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Ryder Cup: Miracolo Europa!

di Leonardo FRANCESCHINI

Uno spettacolo. Questo è stato l’ultimo giorno di Ryder Cup, almeno per quanto riguarda l’Europa. L’altra faccia della medaglia invece, quella americana, quella degli sconfitti, ricorderà questa edizione di Ryder come un vero e proprio incubo. 

Francesco Molinari Ryder Cup

La rimonta più insperata si è concretizzata. Tutto è andato come doveva andare: classe, bravura, fortuna, cuore, grinta e bel golf; all’Europa dei singoli non è mancato niente. Vincere così, per mezzo punto, partendo con un ritardo di quattro punti, non era mai successo e non ha prezzo. Questi dodici ragazzi più un consumato capitan Olazabal entrano di diritto nella storia della competizione.

STAVOLTA OLAZABAL AZZECCA LE SCELTE: I PRIMI 5 MATCH ALL’EUROPA. È andato tutto come da copione. Donald, Poulter, McIlroy, Rose e Lawrie, le prime quattro/cinque partenze strategiche di cui avevamo parlato: se le vinci metti pressione e sei a metà dell’opera. Vincerle però, non è stato facile come si potrebbe credere. Donald ha più che altro gestito il vantaggio nel match di apertura contro Watson chiudendo il discorso alle 17 con 2up. Ian Poulter, eroe indiscusso della Ryder, imbattuto, simbolo di un’Europa che non molla mai, se l’è giocata fino alla 18 contro un Simpson in grande forma. Sul green della 17, buca spesso decisiva, par 3 di 170mt con un green difeso dall’acqua, l’Ian nazionale ha imbucato un putt fenomenale, non tanto per la distanza o la pendenza quanto per la pressione visto che Poulter ha ingaggiato nel corso delle18 buche un duello fatto di scaramucce, provocazione, esultanze sopra le righe e “buu” con il pubblico Usa. Alla fine, ha avuto la meglio. Anche contro le migliaia del Medinah. Quando il singolo di Poulter sembrava chiuso (1up sul tee della 18), Ian ha pensato bene di sparare il drive nel bosco, di fianco agli stand degli sponsor con Simpson nel primo taglio di rough. Problemi ? Nemmeno per scherzo. Palla praticamente sull’asfalto, alberi davanti e green invisibile da dove Poulter avrebbe tirato. L’epilogo ? Palla a tre metri dalla buca. Simpson invece non è Poulter e sotto pressione la mette a 10 metri dalla buca. Match Europa: 10-8. Sempre rimanendo in tema “perché non ci piace vincere facile” passiamo al singolo di Rory McIlroy che affrontava la mina vagante Keegan Bradley. Il buon Rory, 23 anni dal Nord Irlanda, si è presentato al Medinah soltanto dieci minuti prima della partenza. Niente pratica, niente concentrazione. Che ci vuoi fare ? La sveglia non ha suonato. Poi circa quattro ore dopo ci ritroviamo a tessere le lodi dello stesso folletto britannico quando toglie a Keegan Bradley l’imbattibilità strappandogli la vittoria per 2up alla 17. Ed eccoci a parlare del match più bello del giorno: Rose Vs Mickelson. Due signori ancor prima che grandi golfisti che si sono affrontati nel reciproco rispetto a suon di grandi colpi. Un incontro che sembrava destinato a regalare un mezzo punto a ciascuna squadra, a finire in parità. Siamo sul green della 16. Putta Mickelson che imbuca da circa cinque metri. Freddo. Ma adesso sta a Rose, da poco più vicino. Se sbaglia l’americano va 2up con due buche da giocare. Un colpo che vale una Ryder. Justin studia la pendenza, si consulta con il caddy, va. Centro buca. Silenzio. Rose imbuca e ammutolisce il pubblico americano. Appalusi invece, dal collega Phil Mickelson. Questo è lo sport. Si va alla 17. Mickelson finisce in bunker, Rose è in green. Perfetta uscita del golfista americano. Palla a data. Adesso sta a Rose, da 10 metri, forse qualcosa di più. Se imbuca il match torna in parità con una buca da giocare. Solita routine: pendenza, caddy, via. Stesso risultato. Buca. Parità e si gioca tutto alla 18. All’ultima buca l’europeo arriva in green con due colpi; Mickelson con il secondo supera il green, approccia ed è a pochi metri con tre colpi. Justin si gioca il match, sul putt, ancora. Ma non può sbagliare, troppo carattere, troppo cuore, troppo forte ieri per poter sbagliare. Imbuca ancora e vince il match: Europa 10 – Usa 10. Nel quinto match invece non c’è storia: Lawrie stende uno Snedeker fuori fase per 5up. Adesso siamo davanti, per la prima volta nella Ryder edizione 2012.

IL MOMENTO DELLA PAURA. Dopo essertela vista brutta torni in vantaggio, in teoria, questo vantaggio dovresti difenderlo con le unghie e con i denti; ma niente, siamo europei. Sesto e settimo match vanno agli Stati Uniti. Dustin Johnson sconfigge Colsaerts per 3up in un match che il belga aveva praticamente rimesso in piedi. 11 pari. Subito dietro giocano McDowell e Zac Johnson. Cambia il nome ma non la sostanza: un’irriconoscibile G-Mc perde dall’altro Johnson, Zac, che porta a casa il punto. Contro sorpasso Usa: 12-11.

GARCIA, WESTWOOD, KAYMER E MEZZO MOLINARI: LA COPPA E’ ANCORA NOSTRA. All’ottava partenza c’è Sergio Garcia, contro Jim Furyk. Uno scontro tra veterani di Ryder. In realtà la gara non è bellissima, si gioca sugli errori. Meglio l’americano per gran parte del match ma, arrivati alla fine, quando il gioco si fa duro, Garcia inizia a giocare. Si arriva alla 18 all square (in parità). Buoni drive per entrambi, secondi colpi non eccezionali, ma lo spagnolo è più vicino. Putta prima Furyk a cui la palla scappa oltre la buca; l’americano avrà un putt di ritorno impegnativo. Garcia accosta, palla data. È par. Adesso rimane tutto nelle mani di Jim Furyk: se imbuca, il match finisce in parità, se sbagli il punto va all’Europa. Tensione alle stelle. L’americano la sente. Il ritorno alla vittoria della Ryder è a quattro metri, a distanza di un normale putt. Furyk sbaglia, la palla sborda. L’Europa vince e stavolta deve ringraziare qualcuno lassù. Si torna in parità: 12-12. Adesso è il turno di arrivare alla 18 per Hanson e Dufner con quest’ultimo in vantaggio 1up. Il mezzo punto è comunque garantito per gli americani. Hanson non può più vincere, solo pareggiare. Allora lo svedese prova il tutto per tutto, va male. Dufner vince 2up alla 18 e rimette i suoi davanti. Che sfida di nervi ! Nemmeno il tempo di accorgersi del ritrovato vantaggio che Lee Westwood finalmente ci regala un giro dei suoi. Sconfitto Kuchar 3up con due da giocare. Non ci si crede, è di nuovo parità. Olazabal e Love III intanto rischiano il ricovero. I giocatori seguono da vicino le ultime due partenze, decisive a questo punto: Kaymer Vs Stricker e Molinari Vs Woods. Si, avete letto bene: Molinari Vs Woods. Roba da non crederci: un giocatore italiano potrà decidere le sorti di una Ryder Cup contro il più grande di sempre. Qui si fa la storia del nostro golf. Kaymer contro Stricker è un tira e molla infinito, si oscilla tra la parità ed il vantaggio di uno dei due, si va a fasi alterne. Ma alla 17 Stricker sbaglia dal tee, bunker. L’uscita è difficile, la palla messa male, il colpo riesce a metà e rimane un putt dalla media distanza. Il tedesco invece è a circa quattro metri. Gioca prima Stricker, è più lontano. Sbaglia. La palla sfiora la buca e passa oltre. Adesso sta a Kaymer, è un putt decisivo. Il tedesco fa il tedesco: freddezza teutonica, esecuzione perfetta, palla in buca. L’europa è avanti 14-13, in questo momento, la coppa, è nostra (se la gara finisce in parità, 14-14, la coppa rimane in mano ai detentori del titolo). Alla 18 sono tutti sul green, tranne Olazabal e Poulter, rimasti a soffrire con Molinari che è 1down con Tiger dopo la 17. Stricker imbuca il par e mette pressione a Kaymer il quale dovrà mettere un putt da un paio di metri, qualcosa in più. La Ryder si decide qui, nessuna possibilità di rimediare. Kaymer non sbaglia, centro buca. Finisce qui. Europei increduli, in visibilio, corrono avanti e indietro per il green. Molinari ride, sa già che è campione, adesso può rilassarsi. Che storia ! Comunque la competizione va portata a termine, onorata, e Tiger da signore qual’è se la gioca fino alla fine. L’ex numero uno del mondo però è stanco, deluso, sbaglia un putt banale per uno come lui e chiude in bogey. Chicco è ad un metro circa. Tiger sportivamente gli concede il putt e la buca. Il match finisce in parità e l’Europa trionfa 14,5 a 13,5.

I FESTEGGIAMENTI. Adesso è il momento di festeggiare: cori, esultanze che si addicono più ad altri sport che al calcio, lacrime e gioia. Escono le bandiere, c’è quella spagnola, sulle spalle di Garcia, saltano all’occhio le numeroso bandiere britanniche: quattro inglesi, una scozzese, due nordirlandesi. Ma c’è anche uno svedese, Hanson, un belga, Colsaerts, e pure un tedesco, Martin Kaymer. Non manca un italiano, Molinari, che lascia sventolare il tricolore al Medinah Golf Club. Sono tutti, siamo tutti europei, e non c’è occasione in cui ci si senta più europei d’oggi. Abbandonati spread, situazioni economiche critiche, possibilità di default, giochi di potere, odi razziali, l’Europa non è più un concetto astratto ma un’unica “nazione”. Almeno per una volta prende corpo in noi la convinzione che esista davvero un’identità, un’unità europea riunita sotto quella bandiera blu arricchita da 12 stelle, 12 come i campioni di Ryder.

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