Ancelotti in trionfo, il Real è Campione d’Europa

di Raniero MERCURI

Al termine di una finale incredibile, il Real Madrid conquista la tanto attesa “Decima” Coppa dei Campioni. Ancelotti mette ko Simeone soltanto dopo centoventi minuti, grazie soprattutto al gol del pareggio firmato da Sergio Ramos al minuto novantatrè, quando ormai i “colchoneros” erano pronti a far festa. Le altre tre reti, siglate da Bale, Marcelo e Ronaldo, arrivano soltanto nel secondo tempo supplementare.

REAL MADRID-ATLETICO MADRID 4-1 dts
Da non credere. Così ci sentiamo di descrivere il pazzo finale del derby madrileno che metteva in palio il sogno più grande. È il minuto numero novantatrè quando Modric va a calciare a perdifiato l’ultimo calcio d’angolo della finalissima, sotto la curva dei tifosi “blancos”, che già sentivano scorrere le lacrime sul viso. Palla “in the box” e Sergio Ramos sale fino in cielo a deviare di testa lì dove Courtois non può proprio arrivare: è l’uno a uno, tra il delirio della panchina del Real e l’incredulità mista a sgomento dei “colchoneros”. Da li in poi cambia tutto.

Ma riavvolgiamo il nastro. Al momento dell’ingresso in campo, in uno stadio gremito di passione e civiltà (da esempio per il calcio nostrano…), i “blancos” di Ancelotti si presentano sul parto verde con la formazione annunciata: un quattro-tre-tre con Khedira davanti alla difesa al posto dello squalificato Xabi Alonso, affiancato dai due intermedi Modric e Di Maria, oramai assolutamente a suo agio nel nuovo ruolo di centrocampista offensivo che gli ha disegnato ad arte il tecnico di Reggiolo. Davanti il trio delle meraviglie composto da Ronaldo, Benzema e Bale. Unico forfait quello di Pepe, al suo posto largo al giovane Varane, che completa con Sergio Ramos la coppia di centrali difensivi davanti a Casillas. Sul fronte opposto classico quattro-quattro-due per gli uomini del “Cholo” Simeone, che decide di rischiare dal primo minuto il convalescente Diego Costa, schierato in tandem con Villa. A centrocampo alza bandiera bianca il prezioso Arda Turan, al suo posto Raul Garcia, a svolgere sull’esterno un delicato compito di sacrificio.

Pronti via e all’8’ Diego Costa si arrende, certificando così l’errata scelta di Simeone di gettarlo subito nella mischia. Prima mezz’ora di studio, con le due squadre attente a non prestare il fianco alle ripartenze avversarie, anche se l’Atletico appare disposto meglio in campo e capace di portare pressing alto sui primi portatori di palla del Real, impedendogli di creare il solito gioco fatto di velocità e intensità. Tuttavia al 31’, complice un clamoroso errore in fase di disimpegno da parte di Tiago, che offre palla a Bale, le “merengues” vanno ad un passo dal vantaggio: il campione gallese entra in area palla al piede e spara fuori di sinistro alla destra di Courtois.

Al 35’ la svolta: corner di Gabi, Varane allontana di testa nella zona di Juanfran, che la rimette in area, trovando la testa di Godin che beffa Casillas, uscito maldestramente fuori dai pali: uno a zero Atletico.

Il secondo tempo vede il Real spingere sull’acceleratore alla ricerca del pari, tuttavia i ragazzi di Ancelotti non sembrano poter creare troppi grattacapi all’ottima difesa biancorossa. Ci prova un paio di volte Cristiano Ronaldo, che prova a caricarsi la squadra sulle spalle, non trovando però mai lo spunto decisivo. Poi ancora Bale prova a mettere paura a Courtois con un’incursione in area palla al piede, conclusa però debolmente a lato.

Fino al minuto novantatrè, che come detto manda all’inferno Simeone e ai supplementari il Real. Si, perché il pari di Sergio Ramos suona come una sconfitta anticipata per l’Atletico, che ancora sotto choc resiste soltanto nel primo tempo supplementare agli attacchi di Ronaldo e compagni, gettando poi la spugna nei secondi quindici minuti, quando prima Bale di testa, poi Marcelo con un sinistro potente ed infine Ronaldo dal dischetto, sanciscono il quattro a uno finale e regalano a Florentino Perez la “Decima” Coppa dei Campioni della leggendaria storia del Real.

D’accordo, risultato bugiardo. Ma almeno Ancelotti riporta un po’ d’Italia sul tetto d’Europa.

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