Allo stadio Nereo Rocco di Trieste, l’Austria scende in campo, per la prima volta in un Europeo Under 21, e corona l’evento regalandosi una vittoria sulla Serbia. Proprio la Serbia è giunta in Italia, con un bottino stratosferico, raccolto durante il periodo delle qualificazioni: ben otto vittorie con due pareggi. Il dato che, però, sbalordisce è lo zero nella casella delle sconfitte. Nel gruppo di qualificazione, ha incontrato proprio la nazionale austriaca, regolandola con un 3-1 all’andata e, mantenendo, un utilissimo pareggio, per 0-0, al ritorno. Moltissimi giocatori, che militano nella serie A italiana, sono scesi in campo questa sera come Milenkovic della Fiorentina e Lukic del Torino. Nel 4-3-3 disegnato da Goran Dorovic in attacco c’è ovviamente “Mr. 60 milioni”, Luka Jovic. L’attaccante è stato protagonista di una stagione spettacolare: 30 gol fra Bundesliga, Europa League e le due nazionali serbe. In porta c’è un’altra conoscenza italiana, Radunovic della Cremonese.
Per l’Austria, qualificata ai playoff grazie al doppio successo sulla Grecia, come detto è la prima apparizione in assoluto alla fase finale degli Europei under 21. I giovani austriaci, guidati da Werner Gregoritsch non si lasciano intimorire dal pronostico sfavorevole della vigilia e partono forte. Nella prima frazione di gioco, infatti, mettono in difficoltà la retroguardia serba già dai primi minuti: la manovra avvolgente si alterna a strappi improvvisi di Honsak e di Sascha Horvath. Proprio il talento della Dinamo Dresda al 39’ addomestica una palla vagante in area e calcia di prima intenzione. La palla colpisce il palo e Hannes Wolf, tutto solo, ribadisce in rete. Il guardialinee, però, alza la bandierina, l’arbitro fischia il fuorigioco del bomber del Salisburgo. A questo punto, però, interviene il VAR e dopo un breve consulto con l’arbitro indica il centro del campo. L’Austria passa in vantaggio meritatamente. Nel primo tempo i serbi non pervenuti: un solo tiro in porta di Jovic, più velleitario che altro. In avvio di ripresa, c’è un nuovo sussulto, del gioiellino, appena giunto alla “casa blanca” del Real Madrid, che però colpisce la traversa, dopo un assist al bacio di Radonijc. Dopo questa azione, l’Austria riprende il pallino del gioco annichilendo completamente gli avversari. La Serbia, però, è costretta a scoprirsi, alla ricerca del pareggio e i ragazzi di Gregoritsch ne approfittano, creando azioni pericolose ed importanti. Prima Honsak, che si trova solo davanti al Radunovic, ma calcia troppo centrale. Poi è la volta di Schlager che si ritrova a tu per tu con il portiere serbo ma si lascia ipnotizzare. Al 73’ minuto, però, l’episodio che imprime una svolta alla partita: l’arbitro è chiamato al consulto VAR per un fallo potenzialmente da rosso di Jovanovic su Wolf. Dopo il check di routine, a seguito del controllo, l’arbitro rientra in campo ed espelle il difensore in forza al Bordeaux. Sugli sviluppi del calcio di punizione, Horvath riesce a segnare la rete del 2-0, mettendo in ghiaccio la partita.
La Germania, campione uscente, ad Udine piega la Danimarca grazie ad un Marco Richter in forma strepitosa. Proprio sui piedi di Richter capita la prima occasione della partita, ma la girata del tedesco finisce al lato. La fase iniziale della partita è abbastanza lento e stenta a decollare, ma quando la difesa della Danimarca lascia spazio alle avanzate teutoniche sugli esterni, la gara prende subito la piega che ci si aspettava. Infatti proprio grazie ad una combinazione sugli esterni, la Germania costruisce il vantaggio: combinazione indisturbata tra Oztunali, Eggestein e Richter che segna con un sinistro basso leggermente deviato da Nelsson. Dopo aver subito la rete, la nazionale danese va in bambola, sembra inerme e subisce ancora. Il commissario tecnico biancorosso Frederiksen, allora, inserisce l’empolese Rasmussen al centro della difesa e punta tutto su Robert Skov, l’attaccante che ha regalato la qualificazione alla nazionale nordeuropea con ben 8 gol nella fase delle qualificazioni. Proprio l’attaccante, Skov, prova a rimettere in partita la sua nazionale, con un gran tiro ad inizio della ripresa, ma il portiere Nubel gli nega la gioia del gol con un grandissimo riflesso. Gol che poi arriverà lo stesso, e sarà il gol della bandiera, nel 3-1 finale. Nel mentre Richter firma la doppietta personale, al 7’minuto della ripresa, su un disimpegno sbagliato di Pedersen. Il difensore, infatti, sbaglia completamente le misure del retropassaggio, regalando palla al giovane attaccante tedesco, che non sbaglia, e diventa capocannoniere del torneo, come l’italiano Chiesa. La terza rete dei teutonici, è segnata, da Waldschmidt è una classica ripartenza da corner per gli avversari, tutti nell’altra area. Il prossimo turno è previsto per giovedì 20 giugno, quando la Germania incontrerà la Serbia a Trieste; mentre a Udine la Danimarca affronterà l’Austria.







