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Ryder Cup: Il Golf come non l’avete mai visto

di Leonardo FRANCESCHINI

Una competizione storica, nata nel 1927, nella quale si sono affrontate per anni America e Gran Bretagna. Dal 1979 fu Usa VS Europa. Così, ancora oggi, ogni due anni i migliori golfisti del mondo si danno battaglia in emozionanti match testa a testa. In Ryder non si gioca per i soldi, ne per la classifica, ma per la gloria. Chi vince rimane nella storia. 

2012 Ryder Cup at the Medinah Country Club, Medinah, Illinois

La competizione si svolgerà presso il Medinah Country Club, Illinois, Usa. Due anni fa si giocò in Galles, al Celtic Manor Resort, e fu l’Europa a trionfare con un solo punto di vantaggio. Il regolamento prevede l’alternarsi delle location: un volta si gioca in Europa, quella dopo in Usa e così via.

UNA FORMULA AVVINCENTE. La bellezza di questa sorta di scontro globale golfistico sta nella formula. Come dicevamo, le squadre, i giocatori scendono in campo per tre volte. Nella prima giornata la sfida verte sul sistema “foursomes”. Con questo termine di origine anglosassone si fa riferimento ad un tipo di gara a coppia, due contro due (2 eu Vs 2 usa), nella quale si giocano solamente due palle anziché quattro (essendo quattro i giocatori in gara). I due golfisti europei dovranno giocare la stessa palla tirando un colpo ciascuno, e lo stesso dovranno fare gli americani. Appare evidente l’importanza dell’affiatamento di coppia oltre alla scelta della tattica da adottare. Le otto coppie schierata da ogni squadra vengono assortite dal capitano, un ex giocatore di grande esperienza. Il resto lo fa il sorteggio. Nel secondo giorno di Ryder viene adottata una formula più utilizzata in un match-play a coppie: la “fourball”. Per chi avesse anche delle conoscenze base d’inglese molto sarà già chiaro. Le palle in gioco stavolta sono quattro, una per giocatore. Alla fine di ogni buca si scelgono i migliori punteggi all’interno delle coppie (quello più basso) ed in questo modo si può determinare chi ha vinto la buca. In caso di parità, come spesso accade, il punteggio rimane invariato. I match play rimangono otto, come nella “foursomes”. L’ultimo giorno, il più delle volte quello decisivo, prendono i vita dei testa a testa sfibranti giocati uno contro uno: il vero e proprio match-play. Nemmeno chi ha giocato a golf probabilmente sarebbe in grado di descrivere la sfibrante tensione psicologica alla quale si è sottoposti in questo genere di gara. Una battaglia di nervi più che di colpi. Il più delle volte vince chi ha più testa, chi riesce a mantenere un miglior equilibrio interiore nell’arco delle 18 buche riuscendo a prendere con lucidità e prontezza le decisione migliori.
Ogni match vinto, con qualsiasi formula si giochi, vale un punto. Se alla fine delle 18 buche regolamentari nessuno dei due team è riuscito a prevalere, alle squadre andrà mezzo punto a testa. I punti in palio sono 28. Chi arriva a 14,5 può considerarsi un campione di Ryder Cup.

L’EUROPA E’ PIU’ FORTE, MA OCCHIO ALLA GIOVANE AMERICA. La squadra unita sotto la bandiera blu a stelle gialle, quella europea, è detentrice del titolo. Negli ultimi dieci anni il team che ci rappresenta può vantare quattro successi contro una sola vittoria a stelle e strisce. David Love III, capitano degli americani, ed i suoi giovani golfisti (due giocatori esordienti), hanno il dente avvelenato e non vedono l’ora di giocarsi il tutto per tutto in casa, sui green del Medinah Country Club. D’altro canto l’Europa continua a puntare sull’esperienza, affidandosi a giocatori del calibro di Sergio Garcia, spagnolo di 32 anni alla sesta partecipazione in Ryder, di Lee Westwood, veterano inglese di 39 anni con sette apparizioni e cinque successi dalla sua, o di Ian Poulter, anche lui inglese, 36 anni, che quando partecipa alla Ryder vince: tre apparizioni, tre successi. Il capitano dell’Europa, Jose Maria Olazabal, già vicecapitano in due occasioni, ha vinto in carriera sette Ryder Cup. Lo spagnolo, mago del gioco corto, ha convocato anche i fedelissimi Luke Donald e Paul Lawrie. Tra le file degli europei, si può scorgere un barlume di azzurro, quello portato dal nostro Francesco “Checco” Molinari alla seconda partecipazione consecutiva. Giocatore di punta, nonché gioiello del dream team europeo, rimane Rory McIlroy, nordirlandese di 23 anni, prodigio del golf mondiale, attualmente numero 1 sul tour europeo. Le punte di diamante americane saranno ancora una volta tre golfisti che hanno fatto la storia del gioco: Tiger Woods, Phil Mickelson e Jim Furyk. Insieme a questi veterani Love III ha scelto dei giocatori giovani. Nel cocktail a stelle e strisce infatti figurano Brandt Snedeker, Webb Simpson, Keegan Bradley, Bubba Watson e Dustin Johnson, gente con al massimo una presenza in Ryder Cup.

UN’EVENTO DA NON PERDERE. Il consiglio che da appassionato mi sento di darvi è di seguire questo storico evento. Il golf è considerato lo sport noioso per antonomasia, me ne rendo conto; ma sono sicuro che l’esperienza della Ryder Cup potrà appassionare e coinvolgere un qualsiasi amante dello sport ancora digiuno del golf. In questa strana competizione infatti si tende a lasciar fuori dal campo tutte quelle noiose usanze e riti tipicamente “british” appartenenti al gioco per far spazio ad una inaspettata cattiveria agonistica. In Ryder Cup potrete vedere un golfista esultare, correre per il campo, lanciare via una mazza per la rabbia, discutere con l’avversario. Tutti gesti che di norma si vedono ovunque tranne che in campo. È un golf, potremmo dire, più “popolare”, più accessibile, meno pomposo e ricamato. Insomma, fidatevi ! Non ve ne pentirete.

EUROPA                                                                                                USA
Jose Maria Olazabal (capitano)                                                   David Love III (capitano)
Rory Mcilroy (Irlanda del Nord, N.1)                                      Tiger Woods (N.1)
Justin Rose (Inghilterra, N.2)                                                      Bubba Watson (N.2)
Paul Lawrie (Scozia, N.3)                                                               Jason Dufner (N.3)
Graeme McDowell (Irlanda del Nord, N.4)                            Keegan Bradley (N.4)
Francesco Molinari (Italia, N.5)                                                 Webb Simpson (N.5)
Peter Hanson (Svezia, N.6)                                                           Zach Johnoson (N.6)
Luke Donald (Inghilterra, N.7)                                                   Matt Kuchar (N.7)
Martin Kaymer (Germania, N.8)                                                Phil Mickelson (N.8)
Nicola Colsaerts (Belgio, N.9)                                                     Steve Stricker (N.10)
Lee Westwood (Inghilterra, N.10)                                            Jim Furyk (N.11)
Sergio Garcia (Spagna, N.13)                                                      Brandt Snedeker (N.13)
Ian Poulter (Inghilterra, N.17)                                                 Dustin Johnson (N.15)
Bjorn, Clarke, Couples, Hulbert, Sluman e
Jimenez e Mcginley (vicecapitani)                                         Verplank (assistant captain)

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