di Raniero MERCURI | 12 marzo 2014
Cresce l’attesa per la gara di andata del derby italiano tra Juventus e Fiorentina, valevole per gli ottavi di finale di Europa League in programma allo “Juventus Stadium”. Il confronto tra le due squadre non è però un inedito per quanto riguarda la seconda competizione europea. Bianconeri e viola infatti,si ritrovarono di fronte anche ben ventiquattro anni fa,in una doppia e burrascosa finalissima UEFA…
Eravamo a primavera inoltrata, e mentre scorrevano via i titoli di coda della stagione ’89-’90,il calcio italiano iniziava a lasciarsi alle spalle gli irripetibili anni Ottanta. Decennio abbagliante per la nostra Serie A, che rappresentava la vera e propria terra promessa agli occhi del mondo calcistico internazionale.Erano gli anni dei grandi campioni che esaltavano le nostre domeniche pallonare,degli stadi stracolmi (anzi “gremiti in ogni ordine di posto”,come usavanoscrivere i maestri del giornalismo sportivo di allora), gli anni della Juve di Platini,della Roma di Falcao, dell’Inter di Matthaus e Brehme,del Napoli di Maradona e del primo Milan dei tulipani olandesi. Periodo di un calcio sicuramente più a misura d’uomo, con campioni certamente idolatrati ma che al tempo stesso sapevano scendere dal piedistallo della celebrità per entrare in contatto con la gente.Certo, fu anche il decennio che si aprì con il terribile scandalo del primo “Calcioscommesse” e dal quale a distanza di più di trent’anni ancora non riusciamo a venire fuori.
Fu lasciandosi alle spalle questo periodo storico che Juventus e Fiorentina nel maggio del 1990 si trovarono una di fronte all’altra nella finale dell’allora Coppa UEFA, antenata dell’odierna Europa League e sicuramente di maggior prestigio in quanto potevano parteciparvi anche le seconde, le terze e le quarte dei vari campionati europei, essendo limitato alla sola vincitrice del campionato l’accesso alla vecchia Coppa dei Campioni, mentre il posto in Coppa delle Coppe spettava di diritto alla squadra che si fosse aggiudicata la coppa nazionale.
Il sorteggio per la finalissima stabilì che la gara di andata si sarebbe giocata in casa della Vecchia Signora, al vecchio stadio Comunale, nell’ultima apparizione dei bianconeri nel glorioso impianto teatro di innumerevoli successi, prima di trasferirsi insieme al Torino nel nuovo stadio Delle Alpi, ormai praticamente ultimato e pronto per il via delle “notti magiche” del mondiale italiano che avrebbe aperto i battenti pressappoco di lì ad un mese. Il vero problema nacque quando arrivò il momento di scegliere la sede per la gara di ritorno, da giocarsi in casa dei gigliati ma con il pesante fardello della squalifica del Comunale (solo nel 1993 l’impianto verrà intitolato all’ex presidente della F.I.G.C. Artemio Franchi), a seguito delle intemperanze di un tifoso viola nei confronti del portiere del fortissimo Werder Brema durante l’intervallo della semifinale. Ne seguirono giornate di intense polemiche; i dirigenti viola dopo aver valutato e scartato le candidature del San Nicola di Bari e del Via del Mare di Lecce, oltre alla suggestiva ipotesi dello spostamento della gara a Montecarlo, ufficializzarono come sede della finale lo stadio Partenio di Avellino, da sempre feudo bianconero, suscitando forte dissenso in seno alla tifoseria fiorentina. Tutte queste polemiche contribuirono a surriscaldare un clima già abbastanza teso sia per l’entità della posta in palio, sia per i rapportitra le società e le tifoserie che definire “burrascosi” è davvero dir poco. Le radici di questa forte rivalità affondavano, per un discreto numero di fiorentini, nei lontani anni Trenta, mentre per la stragrande maggioranza dei tifosi nei primianni Ottanta, più precisamente nella stagione ’81-’82, quando le due squadre furono impegnate all’ultima giornata in un testa a testa per lo scudetto, roba per cuori forti. Juventus di scena a Catanzaro, Fiorentina a Cagliari: vittoria bianconera nei minuti finali grazie ad un rigore generoso trasformato dall’elegante irlandese LiamBrady, pari fiorentino a Cagliari con furibonde proteste da parte viola per un gol ingiustamente annullato. Da quel giorno niente fu più come prima .
Otto anni più tardi, a mettere altra benzina sul fuoco dell’acerrima rivalità, la trattativa per cedere Roberto Baggio (indiscusso idolo della Fiesole) proprio agli “odiati” juventini. Apriti cielo. Firenze insorge, il Conte Flavio Callisto Pontello, patron della società, è costretto più volte a smentire la presunta volontà della dirigenza di cedere il giovane campioncino di Caldogno, scaricando le colpe direttamente sul giocatore, reo di fare pressioni per trasferirsi a Torino. Si narra che le firme definitive sul passaggio del giocatore all’ombra della Mole furono postea ridosso della finale di ritorno ma ufficializzate soltanto il 18 maggio, due giorni dopo la gara. Fu così che Firenze si sentì strappare dal cuore il suo figlio adottivo, l’unico in grado di poter colmare il gap con le grandi del nostro calcio. Ne seguirono giorni di autentica guerriglia in città, con la malinconia a far posto alla rabbia più becera.
La gara di andata si gioca il 2 maggio del 1990, in un Comunale di Torino stracolmo, e vede la Juventus imporsi per tre reti ad una. Pronti via e subito Galia con un inserimento preciso beffa Landucci per il vantaggio Juve: uno a zero. La risposta gigliata non si fa attendere e Buso al decimo trova il pari con un taglio in scivolata sul primo palo sul quale Tacconi non può nulla. Nella ripresa al minuto cinquantanove è Gigi “Tyson” Casiraghi a trovare la zampata giusta per il nuovo vantaggio bianconero, al termine di un’azione viziata dalla spinta dello stesso bomber juventino ai danni di un difensore avversario. Chiude il match De Agostini, che a diciassette minuto dalla fine trova la rete con un destro non irresistibile da fuori area, sul quale l’estremo difensore viola non è assolutamente esente da colpe. Triplice fischio e Juve ad un passo dal trionfo, al ritorno ai viola servirà un’impresa per portare la coppa in riva all’Arno.
Il 16 maggio ad Avellino le due rivali scendono in campo in un’atmosfera “irreale”. La Juventus, da regolamento in trasferta, si ritrova invece a giocare praticamente in un mare bianconero, in quanto tutte le simpatie degli irpini convergono per l’undici di Dino Zoff. La partita è piuttosto bloccata, la Fiorentina ci prova, la Juve controlla senza particolari patemi d’animo, Finisce così, zero a zero,tra le lacrime dei ragazzi di Ciccio Graziani e la festa bianconera per la seconda Coppa UEFA consecutiva. Le polemiche si protrassero per giorni.
Stavolta in palio c’è “soltanto” l’accesso ai quarti della competizione, nessuna coppa a portata di mano forse contribuirà a rendere il clima meno incandescente rispetto a ventiquattro anni fa. O forse no, sarà come sempre, Juventus-Fiorentina.





