di Raniero MERCURI | 15 aprile 2014
L’incredibile rush finale per il titolo in Premier regala una domenica da brividi forti ad Anfield, dove i “reds” s’impongono per tre a due sul City di Pellegrini, al termine di una gara meravigliosa. Decide Coutinho (ex Inter) al 77’ con un destro imprendibile. Al termine è festa grande sotto la Kop, tutti intorno ad un commosso Gerrard, che arringa i suoi con l’infinito carisma di un capitano.
Ventiquattro anni. Tanto è passato dall’ultima volta che i rossi di Liverpool hanno potuto ammirare dall’alto tutte le rivali a fine stagione. Era il titolo numero diciotto. I “reds” di mister Kenny Dalglish, dell’estremo difensore Bruce Grobbelaar (ricordato alle nostre latitudini per il famoso “balletto” durante i rigori della finale di Coppa dei Campioni disputata contro la Roma nel maggio dell’84), di McMahon e del bomber Barnes. E di Ian Rush. Si proprio lui, il campione gallese che segnò un’epoca a suon di golsulle rive del Mersey. Indimenticabile l’aneddoto, ormai leggendario, che rende al meglio l’idea di quanto fosse grande tra i tifosi la passione per il centravanti gallese, che a volte varcava quasi i confini dell’“ossessione”: Chiesa nel cuore della città, su un muro adiacente campeggia in bella mostra la dicitura “Dio salva”, e fin qui nulla da eccepire. Poco più sotto una scritta… ”…e Rush segna su respinta”. Non serve aggiungere altro.
Ora quel sogno sembra tornare più vivo che mai dalle parti di Anfield, quando mancano soli quattro giri di giostra ai titoli di coda di una Premier fantastica, che quasi ci vergognamo a paragonarla alla nostra decadente Serie A. Ammettiamolo, domenica scorsa il telecomando sapeva già da solo su che canale posizionarsi poco prima delle ore quindici; forse un minimo dubbio ci sarà venuto, perché no: Napoli-Lazio? Sampdoria-Inter? Si, forse qualche secondo di titubanza lo abbiamo avuto. Giusto una manciata di secondi però. E’ bastato vedere le prime immagini di un Anfield stracolmo e festante sotto le struggenti note dell’eterno “You’llneverwalk alone”, cantato a squarciagola dalla Kop per fugare ogni residuo dubbio.
Scelta ripagata: Liverpool e City danno vita ad uno spettacolo avvincente, ricco di gol, magie e colpi di scena. Pronti via e il Liverpool è scatenato, prima un guizzo dell’indemoniato Sterling, poi un colpo di testa di Skrteldagli sviluppi di un corner, portano i padroni di casa sul due a zero tra il delirio. Partita chiusa direste. Macchè. Il City scialbo ed impalpabile della prima frazione di gara cede il posto ad un undici evidentemente rivitalizzato nell’intervallo da Pellegrini. Dentro Milner, fuori JesusNavas, ed è proprio un’incursione in areadell’ala destra inglese a riaccendere le speranze dei “citizens”, tap-in di Silva e uno a due. Da questo momento gli ospiti spingono forte, costringendo l’ottimo Mignolet agli straordinari. Al 63’ è ancora Silva a scatenare il panico davanti il portiere belga, tocco dentro e Johnson la devia dalla parte sbagliata per il classico degli autogol. E’ due a due. Cala il gelo sulla Kop. Ma il destino evidentemente ha deciso che diciotto anni sono troppi per smettere di sognare così presto. E quando ormai il pari sembra il giusto epilogo ad una partita combattuta, ecco che Coutinho trova il jolly: tiro di prima intenzione, coordinazione ai limiti della perfezione e palla all’angolino alla sinistra di Hart, vanamente proteso in volo. Tre a due e gioia irrefrenabile sulle tribune (e poi ci si chiede perché la gente ami così tanto questo sport: c’è qualcosa di più bello di un abbraccio nei secondi appena seguenti un gol così importante?).
Fischio finale. Scena madre: Gerrard visibilmente commosso va a complimentarsi coni compagni di squadra, poi, dirigendosi tutti insieme verso la Kop, si fermano, si mettono in cerchio abbracciati intorno al loro capitano e ascoltano il suo monologo, le sue parole, la sua carica. Quelle di un autentico leader che invita con orgoglio i compagni ad un ultimo sforzo, a completare in trionfo una stagione finora superba e allo stesso tempo sorprendente, quasi miracolosa.
Inoltre, la gara col City assumeva un’importanza ancora maggiore non solo per i tifosi del Liverpool ma per tutti gli sportivi. Si commemorava, a venticinque anni di distanza, la tremenda tragedia dell’HillsboroughStadium di Sheffield, dove il 15 aprile del 1989, in occasione della semifinale di FA Cup tra Nottingham Forest e Liverpool, novantasei tifosi dei “reds” persero la vita a seguito di inadempienze da parte della polizia. Steve Gerrardin quel maledetto giorno perse il cugino, come lui ancora bambino. Le lacrime di domenica assumono così per il capitano di mille battaglie un valore ancora più intenso e profondo, la dedica scontata.
Chissà se toccherà proprio a lui siglare il gol che vale un sogno, magari sotto la Kop. Già, pensate: tira Suarez, para il portiere. E Gerrard segna su respinta. Come ride Ian Rush.







