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La pancia del tifoso: una rivincita grossa così

Una rivincita durata cinque anni

La pancia del tifoso: una rivincita grossa così

Chiudi gli occhi per un secondo. Buio totale. Li riapri, e quello che sembrava solamente un (brutto) sogno, in realtà è reale, realissimo. Davanti a te ci sono una porta che improvvisamente sembra essere diventata gigantesca, un pallone e un portiere che di solito, in condizioni normali, da le spalle a quello che viene chiamato con il soprannome di “Muro giallo”. Lo stesso Muro che solo cinque anni fa ti aveva etichettato come uno da scartare, non adatto a un campionato di livello superiore rispetto a quello di provenienza – la Serie A con il Torino -. E che ora invece, ti teme come si teme un nemico invincibile. Perchè per trovare il riscatto non sono bastati 36 (?) goal stagionali e un premio prestigioso come quello della Scarpa d’Oro. E a pensarci bene non è bastato nemmeno segnare e batterli tra le “nuove” mura amiche dello Stadio Olimpico, quelle che ti hanno conferito fiducia quando “loro” non credevano più in te. No, per trovare Quel riscatto, per eliminare una volta per tutte l’ultimo scheletro nell’armadio, serviva punirli a casa loro.

Ecco cosa avrà pensato Ciro Immobile, quell’attimo in cui prima di calciare il rigore che batterà Burki e porterà il match di Champions League sul risultato di uno a uno, ha chiuso gli occhi per trovare la serenità necessaria a non sbagliare. Perchè farsi parare quel tiro dagli undici metri, o peggio ancora spedirlo in curva, avrebbe potuto toglierci quel Ciro Immobile che abbiamo imparato a conoscere goal dopo goal.

Un nuovo inizio

Quel pallone angolato e preciso, ma calciato con poca forza non rappresenta stilisticamente il miglior calcio di rigore che si possa battere. Eppure possiamo considerarlo come uno dei più belli degli ultimi anni, perlomeno per quanto riguarda la storia laziale. Perchè dietro a quel calcio di rigore c’è la voglia di rivincita, di rivalsa, un desiderio che l’attaccante napoletano ha coltivato per cinque lunghissimi anni.

Quella di ieri sera però, non è stata solamente la rivincita di Ciro Immobile contro il suo passato, ma anche quella di una squadra intera, su cui nessuno a settembre (tifosi esclusi ovviamente) avrebbe puntato un euro, e che invece è riuscita ad assediare il Borussia Dortmund nella sua tana. Sì, avete letto bene. Per una volta le “api gialle” non hanno assediato gli avversari, ma sono stati assediati. Tra le mura del Signal Iduna Park – uno degli stadi più belli del calcio contemporaneo – una cosa del genere non si vedeva da davvero tanto tempo; stando ai numeri infatti, come ha sottolineato anche il tecnico Simone Inzaghi, la Lazio avrebbe meritato la vittoria. Ora per passare il turno e accedere agli Ottavi di Finale servirà non perdere martedì prossimo, quando allo Stadio Olimpico arriverà il Club Brugges, che per sperare di non “retrocedere” in Europa League, dovrà per forza di cose provare a fare bottino pieno. Ma niente paura, perchè ieri sera, in quel di Dortmund è nato un nuovo Ciro Immobile, libero di quello scheletro nell’armadio che lo ha perseguitato per anni.

 

 

fonte immagine: https://www.facebook.com/SSLazioOfficialPage/photos/pcb.3386001801510615/3385998574844271

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