Come cambierà il calciomercato? Intervista a Davide Palombo

Con la crisi che il mondo del calcio sta affrontando per via dell’epidemia dovuta al COVID-19, nel breve e lungo termine, cambieranno in maniera significativa molti scenari legati al mondo del calcio. Uno di essi è appunto il calciomercato, che soprattutto al di fuori dei club di Serie A, con ogni probabilità vedrà un forte diminuimento delle spese legate ai trasferimenti. Con Davide Palombo, Procuratore Sportivo, abbiamo provato a prevedere nel dettaglio come cambierà il calciomercato.

Ciao Davide, benvenuto su Football Magazine! Una volta archiviata (nel bene o nel male) l’attuale stagione calcistica, ci sarà da pensare – o ripensare – al calciomercato. Secondo te, ci saranno grossi cambiamenti in vista, a livello economico?

“A livello economico ci saranno dei tagli del 20-30 per cento. A partire dalle operazioni fino agli stipendi dei singoli giocatori e alle commissioni per gli agenti”.

C’è un detto che dice: “non tutti i mali vengono per nuocere”. È possibile che il minore afflusso di denaro “obbligherà” molti club di Serie B, C e D a puntare sui propri giovani? Se sì, ciò non rischia di creare divari tecnici ancora più netti?

“Senza dubbio. Io ho già avuto contatti con alcune squadre alla ricerca di giovani interessanti. In questa situazione usciranno fuori le abilità dei vari dirigenti sportivi”.

Tralasciando quello che accadrà nella prossima sessione di calciomercato, finora si contano sulle dita di una mano i club che hanno investito in maniera netta sui giovani. Come mai in Italia abbiamo questa difficoltà?

“La verità è a metà strada tra le due parti: i club e gli stessi giovani calciatori. Ci sono alcuni di quest’ultimi che si sono persi da soli, nonostante il talento. E spesso a incidere è la loro ambizione, la voglia di mettersi in gioco nonostante le difficoltà, e l’attaccamento alla propria famiglia. Per quanto riguarda i club invece, dipende soprattutto dalle scelte societarie e dal budget a disposizione. Il Lazio in questo senso è una realtà difficile, soprattutto per il Frosinone, che con la concorrenza di Napoli, Roma e Lazio non può muoversi liberamente su tutta la regione. Nonostante ciò è sempre riuscito a costruire squadre giovanili competitive”.

Tutta questa situazione finirà per mettere ancora più a rischio la sopravvivenza dei campionati minori; cosa ne pensi?

“Per quanto riguarda i dilettanti, andrebbero guardati i numeri. Essi sono un serbatoio per la Serie B e la Serie C. Queste competizioni andrebbero salvaguardate”.

Qual è la differenza, a parità di talento e caratteristiche, tra due giovani provenienti da realtà diverse, come il settore giovanile di un club professionistico, e uno da un club di livello provinciale?

Per esperienza personale, stando vicino ai ragazzi hai la possibilità di seguire la loro evoluzione. Un ragazzo proveniente dalla Primavera, in un campionato come la Serie C deve affrontare parecchi problemi. Il più importante è senza dubbio quello della mentalità: in un campionato Primavera si guarda più alla prestazione che al risultato, mentre in Serie C si vive e si gioca per i tre punti. Il “come” magari interessa molto meno; e in questo senso un ragazzo proveniente da un club di livello provinciale è sicuramente più preparato”.

Sempre parlando di giovani, in Italia dovrebbe far riflettere un dato molto particolare: la maggior parte dei giovani provenienti “dal basso” fa fatica ad affermarsi a livello nazionale, fermandosi, spesso, in Serie C o al massimo in B. Come mai questa limitazione?

“Per quanto se ne dica, c’è una grossa differenza tra le varie categorie. Ed è proprio per questo che vengono considerate tali. Il problema credo che riguardi maggiormente la Serie B: ci sono squadre che hanno come priorità quella di rimanere nella categoria, magari per interessi economici, e questo non favorisce di certo il “lancio” di giovani promettenti. Voglio dire, per rimanere nella categoria, ci si affida a giocatori considerati tali, non a delle scommesse”.

Un’eccezione potrebbe essere la Lazio di Claudio Lotito e Simone Inzaghi, che negli ultimi anni è riuscita a far affermare ragazzi provenienti dal proprio vivaio, come Strakosha o Keità Balde Diao…

“Sì, così come la Fiorentina, che lavora duramente con i giovani da tempo immemore. La Lazio è stata molto brava a puntare sui giovani, con grandi meriti del DS Igli Tare, e ora è giusto che ne raccolga i frutti”.

Un giovane nome pronto ad “esplodere” nelle prossime stagioni?

“Sarebbe troppo facile rispondere con i nomi di Vignato e Kean. Ti rispondo con due portieri: Šemper del Chievo Verona e Carnesecchi dell’Atalanta, attualmente in prestito al Trapani”.

 

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Matteo Paniccia

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