Continuano a vincere divertendosi gli Azzurrini. In un pomeriggio che profuma di qualificazione con aroma di caffè forte, l’Italia Under 21 di Silvio Baldini liquida l’Armenia con un pieno 5-1. Più che una partita di calcio, una lezione di algebra: complicata all’inizio, elementare alla fine. Quarto successo su quattro nel girone E delle qualificazioni per Euro 2027, dodici punti in saccoccia. Punteggio pieno condiviso con la Polonia, con cui a novembre sarà sfida per il primato. Come già accaduto nei precedenti impegni, Italia camaleontica: primo tempo da sonnambuli, ripresa all’arma bianca con tanti goal e prestazione da top. Bisognerà ripartire dagli ultimi 45’ nello scontro diretto con i giovani polacchi.
Lo stadio Zini di Cremona, con i suoi 3.000 fedelissimi intirizziti dall’umidità della Bassa autunnale, ha assistito a un primo tempo a dir poco sonnolento: come guardare una partita di scacchi tra ubriachi. Gli azzurrini, schierati nel collaudato 4-3-3 con la novità Palmisani tra i pali, Palestra e Bartesaghi sulle fasce, il trio di “veterani” Lipani-Pisilli-Ndour in mezzo e il trio Camarda-Koleosho-Cherubini a cercare di bucare la muraglia armena, hanno dominato il possesso (68% contro il 32%) ma senza mai affondare il colpo. Al 12′ un palo di Koleosho ha fatto sobbalzare le tribune, ma il vero brivido è arrivato al 26′: rigore per fallo ingenuo su Camarda, Ndour si piazza sul dischetto. Parato, come Retegui tre giorni prima con l’Estonia. Un errore che, in un’altra vita, avrebbe potuto costare caro, ma che qui si può liquidare come un incidente di percorso. L’Armenia, compatta come un bunker sovietico, ha resistito senza sudare troppo, e al duplice fischio lo 0-0 gridava vendetta: “Sveglia, ragazzi!” diceva Baldini, con l’aria di voler pareggiare il record di 60 bestemmie durante una partita con cui si rese protagonista in passato. All’intervallo, la sveglia: il commissario tecnico (da sempre refrattario ai complimenti quanto un vampiro all’aglio) opera due cambi secchi come schiaffi. Dentro Guarino per Marianucci e, soprattutto, Dagasso per Ndour. La mezzala del Pescara si rivela, a sorpresa, l’apriscatole giusto per la difesa armena: al 59’ si fa trovare al posto giusto su un filtrante chirurgico di Pisilli, e palla in rete a porta semivuota. 1-0, e l’Italia si scrolla di dosso il torpore come un orso dopo letargo. E da lì alla goleada, è un istante. Passano tre minuti, e si ripete: Bartesaghi s’invola sulla sinistra, scatta sul filo dell’offside grazie a una verticalizzazione di Koleosho (l’uomo più elettrico del pacchetto, altro talento sconosciuto in Italia da valorizzare), e serve Camarda tutto solo in area per il tap-in del 2-0. Facile? Sì, ma solo perché il ragazzo di proprietà Milan fiuta il gol con il sesto senso, come tutti gli attaccanti di razza.
Ovviamente, il 17enne semi-esordiente non si accontenta di segnare un semplice gol a porta vuota. Al 71′, su un cross al bacio di Dagasso (che da subentrato ha ribaltato la partita come un mazzo di carte), il centravanti azzurro svetta di testa sugli inermi difensori caucasici e incorna alla perfezione per il 3-0. Doppietta, abbraccio di gruppo e un’esultanza che dice tutto: “Sono sulla bocca di tanti, ma non ascolto nessuno”, confesserà dopo, con la modestia di chi sa di essere un talento ma finge di non saperlo. Sostituito al 73′, Camarda esce tra gli applausi, lasciando il campo con la terza rete in due presenze. Numeri assolutamente non banali per il talento in forza al Lecce, ad una sola lunghezza dalle 30 marcature con le giovanili italiane. La neonata rivalità con l’amico-rivale Pio Esposito, alimentata da giornali e social, sta producendo degli ottimi risultati. Baldini, dal canto suo, si prende i complimenti per l’ottimo inizio del nuovo ciclo, e non solo per i cambi azzeccati, che lui liquiderebbe con un’alzata di spalle (“Grazie per i complimenti, ma sono sonniferi”). Il ct, con quel suo 4-3-3 fluido e un occhio per i giovani notevole, ha trasformato una squadra a rischio pareggio in una macchina da guerra. “Nel primo tempo abbiamo fatto la ninna nanna, poi è suonata la sveglia”, ha ironizzato ai microfoni Rai, paragonando la gara a un “giovedì di campionato stanco”. E sui suoi ragazzi: “Bravi a concretizzare, ma non illudiamoci: la prossima con la Polonia è uno scontro diretto, lì non basteranno i cambi magici”. Umiltà toscana, quella di Baldini, ma con un sottofondo di ferro: ha tenuto la squadra “sulla corda”, come dice lui, puntando su un collettivo che, gol a parte, ha già realizzato 17 reti in quattro partite. Un buon bottino, per una nazionale che da anni non produce più bomber prolifici. Il fine partita è ancora in crescendo, e parla genovese sponda rossoblù: al 75′ Fini, fresco di ingresso, infila il 4-0 con un diagonale vellutato; l’altro attaccante genoano Ekhator, al 92′, chiude i conti con un pregevole colpo di testa su corner. Nel mezzo, due piccole note stonate a testimoniare l’insistenza della perfezione, e il lavoro che ancora rimane da fare: l’Armenia accorcia le distanze all’88’ con Vardanyan, approfittando di un erroraccio di Palmisani simile alla distrazione di Donnarumma con l’Estonia, e l’espulsione di Fortini (entrato da poco, evidentemente con troppa adrenalina in corpo) all’85’ per doppia ammonizione.
In fondo, questa Italia U21 è uno specchio del calcio che piace ai tifosi azzurri: talenti puri come Camarda, un ct che non si perde in chiacchiere, e un gioco che, una volta acceso, illumina. Contro la Polonia, servirà la sveglia fin dal fischio d’inizio. altrimenti, si spera, Baldini potrebbe farla suonare con i tacchetti. Per ora, basta accontentarsi della certezza che il talento, in Italia, esiste ancora. Basta saperlo valorizzare.







