Come nelle storie più appassionanti, nella terra dove il calcio è baciato dal profumo d’amore, una stella luminosa ha calcato gli stessi terreni di gioco di una leggenda di quelle zona del globo. Pelè è un’istituzione per i verdeoro, con la maglia del Santos è rimasto fedele alla propria origine, tranne che per il biennio finale della sua carriera quando si è misurato con i New York Cosmos ma in ogni caso non è sbarcato in Europa per dimostrare il suo talento. Di Mondiali vinti con la sua Nazionale ne ha ben tre e tutto il popolo brasiliano gli è riconoscente. Come una sorpresa, nei primi anni duemila si intravede quella dote che si avvicina sempre di più alla leggenda. La maglia è la stessa, quella del Santos, il nome è una garanzia di divertimento: Neymar Jr. La storia del classe 1992 con i club la si conosce ormai ma ciò a cui tengono i sudamericani è quanto viene fatto con la rappresentativa del Paese (basti pensare al giudizio che gli argentini davano su Leo Messi prima della vittoria del titolo con l’Albiceleste).
I primi passi
Nel 2009 partecipa al suo primo mondiale di categoria (under 17) e nella sua gara d’esordio riesce a gonfiare la rete contro il Giappone. La competizione termina dopo tre partite e nell’ultimo match gioca e perde contro la Svizzera, che in seguito si laureerà campione del mondo. Nel luglio del 2010 viene convocato per la prima volta nella Nazionale Maggiore da Mano Menezes a soli 18 anni per giocare il match contro gli Stati Uniti. La penna in mano di chi decide di scrivere il destino del calcio ha scelto un inizio meraviglioso: esordio, prima da titolare e gol al 28’ per cominciare a far sognare i tifosi. Da ragazzo di belle speranze ad emblema del calcio popolare, quello passionale. Il 2011 è l’anno della svolta definitiva: prima doppietta a marzo contro la Scozia, campionato sudamericano under 20 vinto con conquista della classifica marcatori (9 gol in 7 partite) e convocazione per la Coppa America, quella dei grandi.
Un numero 11 che profuma di 10
Il 3 luglio del 2011 fa il suo esordio in Coppa America, con il numero 11 sulle spalle e tanta classe tra i piedi. Chi assapora le gesta calcistiche non può non accorgersi che quel tocco è da fuoriclasse, con il numero 10 sulle spalle. Un leader tecnico, seppur con poche primavere alle spalle. A La Plata è 0 a 0 contro il Venezuela ma il ragazzo sigla la sua prima doppietta in gare ufficiali con il Brasile nella vittoria per 4 a 2 contro l’Ecuador. I verdeoro vengono eliminati ai quarti di finale dal Paraguay, ai calci di rigore, ma O’Ney comincia a far divertire tutti quanti. Nello stesso anno viene convocato per il Superclasico de las Americas, la competizione viene vinta complessivamente dal Brasile per 2 a 0 ed una rete è proprio di Neymar.
Le Olimpiadi e la Confederations Cup intervallate dal Mondiale in casa
Per le Olimpiadi di Londra 2012 viene convocato, il giocatore è la punta di diamante della compagine sudamericana. Il brasiliano gioca, si diverte e segna ma non riesce a portare a casa l’oro perdendo in finale contro il Messico. L’argento conquistato è solo la punta dell’iceberg perchè il CT Scolari lo convoca per la Confederations Cup del 2013 che si svolgerà proprio in Brasile. Quattro reti segnate, scarpa di bronzo e prima competizione con la Nazionale maggiore in bacheca. Neymar è entusiasta ed il pubblico è già pronto ad abbracciarlo. Non più l’erede di Pelè ma un nuovo fenomeno in grado di ribaltare le sorti del gioco. Il 2014 è l’anno dell’esame di maturità: il Mondiale tra le mura amiche. Pazzesco l’impatto di O’Ney che nelle prime tre gare gonfia la rete quattro volte. Nei quarti di finale contro la Colombia si frattura una vertebra, in seguito ad un tackle di Zuniga, e le lacrime sono solo il preludio della tragedia sportiva che sono costretti a vivere i tifosi verdeoro. Il Mondiale di Neymar finisce lì ed in finale il Brasile perde 7 a 1 (sette a uno) contro la Germania, in casa. Nel 2015 prova a riprendersi la nazione in Coppa America; esordio da incorniciare con un gol ed un assist nel 2 a 1 contro il Perù ma nella sfida contro la Colombia perde le staffe. Gol di mano annullato con conseguente ammonizione e rissa con Bacca al termine del match: 4 giornate di squalifica. Nel 2016 la seconda partecipazione alle Olimpiadi, questa volta a Rio de Janeiro: a casa sua. Fascia di capitano al braccio e tanta voglia di portare a casa l’iridato. Sudafrica, Iraq e Danimarca: non mancano le polemiche attorno a Neymar e neanche nei confronti della Nazionale che però si qualifica al turno successivo da imbattuta. Contro la Colombia la storia cambia, 2 a 0 e prima rete del torneo. Il ragazzo non si ferma più, altra doppietta contro l’Honduras (vittoria per 6 a 0) e gol contro la Germania in finale. La medaglia d’oro viene conquistata ai calci di rigore, l’ultimo tiro dal dischetto proprio di O’Ney. Il Paese è suo.
Scrivendo la storia
Nel 2015 anche il nuovo CT Tite lo convoca in nazionale, in occasione delle qualificazioni ai mondiali. Il 10 novembre entra a gamba tesa nella storia segnando contro l’Argentina, a Belo Horizonte, il suo 50° gol diventando il quarto marcatore del Brasile di tutti i tempi dietro a Pelè, Ronaldo e Romario. Nel 2018 e nel 2022 viene convocato per entrambi mondiali ma non incide più di tanto, nel secondo è costretto ad alzare bandiera bianca dopo la prima partita contro la Serbia. Nel 2019 diventa il calciatore più giovane a vestire per 100 volte la maglia del Brasile nel match contro il Senegal. Nel 2021 perde in finale di Coppa America contro l’Argentina di Leo Messi.
Ancelotti ed il 2026
Per questa Coppa del Mondo l’impegno è stato tanto. Neymar è tornato al Santos, lì dove aveva cominciato e si è riavvicinato ai tifosi brasiliani. Costanza e talento hanno fatto sì che Carlo Ancelotti lo convocasse un’altra volta. La storia è dalla parte degli audaci, la storia è dalla parte di chi ci crede. La squadra è compatta intorno a lui e tutti sono convinti che quel numero è un numero 10: il numero della classe e della magia. O’Ney vuole lasciare il segno, quello che conta, con la maglia della Nazionale.






