Robben allo scadere, il Bayern è Campione d’Europa

di Leonardo FRANCESCHINI

Doveva andare così. Da qualche parte era scritto, impossibile pensare altrimenti. Il Bayern aveva un conto aperto con Fortuna, la dea bendata. Giocare tre finali di Champions è un’impresa degna di una delle squadre più forti di sempre; perderle tutte, invece, sarebbe stata una maledizione degna di una delle squadre più sfortunate di sempre. Il destino dell’undici di Heynckes s’è realizzato a due minuti dalla conclusione dei tempi regolamentari. Passerà alla storia del club bavarese come l’eroe di Wembley Arjen Robben, autore del gol valevole la coppa dalle grandi orecchie. lieto fine stavolta s’è concretizzato: quell’ottantottesimo minuto sa finalmente di liberazione e gloria.

Bayern Campione d’Europa

Bayern Campione d’Europa

Ma dopo questa breve introduzione, cerchiamo di andare per ordine ripercorrendo cronologicamente lo svolgimento della 58° finale di Champions League.

LE SCELTE: MODULI A SPECCHIO – Quel 4-2-3-1 tanto caro in terra iberica, viene adottato da entrambi i tecnici in occasione della partita più importante dell’anno. I tedeschi, in particolare le due formazioni più forti d’Europa (altrimenti non avrebbero giocato questa partita), interpretano in maniera quasi automatica, meccanica il sistema di gioco del 4-2-3-1. Classe e solidità sembrano comporre il binomio perfetto per il calcio teutonico d’oggi. Il Dortmund privo di Mario Goetze, prossimo giocatore dei bavaresi, schiera, da destra a sinistra, Blaszczykowski, Grosskreutz e Reus alle spalle di Lewandowski, bomber conteso dai club più prestigiosi del vecchio continente. Per il resto, dal centrocampo in giù Klopp mette in campo la miglior formazione. Il Bayern Monaco si affida all’undici tipo con un’unica eccezione: Mandzukic al posto di Gomez come terminale offensivo.

NEI PRIMI 45’ MEGLIO IL BORUSSIA, BAYERN CONTRATTO – Già dall’entrata in campo delle due squadre per il riscaldamento, sembra chiaro l’atteggiamento che adotteranno i ventidue sul manto erboso di Wembley. Il fischio d’inizio di Rizzoli non ha fatto altro che portare i bavaresi indietro di un anno, ovvero alla Caporetto consumatasi contro il Chelsea proprio all’Allianz Arena. Ne approfitta con l’esperienza che non t’aspetti il Borussia, che palleggia con la tranquillità di sempre, riuscendo anche a trovare sbocchi in avanti, come al 13’, quando Lewandowski lascia partire un destro potente ed insidioso dai 30 metri alzato sopra la traversa da Neuer. Sugli sviluppi del calcio d’angolo, l’elaborata manovra dei giallo-neri porta al perfetto cross basso di Reus per Blaszczykowski che la gira di prima con il destro sul palo corto: Neuer si supera e con una parata da portiere di calcetto trova un riflesso super. Il Bayern dopo il doppio rischio piomba in un vortice di paura limitandosi unicamente a smorzare le offensive del Dortmund. Al ventesimo Grosskreutz serve l’imbucata per Reus che porta a spasso tre difensori in corsa ma calcia in maniera troppo pulita con il mancino. Neuer respinge ancora in angolo. Cinque minuti più tardi il Bayern di Monaco si riaffaccia in avanti: Ribery mette dentro un ottimo cross per il centravanti croato che come un avvoltoio si getta sul pallone indirizzandolo sotto la traversa. Il colpo di reni di Weidenfeller sul colpo di testa di Mandzukic ricorda molto la parata di Buffon su Zidane ai mondiali del 2006. Ancora bavaresi, con Robben che a tu per tu con l’estremo difensore avversario prova il tocco sotto con l’esterno sinistro: Weidenfeller è attento in uscita e sventa il pericolo. A tre minuti dallo scadere della prima frazione, è nuovamente l’olandese a sfiorare il gol sfruttando uno svarione difensivo di Hummels. Nell’occasione, il capitano è ancora bravo (e coraggioso) a rimanere in piedi sulla botta al volo da due passi di Robben che lo centra in pieno volto. Senza concedere recupero, Rizzoli manda tutti negli spogliatoi.

VANTAGGIO, RIMONTA E CONTROVANTAGGIO: IL BAYERN SI PRENDE LA COPPA CON MERITO – L’avvio della ripresa è paradossalmente meno godibile dell’inizio di gara. Con il punteggio ancora bloccato sullo 0-0, le squadre sentono adesso il peso di un’eventuale e possibile sconfitta: meglio non rischiare sbilanciandosi troppo in partenza. Al 59’ però Ribery cambia idea, servendo Robben con una palla degna del miglior Messi: il mancino ex Real e Chelsea, andando verso il fondo salta Weidenfeller in uscita e serve Mandzukic al centro per il più facile dei gol. La parte rossa dello stadio esplode in un urlo di gioia. Stavolta è il Dortmund ad accusare il colpo, trovandosi alla mercé di un Bayern finalmente in grado di giocare da Bayern. Con quei campioncini davanti però, non c’è mai da stare tranquilli. Ed ecco al 67’ il lampo di Reus, che entrando in area da sinistra tenta di superare Dante che lo stende: sacrosanto rigore. Sul dischetto si presenta Gundogan. La perfetta realizzazione del tedesco di origine turca spiazza nettamente Neuer: pallone da una parte, portiere dall’altra. A tre minuti di distanza Subotic compie nella propria area un miracolo importante almeno quanto il rigore del proprio compagno andando a salvare sulla linea un tiro di Muller. Il Dortmund è sotto assedio e Weidenfeller al 75’ devia in angolo la botta dalla distanza di Alaba. Il tiro a segno del Bayern non lascia respiro ai giallo-neri che due minuti più tardi vengono graziati da Muller, poco lucido nel servire con un passaggio fuori misura Mandzukic invece che proseguire la sua corsa verso la porta avversaria. Ma il gol è nell’aria ed i bavaresi acquisiscono sempre maggior fluidità nella manovra. Come quando Robben serve Lahm che arriva come un treno in sovrapposizione, da destra: capitano della Germania va al cross arretrato per Muller che, con un intelligente velo, libera Schweinsteiger per il tiro dal limite dell’area. Weidenfeller respinge con i pugni. Quando ormai i supplementari sono alle porte, il Bayern tenta la via del lancio lungo. Su un profondo spiovente si avventa tagliando da destra Ribery, che stoppa e mette dentro con il tacco: il passaggio, deviato, finisce esattamente sui piedi di Robben che al limite dell’area evita il rientro di un difensore del Dortmund. Rimane solo Weidenfeller. Il portiere del Dortmund è in uscita, l’esterno tutto mancino lo sorprende con un tocco in anticipo. Il lento rotolare del pallone verso la porta sguarnita spalanca le porte del paradiso ai tifosi del Bayern Monaco che seguono quasi in lacrime l’incredula e liberatoria corsa del proprio beniamino, croce e delizia dei neo campioni d’Europa. Il proverbiale “non c’è due senza tre” in cui aveva sperato, mettendoci anche del loro, giocatori, tifosi ed allenatore del Dortmund è stato puntualmente smentito dalla corazzata di Jupp Heynckes che per scelta del Bayern Monaco s’è seduto oggi per l’ultima volta sulla panchina dei bavaresi. Non esattamente il peggior modo per dire addio, da vincente.

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