra l’obiettivo. 6° posto dopo vari cambi in panchina, paga colpe non sue e le difficoltà oggettive del subentrante. Paga la squadra ereditata da Tudor (5) e svariati elementi della rosa non risultati all’altezza. Ha portato ordine e qualificazione europea, ma la Juve ha faticato a essere dominante. Esperienza paga sempre. In caso di conferma, si dovrà opporre agli algoritmi comolliani e provare a imporsi con fermezza.

Raffaele Palladino (Atalanta): 7

Piacevole conferma, anche ad alti livelli. Come per Spalletti, paga oltremodo la sciagurata gestione Juric (4) Ha preso in corsa e ha riportato la Dea in zona Europa (7° posto, due step indietro rispetto all’anno scorso, ma per come si era messa poteva finire peggio). Buon impatto, gioco verticale. Merita fiducia per il futuro, anche se la società pare molto orientata a una mini rivoluzione

Vincenzo Italiano (Bologna): 7

8° posto, stagione solida ma senza exploit come l’anno precedente. Ottimo percorso in Europa League, dove si è arreso solo alla futura vincitrice. Lavora bene con il materiale a disposizione, ma l’asticella si è alzata. Resta uno dei pochi allenatori italiani a credere in un gioco offensivo, merito

Maurizio Sarri (Lazio): 7

Forse il tecnico con più attenuanti, vista la situazione societaria di cui è stato vittima incolpevole. Senza mercato, 9° posto. Il suo calcio si vede a tratti (possesso e organizzazione), ma risultati altalenanti. Classico Sarri: o incanta o delude. Pronto a salpare verso nuove avventure, si è stabilizzato su squadre di medio-alta fascia.

Kosta Runjaic (Udinese): 7

10° posto tranquillo. Gestione ordinata di una squadra da metà classifica, senza patemi. Buona gestione di un diamante grezzo come Zaniolo, prosegue la campagna di valorizzazione talenti intrapresa tanti anni fa dalla dirigenza.

Fabio Grosso (Sassuolo): 6.5

Una delle migliori stagioni da allenatore per l’eroe di Berlino 2006. 11° posto. Lavoro dignitoso, ma senza particolari acuti. Buona gestione spogliatoio.

Roberto D’Aversa (Torino): 6.5

Rileva la gestione Baroni (5,5) in un momento critico e porta a un 12° posto accettabile. Non era scontato, visto lo stato emotivo dello spogliatoio. Merita la riconferma, potrebbe essere il rilancio

Carlos Cuesta (Parma): 6,5

La seconda sorpresa esotica arriva da Parma. 13° posto, senza fronzoli. Stagione senza infamia e senza lode per la neopromossa. Spavaldo e senza peli sulla lingua davanti alle telecamere. Un messaggio per Coverciano, dal cui corso sembra che fatichino a uscire nuove leve?

Fabio Pisacane (Cagliari): 6,5

Una lieta sorpresa per il pubblico sardo. 14° posto. Salvezza raggiunta con sofferenza, senza brillare, ma con concretezza. L’esplosione di Palestra merita da sola un mezzo voto in più

Paolo Vanoli (Fiorentina): 6

Stagione clamorosa, non in positivo, per i viola. Ha preso dopo Pioli (3) ereditando una situazione drammatica e ha chiuso al 15° posto. Risultati nella media, con una rosa potenzialmente in grado di competere per l’Europa. Positivo il cammino europeo.

Daniele De Rossi (Genoa): 6,5

Molto più volitivo di Vieira (5). Ha ereditato una situazione difficile e ha portato al 16° posto (salvezza). Tanti giovani interessanti lanciati.

Eusebio Di Francesco (Lecce): 6

Come l’anno scorso, 17° posto. Salvezza conquistata, ma con gioco spesso brutto. Non era scontato, da celebrare soprattutto la vittoria dello scontro diretto con la Cremonese.

Marco Giampaolo (Cremonese): 5

Ha preso in corsa, ci ha provato fino all’ultimo ma non è bastato per evitare la retrocessione (18°). Paga la sconfitta nello scontro diretto con i rivali salentini.

Paolo Sammarco / Paolo Zanetti (Verona): 4

penultimi in classifica con pochi punti. Squadra uscita malissimo dalla passata sessione di mercato, impossibile da assemblare. Stagione da dimenticare.

Oscar Hiljemark / Alberto Gilardino (Pisa): 3

Ultimi e retrocessi. Difficile fare miracoli, ma un trend così negativo fa male. Fallimentare il cambio in corso d’opera

Miglior allenatore della stagione: Cristian Chivu (Inter)

Miglior subentrante: Raffaele Palladino (Atalanta)

Sorprese positive: Fàbregas e Gasperini

Delusioni: Qualche big con cambi frequenti (Juve, Fiorentina, Genoa) e le retrocesse.