Roland Garros: Sorpresa Wawrinka, per Djokovic maledizione Parigi

A Parigi ad alzare la coppa non solo non è Nadal, ma non è nemmeno Djokovic. Contro tutti i pronostici, il campione del Roland Garros 2015 è Stanislas “Stan” Wawrinka.

Bastano “solo” 3 ore e 12 minuti allo svizzero per avere la meglio sul n. 1 del mondo, in una partita che non manca di emozioni, spettacolo e adrenalina. L’equilibrio regna sin dal primo scambio: in campo due forze uguali ma contrarie si annullano a vicenda. Wawrinka è più concentrato che mai. Le volte che la telecamera indugia sul suo primo piano, quello che si vede non è il timido Stan che siamo abituati a conoscere, ma un ragazzo che proietta una sicura determinazione dallo sguardo ai colpi che esplode, di dritto e di rovescio indifferentemente, più forti che mai. Dall’altra parte Nole è meno ingenuo dei bookmakers e sa che la vittoria che tutti danno per sicura la dovrà sudare punto per punto contro un avversario che conosce bene e di cui ricorda bene il rovescio, il suono della pallina che impatta il cemento caldo di Melbourne e che lui può solo guardare.

E’ l’Australian Open del 2014 e ai quarti di finale Wawrinka la spunta su Djokovic in cinque set, batte Berdych e poi Nadal, aggiudicandosi il suo primo slam e rompendo l’oligopolio tennistico dei “fabfour”. Ma alloraNadal aveva problemi alla schiena, per questo Stan the Man questa volta scende in campo come se volesse fare vedere che ce la può fare con le sue forze, che non ha vinto solo per quello. Il primo set ha un risultato che per un momento fa credere che non ci sia scampo, che finirà presto. E’ 6-4 per Djokovic, ma il gioco sul campo ha detto tutt’altro: botte da orbi e uno scambio memorabile da 39 colpi. E’ solo che Wawrinka per la durata di un game non si ricorda più che mestiere fa; un game, poi torna a combattere.

Nel secondo set la partita prende un altro sapore, Wawrinka è insistente, si procura palle break in ogni game, Djokovic dà il meglio di sé nel difenderle e l’aria sa di tie-break. Ma Wawrinka ha tenuto i numeri migliori tutti per la fine: da 30-0 rimonta con dei colpi da standing ovation e chiude il set prima del previsto. 6-4. Tutti capiscono che allora sarà lunga.
Nel terzo set si scatena il miglior Wawrinkadi sempre. Più che altro si esibisce: i colpi da vedere e rivedere sono tantissimi. Non ottiene il break alla prima occasione, ma lo fa alla seconda e poi non si deconcentra. Vince anche questo: 6-3. Wawrinka conduce 2 set a 1. Il pubblico smette quasi di fare rumore: ora è disorientato.

L’inizio del quarto set riporta un po’ tutti alla realtà. Djokovic per due volte sembra ripristinare la normale gerarchia dei poteri: prima quando fa il break e si porta su un netto 3-0. Si fa recuperare fino al 3-3, ma poco dopo ha tre opportunità per staccare di nuovo. Il pubblico è sulle montagne russe. Wawrinka ancora una volta dimostra di avere grande personalità, nonostante pochi glielo riconoscano: salva il game, si porta 4-4 e rimanda la palla al numero uno. Si sparge la voce che Novak Djokovic sia un essere umano, e in un momento come questo, qualcuno inizia anche a crederci. Nel brusìo il ragazzo di Belgrado sente tutta la pressione e compromette la partita con un serve and volleyun po’ ingenuo, facendosi passare da un siluro dell’avversario. Stan serve per il match, ma si lotta ancora. A un passo dalla fine la partita sembra più aperta che in qualsiasi altro momento. Lo svizzero, però, trova la forza per non lasciarsi sfuggire l’opportunità di una vita e chiude. Gli altoparlanti risuonano forte: game, set and match Wawrinka.

Alla tarda età di 30 anni, un talento a lungo inespresso, che frequenta stabilmente la top10 (se escludiamo una breve parentesi nel 2008) solamente dal 2013, inanella il suo secondo successo slam, facendo sognare tutti, giovani ma anche più attempati. Da oggi (la matematica non è un’opinione), i “fabolousfour” non hanno più motivo di esistere, e per questo, a fine partita, non può esserci sigillo più bello dell’abbraccio umile di un campione indiscutibile come è Novak Djokovic.

Bogdan Ferrario

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